Dischi Che Escono – 04/02/2018

Nove dischi e un singolo da ascoltare mentre ci prepariamo psicologicamente per Sanremo. (28/01/2018 – 03/02/2018)


Justin Timberlake
Man of The Woods

Pop, RCA

L’highlight
Man of The Woods

Per chi apprezza
Accettarsi

Ho sempre pensato, tutte le volte che scendo in giardino a sfilettare due pezzi da buttare in stufa, barba incolta e camicia a scacchi sbottonata, che quello del boscaiolo (buscajél, dalle mie parti) debba essere di gran lunga il mestiere più rude e scaccia-figa in assoluto. Ebbene, è bastato un solo sguardo al nuovo video di Mr. sono-al-Settimo-Cielo-perchè-mi-bombo-Jessica-Biel per dovermi del tutto ricredere: Timberlake che si dimena in mezzo ai boschetti e baite di montagna in vesti Lumberjack, circondato dalla sua bella moglie e altre donzelle, mi è sembrato la cosa più trendy del secolo. Tanto che ho preso al volo l’accetta più veloce di Shining, il vecchio Ipod col suo nuovo carinissimo album zeppo di canzoncine dannatamente catchy, e ho affettato (nelle zone in cui la Legge dello Stato 16/6/1927, n. 1766 lo permette, eh) qualsiasi cosa non si muovesse, per almeno due inverni interi, sentendomi un vero figo sulle note di generi a caso, dal funky maialone alla disco pasticciata. Poi le sedici tracce sono finite e mi sono sentito più coglione di quando diedi una chance a Ricky Martin. – Giulio Beneventi


Simple Minds
Walk Between Worlds

Pop, BMG

L’highlight
Walk Between Worlds

Per chi apprezza
Giocare con l’elettronica senza prendere la scossa (VA BEEEEEEEEEEENE).

Che bello, questa settimana solo classe (fino ad ora). Nonostante quest’ultima opera dei Simple Minds non sia così memorabile, è dannatamente piacevole da ascoltare. Qualche fastidio in “Magic”, ma i non-più-ragazzi sanno fare il proprio mestiere e riescono a impacchettare qualcosa di decente e dignitoso. Sono praticamente gli U2 con quel briciolo di dignità in più che li fa sempre salvare in calcio d’angolo. Poi il gol non arriva sempre, d’accordo, ma sul campo se la cavicchiano ancora. Procedono costanti, ora con qualche guizzo, ora con qualche “che cazz..?!”, ma procedono. Se non l’avete ancora capito, Walk Between Worlds non vi farà impazzire, ma è un buon album da ascoltare in questa domenica uggiosa. O nevosa. Ciobar corretto con Zabov e Simple Minds. Onesto (cit.). – Andrea Mariano


Ligabue
Made in Italy OST

OST, Zoo Aperto

L’highlight
Mi chiamano tutti Riko

Per chi apprezza
Fingersi impegnato (in cosa, boh)

Paradossalmente i momenti migliori sono quelli proprio scritti dal buon Luciano. Dove non canta. Perché il buon Luciano, alla fine della giostra, ancora se la cavicchia negli arrangiamenti. Ma diamo a Luciano quel che è di Ligabue. Non quadri, ma qualche soddisfazione. “Mi chiamano tutti Riko” ha una base un po’ funky un po’ disco anni ’70 sorprendentemente efficace, con una linea di basso che fa apprezzare codesto strumento dalle corde mancanti. Sfancula tutto con “È venerdì, non mi rompete i coglioni”, ma non diciamolo troppo ad alta voce, perché appunto le parti senza voce sono di un certo gusto, e quei Simple Minds, quei The Psychedelic Furs, quei The Waterboys sono aggiunte preziose e ben accette. Bravo Luciano, questa colonna sonora è come una Fiat: ha certi difetti che potevano tranquillamente essere eliminati e per questo ti incazzi, ma il motore di base è affidabile. Qualche scricchiolio, una freccia che funziona al posto dello stop, ma arrivi a destinazione senza troppi patemi d’animo. Morale della favola: ‘sta colonna sonora alla fine è godibile. – Andrea Mariano


Saxon
Thunderbolt

Heavy Metal, Silver Lining Music

L’highlight
The Secret Of Flight

Per chi apprezza
Sciacquarsi le orecchie

Sì, godo. Dio mio, se godo. Godo come un bufalo in calore in Aspromonte. Heavy Metal vecchio stampo ma fresco. Genuino ma che distacca parecchi sbarbati che pigiano come assatanati sulle distorsioni senza avere classe o capacità effettive. I vecchi-di-merda mi salvano nuovamente da una bordata di vuoto inverecondo che negli ultimi tempi ha sbattuto il mio morale musicale. Sì, ‘sti nonnetti ti fanno scapocciare con una naturalezza indemoniata, e questo Thunderbolt è la mazzata che ci voleva: velocità, adrenalina, assoli che spuntano a destra e a manca e classe, Cristo Santissimo, quanta classe. Tra tributi a Lemmy e sinceri ringraziamenti ai roadie che si spaccano il culo da quarant’anni e passa. L’aquila vola e troneggia su tutti, anche su chi pensa che avere un suono cazzuto con un tono sotto l’accordatura standard possa essere la soluzione a tutto. Vero, signor Tremonti-de-sto-ciufolo? Il tuo è culo, la loro è classe, coglionazzo (semi-cit.). Questo è songwriting di qualità: ascoltate, prendete appunti e recuperate. – Andrea Mariano


Long Distance Calling
Boundless

Progressive Metal, Inside Out

L’highlight
Out There

Per chi apprezza
I dettagli

Petter Carlsen come Gianfranco Mazzoni. I LDC hanno silurato la loro voce più o meno ufficiale degli ultimi album e mi sono sentito come a guardare la formula 1 quando c’è lo sciopero dei giornalisti. La noia, il vuoto, all’inizio. Poi ti cominci ad appassionare ai dettagli, a renderti conto della loro importanza. I violini che riempono crepuscolari intermezzi in un’orgia di acuta sofferenza, come i dolorosi gemiti degli scali di marcia prima delle chicane. Delicate armoniche riverberate che esplodono in assoli a due chitarre distortissimi, come educate fasi di prender la scia prima di gloriosi sorpassi in esterno. Perché una voce non necessariamente valorizza un prodotto già bellissimo. – Riccardo Coppola


Calibro 35
Decade

Figata Mastodontica, Record Kicks

L’highlight
SuperStudio

Per chi apprezza
Chiudersi a riccio negli anni ’70

Dovete capire, miei cari figliuoli, che coi Calibro 35 non si scherza. Perché dovete studiare, miei cari, dovete apprendere per godere appieno. Dovete capire perfettamente che questa è classe, quella degli altri è solo un bluff. Qui si va di fiati, archi, chitarre, tutto come se fossimo dentro un film a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Film cazzuti, impegnati. Milano è violenta, Torino è nera, gli ispettori sono sadici eppure nella parte del giusto (forse). Ma i Calibro 35 non sono solo rimandi al più altro grado di splendore. Sono ben altro, sono tanta roba. Talmente tanta che sinceramente inizio a nutrire dubbi sul fatto che voi possiate realmente apprezzarli. Ma vi concedo una possibilità. In fondo siamo buoni e compassionevoli. – Andrea Mariano


Rae Morris
Someone Out There

Synthpop, Atlantic/Warner

L’highlight
Rose Garden

Per chi apprezza
Vendere l’anima alle reginette del pop elettronico

Colorata, bella, giovane: Rae Morris sembra invitarci, con fare malizioso, a ballare con lei. Solo che il suo non è un triste dancefloor di provincia ma IL dancefloor synthpop d’Oltremanica sul quale Ellie Goulding e Charli XCX hanno già fatto muovere a ritmo stuoli di gente. Una strizzata d’occhio a Tove Lo e Banks la ricetta di “Someone Out There” è bella che completa. Nulla di nuovo, quindi, per questo secondo album di Rae? Nì. Se il trademark è immediatamente riconoscibile, la Morris riesce a non concentrarsi unicamente su sintetizzatori e linee vocali accattivanti, mostrando pregevoli propensioni cantautorali (“Push Me To The Limit”, “Someone Out There”) e un gusto – ancora da approfondire – per l’atmosfera dark (“Physical Form”, “Rose Garden”). Queste le qualità di un progetto che potrebbe crescere esponezialmente in termini di qualità. Nel frattempo, Rae, trascinaci con te sul dancefloor. Va bene ugualmente. – Marco Belafatti


Madman
Back Home

Trap, Tanta Roba Label

L’highlight
Spotify che crasha alla quarta traccia

Per chi apprezza
Apprezzare cosa, di grazia

Ok, devo imparare a stare zitto. Avevo paventato solo classe questa settimana, ed ecco che precipito senza via di salvezza alcuna nel vortice di questa Trap. È illegale (cit.). Madman non sarebbe neppure così malvagio, Back Home non sarebbe neppure un album bruttissimo, ma la voce del Nostro provoca al qui presente scribacchino il medesimo effetto della ricotta troppo fresca. Con la differenza che la ricotta quanto meno ha un sapore gradevole. Il fatto che la collaborazione con Coez sia l’unica traccia “salvabile” dovrebbe darvi un metro di giudizio ancora più preciso. Geometra Calboni, aiutami tu. Andiamo all’Ippopotamo e ordiniamo due scotches per tirarci su.
Bam, tre fatti. Ora doccia e lavoro.
E neve (ma non nel senso di coca, eh). – Andrea Mariano


Madison Beer
As She Pleases

R&B/Pop, Access Records

L’highlight
Fools

Per chi apprezza
Le teen

Sto pian piano prendendo consapevolezza di come il tempo stia passando, anche velocemente, per me che sono nato nell’ormai lontanissimo 1993. Un’annata lontana ben ventiquattro rivoluzioni della Terra intorno al Sole, che si riducono a sole 18 per la giovane e affascinante Madison Beer, talentuosa cantante americana. As She Pleases è il titolo del suo primo lavoro studio, un EP dalle intense sonorità R&B e Pop che sembra prodotto da un’artista di tutt’altro calibro. La voce di Madison rende il tutto dolce come la miglior birra chiara, senza far venir meno quell’asprezza di una più impegnata Birra blanche, As She Pleases va giù come la birra fresca bevuta in spiaggia sotto il caldo d’agosto: dissetante al punto da lasciare un’intensa soddisfazione. Ora una raccomandazione: non andate a spizzarvi le sue sue foto, perché altrimenti fareste fatica a leggere i nostri articoli causa cecità sopravvenuta. In alto le mani! – Francesco Benvenuto


Calcutta
Pesto (Singolo)

Indie, Bomba Dischi

L’highlight
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE DEFICIENTE

Per chi apprezza
La vaporwave dei pasti/pesti economici

Il pesto è un condimento rapido da studenti fuori sede e/o stronzi senza soldi e/o senza voglia di vivere e questa è la dimostrazione di quanto Calcutta sia nostro compagno e ci voglia bene. Calcutta siamo noi, siamo dei poveri pazzi soli come lo è lui. Dopo la variante porno e gli orgasmi profondi il poeta di Latina scavalca quasi il confine delle explicit lyrics e urla il suo astio verso chi gli ha spezzato il cuore (sarà una nuova, o sempre la stessa), e ci parla di lacrime chiamate perse letti vuoti e tristezze arrabbiate. Ma lui è un poeta e uno che può fare dj set senza esserci, e il pesto lo mangia col buio invece che coi fusilli a 70 cents/kilo. Ti amiamo Calcu. Davvero. – Riccardo Coppola

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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