I Dream Theater al GruVillage: che botta

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Forti quanto una scivolata di Montero nella Juventus del 1996. Talmente forti che a un certo punto fanno saltare la corrente

Partiamo subito, così, a gamba tesa come il più storico degli interventi di Montero in qualche partita della Juventus di metà Anni ’90: che botta. Ve li ricordate, i tackle in scivolata di Montero? Quelli che, se gli eri simpatico, ti faceva volare per quattro metri. Quelli che, se era in giornata, potevi anche dire addio alla rotula e a qualche altro pezzo degli arti inferiori a caso.

Ecco, i Dream Theater al GruVillage sono stati il Montero della situazione. Noi, lì sotto, lì nel parterre, gli avversari che compiono un volo di quattro metri. Perché, dopotutto, siamo entrati nelle loro grazie, altrimenti difficilmente sarebbero nel nostro Paese per tre live e mezzo nel giro di un mese scarso (Firenze Rocks a giugno, Rock In The Castle a Villafranca di Verona il 5 luglio, GruVillage il 6 luglio e – rullo di tamburi – teatro antico di Taormina).

Arriviamo con il gruppo spalla già in libertà sul palco. I bolognesi Vitriol non se la cavano per nulla male, autori di un metal progressive di pregevole fattura e permeato da notevoli influenze tra Pain Of Salvation, Dream Theater (ovviamente) e una bordata di altri gruppi, riescono comunque a essere interessanti. Dovrebbero eliminare definitivamente quella leggera patina di “Dreamthearite”, ma per il resto hanno lasciato una bella impressione sia a noi, sia a chi ci circondava.

Tempo di ricordarci che siamo esseri umani, indi per cui è necessaria una idratazione del nostro corpo introducendo nuovi e rigeneranti e rinfrescanti fluidi (birra), torniamo in posizione. Sono le 22:00 circa e puntuali come una doppia plettrata di Petrucci in un assolo dei Dream Theater, arrivano proprio loro. In queste pagine abbiamo visto come in precedenza James LaBrie non sia stato propriamente idolatrato per le attuali doti canore, ma qui al GruVIllage il registro è decisamente diverso. È vero, negli anni ha dovuto cambiare tecnica canora e ha dovuto subire non poche difficoltà (operazioni e quant’altro), ma il 6 luglio si è difeso a dovere.

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Da notare le uniche cose messe (quasi) a fuoco: le braccia mastodontiche di Petrucci.

Il merito è anche di John Petrucci, Jordan Rudess e il sempiterno sorridente Mike Mangini: loro sì, lo ammettiamo, non sbagliano mai un colpo e sorreggono tutta la baracca per un’ora e mezza. Novanta minuti dove la scaletta, ammettiamo, è un po’ avara dei grandi classici, sbilanciata come è verso l’ultimo lavoro “The Distance Over Time” (buon album). Soprattutto, la setlist è identica in tutto e per tutto a quella presentata il giorno prima al Rock In The Castle di Villafranca di Verona, con una differenza: durante l’esecuzione di Pale Blue Dot salta la corrente, e quale occasione migliore per Mangini per destreggiarsi in un assolo di batteria improvvisato per trattenere il pubblico? I professionisti si vedono anche in questi frangenti. Chapeau.

Cosa stavamo dicendo? Ah, sì, la scaletta. Un po’ di amaro in bocca, lo ammettiamo. Perché una “Pull Me Under” poteva trovare spazio, ma è anche vero che “Peruvian Skies” è stato un bel jolly. Mai quanto “Dance Of Eternity”, dove abbiamo goduto come maiali, davvero uno dei momenti più alti della serata.

Alto anche il gomito di qualcuno. Non nel pogo, ma nel numero di birre ingurgitate o versate su altri malcapitati, ma è anche questo il bello dei live: una doccia inaspettata, un’imprecazione e due risate. Al prossimo alcool test, amico sconosciuto.

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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