Praga balla al ritmo degli Imagine Dragons

La band di Reynolds ha saputo far ballare anche la fredda Praga. Il live report della data ceca degli Imagine Dragons.


Considerato il fatto che la data del 16 aprile era sold out, pensavo fosse un inferno entrare all’O2 Arena di Praga per il concerto degli Imagine Dragons insieme ad altre 17.999 persone. La fila per i controlli era così terrificante che pensavo non sarebbero bastati tre quarti d’ora di anticipo. E invece no. Non senza un sorpresa, devo dire che i praghesi sono organizzati, e così in venti minuti di attesa me la sono cavata con un controllo col metal detector (sapevate che filtrini e cartine in tasca lo fanno suonare? Io no). Per dirvi, ho aspettato la metà del tempo in fila per andare al bagno. Le aspettative prima del concerto erano alte, anche se cercavo di non pensarci. Da buon curiosone, mi ero andato a sgamare la setlist delle date precedenti dell’Evolve Tour e -ovviamente- avevo visto che cambiava spesso. Speravo però non saltassero alcuni brani che avevano omesso in alcune date; da inguaribile romantico, temevo che altre canzoni potessero far parte di un medley che avrebbe tolto magia alla cosa. Di nuovo: e invece no.

Il programma ha previsto K.Flay in apertura, cantautrice statunitense che mischia il suo particolare timbro ad un sapiente utilizzo di basso e synth. Prima del concerto avevo sentito giusto qualcosa per evitare di arrivare impreparato, ma sarà stata l’atmosfera, sarà stato il fatto che non mi aspettavo fosse una botta di energia vederla dal vivo, ma in tre quarti d’ora di live ha spaccato. Subito dopo una mezz’oretta di pausa, giusto per il bagno e l’acquisto dell’ennesima birra, e poi si parte. Gli Imagine Dragons non si presentano subito, ma solo dopo Birth, il video introduttivo riguardante l’evoluzione del genere umano che viene proiettato sui tre schermi che fanno da sfondo alla performance della band. I quattro salgono da dietro il palco e restano al buio mentre sullo stage si forma una griglia blu fluo che rapisce lo sguardo, ed in sottofondo parte I Don’t Know Why, perfetta per l’opening. La seconda è la bomba Believer, che lo scatenatissimo Dan Reynolds introduce in acustico insieme a Wayne Sermon. La gente impazzita caccia un urlo quando sull’attacco del ritornello vengono sparati coriandoli a mai finire e Reynolds aizza la folla con gesti e tendendo il microfono.

Quello che accade dopo è solo un crescendo. La terza traccia è l’inconfondibile It’s Time che viene cantata a squarciagola da tutta l’arena, mentre dopo gli Imagine Dragons attaccano la cover -un po’ a sorpresa- di Forever Young. Mentre i coriandoli condiscono quasi tutti i brani, si passa a Gold, da Smoke + Mirrors, per tornare poi a Evolve, con Whatever It Takes, I’ll Make It Up To You con un assolo di Sermon, Mouth Of The River, la bomba Yesterday e l’esplosiva Start Over, con tanto di bass solo di McKee. A questo punto non capivo perchè la gente non si alzasse in piedi per ballare, vista la carica sprigionata dagli Imagine Dragons. Addirittura due ragazzi si sono avvicinati in transenna per ballare, ma un tizio seduto gli ha chiesto di sedersi perchè non vedeva, salvo poi andarsene neanche a metà concerto. Tutti troppo ordinati, ma sapevo si sarebbero scatenati. Reynolds ha introdotto Demons con una dedica a tutti coloro che soffrono di depressione, e più in generale di ansia, ricordando che anche lui era stata diagnosticata questa patologia ma che ne è uscito più forte di prima. Il brano è stato accompagnato da un suggestivo spettacolo di torce dei telefoni che ondeggiavano, la versione 2.0 degli accendini ai concerti. E mentre un sudatissimo Reynolds chiedeva a più riprese l’aiuto del pubblico, si susseguivano Rise Up (anche qui tutti seduti, boh), la cover di Three Little Birds e On Top Of The World, che è stata la spinta giusta per far alzare in piedi l’intera arena e far ballare tutti.

A questo punto la band si sposta su un altro palco, esattamente di fronte il main stage, adibito per le performance acustiche. Ed è così che parte la bellissima Next To Me con tanto di lancio di palloncini giganti (che Reynolds sottolinea dovessero cadere durante il brano precedente e non durante una canzone romantica) a cui seguono Shots e I Bet My Life. La scelta di fare quest’ultimo pezzo in versione acustica potrebbe far storcere il naso, ma a parere di chi scrive l’interpretazione è stata coerente col brano. Si torna così sul palco principale per quella bomba che è stata Thunder, che Reynolds ha cantato in coppia con K.Flay, Walking The Wire, The Fall in acustico e la chiusa con Radioactive, con tanto di drum solo. In tutto, il concerto è durato circa due ore. Gli Imagine Dragons hanno decisamente rispettato le aspettative, hanno fatto ballare Praga, il sottoscritto e hanno fornito ottimi spunti per video e foto da pubblicare su Instagram. Forse un po’ meno a chi stava in piccionaia, ma era davvero tutto esaurito, e anche loro si saranno divertiti da matti.

Alessandro Naimo

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Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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