Pearl Jam, Padova e il miracolo di Sant’Antonio

pearl-jam-padova-2018-in-media-rex“Avrebbero dovuto annullare le date italiane, sarebbe stato meglio”
(qualsiasi miscredente dopo la data di Milano)

Annullare un concerto per i Pearl Jam significa che la situazione è grave. Tanto è stato: Eddie Vedder completamente afono non poteva presentarsi sul palco per la seconda data londinese del tour europeo della band americana. Data annullata, appuntamenti italiani in forse, poi confermati. Ansia da parte di molti fan. Arriva il 22 giugno, Milano, iDays Festival. Eddie chiede aiuto al pubblico sin dall’apertura con Release. Molto affaticato, scaletta (forse) tagliata di un paio di brani. Inizia a serpeggiare la delusione, anche se la performance non è completamente da buttare. “Eddie non ce la fa”, “Che concerto di merda”, “Hanno suonato pochissimo (22 brani sono pochi per alcuni, ndr)”. Questa la summa dei commenti sui social.
Arriviamo a Padova con un certo senso di fastidio, perché è un continuo chiacchiericcio su paure e giudizi prima ancora che il concerto abbia luogo. Abbiamo fiducia, d’altronde siamo nella città di Sant’Antonio, confidiamo in un miracolo. Nell’attesa della manifestazione del prodigio ultraterreno, ci nutriamo d’odio per l’essere umano, ci nutriamo d’odio per la fila interminabile all’ingresso per il prato, ci nutriamo d’odio per la fila interminabile ai bagni chimici. Ci nutriamo d’odio, ma riceviamo sorpresa, soddisfazione e una sana dose di dolori al collo per headbanging e salti. Il miracolo inizia a dare segni della sua progressiva manifestazione.

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Lo Stadio Euganeo non è un tempio del calcio, trasmette una sensazione di provincia positiva: un campo sportivo molto grande, costruito negli anni ’90 e rimasto invariato dagli anni ’90. Ci sentiamo a casa.
Dopo un’improbabile primo tempo di un’improbabile partita dell’improbabile Mondiale 2018 trasmesso sui megaschermi, poco dopo le 21:00 i Pearl Jam compaiono sul palco. Appaiono tranquilli eppure carichi, Eddie è sorridente, non sembra essere troppo timoroso. Sarà Sant’Antonio, saranno gli antibiotici, più probabilmente sarà/saranno la/le bottiglia/e di vino rosso, ma inizia a tirare un paio di acuti niente male, mantiene le note, solo di rado si fa aiutare dal pubblico in un gioco di botta-e-risposta funzionale, dannatamente funzionale. La reattività sul palco e sotto il palco è immediata e persistente per tutte le 2 ore e 45 minuti di concerto. Alla faccia di chi auspicava l’annullamento del concerto “per il bene di tutti”. Il miracolo, miei cari, si è palesato in tutti i suoi decibel e in tutto il suo sudore.

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In questa profusione di gioia, di note impastate (più passano gli anni, più il suono di Mike McCready tende a non piacermi, seppur ancora funzionale nel contesto Pearl Jam), di salti e di esaltazione completa, in questa serata perfetta grazie alla temperatura né troppo umida, né troppo fredda, un fendente è partito dal palco per arrivare e trafiggere il fianco del qui presente scribacchino: inerme, con le difese completamente abbassate, gaudente delle oltre due ore passate, Jeff Ament prende il contrabbasso, Stone Gossard e Mike McCready tolgono il piede dall’acceleratore e dalle distorsioni.

I will light the match this morning so I won’t be alone

Watch as she lies silent

For soon light will be gone

Oh I will stand arms outstretched pretend I’m free to roam

Oh I will make my way through one more day in hell

Una coltellata inaspettata, nel fianco, quando ero completamente inerme. Indifference è un colpo basso per il lato emozionale di chiunque, anche di chi vuole sembrare sicuro di sé e pretende di esserlo. Dunque uno stronzo, in mezzo a 60 mila persone, inizia a coprire il volto perché è a rischio di rottura.

Bastardi Pearl Jam. Però grazie, infinitamente. Detto a bassa voce. Dopotutto, anche questo, nel suo piccolo, è un miracolo.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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