Europe: il conto alla rovescia non è ancora finito

europe-estragon-bologna-2018-in-media-rex

– “Soccia, Andrea! Vieni all’Estragon, stasera suoniamo noi!”
– “Non lo so, Joey…”
– “Soccia, ci sono anche gli altri regaz, si fa della balotta!”
– “Dai, Ok. Porto lo Zabov.”
(Conversazione mai avvenuta tra me e Joey Tempest)

Vado o non vado? Vale la pena fare una donazione di 37 euro a questi non più giovani scandinavi o meglio spenderli in qualche bar per uscirne devastati alle 4 del mattino? Vale la pena rischiare di arrivare all’Estragon e non sentire un benemerito ciuffo di nulla grazie agli inesperti moncherini del fonico di turno, o tentare la sorte?

Alla fine della fiera (non dell’Est, non per due soldi) il qui presente scribacchino ha ceduto alla curiosità: dicono siano in forma, con la fortuna che ho se me li perdo anche stavolta rischio che si sciolgano a fine anno o che qualcuno di loro ci rimetta le penne.

È dunque con questo spirito che alle ore 18:30 di martedì 2 ottobre 2018 decido di raccattare jeans d’ordinanza, anfibi, bracciali e quant’altro per dirigermi verso l’Estragon per omaggiare gli Europe. Un grunger al cospetto degli ei furono mister cotonatura anni ’80. Paradossale.

europe-estragon-bologna-2018-in-media-rex

Così come paradossale è arrivare e beccarsi i King King, band di Glasgow, ad aprire le danze: rock di stampo classico, cantante/chitarrista con kilt e stile. I ragazzi non hanno inventato nulla di nuovo, anzi, tuttavia la passione per il rock c’è e la trasmettono al pubblico che recepisce, raccoglie e rilancia con applausi e approvazione unanime.

Altra sorpresa, oltre ai tre quarti d’ora abbondanti dei King King, è la resa audio dell’Estragon. Suoni tutt’altro che impastati e un bell’impatto generale. Considerando che i gruppi spalla vengono spesso maltrattati, è un’indubbia iniezione di fiducia su cosa aspetterà al sottoscritto col main event.

Alle 21:20 spaccate si spengono nuovamente le luci e Joey Tempest e soci fanno il loro ingresso sul palco. Una bella botta, non c’è che dire. I regaz ci danno dentro sin da subito, con mister Tempest che si destreggia anche con termini bolognesi pronunciati quasi a caso: “Socc mel, socc mel, bella regaz! Balotta!”. Si ride, si apprezza, si ride di nuovo e ci si stupisce: resa sonora dell’Estragon dannatamente buona e un’ora e quaranta di gran bel rock, alla faccia del mezzo secolo di età. Il cantante non rimane mai fermo, sorride in continuazione, John Norum un po’ imbolsito ma sempre un asso con la sei corde.

Le differenze sostanziali tra gli attuali Europe e i loro più famosi ologrammi anni ’80 sono l’ormai svanita cotonatura delle chiome (tranne per Ian Haugland: lui ha perso cotonatura e chioma) e un’attitudine più rocciosa, il che è dannatamente un bene. Sono quasi 15 anni che la band scandinava è tornata on the road e ha sempre prodotto musica dignitosa, con picchi di qualità soprattutto nell’ultimo decennio. In sede live brani del recente “Walk the Earth” hanno una resa migliore che su disco (complice, in quest’ultimo caso, una produzione non brillante), ben si amalgamano nella scaletta con i cavalli di battaglia cotonati come Rock The Night e Carrie. Un’ora e quaranta minuti ben studiati. Il pubblico, tra veterani e curiosi di primo pelo, ha ampiamente apprezzato.

europe-estragon-bologna-2018-in-media-rex-2

A proposito di pubblico, parliamo di ciò che hanno potuto vedere Tempest e compagni di merende dal palco: Estragon non sold out, ma il colpo d’occhio è accattivante. È bello, inoltre, notare come cinquantenni si mischiano a trentenni e ragazzini con i propri genitori, rigorosamente vestiti con t-shirt Europe, jeans e anfibi (i genitori). Bello anche che per 5 euro il bar ti consegna una birra media vera, non una lattina da 0,33, ma questi sono altri discorsi.

Con The Final Countdown i Nostri ci salutano, Tempest non smette di sorridere e anche gli altri ringraziano prima di scomparire nel backstage. Bella regaz, il conto alla rovescia per voi ancora non è finito. Per fortuna.

Setlist

  1. Walk the Earth
  2. The Siege
  3. Rock the Night
  4. Hole in My Pocket
  5. Prelude
  6. Last Look at Eden
  7. Pictures
  8. Firebox
  9. Ready or Not
  10. Turn to Dust
  11. Sign of the Times
  12. Vasastan
  13. GTO
  14. Carrie
  15. Nothin’ to Ya
  16. Drum Solo (The William Tell Overture)
  17. Scream of Anger
  18. War of Kings
  19. Superstitious
  20. Cherokee (Encore)
  21. The Final Countdown (Encore)

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *