Ferrara Sotto Le Stelle: Kasabian battono Afa 4-0

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Salta, dimenati, canta. Scansa zanzara. Repeat.

Il qui presente scribacchino ha da lungo tempo un rapporto d’amore con la città di Ferrara. Un piccolo gioiello dell’Emilia-Romagna, incastonato tra i marmi del Duomo e l’imperiosa maestosità del Castello Estense. Un piccolo gioiello abbracciato amorevolmente da quell’afa pazzesca che in confronto fa sembrare secco e salubre il clima della non troppo distante Bologna. I prodigi della Bassa.

I prodigi di Ferrara Sotto le Stelle, che presenta un cartellone d’artisti estremamente interessante. I prodigi dei Kasabian, che pare abbiano trovato nell’Italia la loro seconda casa: 5 date in giro per lo Stivale non sono poche. La risposta del pubblico non si è fatta attendere, con oltre 5.000 biglietti venduti per la data emiliana.

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Come si fa a non innamorarsi di Ferrara?

La location è indubbiamente suggestiva: le mura e le torri del Castello Estense da un lato e gli edifici medievali dall’altro riescono a far passare in secondo piano la strenua lotta contro umidità e zanzare (per la cronaca, birra batte insetti e calura 4 a 0). L’orologio indica che sono le passate le 20:00, il pensa bene di concedere una tregua. Sale sul palco Lilian Moore, giovane ragazza che si destreggia con una certa disinvoltura su note pop rock di stampo anni ’90, un incrocio tra Alanis Morissette e le Hole più docili. Non male la milanese classe 1994, non male già di per sé il colpo d’occhio in Piazza Castello: lungi dal raggiungere le 5.000 unità previste, siamo comunque già in buon numero. Una iniezione di fiducia di non poco conto: gruppi emergenti e presunti tali dovrebbero avere più spesso un’attenzione del genere da parte del pubblico.

Anyway, il tempo va, passano le ore 21:00, passano altre bibite dorate che combattono a loro modo l’afa che fortunatamente si fa poco a poco sempre meno molesta. Piazza piena. Il suolo costituito da ciottoli inizia a far capire ai presenti che è tutto molto bello, ma che è tutto molto “instabile”: sembra quasi dire “Se vuoi saltare e ballare, fai pure. Però occhio”. Qualche ora dopo il sottoscritto dirà “Ginocchio”, ma è una storia che voi lettori non avete voglia di leggere.

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Fortunatamente la presenza di smartphone in ogni dove si è notevolmente ridimensionata col passare dei minuti.

Dalle 21:30 scatta la festa: Pizzorno e soci salgono sul palco e la piazza diventa una sorta di discoteca dove tutti saltano, cantano e ballano. Il sottoscritto si diverte come un ragazzino a cui hanno regalato il Megazord radioguidato. Scopriamo le carte in tavola: dei Kasabian conosco solo i singoli principali, e neppure benissimo; non tanto per chissà quale snobismo, ma perché su disco ho sempre percepito qualcosa di mancante. Quel “qualcosa” viene completamente coperto, seppellito e nascosto in sede live: grande presenza scenica, inaspettatamente la band ha un impatto sonoro robusto, solido, che contribuisce a valorizzare l’ottimo connubio di elettronica e pop-rock di cui i Kasabian sono senza dubbio tra i migliori rappresentanti attualmente in circolazione.

Ci si dimena, ci si diverte, si balla, dicevamo. Tutto per un’ora e mezza precisa, né un minuto di più, né un minuto di meno. Il concerto è terminato e io ho ancora una voglia disumana di Kasabian. Io, novello verginello mi sento appagato e non sazio. Ma è un bene, è positivo: una scoperta tardiva, una conferma sperata e goduta in pieno, senza possibilità di muovere critica alcuna.

Ben fatto Kasabian, ben fatto. La prossima volta, però, vi regalo un set di camicie migliori; perché fa strano vedere Tom Meighan e Sergio Pizzorno suonare in camicia da notte.

Leggi anche la recensione di “For Crying Out Loud”

 

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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