Rhapsody Of Fire – Quattro chiacchiere e un torcicollo

rhapsody-of-fire-intervista-in-media-rex-header

Pronti per la guerra? (cit. Giacomo Voli)
The legend goes on…

Quella del 13 marzo non è stata esattamente la serata più calda del mese: tirare fuori la giacca di pelle è stata una mossa azzardata. Ci ha pensato il mio collo a ricordarmelo, scricchiolando e impedendo alla mia persona di scapocciare adeguatamente insieme agli altri metallari (o semplici estimatori di buona musica) accorsi al Locomotiv di Bologna per la data finale del tour dei Rhapsody Of Fire.

Acciacchi di (quasi) vecchiaia a parte, è stato un piacere vedere la location piena (peccato per gli spagnoli Avalanch, esibitisi prima dei Rhapsody e con Mike Terrana dietro le pelli a realizzare uno spettacolo-nello-spettacolo, avrebbero forse meritato una presenza maggiore di pubblico). Soprattutto, è stato bello vedere un continuo botta e risposta di energie positive e divertimento tra palco e pubblico, con Giacomo Voli estremamente a suo agio e frontman in grado di intrattenere i presenti con grande disinvoltura, oltre che catalizzare la scena grazie a doti canore indubbie.

Prima di tutto questo, però, abbiamo potuto fare quattro chiacchiere col deus ex machina dei Rhapsody Of Fire Alex Staropoli e con il chitarrista Roberto De Micheli, già nella band agli esordi e ora membro fisso dal 2011 in sostituzione di Luca Turilli.


rhapsody-of-fire-intervista-in-media-rex-03

Partiamo subito parlando di The Eighth Mountain, il primo album di inediti dopo un cambio di formazione piuttosto importante. Come è stata la fase di produzione e la fase compositiva? Da cosa siete partiti?

ALEX: La fase compositiva è iniziata 2 anni fa, devo dire con estremo entusiasmo da parte mia. Con Roby ho gestito molti brani, soprattutto le parti di chitarra e i vari riff. C’è un grande entusiasmo fin dall’inizio, perché volevo fare un album più solare, più aperto. Non che richiamasse necessariamente il passato, ma è vero che agli inizi eravamo più solari, avevamo più brani in maggiore… Ho sentito il bisogno di fare qualcosa in questo stile e ovviamente con Giacomo alla voce, che ha un range vocale notevole, è stato divertente scrivere melodie dove poter andare molto in alto. Ma non è solo quello: anche la versatilità di Giacomo ci permette di fare brani diversi tra loro.

In merito a Giacomo, come l’avete scoperto? Viste le sue capacità vocali, come hai appena accennato, penso vi abbia dato delle possibilità e delle idee che magari precedentemente non immaginavate.

ALEX: Prima di Legendary Tales avevamo un altro cantante (Cristiano Adacher, ndr.), non aveva una voce eccezionale, ma era cristallina e molto alta, quindi il nostro desiderio era fare musica epica con un cantante che si innalzasse verso queste tonalità. Ritrovandoci con un nuovo cantante come Giacomo, che ha questo range vocale molto esteso, è stato per me interessante, perché ho potuto sfogarmi con le linee melodiche e fare queste, “arrampicate”. È molto bello, anche perché ha partecipato scrivendo i testi e modellandoli sulle linee vocali che scrivo. C’è stato un bel lavoro di team, è stato davvero soddisfacente.

Legendary Years è stato una specie di palestra un po’ per tutti, soprattutto per amalgamare al meglio la nuova band.

ALEX: Per due motivi: innanzitutto abbiamo voluto riproporre su CD quei brani perché desideravamo suonarli dal vivo; in più eravamo curiosi e volevamo dare una nuova veste sonora a quei brani decisamente datati a livello di suono. Molti si aspettavano un nuovo studio album di inediti, ma non era il momento. Un disco di inediti andava fatto con le tempistiche giuste.

rhapsody-of-fire-intervista-in-media-rex-00

“Pronti per la guerra?” (cit. Giacomo Voli)

Ammetto che inizialmente anche io ero impaziente di ascoltare nuovo materiale inedito. È anche vero, come giustamente hai precisato, che non era il momento giusto. E comunque Legendary Years alla fine dei conti l’ho divorato per mesi.

ROBY: C’è una differenza sostanziale tra chi fa musica perché la deve fare per contratto e chi fa musica perché ha qualcosa da dire: rilasciare un album di musica nuova era qualcosa legato alla produzione di musica che rispecchiasse quello che avevamo da dire, quindi era necessario investire più tempo per questo. Chi si aspettava un album di inediti con Giacomo da pochi mesi nella band… Avremmo potuto farlo, ma il risultato non sarebbe stato quello che invece ci sta dando The Eighth Mountain con la sua gestazione e il suo sviluppo: abbiamo potuto curare la storia e tutti i particolare e mettere dentro davvero tutto quello che avevamo sviluppato e discusso, quello per cui sentivamo la necessità di comunicare. Per fare questo ci vuole del tempo.

Dal vivo state avendo anche un’ottima risposta. Questo, detto onestamente, non era scontato…

ROBY: Ne stavamo discutendo proprio alcuni mesi fa, quando abbiamo deciso di andare in tour a cavallo della release. Per qualcuno può essere un azzardo, noi invece credevamo fortemente che il nostro pubblico, quelli che amano veramente la musica dei Rhapsody Of Fire avrebbero recepito il disco nel modo giusto. Non avevamo nessun dubbio su questo. Quindi ci siamo detti: “Partiamo il tour quando esce il disco e lo portiamo live”, perché sappiamo che le persone che ci seguono lo capiranno dal primo istante, anche se è un disco che ha bisogno di tanti ascolti. Sapevamo, però, che avrebbe colpito i nostri fan, lo sapevamo sin dall’inizio.

Vi siete fatti un’idea di quale sia il mercato, il pubblico, il Paese che vi ha accolto ancora più calorosamente rispetto al passato?

ALEX: Questa tendenza c’è stata un po’ ovunque. In Germania The Eighth Mountain è arrivato al 22esimo posto in classifica, un risultato storico, cosa mai successa prima. Solo Power Of The Dragon era arrivato al 30esimo posto. Siamo stati contenti delle reazioni dei fan nei confronti dei brani nuovi e della band. A livello di accoglienza credo che Milano sia stato il top, ma anche in Spagna, in Francia, Germania… È stato davvero bello vedere i fan che sono venuti per vedere questa line up, che hanno pagato il biglietto per vedere il concerto.

ROBY: Siamo convinti che con questa nuova formazione traspaia il desiderio di fare musica con l’attitudine giusta, ovvero di stare bene e di fare stare bene. Siamo anche convinti che chi ci vede sul palco percepisca proprio questa positività che traspare sia dalla musica, sia dalla band, sia dall’attitudine…

rhapsody-of-fire-intervista-in-media-rex-01

Power Metal, sgranatura su file

A proposito di estero: ho visto che il singolo Rain Of Fury è stato realizzato anche in giapponese. Come è nata l’idea?

ALEX: Rain Of Fury nasce come bonus track per il Giappone, poi all’AFM è piaciuto talmente tanto che hanno voluto farlo diventare anche un singolo con tanto di video. Alla fine per il Giappone ho proposto di farla in lingua giapponese. Abbiamo dato il testo a un contatto del Sol Levante, Giacomo ha avuto uno scambio di files per le registrazioni e la pronuncia. Il risultato è assolutamente incredibile. Per il Giappone facciamo sempre qualcosa di speciale, loro lo “esigono”, quindi più di così!

The Eighth Mountain si conclude con la voce di Christopher Lee, venuto a mancare nel 2015. Come avete recuperato questa registrazione? Era parte di un progetto a cui stavate lavorando e che poi avete accantonato?

ALEX: È un regalo dal cielo. Nel periodo in cui io e Roby stavamo discutendo sulle idee e gli sviluppi della storia, un nostro amico regista, che ha realizzato in passato anche alcuni video per i Rhapsody, mi ha detto che aveva un audio di Christopher Lee registrato durante una sessione privata. Mi disse che potevamo usarla, ma non sapendo di cosa trattasse gli ho chiesto di mandarmi il testo. Abbiamo iniziato a leggere il testo, ed era incredibile…

ROBY: È una cosa inspiegabile! Avevamo finito da poco di buttare già l’ossatura della saga, sviscerando il discorso dei Nephili e di tutta una serie di figure… Quando abbiamo sentito quella narrazione, abbiamo pensato che fosse stata creata apposta per questa saga!

Infatti credevo aveste preso spunto da questo audio, perché in effetti le date e le tempistiche non combaciavano!

ALEX: È sempre stato un appassionato del genere, quindi aveva fatto registrare questa cosa e si è incastrata perfettamente. Poi ho preso questa registrazione e l’ho messa su una musica da film che avevo scritto e gliel’ho mandata. È stato emozionante.

ROBY: È anche difficile da raccontare perché sembra una cosa assurda. In realtà, quando capitano questi regali dal cielo, è meglio non farsi queste domande e prenderle per come sono arrivate.

Prima di lasciarvi, volevo farvi un’ultima domanda. “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”, diceva Pino Daniele: se doveste scegliere un brano specifico dell’ultimo album che vi ha regalato particolari emozioni, e una canzone del vostro background musicale che avete da sempre come punto di riferimento.

ALEX: È difficile indicare un brano solo, anche perché devi dire per forza un titolo per far felice il giornalista (risate generali, ndr). Considerando che durante il concerto suoniamo 7 brani del nuovo album, praticamente metà scaletta, tutti danno una certa soddisfazione nel suonarli. Probabilmente The Courage to Forgive dà qualcosa in più.

ROBY: Già. Ha qualcosa nelle trame che “prende”. Per quanto mi riguarda, poi, una canzone che mi porto sempre dietro, e spesso ci scherzo con Alex e con Mike Terrana, è la prima cover che ho fatto in vita mia, Far Beyond The Sun di Malmsteen. È una canzone che ogni tanto, quando devo mettermi a studiare, prendo e riparto da quella.

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *