Dischi Che Escono – 01/10/2018

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Dieci fra dischi e singoli da comprare con il reddito di cittadinanza (24/09/2018 – 30/09/2018)


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Muse
Pressure (Singolo)

Alternative Rock, Warner

L’highlight
Il video, come se ci fosse altro da segnalare

Per chi apprezza
Le caricature di se stessi

Non mi occupo dei Muse (almeno, non ne scrivo e quindi non dedico loro particolari approfondimenti) da quando approfittai delle offerte del Sorrisi e Canzoni TV per comprarmi il cofanetto con tutti gli originali a dieci euro a testa – a naso, quindi, dal 2012. Voglio però approfittare di questo spazio, al quinto (!) singolo che han tirato fuori dal loro prossimo album Simulation Theory, per esprimere – sognando che arrivi a loro – il mio accorato e profondissimo messaggio: avete rotto i coglioni. Questi qui stanno continuando dai tempi di Reapers a prendere riff dei Rage Against The Machine e a metterci sopra assortite plasticità ottantiane, stendendo tappeti dalle tinte sature per gli ormai nauseanti acuti di Bellamy. Pressure non aggiunge alle ormai formulaiche vergogne del trio neanche le brutture inedite del singolo Something Human (rubato forse a Jason Mraz, forse alla colonna sonora di un nuovo Rio della Disney): ci sono i giri elettronici di The Resistance, i coretti di Panic Station, le chitarre di sempre. Essenzialmente, i Muse giocano a fare i Muse e puntano sempre più forte, in un’esaltazione macchiettistica delle proprie stronzate più caratterizzanti: a qualcuno, indubbiamente, piacerà tantissimo. – Riccardo Coppola


Lady Gaga & Bradley Cooper
Shallow (Singolo)

Folk, Interscope

L’highlight
Il tasto <<

Per chi apprezza
Intrattenersi a modo proprio

Di solito, a fine giornata, per tirarmi su il morale accade che mi abbandoni al mio passatempo preferito: cercare sui miei social o nei gruppi musicali il cazzone senza speranza di turno che sostenga che i Queen siano una band sopravvalutata e ucciderlo a parole (sì, sono una persona triste), quasi volessi cavargli fuori quel briciolo di ragione inutilizzata e rificcargliela al posto giusto con bocconi di improperi. Oggi però, Sant’Iddio, purtroppo è un buco nell’acqua: non trovo nessuno, non un’anima viva storta. Grazie a Dio becco in extremis un saputello che sputa sentenze in campi paralleli ma vicini (c’è sempre un Gaga di mezzo): la Germanotta per il novello Messia non sa cantare né comporre pezzi degni. Mosso da una insolita pietà, metto per una volta da parte gli insulti e mi limito a copia-incollargli nei commenti questo nuovo capolavoro tratto dal film in arrivo col Cooper attore. Aaah, mi sento una persona migliore. Chissà che non si ravveda, chissà che non ci sia addirittura ancora speranza per il genere umano. Da una parte spero di no. Ci tengo ai miei passatempi. – Giulio Beneventi


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Alt-J
REDUXER

Indie, Alt-j

L’highlight
Alt-F4 per chiudere Spotify

Per chi apprezza
Farcire la merda

L’altro giorno ho cucinato per degli ospiti un risotto che nelle intenzioni doveva essere spettacolare. Avevo scelto per bene gli ingredienti, avevo preparato il brodo a parte, poi ho messo tutto su una fiamma esageratamente alta. Ero animato dai migliori dei propositi, ho fallito, ma ho riconosciuto i miei errori: alla fine ho offerto un indegno Kebab da un turchicello qualsiasi. Racconto questo triste episodio per bearmi di me stesso, del mio modo di fare da gentlemen, della mia capacità di ammettere il fallimento. Quello che manca agli Alt-J, per esempio. Non volendo fare un processo alle intenzioni di questi tre stramaledetti hipster, non sindaco sulla genuinità delle idee che hanno portato a quello scempio musicale che è il loro ultimo album Relaxer. È venuto fuori una merda: succede. Anche Chris Cornell aveva fatto una collaborazione con Timbaland macchiando per sempre la sua carriera quasi impeccabile. Il problema è che gli Alt-J hanno deciso di prendere il loro disco già orrendo e rivisitarlo, prendendone le tracce e riempiendole di featuring imbarazzanti con esponenti della scena hip-hop (il tutto è infatti nato con 3MM rifatta insieme a Pusha T), rendendole ancora più dissonanti e creepy di quanto già fossero. Quando ho sentito i proverbiali na-na-na-na di naso di Joe Newman sprofondati in un oceano di negrate trap ho pensato a quanto sarebbe bella la voce di Cortana che ti fa un resoconto delle bollette da pagare su un sottofondo di rutti e unghie sulla lavagna. La prossima volta che brucio un risotto butto in pentola orsetti gommosi e wurstel e lo impiatto con orgoglio, e vaffanculo alla dignità di cui mi ostino a vantarmi. – Riccardo Coppola


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Maneskin
Torna a casa (Singolo)

Pop rock, Sony

L’highlight
La qualità c’è, ma…

Per chi NON apprezza
Sanremo prima che arrivi Sanremo

Tornano i Maneskin, i ragazzetti romanacci che hanno stregato quella strega di Manuel Agnelli, i vincitori morali dell’ultima edizione di X-Factor. Dopo “Morirò da Re”, orecchiabile ma dimenticabile, il sogno erotico delle casalingue di tre quarti d’Italia Damiano torna con la combriccola con una ballatona struggente. Pronta per Sanremo. Orchestrazioni, storia strappalacrime e mood azzeccato. Domanda: live come diavolo la suoneranno? Vai di CD, ops, di emmepitrè e si suona sulle basi? Al di là di questo, Torna A Casa è senza dubbio un singolo discretamente superiore rispetto la media attuale, con gli stilemi della band (parte centrale con batteria che spezza il tempo e poi climax). Però mi sono onestamente smascellato le gonadi: basta con ‘sti singoli, vogliamo la prova del nove per capire se effettivamente questo arrosto, dopo alcune ventate di poderoso fumo, sia ancora effettivamente una buona e succulenta portata. Vogliamo un album intero. Daje. – Andrea Mariano


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Kutso
Che effetto fa

Pop, Goodfellas

L’highlight
Disoccupato

Per chi apprezza
Il logorio della vita moderna

Tornano i Kutso. Ed era ora, eccheccazzo. “Sputerò nei vostri aperitivi”. Poesia, irriverenza, un po’ de rosicamento ma con delle basi belle solide. Continuo a preferire “Decadendo (Su Un Materasso Sporco)” e “Musica Per Persone Sensibili”, ma questo non significa che “Che Effetto Fa” sia un brutto album, anzi. “Le Rose Morte” è un piccolo capolavoro, “Disoccupato” ti fa incazzare e ridere allo stesso tempo, “Niente cuoricini” è una intelligente presa di posizione nei confronti dei Social, “Giovani Speranze” è uno dei pezzi più taglienti del loro repertorio (non mi stupirebbe se fosse già in cantiere dal primo album). In più, il costante aleggiare di sonorità che richiamano la musica leggera degli anni ’80 a là Ivan Graziani sono tutti elementi ultra positivi. Ripeto in questa sede ciò che avevo già affermato con fermezza in altro spazio: la scena musicale italiana sarebbe di tutt’altro spessore se i Kutzo avessero più visibilità e spazio, se ci fossero più band e più artisti di tal fattura. – Andrea Mariano


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Elisa
Se piovesse il tuo nome (Singolo)

Pop, Universal

L’highlight
Lo shampoo negli occhi per autoinfliggersi castigo e punizione

Per chi apprezza
Frustarsi le palle col cilicio

Elisa, la vita è bella. In verità no, è orribile ed è semplicemente costellata di attimi di cielo limpido. Per questo ti dico che se piovesse il nome di persone a caso o precise significa che il cielo sarebbe perennemente plumbeo, e sai che due palle. Lasciamo il record di depressione agli Scandinavi, va. Non è nemmeno così osceno questo “Se Piovesse Il Tuo Nome”, bisogna essere onesti. Tuttavia colgo l’occasione per una riflessione: è mai possibile che nel pop italiano sia così imprescindibile, necessaria, vitale la vena finto-malinconica e strappalacrime e strappacuori e strappamaroni? Voglio più Kutso e meno smaronate smielate. Non voglio l’eliminazione totale, ma una sana e decisa potatura sì. Porca. Di. Una. Miseria. E scusate se penso a voce alta (semi-cit.) – Andrea Mariano


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Loredana Bertè
Libertè

Pop, Sony

L’highlight
La Bertè, porco mondo!

Per chi apprezza
Nami Hayase

Loredana Bertè non esiste. In realtà colei che c’è oggi a cantare con l’autotune che fatica come una bestia è Nami Hayase di Mila e Shiro (due cuori nella coca al volo). Cosa significa oggi, per Nami Bertè, essere al passo coi tempi? Esasperare gli anni ’80 grazie alle moderne tecnologie digitali. E vai di cassa potente e tastieroni e cori. È tutto così tremendamente fuori posto, che è bellissimo. È come sentire una remastered di pop-trash anni ’80 mentre vanno in onda puntate di Mila e Shiro in 4K HDR. Attenzione però: in tutto questo marasma sonoro ci sono testi da spunti di riflessione e davvero interessanti (Babilonia, che sa un po’ di “In Alto Mare” parte seconda e disincantata). Vai Nami, vai Bertè, fottitene di tutto e tutti, fai un’alzata micidiale in maniera tale che la schiacciata di classe ci smascelli la faccia. Nami, Bertè Libertè. Attack! – Andrea Mariano


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Mudhoney
Digital Garbage

Alternative Rock (una volta lo chiamavano Grunge), Sub Pop

L’highlight
Paranoid Core

Per chi apprezza
Proliferare come se non ci fosse un dopodomani

I Mudhoney, santo Iddio. Non li fermeresti nemmeno con le cannonate. Anche perché è difficile reperire cannoni. Mettendo da parte i vaneggiamenti del sottoscritto, Digital Garbage è spazzatura, oro puro per Doc e la sua Delorean. Filtri, questi sconosciuti: quasi ogni brano ha un suo mix, rendendo inerme e indifeso l’ascoltatore dall’impatto sonoro di volta in volta. Il colpo da goleador di classe è proprio: avere un mixaggio tanto impastato da risultare insensatamente meraviglioso. “Translucent” del 2002 in confronto è cristallino. Proprio per questo Godrete. E bravi, miei vecchiacci belli. Quanta strada devono fare quei pischelletti che tanto si atteggiano da alternativi. Voi avete dribblato ogni paletto per il successo di massa, manco foste dei George Best o dei Gianfranco Zola. Acquistate Digital Garbage, ascoltatelo, imparate. Godete. Mettetevi il preservativo. Repeat. – Andrea Mariano


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Stratovarius
Enigma: Intermission II

Power Metal, Edel

L’highlight
Kill it With Fire

Per chi apprezza
Avere casa in disordine e ritrovare cose-a-caso

Ahia. Timo, che diavolo combini con in tuoi amici di merende? Componi tre inediti di buon spessore (“Enigma”, “Oblivion” e soprattutto “Burn Me Down”) e poi infarcisci il ciddì con rarità (leggasi scarti), versioni orchestrali di ottimi pezzi del recente passato (leggasi “distruggi con orchestrazioni spompatissime ottimi esempi del recente passato) e altre rarità (leggasi bonus track tratte dalle edizioni di quei fortunati giapponesi)? Così non si fa, no. Soprattutto quando, pur per scherzo, cercate di travestirvi da Helloween. No, no e no. Apprezziamo tanto, tantissimo il fatto di poter avere portato a più facile fruizione qui, nella vegliarda Europa, tante gemme per tanto tempo godute dal solo Sol Levante, ma quelle orchestrazioni… Quelle altre rarità che sono in realtà scarti non rendono minimamente giustizia al Stratovarius. Caso specifico: Castaway, per quanto fotocopia di quel capolavoro conosciuto come Black Diamond (e che ha un posto speciale in me stesso medesimo), la salvo proprio perché fotocopia uscita discretamente, una sorta di “part two”. Per il resto, caro Timo, è un minestrone in cui c’è troppo timo e troppi strati troppo vari. Vogliamo nuovo materiale completo e compatto degli Stratovarius. Questo secondo intermezzo è solo per metà ruscito. – Andrea Mariano


Litfiba
Mondi Sommersi (Legacy Edition)

Rock, Sony

L’highlight
Il concerto di Torino e non quella cagata di Assago

Per chi apprezza
La minestra riscaldata e scotta

Mondi Sommersi non è esattamente la punta di diamante della discografia dei Litfiba. Un paio di pezzoni tamarri, un paio di belle composizioni, qualche filler di troppo. Ma una riedizione fa sempre piacere, visto il precedente creatosi con Spirito e quei due CD supplementari con un ottimo live di Modena. Ma qui siamo nel 1997, stessa formazione ma gusto completamente differente. “Lacio Drom” più lenta che mai, “Lo Spettacolo” tosta nel suono ma che va avanti col freno a mano e quella sensazione dannata che manchi sempre qualcosa e che sia stato aggiunto sempre qualcosa di troppo. Ma il concerto in questione è quello di Torino, all’epoca uscito unicamente in VHS e notevolmente superiore di quello di Assago e da cui è tratta l’edizione CD di “Croce e Delizia”. In Piemonte Pelù inizia a miagolare più dell’allora solito, ma la voce rimane piuttosto potente, in Lombardia divenne il MALE. Detto questo, è con sconforto che non riesco a capire perché in “Mondi Sommersi (Legacy Edition)” il discreto concerto torinese abbia una qualità sonora così bassa. Vien da pensare che le registrazioni originali abbiano risentito clamorosamente il tempo trascorso (strano però: Modena ’95 è decisamente più limpido). Alla fine della fiera: solo per ULTRA collezionisti. Se proprio dovete spendere soldi, dirigetevi verso “Spirito (Legacy Edition). – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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