Federico Cimini e la voglia di fare sul serio

Cimini live al Lanificio 159 è stato una botta: il report

Dopo aver confezionato la campagna in cui vari esponenti della scena indie si mostravano su Instagram con un cartellone con su scritto “La legge di Murphy è più forte di me”, “La legge di Murphy”, primo singolo di Cimini, è apparso su Indie Italia di Spotify, arrivando da là a superare il milione di ascolti sulla stessa piattaforma. Incuriosito dalla voce del cantautore calabrese (che, vale la pena ricordarlo, milita tra le fila di Garrincha Dischi), ho approfondito l’ascolto, la curiosità si è trasformata in interesse, e così ho deciso di andare a sentire Cimini dal vivo.

È il Lanificio 159 la location scelta per ospitare Cimini a Roma. Occorre aspettare le 23.15 per vedere salire sul palco il trentenne calabrese, tanto bravo con la voce quanto timido (“fa caldo ma non voglio levarmi questa giacca, poi mi vergogno”, dice sullo stage mentre gronda di sudore), ma l’attesa ne vale la pena. Cimini sceglie “Un’altra possibilità” come opening e subito dopo lancia una delle sue bombe, “Sabato sera”, scelta che fa sollevare l’80% degli smartphone presenti in sala, mio compreso, alla faccia di chi dice “aboliamo i telefoni ai concerti”.

La terza traccia è “Vivere non mi basta” ed è a quel punto che realizzo che Cimini è un artista che live rende anche più dello streaming in alta qualità di Spotify. Gli arrangiamenti sono azzeccati, trasmettono le giuste sensazioni quando serve, e i quattro sul palco fanno il loro dovere. Ad accompagnare Cimini infatti sono un basso, una batteria e un synth, mentre è lo stesso cantautore a suonare la chitarra con una verve tale che lo porta anche a rompere una chitarra dopo “Fare tardi”, quarta traccia della setlist. E mentre la crew di Garrincha Dischi sostituisce la corda, Cimini sorprende felicemente il pubblico in sala con una cover di “Nei treni la notte” di Frah Quintale.

A seguire Cimini propone “Pereira”, un brano pubblicato nel 2015, per poi tornare al nuovo album “Ancora meglio”, e proseguire con la ballata “Un’estate così”, “Spotless” e “Buongiorno”, tre pezzi che fanno ballare anche il tipo venuto direttamente dalla Calabria con una maglietta del Brasile ed il numero 14. Prima dei due pezzi finali, Cimini propone un’altra cover: questa volta tocca a “Fotoromanza” di Gianna Nannini. Prima di “Una casa sulla luna” però è il momento di un medley suonato al piano dove si riconoscono “Bella come Roma” dei Viito, “Una vita in vacanza” de Lo Stato Sociale e “Pesto” di Calcutta. L’ultima traccia, che ultima alla fine non è stata, è il singolo “La legge di Murphy” che scuote il pubblico e porta tutti a cantare. Alla richiesta del bis, Cimini è sorpreso: “Non me lo aspettavo, non so che fare. Va bene, facciamo Buongiorno”. E alla fine è tempo anche di un secondo pezzo in encore, ovvero la bellissima “Sabato sera”.

 

Tirando le somme, Cimini dal vivo va visto. Il calabrese è uno di quei cantautori che le etichette indie cercano come pazzi al giorno d’oggi, e che forse rischia di passare nell’anonimato se si ascolta solo la versione studio, ma 5€ per un suo concerto sono decisamente pochi per la qualità della sua performance. Considerato anche che i Coma_Cose, fenomeno che ha acquisito decisamente popolarità, per un live chiedono 15€, e considerato che hanno pubblicato solo 8 canzoni come singoli, ne vale decisamente la pena.

Alessandro Naimo

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Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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