Garbage: il mio primo concerto da grande tra i grandi

“L’unica aria respirabile a Villa Ada era quella degli anni ’90”

Vorrei iniziare questo mio report estivo con una di quelle frasi fatte, banali, scontate, una di quelle che si leggono in insiemi di parole logicamente connesse tra loro. Vorrei iniziare questo mio report dicendo che la musica unisce. Unisce le generazioni, perché la musica non ha età; unisce le coppie, perché chi è che non ha “la propria canzone”?; unisce gli amici, perché crea occasione per incontrarsi nuovamente con persone care. Per me ieri il concerto dei Garbage ha creato l’occasione per incontrare nuovamente quello che considero un caro amico, troppo poco spesso frequentato a causa degli ostacoli che frappone inesorabile la vita.

Non passa nemmeno mezz’ora nella sempre affascinante – ed umida – Villa Ada che mi ritrovo a cenare con un discutibile kebab ed un altrettanto mediocre panino ripieno di salsiccia e crauti. La birra è necessariamente presente sul tavolo per favorire la deglutizione in una serata dove di aria, rispetto al solito, ce n’è davvero poca.

Ciò che mi ha suscitato momenti di intensa riflessione però è stata la Gente, quella con la G maiuscola, lì presente. L’età media, ben al di sopra dei trentacinque anni, con picchi di massimo anche oltre i cinquanta, mi hanno fatto sentire un piccolo adulto tra tanti giovani vecchi. I Garbage d’altronde hanno anche loro un’età di quelle importanti, andando ormai spediti verso i trent’anni di carriera. Una serata tutta all’insegna di voci femminili, con Violet Blend e Gomma in apertura alla band della queen Shirley Manson. Novanta minuti, senza intervalli o  cooling break, hanno avuto un contenuto variegato, stagionato, ma sempre buono. Ripetuti salti tra album recenti e datati, una cover di Personal Jesus dei Depeche Mode ed ecco servito un live di tutto rispetto. Sarebbe stata ben altra cosa però se alla batteria ci fosse stato un certo Butch Vig, uno che di musica ne ha fatta e ne fa. E che musica. Avete presente Nevermind di quelli che un tempo si chiamavano Nirvana? Ecco. Ed invece no, niente. Ci sono rimasto male.

Chiudo così questo mio libero pensiero che trova forma concreta grazie alla tastiera di un macbook. Chiudo dicendo che gli anni ’90 la fanno da padrone ancora oggi, in quest’epoca musicale che sta riportando alla ribalta gente “d’altri tempi”. Un po’ come il ritorno in auge delle Nike Silver o delle Stan Smith, anche la musica di fine secolo scorso torna a far parlare – bene – di sé.

 

 

Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.
Francesco Benvenuto

About Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.

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