Flowers Festival – Massimo Pericolo e Madman: Salvini, ci stiamo cacando sotto

Soltanto il rap ci salverà.

Non me ne voglia quell’ormai mostro sacro dal flow inarrestabile che è Madman, ma l’altra sera al Flowers Festival di Collegno, l’hype era tutto per Massimo Pericolo.

Premesso che il sottoscritto conosce molto più a fondo Pierfrancesco Botrugno aka Madman rispetto al giovane “trapper” di Varese, ma sicuramente giovedì scorso sono tornato a casa piacevolmente colpito da quel Massimo Pericolo che (tenetevi forte perchè la sparo grossa) mi ha ricordato un po’ quel Fibra incazzato nero e senza peli sulla lingua che fece innamorare un’intera generazione di rappusi tossichelli e con la carogna addosso.

Un pubblico variopinto: si mischiano giovani ragazzetti in canotta e tuta della Zeus a vecchiardi (e meno vecchiardi) appassionati di rap, curiosi di capire che cos’è davvero Massimo Pericolo, il fenomeno del momento, e invece sicuri in coscienza loro della prestazione che avrebbe regalato Madman.

Il pubblico freme e la spaccatura generazionale è evidente: i più giovani in preda alla trap sotto al palco, i meno giovani, quelli che “Bassi porcoddue è un mito”, subito dietro, un po’ più lontani ad osservare il tutto. A dimostrazione del fatto che chi scrive si trovava sicuramente più a suo agio nelle retrovie, c’è il fatto che, al contrario dei bei tempi andati, la cannetta di rito, invece che sotto il palco, me la sono fumata prima di entrare e ad ogni tiro, un pezzo della mia gioventù è morta… ma vabbè.

Tornando a noi: finalmente arriva il momento di Massimo Pericolo anche lui con tuta acrilica e munito di orecchie da gattino, come sulla copertina del suo album “Scialla Semper”. Risponde ad un’ovazione del pubblico con una bestemmia di quelle belle, un sostanzioso porco D*o che riceve una stupenda e meritatissima risposta corale da parte di tutti noi. Tutto stupendo.

È un attimo e il giovane rapper esplode come una bomba ad orologeria iniziando il suo live con una potentissima “Scialla Semper” inno dal sapore ACAB per niente velato, indirizzato verso il cordone di polizia con tanto di dito medio alzato. Poesia.

La rabbia di questo ragazzo è impressionante, ma anche la sua umiltà e lasciatemelo dire, anche il suo bagaglio culturale. Sono rimasto impressionato da alcuni pezzi meno conosciuti di Massimo Pericolo, come Totoro, che nascondono testi di una profondità disarmante, quasi commovente e basi che dire old school è dir poco, tant’è che lui stesso ad un certo punto del live chiede ai tanti sotto il palco di imparare e cantare anche i suoi pezzi non-trap, perchè ricorda “Prima che un trapper sono un rapper… ma fanculo le etichette”. Impressionante.

Il flow non gli manca, la profondità di scrittura nemmeno, la rabbia contro lo stato e il sistema carcerario (che lui ha vissuto davvero, al contrario di tanti pischelli dai denti d’oro) è forte e allora, proprio a quel punto, il mio cuore malato ha rispolverato Fabri Fibra, quello di Mister simpatia, dei capi sgozzati e di Erika e Omar, il Fibra che ha cambiato il modo di fare rap in Italia. Chissà non ci riesca anche Massimo Pericolo.

Davvero, vorrei poter scrivere più a fondo delle liriche di questo giovane artista, ma questa non è una monografia e poi forse non ne sarei neanche capace; ascoltatelo se vi piace la trap, ma soprattutto ascoltatelo se vi piace il rap…è da un po’ che non sentivo niente del genere.
Ripeto, non me ne voglia Madman, se gli dedico solo poco righe, d’altronde cosa potrei dire su di lui che non sia già stato detto? Un mostro sacro, credo sia sdoganato, forse il flow più veloce e intricato d’Italia. Parte anche lui con la trap, un po’ di pezzi più recenti come ⅞ Sour e poi, come in un viaggio a ritroso si arriva a Doppelganger e ai duetti con Gemitaiz e al periodo di Tanta Roba crew. Regale. Sullo show niente da dire a parte il fatto che a volte Madman è talmente veloce che il respiro manca anche a me e i versi si confondono spesso coi bassi ad altissimo volume. Ci sta.

Emozionante vederlo sul palco e ancora più emozionante vederlo invocare il “ministro” dell’interno con un sonoro “Salviniiiii…ci stiamo proprio cacando sotto!”. Bravo Mad, non avevo dubbi. Unica nota: all’inizio dello show, forse per i volumi non proprio settati bene, mi è sembrato un po’ a corto di voce, ma detto ciò anche Sticazzi!

Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.
Marco Ceretto Castigliano

About Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.

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