A night of doom and death in Rome

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Dopo una parentesi primaverile, quasi incredibilmente estiva, tornano nubi, freddo e pioggia su Roma. Coincidenze? No.

Una serata particolare nell’elegante contesto del Monk, locale giovane ma in grado di soddisfare ogni tipo di pubblico e che regala, nel corso delle stagioni concertistiche, ben più di una sorpresa. Conosciuto perlopiù dai cultori dell’indie romano (oltre che da sonorità più affini al Jazz, come ci suggerisce il nome del locale, omaggio al leggendario Thelonious Monk), la lunga notte in questione, organizzata e fortemente voluta da Dark Veil Productions, sarà dedicata interamente al Doom and Death Metal. Il pubblico potrà così ascoltare durante la “A night of doom and death metal night in Rome” – in ordine – Ars Onirica, Antarktis, Clouds e gli svedesi In Mourning.

Gli Ars Onirica sono locali, di Roma, progetto davvero interessante che riprende in parte il discorso – purtroppo chiuso – dei primissimi album targati Katatonia. Brani lunghissimi, sezioni strumentali esaurienti ed esaustive più che prolisse, riff glaciali quanto basta a spezzare il ritmo. È poi la volta degli Antarktis, e a vederli sul palco si ha il timore di essere arrivati tardi e aver perso l’intero concerto. Perché il gruppo, dalle sonorità sludge e post-metal, comprende all’interno della propria formazione i membri degli In Mourning stessi, headliner della serata. Un side project interessante, con un solo disco pubblicato l’anno passato, dai numerosi richiami ai Neurosis. Ritmi cadenzati e molti meno bpm rispetto agli In Mourning, i riff compatti e claustrofobici e linee vocali non in growl ma comunque sporche e marce. Un sound pesante ed opprimente, il vero punto focale da raggiungere necessariamente entro la fine della serata, un’escalation di oscurità che dovrà prima o poi calare all’interno della sala concerti del Monk.

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Fa un certo effetto vedere il locale sotto questa veste insolita, anche se bisogna ammettere che tra Motta e Giancane (comunque due esibizioni strepitose, tra le tante), tra i vari Psych Fest (serate all’insegna della psichedelia, dello sludge ed elettronica) e i superlativi Russian Circles, il Monk sta regalando soddisfazioni. Soprattutto, va riconosciuto alla Dark Veil Productions il merito di aver messo in piedi una serata di così grande spessore. Pubblico non numeroso ma che si fa sentire, i presenti giungono da tutta Italia e si registra il picco di audience proprio quando salgono sul palco gli acclamatissimi e veneratissimi Clouds. Si viene letteralmente inondati da una nube sonora: una batteria minimale in 4/4 ben scanditi, un basso che fa risuonare pesantemente la quinta corda a vuoto abbassata di almeno mezzo tono… inizia così un viaggio verso i freddi territori del doom metal. Rispetto ai dischi in studio, soprattutto l’ultimo “Destin”, la scelta della setlist è poco audace e comprende pezzi decisamente troppo simili tra loro. L’esecuzione di “Nothing But A Name” è comunque da brividi, sorretta da arpeggi e una delicata chitarra solista e melodica; risultano davvero interessanti le linee vocali, che si alternano tra un gutturale e profondo growl ed un etereo cantato in pulito. Linee vocali che rimangono protagoniste anche grazie alla partecipazione come special guest della talentuosa Gogo Melone (cantante degli Aeonian Sorrow), che prende parte al brano “In This Empty Room”, andando a creare con la propria dolce voce un ben riuscito contrasto con quella maschile del frontman. Tutto questo mentre i visual dietro al ceruleo ed inespressivo nello sguardo batterista mostrano proiettate sul muro sequenze di nebbia che avvolge alberi spogli, neri corvi. Come piccolo appunto è doveroso – terminata la comunque ottima performance – ammettere che i pochi ma lunghissimi brani proposti risultano molto simili tra loro. Potrebbe però essere proprio questo l’intento dei Clouds, in sede live: comunicare con il pubblico per farlo viaggiare attraverso un’unica, funerea, ma sognante, canzone.

Decisa svolta sonora con gli In Mourning, che si mostrano aggressivi fin dalle prime battute. Il melodic death metal della band svedese ha insito proprio tutto ciò che è richiesto dal genere, ed anche qualcosa in più. Un sound moderno, estremamente variegato ed originale. L’esecuzione di “A Vow To Conquer The Ocean” è fulminante ed entusiasmante, un violento breakdown che ancora riecheggia nelle orecchie stanche dei pochi fortunati presenti. La setlist scelta dagli svedesi è quanto più adatta ad uno spettacolo dal vivo di questo calibro, soprattutto in questa serata d’eccezione: sono infatti scelti e selezionati appositamente i brani dalle sonorità più estreme e complesse.

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E il punto di forza della band è proprio la presenza di un certo gusto melodico, una vena melodica che contamina i brani e si alterna a sfuriate death metal, senza stancare e riuscendo a carpire costantemente l’attenzione. Daniel Liljekvist è un batterista di recente ingresso negli In Mourning ma vecchia conoscenza per molti, membro per oltre un decennio dei Katatonia, veri fautori e maestri del genere. I musicisti sul palco si divertono parecchio, i riff che escono dalle ben tre chitarre si intrecciano creando interessanti soluzioni. Al netto di qualche nota sbagliata durante un paio di assoli, suonano davvero bene. Viene addirittura proposta la superlativa “The Black Lodge” – vero e proprio masterpiece degli svedesi – tratto dal disco d’esordio “Shrouded Divine”: Daniel suona la doppiacassa con la leggiadria di una libellula, mentre le tre asce disegnano riff di Opethiana memoria. Come brano di chiusura non può mancare la semi-ballad “Colossus”, il pezzo più melodico dell’intero concerto, il solo ed il finale in crescendo sono da brividi.

Si conclude così una serata memorabile, tanto per le esibizioni quanto per gli intenti. Una serata particolare e decisamente fuori dal comune, di band che sicuramente non avranno il seguito degli headliners al Firenze Rocks, ma che possono forse regalare – ai pochi intraprendenti ascoltatori – maggiori e inaspettate emozioni. Si parlava di apertura mentale: l’Italia tanto criticata è stata per una notte al passo dell’Europa, precisamente al passo della più sviluppata ed avanguardistica Svezia.

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l'arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l'arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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