Imagine Dragons @ Milano Rocks, gioie e dolori di una piovosa serata milanese

In un mondo in cui il valore reale del numero 60.000 è in dubbio, il rock resta l’unica certezza.

Il 6 settembre non è stata una giornata particolarmente fortunata: un cambio turno non previsto, traffico intenso e tempo fortemente instabile hanno minato già dal mattino l’evento che aspettavo da ormai sette mesi, il concerto degli Imagine Dragons. Non sono una fan sfegatata, lo ammetto, ma ero veramente curiosa di sentirli dal vivo, anche per capire se nel suo articolo il mio collega Riccardo abbia esagerato o meno nel giudizio negativo.

Sono arrivata ad Area Expo alle nove meno dieci, perdendo del tutto The Vaccines e (ommioddiochepeccato) i Maneskin. Dall’ingresso ovest, l’unico utilizzabile, ci abbiamo messo esattamente venti minuti ad arrivare al palco, venti minuti in cui ho costretto il mio ragazzo ad un folle slalom della folla (passatemi il gioco di parole) e venti minuti in cui ho sperato che il concerto non iniziasse in orario, altrimenti mi sarei persa almeno un paio di canzoni. Per fortuna gli Imagine Dragons iniziano, insieme alla pioggia battente, verso le 21.15 con la mia amatissima Radioactive. Tutto perfetto, direte voi. Certo, non fosse per qualche dettaglio: 60.000 mila persone, il mio metro e sessantacinque di altezza e i maxi schermi posizionati vergognosamente in basso. Insomma, Radioactive l’ho solo sentita e la cosa divertente è che tra la folla c’è chi sostiene che per i Maneskin gli schermi fossero posizionati molto più in alto. No dico, ma scherziamo?

Ma torniamo al concerto, Dan Reynolds si presenta sul palco a petto nudo, muscoli in bella vista e bandiera della pace in spalla, indossa solo un paio di pantaloncini neri che oserei quasi definire più boxer che pantaloncini. Ringrazia il pubblico per essere lì nonostante la pioggia incessante e manda un messaggio forte: il loro concerto è un evento dove non c’è spazio per intolleranza e odio, è un posto sicuro dove solo l’amore può essere presente. Fiumi di applausi, qualche lacrima e si ricomincia a suonare.  Continuo a non vedere chissà cosa, ma l’audio è potentissimo, gli Imagine Dragons coinvolgono, tutti cantiamo e balliamo e devo dire che sono rimasta piacevolmente colpita dalla voce live di Dan Reynolds, qualcuno mi aveva detto che dal vivo non era un granché, ma si sbagliava alla grande: non sbaglia una nota, coinvolge il pubblico nei cori evitando sapientemente l’effetto karaoke e ci regala una cover di Every breathe you take che mette i brividi (io adoro i Police, quindi potete credermi).

Il momento più emozionante della serata arriva quasi alla fine sulle note di Demons: dopo la prima strofa Dan fa un toccantissimo discorso sulla depressione, vissuta da lui in prima persona, sull’importanza di parlare dei propri problemi a chi ci sta accanto e su quanto ogni vita valga la pena di essere vissuta, sempre.

Dan Reynolds, muscoli e demoni.

Dopo Demons la serata si chiude tra coriandoli, palloni e pioggia con Thunder, On the top of the world e Believer, Dan e soci ringraziano il pubblico urlante e vanno via. Nessun bis, nessun rientro scenico, ma va bene così, gli Imagine Dragons ci hanno regalato una serata magica e piena di emozioni, difficile da dimenticare. Riccardo, mi dispiace contraddirti, ma questo è un gruppo che merita.

Purtroppo però difficile da dimenticare sarà anche l’organizzazione dell’evento: andando via ci siamo resi conto che come l’ingresso anche l’uscita era da un solo lato. Ora vi invito ad immaginare 60.000 persone che vanno via contemporaneamente dalla zona del palco per immettersi nella via che con poca gente e a passo spedito abbiamo percorso in 20 minuti. Un incubo lungo un’ora. Chissà, forse qualcuno ha fatto male i calcoli e pensava di aver venduto 6.000 biglietti anzichè 60.000, o forse non ha ben chiaro quante siano 60.000 persone, sarebbe da andare a chiederglielo. Insomma la prima serata del Milano Rocks è andata così, un bel concerto rovinato da una pessima organizzazione. Spero che i giorni a seguire saranno migliori, per chi andrà.

Giada Corneli

Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.
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