Firenze Rocks 2019, tra Tool, zio Fester e miss Piggy

La voce di Maynard c’è ma non si sente, in compenso abbiamo fatto un bel casino sotto palco

D’accordo, questo sarà un live report strano. Non canonico, ecco. Partiamo subito col dire che partire per andare a un concerto dei Tool e ritrovarsi gasatissimi per i The Smashing Pumpkins è oltremodo strano. Ma facciamo ordine.

Punto primo: arrivo a Firenze e tappa all’Antico Vinaio per una stozza (s.f. teramano atto a indicare un panino o una focaccia in grado di sfamare il cristiano – non necessariamente De André – di turno) e due birre per combattere sete e caldo (o per favorirli ancora di più). Questo, signori miei, è un punto di vitale importanza, perché una volta giunti presso la Visarno Arena, una volta giunti al Firenze Rocks, se non sono i token maledetti a dissanguarvi, lo farà di certo il vostro essere scemi e pagare comunque 7 euro una cazzo di birra.
Torniamo nei ranghi.

Punto secondo: arrivo al Firenze Rocks. Qui faccio mea culpa, non intercettando il mio subconscio che nei giorni addietro mi bisbigliava “Andrea, se come gruppi spalla ci sono Dream Theater e The Smashing Pumpkins, di certo ci sarà già un macello di gente alle quattro”. Infatti non l”ho intercettato e, complice anche un traffico degno di Bali (che non è nella Puglia cinese), arrivo alle 17:30. In tempo per udire, mentre sono in fila, settordici miliardi di note sparate da Petrucci e 13 milioni di effetti sparati da Rudes. Dopo un po’ odo anche dei rantoli. Penso sia l’audio non perfetto dell’impianto della Visarno arena. Invece è proprio James LaBrie. Invece è proprio James LaBrie. “Cazzo, ma è diventato un porco“, la prima cosa che penso appena i miei bulbi oculari si posano verso i megaschermi. Guancettoni presi in prestito dalla sagra della porchetta di Colledara, tinta per capelli rubata a un discount che gli dona un effetto Uniposca delicatissimo e voce gallinacea (cit. Richard Benson) che non stona, ma è talmente spompata che per un attimo ho sperato che la piantasse e che i Dream Theater concludessero con un orgasmo di note solo strumentali. Si conclude con Pull Me Under, con le braccia di John Petrucci che hanno dovuto pagare un biglietto extra a testa per entrare e LaBrie che in cuor suo sta bestemmiando per il caldo e per la tinta che gli sta scolando addosso, un po’ come il grasso stesso del porceddu quando gira sulla graticola. L’unico semore sorridente è Mangini, ma basta che suona, anche un campanello, e lui è sempre contento. Siate Mangini, anche se non siete mancini.

Punto terzo: leva il porco, che arriva Zio Fester. E puttana ladra, come arriva. Scenografia con tre pupazzoni inquietanti, Billy Corgan fisicamente più in forma rispetto a quando lo vidi a Bologna lo scorso ottobre e botta sonora che sorprende un po’ tutti (il caldo o cuoce, o essicca. Ha cotto LaBrie, ha essiccato crapa pelata). I The Smashing Pumpkins, signori miei, hanno fatto una signor performance. Volumi perfetti, voce sgraziata ma che porca puttana non ha un attimo di incertezza. Io che cerco di far capire ai miei compagni di viaggio che quello alla chitarra, con gli occhiali da sole e giacca con paillettes non è una donna, ma un uomo. In botta. Ma pur sempre un essere umano di sesso maschile. Dopo un quarto d’ora, effettivamente si convincono dell’errore di valutazione, e almeno a due compagni d’avventura l’eccitazione per le cose strane viene meno. Varys col trucco da festa di scambisti di Approdo del Re, l’ho già detto, è in gran forma. E lo ribadisco. È persino simpatico. Anche quando spara una cifra a caso “Grazie ai 65.000 presenti, è fantastico”. Soprattutto quando mette involontariamente in difficoltà il / la chitarrista che ha percezioni confuse. “Quanto cazzo è chiaro qui fuori”. E pure tu hai ragione, combà.
Alla fine della fiera, chi è rimasto deluso da LaBrie (e non dal resto dei Dream Theater, che comunque hanno fatto la loro porca figura, James la figura del porco e basta), è rimasto sorpreso da questa mandria di reduci degli Anni ’90. E chiudiamo un occhio quando il nuovo materiale ha degli auto-plagi: nel complesso, cari The Smashing Pumpkins, vi siete meritati un paio di stozze a testa dall’Antico Vinaio (non delle birre , che a 7 euro a botta ci rimango secco).

Punto quarto: fate con calma, eh. Un’ora di cambio palco. Cristo, state montando un palazzo di Lego in scala 1:1?

Punto quinto: no, ma quasi. Arrivano i Tool. Credo in orario, ma arrivano i Tool. Arrivano i cazzo di Tool. Arrivano i Tool, la mannaia sonora, il muro di led che proietta immagini inquietanti e laser che ti disintegrano qualsivoglia immaginazione. Arrivano tutti sti scazzo di elementi dei Tool. Arriva Maynard, quello stronzo che se ne sta PERENNEMENTE in seconda linea, si muove stile camaleonte dondolante fatto di vino al bacon e senza mai una cazzo di luce diretta. Arriva tutto, tranne la sua fottutissima voce. Arrivano le rasoiate, arrivano le martellate, la cantilena devi percepirla dopo 4 birre e altre amenità. Ma è un orgasmo visivo e sonoro di non poco conto. Due brani nuovi (uno con una coda strumentale che ti fa provare un orgasmo da porco – non LaBrie – un altro interessante), soprattutto oltre un decennio di attesa. Sono arrivati i cazzo di Tool. Cazzo. Come sono arrivati, se ne vanno. Volete il bis? Stocazzo. Vi beccate un’ora e mezza e stop. Alle 23.10 tutti a casa, dai che è tardi e il vino mi va a male. Cazzo sono arrivati i Tool. La voce devo immaginarmela, ma con quel troiaio di effetti forse potrebbe ache andar bene così. Credo. Maynard, dimmi tu, che c’ho paura.

Punto sesto: minchia la gente. Cioè, bordello, oh. Non avete voglia di camminare tutti insieme per uscire dalla Visarno Arena? Volete fare i furbi e scavalcare le piccole recinzioni giusto per guadagnare UN minuto? Io ho bevuto, ma voi state fuori come dei meloni il giorno di ferragosto con 45 gradi all’ombra.

E comunque: minchia i Tool, cazzo i The Smashing Pumpkins, dannazione i Dream Theater featuring Cesare Ragazzi e Fratelli Bosica (questa la capiranno solo abruzzesi/teramani).

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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