Motta, Roma e la gioia di tornare sul palco

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Motta live a Roma, ovvero la gioia di tornare finalmente a suonare su un palco. Il cantautore dà il via al tour di “Vivere o Morire” e suona in casa nella prima data.


Andando contro corrente e provando ad elencare ciò che non è cambiato in Francesco Motta, da un punto di vista meramente estetico, è il nero dei vestiti. La maglia nera, uno dei componenti caratterizzanti la figura dell’artista toscano, è rimasta lo stessa: Motta, come Dylan Dog, avrà nel proprio guardaroba un numero considerevole di capi dello stesso identico tipo e colore. Meno punk forse, meno Sex Pistols nelle intenzioni, la nuova fatica discografica “Vivere o Morire” ci parla di un cantautore più maturo e forse meno conturbato. Serenità e coscienza di sé trasmesse dall’ascolto del disco che saranno lo specchio di questo concerto, veramente il primo live da quest’estate. La prima data del tour di “Vivere o Morire” dopo la presentazione in acustico (e non, con l’aggiunta di un violino che sarà il grande escluso di questa serata) a programmi radiofonici e televisivi, da “E poi c’è Cattelan” agli studi di “Rai Radio 2 Live” a Roma, tra i vari incontri nelle Feltrinelli di tutta Italia per il lancio del nuovo disco.

Lui è toscano, nato e cresciuto tra Pisa e Livorno. Ma si sente romano artisticamente e nel cuore, Roma è la sua città ed è giusto che proprio da questa abbia inizio il tour, pronto per tornare a suonare dal vivo ed affrontare impegnativi palchi che in passato lo hanno caricato di eccessive pressioni difficili da gestire, come l’Alcatraz di Milano. La componente live mancava davvero molto a Motta. Lo rimarca spesso ogni volta che tira fuori il discorso di quanto comporre un disco sia soddisfacente ma al contempo accompagnato sensazioni di semi-depressione a causa del poco contatto con il pubblico. Pubblico romano che risponde con affetto e accetta timidamente i complimenti per essere forse “l’unico pubblico che sa battere le mani a tempo”. L’energia che scorre sul palco dell’Atlantico scaturisce naturalmente e liberamente, sulle note di “È quasi come essere felice” la band si esibisce in un lungo e digressivo intro prima dell’acclamato ingresso di Motta, che abbraccia tutti i singoli musicisti. Molta meno rabbiosa  la successiva “La fine dei vent’anni”, come se superata quella fatidica soglia temporale tutto si assesti, facendo venire meno la frustrazione e lasciando riaffiorare i ricordi. Dal vivo è più marcata che mai la differenza tra il vecchio ed il nuovo: “Vivere o Morire” è meno frenetico, meno rock e più cantautorale.

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La dolcezza di brani come “La prima volta”, “La nostra ultima canzone” o “E poi ci pensi un po’”sono sentimenti inediti per Motta, il nuovo disco è un disco d’amore. Motta presenta altre varie volte ogni singolo componente della band ed ogni tecnico o fonico presente e non, dopo essere saltato sulle spalle di Giorgio Condemi (chitarre) e aver preso a testate Federico Camici (al basso) ringrazia di cuore, senza nominarla, la donna che lo ha seguito durante un anno tortuoso come quello appena passato (Carolina Crescentini, lo sanno anche i muri, presente oltretutto tra il pubblico). Le dedica “Quello che siamo diventati”, lei che aveva prestato la voce alla versione su disco del brano in questione. Peccato per la rinnovata scenografia, peccato per il semplice fatto che sia scomparso l’ormai celebre logo al neon che andava a comporre illuminandosi a ritmo di musica le lettere dell’artista. “Roma stasera” e “Se continuiamo a correre” in successione sono una scossa carica di groove, ritmi tribali e percussivi, prima degli accendini nella confidenziale ballata “Abbiamo vinto un’altra guerra”. Finisce così la prima data del tour di “Vivere o morire”. Con il Motta di “Mio padre era un comunista” che torna a parlare del padre nell’intimo brano/lettera aperta al padre “Mi parli di te”, emblematico del cambiamento che sta avvenendo nella sua testa, quando ora ha il coraggio di chiamarlo semplicemente “babbo”.

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l'arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
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About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l'arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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