Pixies a Bologna. C’era una volta… No, non c’era.

pixies-band-2019

Pixies e Andrea. Storia di una non-storia.

Grande fermento qui a Bologna per i Pixies. Addirittura nei mesi scorsi è stato un susseguirsi di accadimenti particolari. Particolarmente belli per la band di Boston. Inizialmente era l’Estragon Club la location prestabilita per il primo dei due show italiani (l’altro, a Torino, il 12 ottobre presso le Officine Grandi Riparazioni). Poi, boom: biglietti esauriti nel giro di poco tempo. Una rapidità tale nell’accaparrarsi qualcosa di tanto desiderato la possiamo ritrovare solo nell’età romana, col ratto delle sabine (e non i Ratti della Sabina, quella è un’altra storia).

Quindi, che fare? Semplice: si passa al PalaDozza, in centro a Bologna. Palazzetto dello sport. Boom: anche lì, nuovi biglietti, nuovi posti, nuovo sold out in breve tempo.

Sono veramente euforico (cit.).

Venerdì 11 ottobre 2019. Arriva il giorno fatidico. Anzi, la sera fatidica. Il tour bus parcheggiato in strada, a lato del palazzetto. La folla che inizia a entrare. Le birre che iniziano (moderatamente) a scorrere. Le luci che si spengono, per poi esplodere insieme alle note dei Pixies. È da poco uscito il loro ultimo album Beneath the Eyrie, e non è per nulla malvagio, vi dirò.

pixies band in un corridoio prima di uno show

Il peso degli anni si nota un po’. Ma che spettacolo.

Ma, dove eravamo? Ah, sì, l’esplosione di note e suoni. Già. Un muro sonoro pazzesco, tanto che chi passeggia per la strada può ascoltare discretamente bene ciò che sta accadendo all’interno del PalaDozza.

Una magia. Magia pura. Peccato che coloro che non sono riusciti a entrare non possano godere come anatre nella stagione delle migrazioni dei colori, dei cambi luce, delle sferzate sonore che i Pixies lanciano dal palco e sbattono con amorevole passione in faccia alla folla nel parterre e sugli spalti.

Peccato che tra coloro che non sono riusciti a entrare ci sia anche il sottoscritto. Mannaggia agli arrosticini di pollo impanati.

“Where’s my mind?” Ah, vorrei saperlo anche io. Ma il concerto è stato pazzesco, giuro. Così come pazzesco è stato il sentimento di auto-odio che ho provato contro me stesso, quando baldanzoso mi stavo aggirando per le vie di Bologna, felice di aver trovato parcheggio, e nel tornare a casa odo della musica. Particolarmente avvincente. Particolarmente vagamente familiare. PalaDozza. Persone fuori. Persone che entrano di nuovo. Palazzetto che pulsa di musica. Goccia di sudore perché la tua mente inizia a capire. Sudore freddo quando lo smartphone, che fino a quel momento stavi pigramente e noiosamente accarezzando tra una storia di Instagram e l’altra, si illumina di colori cupi eppure gioiosi. La geolocalizzazione della storia. Il tag. La menzione della band sullo schermo. La menzione degli dei nordici e sudisti su tutti i calendari possibili.

PalaDozza di notte a bologna esterno pixies

Il riverbero dell’immagine è causato dal suono che proviene dal PalaDozza. E dall’idiozia che risuona in Andrea. Giuro.

Così, cari lettori, il mesto Andrea si vergogna pure di fare un misero tentativo di entrare con vari stratagemmi e sotteffugi, tanto è dilaniato dalla sua stoltezza. Questa qui sopra è l’unica foto scattata. Avrei voluto scattare un’altra diapositiva, quella con il vecchio rocker all’angolo della strada che imbraccia una chitarra rossa e scazza il tempo ogni 3 accordi (lo stesso rocker che vedete ho visto per giorni nei pressi della Visarno Arena a Firenze) e il tour bus dei Pixies sullo sfondo. Ma ero talmente intristito, che mi sono goduto il mio concertino personale. Io, il rocker dalla chitarra rossa e due tizi che lo interrompevano per chiedergli indicazioni stradali.

Però giuro che i Pixies sono stati una bomba, per quel che ho sentito da fuori il Paladozza e per quel che ho visto dallo schermo del mio cellulare. “Where’s my mind?”. Ah, ancora me lo sto chiedendo.

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

Un commento

  1. Da una che era dentro : l’acustica Era una merda e l’organizzazione anche peggio. Ci siamo persi 2 canzoni xche all’entrata non avevano più braccialetti.. non volevano farci andare nel parterre benché ne avessimo tutto il diritto..

    Loro però sono potenti , tanto da cancellare i disastri altrui.

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