Tash Sultana e Pierce Brothers, l’Australia infiamma Milano

Sold out europeo per la polistrumentista australiana Tash Sultana, approdata in Italia insieme ai Pierce Brothers per l’ultima data del Flow State tour.

Sabato 29 settembre al Fabrique di Milano è andato in scena uno dei concerti più coinvolgenti al quale credo di aver mai partecipato: ho ballato sulle note folk rock dei Pierce Brothers e mi sono lasciata trasportare in un viaggio unico grazie alle melodie psichedeliche di Tash Sultana, per tre ore di concerto che saranno difficilmente dimenticabili.

Lo spettacolo inizia alle 20.15, quando i due mastodontici fratelli Pierce salgono sul palco di un Fabrique già completamente pieno, fatto raro quando si tratta di un gruppo di apertura non propriamente conosciuto. Visibilmente emozionati ma carichissimi i Pierce Brothers intrattengono il pubblico per tre quarti d’ora trasmettendo un’energia spaventosa (io ho sinceramente adorato quello che dei due suona le percussioni, un folle che ha provato a trasformare in tamburo qualsiasi cosa, dalla chitarra del fratello alle colonne del palco) ma riuscendo anche ad emozionare con la canzone dedicata alla sorella malata di cancro e riuscita a guarire.

Alle 21.00 circa prima di andare via ringraziano Tash Sultana a cui hanno aperto tutte le date del tour europeo, ricordando di quando l’hanno conosciuta suonando ai due lati della stessa strada a Melbourne, e danno “appuntamento” al pubblico a fine concerto. Ovviamente in quel momento decido che sarei dovuta andare a cercarli ed abbracciarli.

Il tempo passa e aumenta l’emozione, così come la calca sotto al palco, e finalmente dopo mezz’ora di attesa arriva puntualissima sul palco Tash Sultana: piedi nudi, cappellino in testa, maglia e pantaloni larghi, sul palco sembra uno scricciolo. Sorride, sembra che le tremila persone davanti a lei non la tocchino minimamente, nella sua sicurezza ti fa quasi dimenticare che ha solo ventidue anni: “Welcome to the Tash Sultana Experience” ci dice, e lo spettacolo può avere inizio.

Non sta ferma un attimo la piccola Tash, saltella passando da uno strumento all’altro, canta, suona e si diverte come una bambina. La sua voce e le immagini psichedeliche che scorrono sullo schermo fanno venire voglia di chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla musica, ma non si può perchè la curiosità di vederla muoversi sul palco è più forte, è impossibile smettere di guardarla nei suoi movimenti fluidi e ipnotici, con le sue smorfie e i suoi sorrisetti. Tra una canzone e l’altra la musica non smette mai, ogni base viene creata al momento con sintetizzatori, pad e tastiere, non c’è niente di preregistrato, Tash suona qualsiasi cosa, chitarra, tromba, mandolino, persino il flauto di Pan, suonato facendoci sopra beatbox, ed è veramente bello vedere un’artista così versatile gestire un palco completamente sola, assistita solo da un tizio dello staff che le cambia le chitarre e che lei prende in giro ogni volta che esce dicendo, in un italiano praticamente perfetto, “Lui ha una vagina enorme”. Anche simpatica, lei.

Il concerto va avanti e finalmente arriva la celebre Jungle, conosciuta ai più per essere uno dei brani di Fifa 18. Tutti cantano e ballano fino a fine spettacolo, quando Tash ringrazia tutti e va via concludendo l’emozionante esperienza in cui ci ha condotto. Le luci si accendono e guardo l’orologio, il concerto è durato ben due ore e un quarto passate praticamente senza accorgermene (se non fosse solo per il lieve mal di schiena da troppo tempo in piedi, ah che bella la vecchiaia…)

Prima di uscire, ancora su di giri, faccio un giro per il Fabrique e trovo i Pierce Brothers vicino allo stand del merchandising a firmare autografi. Sarebbe bello se ci fosse anche Tash, ma purtroppo lei è ancora dietro le quinte. Aspetto il mio turno, mi faccio firmare il biglietto del concerto e ci scambio due chiacchiere. Sono esaltati per il concerto, il loro primo in Italia, non si aspettavano un affetto del genere da parte del pubblico. Gli faccio i complimenti e… sono loro che abbracciano me.

Le cose belle.

Giada Corneli

Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.
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Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.

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