Dead Cross: a Bologna Lombardo e Patton ci hanno messo in croce

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Quella volta in cui Dave Lombardo e Mike Patton ci misero in croce ridendo e sghignazzando

Amiamo Mike Patton perché è imprevedibile, perché non conosce il verbo riflessivo “fermarsi”. Odiamo Mike Patton perché crea decine di progetti musicali, realizza un album, organizza un tour e poi addio progetto musicale. Avanti un altro.

Amiamo Dave Lombardo perché eclettico, perché non conosce il verbo riflessivo “fermarsi”. Da quando è andato via dagli Slayer ha collaborato con così tanti musicisti che meglio di lui è riuscito a fare solo Mike Portnoy. Lo odiamo perché anche lui, come il suo compagno di merende in questi Dead Cross e già nei Fantômas, crea decine di progetti musicali, realizza un album (due, se tutto va bene), organizza un tour e poi addio progetto musicale. Avanti un altro.

Morale della favola: Bologna e Milano sono le città fortunate che in futuro potranno vantarsi di aver ospitato il progetto di due folli prodigi che il mondo musicale in toto abbia mai partorito.

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“So’ figo, eh? Eh? Eh? Eddaje!” (Foto per gentile concessione di Alex Panozzo)

I Dead Cross sono un progetto strano, stranissimo: hardcore nudo e crudo, becero. Per renderlo ancora più becero, nella band sono stati chiamati Justin Pearson dei The Locust al basso e Mike Crain dei Retox alla chitarra. Casino nel casino, insomma. Il bello è che tutto funziona bene, benissimo, non ne esci vivo e sei anche felice di questo.

Tanto è stato in occasione del concerto tenutosi all’Estragon di Bologna lo scorso 5 giugno. Location ridotta della metà e nonostante questo non propriamente strapiena. A favore di tutto, contro qualsiasi previsione, un tecnico del suono che probabilmente è stato benedetto dal demonio: difficilmente nella medesima location potrete ascoltare suoni così definiti nonostante la bordata sonora proveniente dal palco. Perché i signorini americani hanno giocato al massacro per un’ora. Poco spazio alle parole, tanto per le mazzate sonore. Patton che parla in italiano è spettacolo nello spettacolo “Ridete perché sentite parlare italiano con strano accento? Eh? Eh? Eddaje!”.

L’hardcore è difficile da digerire per chi non ne è avvezzo, in più è una mitragliata dritta allo stomaco, senza fronzoli. Il problema è che davanti a te hai Mike Patton che fa quello che gli pare e ti fa sentire una merda, tanto da vergognarti persino di saper parlare: passa da urla immense a tonalità bassissime con nonchalance, si prende gioco di te facendo tutto questo come se fosse alla portata di tutti, come se fosse normale riuscire a reggere divaricazioni vocali imponenti come un qualsiasi ventenne di talento. Lui, però, ha 50 anni e uno tsunami di eccessi sul groppone: il fisico ne sta risentendo, lui no, ergo vince lui.

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Il problema è che davanti a te hai anche Dave Lombardo, un essere umano che non riesce a stare fermo: ecco quindi che durante le martellate a 220 bpm fissi (se non più veloce) ti infarcisce di trick, variazioni, cambi… È hardcore con dodici volte la tecnica di un batterista tecnico metal.

Unite questi due bastardi nel finale con “Raining Blood” e “Easy” una dopo l’altra e avete fatto, siete morti. È come passare dal rave party alla messa del Papa nello stesso luogo, un istante dopo, ed essere convinti che sia la cosa più normale del mondo da fare.

Vai via dall’Estragon estasiato, tumefatto nell’orgoglio tanto da pensare di non essere degno neppure di suonare il citofono per tornare a casa. C’è anche chi ne esce un po’ confuso, come quel simpatico ragazzo veneto, dall’aria dubbiosa, che chiede come ci sia parso il concerto. A nostra risposta affermativa, si ferma, guarda per un attimo nel vuoto e asserisce: “Bah, mi aspettavo qualcosa di diverso. Mi hanno fatto cagare”. Ci allontaniamo, sapendo tuttavia che non è stato uno show per tutti i palati. Mentre andiamo via, captiamo ancora la voce veneta che fino a cinque secondi prima aveva espressi disappunto: “… Vabé, va, mi compro la maglia. Capo, quanto costa?”.

Il bello è anche questo: venire rincoglioniti da Lombardo e Patton, essere confusi, avere emozioni e sensazioni contrastanti. Ma alla fine non vince l’amore: vince il lavaggio del cervello che costoro riescono ogni dannata volta a compiere. Ogni. Dannata. Volta.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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