TOdays18, Day 1: buona musica e droghette da strapazzo

Resoconto legale del primo giorno del TOdays Festival, tra ottima musica, fregna e cannabis. Ma, appunto, legale.

Ho sempre valutato la buona riuscita di un festival principalmente da tre cose: la qualità della musica, l’atmosfera/location, la quantità di gnocca. Il TOdays Festival per ora ha rispettato appieno i miei standard. Bravi!

Ma andiamo con ordine.

In scaletta per la serata di venerdì 24 Agosto Indianizer, Bud Spencer Blues Explosion, King Gizzard and the Lizard Wizard The War On Drugs. Il fatto che gli headliners rimandassero inevitabilmente alla “guerra agli stupefacenti” era evidente sia dall’ampio schieramento marziale all’ingresso dello sPAZIO 211, sia dall’ingente quantitativo di Cannabis CBD assunta da chi vi scrive. Sono passati i tempi dei festival in botta di LSD, ora solo droghette “politically correct”.

Proprio per questo mio attardarmi nel rollaggio di uno spinello dal sapore “soft” arrivo in ritardo e il concerto dei miei amici Indianizer è ormai nel vivo. Per dare una verve un minimo più trasgressiva alla serata mi fiondo come prima cosa verso La Mecca di ogni buon festival che si rispetti, la spillatrice delle birre, e con l’animo rinfrancato mi dirigo sotto palco a godermi le ormai a me care sonorità psico-tropicali dei quattro di Torino. Al ritmo danzereccio di brani estratti dal loro ultimo album, Zenith, l’atmosfera del TOdays comincia a scaldarsi. Fin qui tutto bene. Incontro qualche amico, bevo un’altra birra ed è già tempo dei miei amatissimi Bud Spencer Blues Explosion.

I due di Roma (in questa tournee in realtà 4) non deludono mai. Ogni volta che Viterbini prende in mano la chitarra capisco perché ha ragione chi sostiene che la musica italiana sia ancora viva e vegeta e abbia anche “due coglioni grossi così”. Con buona pace di amori e capoeire varie. Il pubblico è subito su di giri, deliziato dal blues sporco e cazzuto (un po’ alla Jack White) dei brani estratti dalla loro ultima creazione Vivi, muori, blues, ripeti, disco che non eguaglia a mio parere le vette raggiunte precedentemente dai due laziali, ma che comunque conferma quanto detto prima. C’è anche spazio per far divertire le donzelle e i più effeminati tra il pubblico con la loro ormai eccelsa e consolidata cover di “Hey Girl, hey boy” dei Chemical Brothers. Stratosferici, seppur con una scaletta piuttosto ridotta all’osso.

Seconda birra. Ho anche il tempo di fiondarmi allo stand della Clipper e partecipare ad un giochino promozionale che mi fa guadagnare un accendino griffato TOdays e, beffa del destino, due pacchi di cartine lunghe.

E’ tempo dell’unica band della serata su cui sinceramente mi trovavo assolutamente impreparato e che mi ha fatto rimuginare sulla scelta di accantonare a prescindere un mezzo Hoffman: i King Gizzard and the Lizard Wizard. Qui, non me ne vogliano i più sofisticatinon ci ho capito una mazza. Sarà che mi sono visto la loro esibizione praticamente stalkerizzato da un irlandese tracagnotto e ubriaco ammaliato dalla mia t-shirt dei The Pogues, sarà che due batterie sul palco mi mettono ansia, sarà che la psichedelia piuttosto progressiva che strizza l’occhio agli anni 70 mi ha rotto il cazzo da un pezzo ma non sono riuscito ad apprezzarli appieno. Attenzione, sicuramente una formazione di musicisti straordinari che per gli amanti del genere hanno confezionato un live da 8 e mezzo. De gustibus.

Ormai è buio sul cielo dello Spazio (bella questa vero?!) e la ressa è ormai tanta. Fra modaioli appassionati di musica, vagonate di figa e un pubblico variopinto e simpatico, mi appresto a godermi la meritata cena a base di schiacciata toscana con porchetta e rucola e, inevitabilmente, la terza birra. Il momento che attendevo da un po’ sta finalmente arrivando; manca poco al live dei The War On Drugs e ingurgito tutto molto in fretta con la giustificazione che sta diavolo di CBD almeno la fame chimica te la lascia.

Precisi come non mai (ottima organizzazione di palco e timeline rispettata alla perfezione) sale sul palco la formazione della Pennsylvania e inizia uno spettacolo di un’ora e mezza di grande musica e di grande classe. Per alzare il tiro mi munisco di Gin and Tonic e corro sotto palco. L’esperienza dei sei americani è tanta e si vede. Granduciel è un mostro di eleganza e presenza e brano dopo brano, sulle note della titletrack dell’ultimo album “A Deeper Understanding”, ma non solo, si è subito catapultati in quell’universo un po’ anni ’80 come solo le creazioni dei The War on drugs sanno fare. “Pain, “An ocean in between the waves”, “Strangest Thing”, Eyes to the wind”, fino a chiudere con la stupenda “In chains”.  Ammaliano un pubblico che non riesce a staccare gli occhi dal palco. Senza dire più di tanto, a parte qualche frase di rito, la musica scorre leggera e per un attimo porta lontano nello spazio e nel tempo l’isola urbana del TOdays, sognando spiagge sull’oceano, chitarre, un fuoco e la loro malinconia, marchio di fabbrica di una band che non deve ormai dimostrare niente. Eleganti. se dobbiamo essere critici per forza, forse un po’ di movimento in più sul palco non disturberebbe e darebbe un po’ di verve in più allo show, ma in confronto alla buona musica che ci hanno offerto queste sono bazzecole.

Ultima sigaretta, pisciatina di rito e si torna alla macchina. Contento per la qualità musicale proposta, per la bella atmosfera che dà speranza ad un’ancora semi vuota metropoli sabauda e per l’ottima organizzazione. Bravi tutti. Ora doccetta e cannabis legale.

La cronaca del day 2.

Marco Ceretto Castigliano

Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.
Marco Ceretto Castigliano

About Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.

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