Dischi Che Escono – 03/09/2018

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Musica che potevano suonare al matrimonio della Ferragni (27/08/2018 – 02/09/2018)


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Eminem
Kamikaze

Hip hop, Aftermath

L’highlight
The Ringer

Per chi apprezza
Genuflettersi

“Vedi di guarire in fretta, ti prego, che sennò a sto giro sarà Moby a prendersi gioco di noi. Cazzo, Marshall. Cazzo.” Questo scrivevo, ferito e deluso, lo scorso dicembre in occasione del flop dell’ultimo album del vero bomber outsider (bianco) del rap. Detto fatto, in neanche otto mesi, Eminem torna rabbioso e riottoso a rifilare in bocca a tutti (me compreso, me tapino) le critiche, con tredici tracce ostiche e sanguinolente che fungono in generale come graffiante reminder del motivo per cui il biondo di Detroit è considerato tutt’ora “the best there is at what he does”, come Wolverine. C’è tutto il necessario in questo “Kamikaze”, tutto quello che non aveva oggettivamente “Revival”. Non che ci siano musicalmente enormi novità, né nella produzione (di Dr. Dre e dello stesso Eminem) né nei sample. Persino la copertina pare una citazione di “Licenced to Ill” (il primo disco di rap bianco, Beastie Boys, rega). “Kamikaze” è in poche parole un inno alla superiorità della vecchia scuola, più che lampante sin dall’opener The Ringer, che umilia Trap (quella americana, figurati Eminem si cura di Ebbasta) e Trump. Che dire, ben fatto (di nuovo), Marshall. Perdona noi miscredenti. – Giulio Beneventi


The Kooks
Let’s Go Sunshine

Brit-pop / Indie Rock, Lonely Cat

L’highlight
All the Time

Per chi apprezza
I compiti estivi

FinIsce agosto ed ecco arrivare sugli scaffali l’ultimo lavoro dei The Kooks. Ed in periodo di compiti estivi, possiamo dire che Let’s Go Sunshine non riesca ad andare oltre la striminzita sufficienza: un compitino per dirla facile. Bello, per carità. Non voglio passare per il burbero e cattivone che smonta del tutto una produzione nel complesso buona, però c’è un che di anonimo in gran parte delle quindici tracce che compongono Let’s Go Sunshine. Il manifesto del più banale britpop: questa potrebbe essere il modo più sintetico ed efficace per descrivere il quinto album studio dei The Kooks. Ancora tornano alla mente i tempi di Naive, singolo capolavoro estratto dal primo album Inside In/Inside Out, che probabilmente ha generato alte aspettative per ogni lavoro successivo. Ma chi si accontenta, gode e magari si può godere anche con Let’s Go Sunshine. – Francesco Benvenuto


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twenty one pilots
My Blood (Singolo)

Alternative / Hip Hop, Fueled by Ramen

L’highlight
La grancassa ritardata

Per chi apprezza
non scavare nel repertorio di una ottima band e accontentarsi di ciò che essa sceglie per la heavy rotation in radio

I Twenty One Pilots sono ormai un fenomeno consolidato, apprezzato da molti e da un pubblico variegato, sono pochi i ciechi detrattori. Con “Blurryface” il successo commerciale ma anche in termini di qualità della proposta l’ago della bilancia si era definitivamente spostato. La band americana punta tutto sulla freschezza, sulla versatilità sonora e sull’esplosività. Sopratutto in sede live il duo convince in quanto giovane ed energico, una attitudine punk, un basso ed una batteria, tra campionamenti e sonorità indie e Hip Hop. Esempi? Il breakdown di “The Judge” e l’outro di “Goner”. Dopo la riuscita “Jumpsuit” però i due singoli che sono seguiti rimangono decisamente sottotono rispetto agli standard ai quali eravamo abituati. “My Blood” è un pezzo decisamente scialbo, che inizia con qualche buona battuta di batteria ma si perde in un banalissimo giro di basso scopiazzato dai Tame Impala e sopratutto non cresce di intensità, unico vero (se vogliamo restringerne al massimo le vere ed effettive qualità) punto di forza della band. Ad un anno da “Heathens”, ottimo singolo per la soundtrack di Suicide Squad, “My blood” prova a ricalcarne le orme. Non ci riesce. Speriamo che il nuovo disco abbia tante tracce, in modo da poter trovare più aghi nel pagliaio. – Matteo Galdi


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Alessio Bernabei
Messi e Ronaldo (Singolo)

Pop, Warner

L’highlight
L’ignorare che Messi e Ronaldo giochino in squadre diverse

Per chi apprezza
La nazionale del 2014

Lo ammetto: nella mia attività senza fini di lucro di sproloquiatore sul web ho citato Ronaldo in almeno tre pezzi diversi, negli ultimi due mesi. È una cosa che viene fuori d’istinto, automaticamente. Però Bernabei, uno dei più inenarrabili scandali del talent-pop italiano, non potrebbe permetterselo. Specialmente quando la metafora calcistica è stata appena sdoganata, con sensibilità artistica leggermente maggiore, da Tommaso Paradiso. E invece Alessio spiega alla (s)fortunata – dopo un’intro che sembra quella di Grazie Roma – come con lei diventa ancor più bello di un gol in finale di Champions (ed è difficile, considerato che ormai li fanno tutti in rovesciata). Come lui e lei siano meglio di Messi e Ronaldo. Che poi tendenzialmente si odiano, Messi e Ronaldo, giocano in squadre diverse, si fanno concorrenza. È proprio una metafora del cazzo, Bernabei. Doveroso velo pietoso steso su arrangiamenti e performance vocale. – Riccardo Coppola


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Mogwai
Kin

OST, Rock Action

L’highlight
Flee

Per chi apprezza
Rinsavire, in parte

Capisco benissimo chi venera i Mogwai. Comprendo anche chi è tornato a casa col durello dopo il loro concerto al TOdays, davvero. Sono bravi, hanno gusto, ci sanno chiaramente fare. A me -mi spiace molto- non hanno mai fatto impazzire. Per nulla. E non ci posso far nulla. Sono fatto male, lo so – probabilmente peggio di quelli che ascoltano Lo Stato Sociale. Eppure, forse a riconferma che c’è del buono anche in me, la colonna sonora originale in questione, per il film d’esordio di Jonathan e Josh Baker (discreto hype), mi ha fatto letteralmente impazzire. Vai a capire i motivi schizofrenici dietro questo paradosso. Io so solo che mi sono ritrovato in un viaggione, fatto di una produzione shoegaze pura e sognante, cosparsa di chiavi minori riverberate al piano, suoni mercuriali e freddo scricchiolio spaziale. Il portamento rock diviene elettronica ed è una vera goduria, parola di scout. Posso dire solo “Bella Storia”, come un Morgan pippato. Dicono i diretti interessati: “È stato fantastico realizzare un progetto così diverso da tutto ciò che abbiamo fatto prima e vediamo come la nostra musica si adatta in un ambiente completamente diverso rispetto a come è stata usata in passato.” Ah, forse è per questo che mi ha preso. Sì, non c’è niente di buono in me. – Giulio Beneventi


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Anna Calvi
Hunter

Indie, Domino

L’highlight
As A Man

Per chi apprezza
Sensualità a corte

Non perfetto, questo Hunter, ma un gradito ritorno di Anna Calvi. D’altronde, pezzi come As A Man e Chain possono tranquillamente sovrastare alcuni passetti falsi come la title track, non propriamente irresistibile. Ma è un disco buono, dannatamente buono. Un disco di indubbia qualità. Per intenderci: se fotte l’opera prima di una Pinca Pallina indie qualsiasi, saremo dinanzi a un piccolo miracolo. Dato che Anna Calvi ci ha abituato a vette qualitative invidiabili, questo Hunter è una piccola gemma con qualche piccola incrinatura. – Andrea Mariano


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Troye Sivan
Bloom

Pop, Universal

L’highlight
Il pre-ascolto

Per chi apprezza
Corso Massimo e i lampioni

Non mi vergogno di dirlo, seppur probabilmente dovrei. Scelsi da “recensire” (per carità di Dio, che paroloni) dalla scrivania di IMR il disco in questione esclusivamente per il nome dell’artista. Sic est. Ma, dal basso della mia disumana ignoranza, ci presi paradossalmente in pieno: mi ritrovai infatti al cospetto di un poppaccio imbarazzante che fotografa perfettamente lo stato di prostituzione della musica mondiale. Cliché orali (“Seventeen”), smaneggiamenti alla chitarrina (“The Good Side”) e un conseguente collage irritante di già-sentito-e-odiato che, ammetto, non sono riuscito a finire. Basta. Misi dieci euro sul comodino vicino al disco e uscii disgustato, con la sensazione di dovermi fare tre docce consecutive per ritrovare una parvenza di purezza ormai smarrita. Ciaone proprio. – Giulio Beneventi


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Iron & Wine
Weed Garden

Folk, Sub Pop

L’highlight
Last of Your Rock’n’Roll Horses

Per chi apprezza
La noia della pace

Sam Beam, in arte Iron & Wine, ha sempre avuto un problema fondamentale che non riesce a togliersi di dosso. Lo spiego con i fatti: non avevo visto che Weed Garden fosse un EP, l’ho lasciato scorrere su Spotify, dopo una quarantina di minuti mi sono trovato a metà dell’album precedente e non me ne ero minimamente accorto. Potenzialmente avrei potuto continuare per una decina di ore, sentire tutta la sua discografia, e non rendermi mai conto del passare degli anni, degli album, anche semplicemente delle singole tracce. Perché è un indie folk elegante ed educato, quello di Ferro e Vino, tormentato nei testi e nella voce sempre calda ma tremante, ma fondamentalmente sempre identico a se stesso. Cambiano ogni tanto gli accenti, le strumentazioni guest (come il piano, i violini, le mani battute sul corpo dell’acustica), ma è sempre molto difficile imbattersi in qualcosa che possa far drizzare le orecchie. – Riccardo Coppola


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The Vintage Caravan
Gateways

Psychedelic Rock, Nuclear Blast

L’highlight
Tune Out

Per chi apprezza
L’invidia

Sono fatti vecchi, i The Vintage Caravan: il cantante e chitarrista solista ha compiuto da poco 24 anni. Sono già al terzo album in studio, per Nuclear Blast. Il primo è uscito nel 2009. Il secondo, Arrival, era già un mezzo capolavoro. In Gateways gli islandesi aggiustano l’aggiustabile della loro proposta, addolcendo e arrotondando i residui spigoli del loro già ampiamente sfaccettato hard-stoner-psych rock. Spuntano le ballatone dalle venature blues, spuntano connotati degnamente prog su circonvoluzioni chitarristiche incredibilmente raffinate e su godibilissimi inserti di tastiera. Prodigiosi. – Riccardo Coppola


Omnium Gatherum
The Burning Cold

Death Metal, Century Media

L’highlight
Be The Sky

Per chi apprezza
tale genere musicale, sempre e comunque, imperterrito

Gli Omnium Gatherum suonano bene ma non incidono, e questo è un problema abbastanza comune all’interno del genere. Di Hypocisy e Soilwork ne nascono due ogni 10 anni. Copertina a parte che sembra uscita da una espansione di World of Warcaft, “The burning cold” è tutto sommato però piacevole. Nel senso che potrebbe esserlo in veste di compendio a chi sta tornando dalle vacanze e, dovendo affrontare dieci ore di macchina, ha finito tutta la discografia degli At The Gates, Dark Tranquillity e In Flames anni ’90. Ma sopratutto dovrebbe avere voglia di ascoltare dieci ore di melodic death metal scandinavo, ininterrottamente. Difficile quindi, passare per gli Omnium Gatherum. – Matteo Galdi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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