Motta e Les filles de Illighadad: la musica che annulla le differenze culturali.

Prima delle quattro date del mini tour per Motta e Les Filles de Illighadad, uno spettacolo unico al Base di Milano

Sabato sera Motta e Les Filles de Illighadad si sono incontrati nella suggestiva atmosfera del Linecheck Music Festival dando ufficialmente il via al mini tour di fine novembre.

Direi che Motta non ha bisogno di presentazioni, anche noi abbiamo parlato più volte dei suoi album e dei suoi live, ma chi sono Les Filles de Illighadad? Fatou Seidi Ghali, Alamnou Akrouni e Fitimata Ahmadelher sono donne Tuareg provenienti dal deserto del Niger, tra le poche ad aver fondato un gruppo e a suonare la chitarra oltre agli strumenti tradizionali. La loro musica è quella dei popoli Tuareg e accompagna la vita di tutti i giorni, le feste e i lutti del loro villaggio.
Insomma un evento decisamente fuori dagli schemi, per il quale Motta ha appositamente riarrangiato alcuni dei suoi brani.
Il concerto è iniziato tardi, perciò ho avuto modo di fare un giro per il Base per ascoltare gli altri musicisti presenti al Music Festival. Ho apprezzato il punk rock psichedelico dei Bee Bee Sea e ho ballato sulle note dell’afro-rock-funk degli Agbeko, poi ho preso la mia solita birra pre concerto e sono andata a prendere posto. Nonostante il Base fosse sold out non c’era troppa calca e sono riuscita ad arrivare quasi in prima fila.

Gli Agbeko sul palco del Linecheck Music Festival

Alle 23.30, puntualissime, ecco arrivare sul palco Les Filles de Illighadad. In abiti tradizionali, sguardo basso e il sorriso timido di chi non è abituato a stare al centro dell’attenzione, si siedono per terra e cominciano a suonare. La loro è una musica ancestrale, quasi sacra. Le voci cantilenanti e il ritmo cadenzato delle percussioni trasportano in un mondo diverso, nuovo ma allo stesso tempo familiare. Les filles de Illighadad suonano per un quarto d’ora, sempre sedute, sempre a sguardo basso, in totale concentrazione, poi si alzano e vanno via tra gli applausi.

Passano una ventina di minuti ed è il turno di Motta, che apre il concerto in acustico con “Vivere o Morire”. Lo fa completamente solo, con la band che entra più tardi, sulle note di “La fine dei vent’anni”. È il solito Motta quello sul palco: in total black e col suo sorrisetto beffardo, incita il pubblico a saltare e cantare, a interagire con lui. È impaziente di suonare, così coinvolto dalla musica che quando non funziona l’amplificatore della chitarra lo stacca per cantare vicino al pubblico “Sei bella davvero”. Un momento intensissimo, ma in fondo lo sapevamo già: i concerti di Motta sono emozione allo stato puro.

Motta e Les Filles de Illighadad, le date del tour

Motta riesce a regalare emozioni forti anche al di là del palco. Poco dopo l’inizio del concerto mi rendo conto che guarda sempre un punto fisso alla mia sinistra. Incuriosita mi giro e poco distante da me c’è Carolina Crescentini, la sua fidanzata, che lo guarda come una tredicenne alla sua prima cotta. Ragazzi, lasciatemelo dire: che spettacolo meraviglioso. Ormai lo sapete, non sono una romanticona, ma vedere i loro sguardi complici e innamorati mi ha lasciato veramente senza parole. Applausi e cuoricini per loro.
Ok, ho finito con i romanticismi random, andiamo avanti col concerto. I nuovi arrangiamenti delle canzoni sono eccezionali, bellissima la nuova versione di “Del tempo che passa la felicità”. C’è spazio anche per il momento nostalgia con “Cambio la faccia” dei Criminal Jokers.

Dopo “Mi parli di te” Motta esce di scena, per rientrare poco dopo con Les Filles de Illighadad al seguito e suonare insieme “Ed è quasi come essere felice” e “Roma stasera”, che chiudono il concerto con una perfetta fusione tra musica tribale e cantautorato che lascia tutti senza parole.

Devo essere sincera, penso che sarebbe stato ancora più coinvolgente se Motta e Les filles de Illighadad avessero suonato più pezzi insieme e se Les filles de Illighadad avessero suonato a metà concerto e non in apertura, probabilmente avrebbe reso ancora più importante la loro presenza sul palco, ma poco importa. Penso che questo sia stato uno dei concerti più particolari a cui io abbia mai partecipato, il messaggio che Motta e Les filles de Illighadad hanno voluto mandare con questa serie di concerti è forte e chiaro: la musica unisce. Poco contano le origini che abbiamo o la lingua che parliamo, la musica è un linguaggio universale, che unisce i popoli al di là delle differenze culturali.

Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.
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