Iosonouncane e Paolo Angeli dal vivo a Roma, tra tradizione e sperimentazioni sonore

I due artisti si raccontano in musica e per un attimo il palco, nel bel mezzo del laghetto di Villa Ada, è sembrato terra sarda.

Iosonouncane e Paolo Angeli sbarcano nella penisola Italiana, direttamente dai nuraghi della Sardegna ad un’isola ben più piccola, una porzione di terreno che si erge al centro di un laghetto nel cuore di Villa Ada. Villa storica a Roma, una villa che come ogni estate regala notti d’autore.

È proprio nella penultima notte della rassegna “Villa Ada – Roma incontra il mondo” che i due artisti sardi portano la propria musica, se il duo Iosonouncane e Paolo Angeli racconta della propria terra tra musica e parole, quello sul quale salgono è il palco (estivo) più folkloristico della città capitolina. È presto allestito così un concerto dalle tinte particolari.  Un’unione di due culture, uno scambio di differenti racconti ed esperienze, tra chi va in scena e chi allestisce il tutto da dietro le quinte, tra chi suona e chi ospita. Ed è un incontro spontaneo e naturale quello che avviene tra Jacopo Incani e Paolo Angeli, dato dalla prossimità geografica e dalle origini artistiche dei due.

Le radici della terra natia e la volontà di mostrarne sapori, colori e suoni. Paolo Angeli è un chitarrista eclettico e di talento, suona una “chitarra sarda” di liuteria – un’acustica baritona imbracciata come fosse un violoncello, da lui stesso concepita dopo anni di ricerche e sperimentazioni – suonata pizzicando le corde e talvolta con l’ausilio di un arco. I suoi arpeggi ed atmosfere raggiungono Iosonouncane, con il quale collabora in “Buio” nell’ultimo album DIE. Le strade dei due si incrociano nel migliore dei modi possibili e, ad ora, non hanno intenzione di separarsi.  Niente posti in piedi, come nello scorso Marzo all’Auditorium di Roma, per un genere di musica che ben si presta ad essere assaporato da seduti, come a teatro. Soluzioni sonore impossibili da definire e classificare, tra improvvisazione, musica elettronica, canzoni popolari e free jazz. È così inutile delineare una setlist, il due sul palco propone frammenti di brani di Iosonouncane, poche strofe cantante da entrambi i musicisti e tanto spazio a passaggi strumentali improvvisati.

imbracciata da Jacopo Incani, è un porto sicuro dal quale partire. Una scuola così distante eppur così vicina alle sperimentazioni di Paolo Angeli, il quale sfrutta appieno il potenziale del suo personale strumento. Intaglia così il suo spazio all’interno dei brani, tra arpeggi ed armonie cariche di effetti come chorus, flanger ed una loop station, sulla quale far risuonare all’infinito le proprie idee. Idee che iniziano proprio dalla base, dalle percussioni (talvolta infatti Angeli cura la sezione ritmica, battendo il palmo delle mani sulla cassa armonica) e finiscono là dove iniziano quelle di Iosonouncane. E ben si sposano con il sound di chi suona al suo fianco.

È la tradizione che unisce questi due mondi, distanti nello stile ma non nelle intenzioni. Perché la Sardegna è un’isola, sicuramente un porto dal quale salpare ma a sua volta non un approdo sicuro. Un punto da cui partire, insieme, per viaggiare, sperimentare.

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma indossavo i calzini degli Iron Maiden che per fortuna non hanno carpito l’attenzione della commissione. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter. Anche se in fondo sono orgogliosamente “prog snob” e vi guardo tutti dall’alto verso il basso, voi che ascoltate solo indie. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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