Dischi Che Escono – 05/11/2018

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Dieci dischi più uno da ascoltare durante la vostra festa di compleanno da poveri all’Eurospin (29/10/2018 – 04/11/2018)


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Slipknot
All Out Life (Singolo)

Alternative Metal, Roadrunner

L’highlight
Non pervenuto

Per chi apprezza
Non confidare nei singoli. Sperare che sia il peggior brano del disco.

Lo diciamo subito: il nuovo singolo degli Slipknot non è nulla di che. A sorpresa i 9 di Iowa hanno pubblicato il video di “All out life”, dopo le ultime dichiarazioni che davano per ultimato il nuovo disco. La regia è sempre affidata a Shawn Crahan, il sinistro clown della band che percuote i tipici bidoni di ferro con la mazza da baseball. Ma anche il video, come il brano, risulta banale e privo di originalità: ricorda molto “duality”, con la classica rissa da bar e circle pit annesso. Ma per favore. Le tute da carcerati bianche mostrano cinque lettere, WANYK, che sarebbero l’arconimo del presto svelato nuovo disco “Ee are not your kind. “All out life” non è brutto, è banale. Un riff trito e ritrito che si ripete allo sfinimento, un brano piatto e pesante nella sua inutile lunghezza, con un intermezzo quantomeno fuoriluogo. Unico punto a favore sono le vocals di Corey Taylor, che va ammesso, non ha mai abbandonato la meravigliosa voce di sempre. Non sarebbe nemmeno da premiare il tanto atteso ritorno alle sonorità degli anni ’90, perché è una mera riproposizione – svuotata di contenuti – di quanto già sentito. E l’ultimo “The grey chapter” non era male affatto. Ma è un singolo. Speriamo solo che una band del calibro ed esperienza degli Slipknot sappia cosa fare. – Matteo Galdi


The Prodigy
No Tourists

Elettronica/Techno/Dance, Take Me to the Hospital

L’highlight
Boom Boom Tap

Per chi apprezza
La 500 Abarth

“Madonna Need Some1 te fa salì la botta”, questo è ciò che ho pensato appena messo in play l’ultimo lavoro dei The Prodigy, No Tourists. Ma nonostante il titolo molto leghista, che finisce con lo schifare tutto ciò che è d’oltre confine, si tratta di un album con la A maiuscola, molto Prodigy. Ed era ciò che ci voleva. Sarò in botta, appunto, ma mi viene da parlare a ruota a ritmo di Light Up the Sky, dicendo che questo brano potrebbe benissimo far parte della colonna sonora di un prossimo eventuale appuntamento con Fast N Furious: l’energia sprigionata dal beat ripetitivo – talmente ripetitivo da essere lo stesso da circa vent’anni – e sintetico – nel senso di pieno di synths – mi fanno immaginare un Toretto a bordo della sua cinquecento Abarth intento a saltare i binari, ormai quasi del tutto inutilizzati, del trenino Pantano – Termini. Boom Boom Tap segna l’inizio della fine, proseguendo quasi in scia al brano che la precede, Champions of London: le due tracce infatti riescono a combinarsi, creando quasi un continuum di bum bubum tap. Classico album da bori con i vetri abbassati anche il 30 ottobre con l’allerta meteo in vigore ed il vento che ti se porta via con tutta la famiglia. – Francesco Benvenuto


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Lucio Dalla
Duvudubà

Musica d’autore, Sony

L’highlight
192KHz

Per chi apprezza
Farsi il figo con gli Hertz senza sapere che cazzo siano

Bellissimo, finalmente alcune chicche e i brani più celebri di Lucio Dalla rimasterizzati ad alta definizione, pulizia e ancora definizione. Un’operazione certosina, mastodontica. Fatevi i fighi con i vostri amici, e fate ascoltare Lucio Dalla a 192 Khz. Fate partire Spotify. Rendetevi stupidi e inetti davanti agli altri. Perché su spotify apprezzare i 192 khz equivale ad apprezzare una grigliata di tofu a forma di carne. – Andrea Mariano


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Blaze Bayley
December Wind (Singolo)

Folk, Blaze Bayley Records

L’highlight
La ferrea volontà di non arretrare manco per sogno

Per chi NON apprezza
La caparbietà del buon vecchio Blaze

“Ehi Blaze, come va? Senti, avrei in mente un’id…” “Perfetto, facciamolo”. Immagino così ogni conversazione tra Thomas Zwijen, buon chitarrista, e Blaze Bayley, buontempone. Una rivisitazione solo chitarra e voce di un brano popolare inglese, una rivisitazione degna di nota ma che scorre via senza troppo impegno. La classica toccata e fuga (non di Bach, però) che piace, allieta, ma che non lascia particolari strascichi. Caro Blaze, ti vogliamo bene. Anche perché non riesci a star fermo per più di un minuto. – Andrea Mariano


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Junior Cally
Ci vedo dentro

Trap, Autoproduzione

L’highlight
Ci vedo dentro

Per chi apprezza
L’autolesionismo acustico

Io me le vado a cercare. Davvero, ne ho preso consapevolezza. Nessuno mi ha costretto ad ascoltare Ci Vedo Dentro. L’ho cercato io, di proposito. Eppure non mi ha fatto così ribrezzo. Junior Cally non mi piace, ma non lo odio, né lo disprezzo così tanto. Si vede che invecchiando la mia soglia di tolleranza si è alzata parecchio. Dice sempre le solite cose, bla bla bla. Però, ecco, non fa venire l’orticaria. Per un vecchio-di-merda come me, è già una grande vittoria. – Andrea Mariano


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The Ocean
Phanerozoic I: Palozoic

Progressive Metal, Metal Blade

L’highlight
Devonian: nascent

Per chi apprezza
Disco dell’anno, categoria metal

I The Ocean non sono una band, sono un collettivo. Una riunione di musicisti che ispirati dal prog, dal doom e dal metalcore da vita ai The Ocean collective. In oltre vent’anni di attività infatti, tra sonorità più o meno estreme e dischi pluripremiati, si alternano i componenti all’interno dello stesso monicker. Presto il più creativo chitarrista del collettivo, Robin Staps, si appropria della band e ne coordina ogni uscita discografica. Rimane la passione per la preistoria, la scienza e lo studio della flora e della fauna terreste e marina di centinaia di migliaia di anni or sono, il tema principale di ogni uscita: dai titoli degli album ai testi si ripercorrono le varie ere preistoriche, teorie sulla nascita delle specie terresti e lo sviluppo dell’intelletto di esseri senzienti. Questo “Phanerozoic I: Paleozoic” è la dimostrazione che i The Ocean hanno una discografia perfetta e di altissima qualità. I brani sono crescendo sonori, cambi di tempo e di atmosfere che accompagnano l’ascoltatore nel corso di questo impegnativo concept album, mentre concettualmente e musicalmente “Phanerozoic I: Paleozoic” riprende discorsi iniziati in “Precambrian”, mood apocalittici e strumentali mastodontici. Forse proprio come direbbe Mourinho, bisogna fare solamente i complimenti a mr. Staps, dovrebbe tenere un corso ad Harvard sulla storia della preistoria, meravigliosamente accompagnata da musica di qualità. – Matteo Galdi


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Steven Wilson
Home Invasion (live at Royal Albert Hall)

Prog rock,Caroline – eagle rock

L’highlight
Il belato thank you di Ninet Tayeb

Per chi apprezza
La wilsoniana strafottente perfezione

Il punto più alto di una carriera? SW torna in una delle più prestigiose venue di tutta l’Inghilterra e immortala il suo live definitivo, un annetto dopo To The Bone e il colpo alla Phil Collins che ha costretto l’intero mondo Prog ad amarlo o ad odiarlo. Il live alla Royal Albert Hall è montato perfettamente ed è un’opera da guardare ancor prima che da sentire, comincia con un carosello di immagini inquietanti e finisce con il dramma cartoon di The Raven That Refused To Sing, testimonia variazioni rispetto allo studio di discreto livello (Song of I principalmente, ma anche parecchie parti di chitarra) e soprattutto vede Ninetta sul palco, al posto dello scempio videoregistrato di molte date. Non soltanto per i fan, e per un live album è quanto dire. – Riccardo Coppola


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Opeth
Garden of the Titans (live at Red Rock)

Prog Rock, Nuclear Blast

L’highlight
L’assolo di organetto su In my time of need

Per chi apprezza
Il regressive d’autore

Gli Opeth pubblicano un live album lo stesso giorno in cui Steven Wilson pubblica un live album, che è un po’ come se io scrivessi questo DCE sotto un altro DCE scritto da Lester Bangs. È un live molto classico quello della band di Akerfeldt, dieci tracce e niente cazzate (a parte il solito humor inglese del frontman), pochissime deviazioni dalle tracce di studio, una prestazione impeccabile e un mood sempre più coinvolgente (specialmente se si prendono come metro i soporiferi concerti post-Heritage). La sensazione è che per gli Opeth sia arrivato il momento della raccolta (o dell’Harvest che dir si voglia) dopo tre album di nostalgia, e che questo live a Red Rock sia la doverosa celebrazione del poter finalmente mettere in piedi una scaletta credibile senza coglioni nel pubblico che chiedono growl. Obbligatorio per i fan. E per un live album è già tanto. – Riccardo Coppola


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Alessio Bondì
Nivuru

Cantautorato, 800A Records

L’highlight
Cafè

Per chi apprezza
Le arancinE

Quando la (temporanea) fuga dei cervelli dalla Sicilia coinvolge ambiti che non ti aspetti: Bondì è un musicista fenomenale, che coraggiosamente si è affidato alla lingua palermitana e che ha conosciuto impronosticabili successi anche addirittura, per esempio, in Spagna. Nivuru (nero) è il suo secondo lavoro in studio, in cui dilata i tempi, si fa più romantico e meno frenetico, inserisce sezioni soliste di svariati strumenti oltre alla chitarra che si porta sempre appresso (tipo il sax da consapevole rappresaglia sessuale del singolo Si fussi fimmina), e mette il più possibile in mostra la sua voce di assoluto calibro. Un disco raffinatissimo di cui capirete pochissime sillabe, ma che non potrete non riconoscere come prova di cantautorato italiano di serie A. Magari si potesse dire lo stesso del Palermo (inteso come U.S. Città di). – Riccardo Coppola


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Benji e Fede
Siamo Solo Noise (Limited Edition)

Pop, Warner Bros

L’highlight
Ahahah!

Per chi apprezza
—-

E niente. “Limited edition”. Fa già ridere così. – Andrea Mariano


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Fedez
Prima di ogni cosa

Boh, Sony

L’highlight
Cosa?!

Per chi apprezza
Verba volant. Schiaffi purem

Chiara, questa cosa che “ma sì, a che serve il preservativo” deve finire. – Giulio Beneventi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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