Dischi Che Escono – 08/10/2018

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Dieci tra album e singoli da ascoltare dopo le pubblicità di Spotify mentre si fa un viaggio dentro Annalisa (01/10/2018 – 07/10/2018)


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John Lennon
Imagine – The Ultimate Collection

Alternative Rock, Warner

L’highlight
Il sorriso beffardo del cassiere

Per chi apprezza
Esclamare “Oh Yoko!” davanti al proprio portafogli vuoto

Avete la passione sfrenata per i Beatles? Talmente straripante da dover collezionare qualsiasi cosa anche del periodo post? Vi eccitano i nomi di McCartney e Lennon anche se separati? Persino se si tratta di album incensati da mezzo mondo e decisamente sopravvalutati (Il Migliore, Il più completo… certo, e Plastic Ono Band lo lasciamo in cantina?)? Gioite allora, gente, e siate pronti alla ingente tassazione da parte della novella co-autrice (o così almeno riconosciuta) di Imagine. Per cosa? Demo, outtakes, remixes, ovvio. E viniloni belli colorati, certo. Insomma, roba che, non prendiamoci in giro dai, se siete dei veri fan, avrete già da tempo. Ma questo e altro per Johnny bello, no? Mortacci nostri. – Giulio Beneventi


Giorgio Canali & Rossofuoco
Undici canzoni di merda con la pioggia dentro

Alternative Rock, La Tempesta Dischi

L’highlight
Emilia Parallela

Per chi apprezza
La pioggia che filtra dentro di sé

Undici canzoni di merda. Beh, avercene di questa qualità. Giorgio Canali è sempre tagliente, non si preoccupa di fare chissà quali giri di parole per dire cosa lo fa incazzare o a chi darebbe un bel calcio in culo. Anche raccontando un po’ di sé, di quella pur flebile speranza in qualcosa di bello che può ancora resistere, nonostante tutto e tutti. Undici canzoni di merda no, assolutamente no. Undici canzoni con la pioggia dentro sì, assolutamente sì. E dobbiamo ringraziarlo per questo, perché questo è forse il disco italiano migliore dell’anno. Disincanto, sfuriate, attimi di quiete, rassegnazione da allontanare a qualsiasi costo. Dannazione, Giorgio: vorrei sentire una vagonata di canzoni di merda come queste. Invece, a parte te, sento solo merda confezionata sotto forma di canzoni. – Andrea Mariano


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Lumineers
Walls (Singolo)

Indie, Alt-j

L’highlight
L’inimitabile garbo

Per chi apprezza
I cuori molto grandi

I Lumineers stanno spuntando con nuovi pezzi su Spotify con frequenza preoccupante negli ultimi mesi, lasciandomi poi ogni volta con tracce del tutto scollegate ad auspicabili release di un nuovo album. Walls arriva però per un motivo ben più nobile che gabbare il sottoscritto: trattasi di un accorato tributo a Tom Petty ad un esatto anno dalla sua morte (il 2 ottobre 2017), eseguito per volere di un Wesley Schultz che alla canzone pare essere tanto legato da usarla come sottofondo alla passerella del suo matrimonio. E sì, pare incredibile ma esistono delle alternative alla marcia nuziale e a Perfect. Anche questa qui, per dire, potrebbe andare bene a qualche sposalizio particolarmente hipster: un pezzo 100% Lumineers – e quindi fisarmonica + acustiche + coretti + estrema delicatezza – che non stravolge però una love song probabilmente vittima di un’estrema sottovalutazione. Che merita questi tributi, e che merita di essere rispolverata. – Riccardo Coppola


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Tenacious D
Post Apocalypto (Singolo)

Alternative Rock, Columbia Records

L’highlight
Making Love

Per chi NON apprezza
Le tette stilizzate

I Tenacious D tornano, finalmente direi, sulle scene con un’atipica serie su YouTube, fatta di grafiche neppure animate. Il racconto della loro avventura post-apocalittica viene accompagnato da caratteristiche canzoni “alla Tenacious D”: tra un pisello mutato ed un paio di tette stilizzate, ecco farsi spazio i due primi singoli dell’album, Hope e Making Love. Nulla di nuovo per il duo comico-musicale, tanto caro a chi vi scrive: nulla di nuovo, ma nulla di banale, perché mai banali sono Jack Black e Kyle Gass. Hope racconta l’incontro con il cane Hope, amico di sventura dalle due teste pronto a combattere contro temibili nemici nel corso del viaggio tra le terre devastate d’olocausto nucleare: una vera ode alla stramba bestiola mutata. Making Love invece è, come probabilmente si intuisce fin dal titolo, un brano che parla d’amore, d’amore fisico e penetrante. Probabilmente siamo davanti la nuova Fuck Her Gently, immortale capolavoro del primo album della band, dove a fatica si trova un verso non sessualmente esplicito. Finalmente sono tornati, ormai erano anni che aspettavo personalmente l’ennesimo capolavoro, perché personalmente verso loro riverso cieca fiducia. – Francesco Benvenuto


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Echo & The Bunnymen
The Stars, The Oceans & The Moon

(Post) Post Punk, BMG

L’highlight
Lips Like Sugar

Per chi apprezza
Avere la possibilità di pronunciare o scrivere la bellissima parola “xilofono”

La domanda è semplice: gli Echo & The Bunnymen sarebbero mai diventati una cult band se non fossero stati distrutti e depressi cantori del nero assoluto? Probabilmente no. E verosimilmente nessuna di questa raccolta di tracce, reinventate (o “transformed”, come dicono loro) con l’aggiunta di strumentazioni eteree che vanno dai violini allo xilofono (!!!), possono avere alcun appeal per chi questi pionieri del post-punk li segue da decenni. C’è da dire che alcune delle tracce riescono a risultare anche quasi accattivanti, sembrando singoloni di U2 meno ruffiani o di Coldplay più vecchi. Ma se l’obiettivo era dimostrare che i classici sono materia viva riplasmabile a piacere, allora non ci siamo: i classici sono tali e restano tali, e l’unica emozione che questa raccolta mi ha regalato è stato l’impulso a risentire The Killing Moon. Da Ocean Rain. 1984. – Riccardo Coppola


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Steven Wilson
Arriving Somewhere Not Here – Live (Singolo)

Prog Rock, KScope

L’highlight
La straripazione nel metal, live come in studio

Per chi apprezza
La fedeltà

Steven Wilson e l’amico Akerfeldt sembrano essersi messi d’accordo, per sfidarsi anche nel territorio live con la pubblicazione delle rispettive testimonianze nel prossimo novembre. Se dell’anticipazione degli Opeth ne ho già parlato, tocca ora all’inglese che, come estratto del suo imminente live album dalla prestigiosa Royal Albert Hall, tira fuori nientemeno che quel macigno di Arriving Somewhere But Not Here, che mi piace considerare come una breve summa maxima di tutto ciò che il prog rock può offrire. 15 minuti magistrali che non si discostano di una virgola dall’originale, nemmeno nell’assolino bluesy (originalmente registrato da Akerfeldt, sempre lui) e nella sfuriata metal centrale, che certificano tanto la perfezione della Steven Wilson band su un palco quanto l’inutilità di questo live nella variante solo audio: attendiamo fiduciosi il blu-ray e la bella presenza di Ninet. – Riccardo Coppola


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Poets of The Fall
Ultraviolet

Rock, Insomniac Oy

L’highlight
Megan Gale

Per chi apprezza
La mollezza finnica

I finlandesi hanno di sicuro i denti sanissimi, e probabilmente proprio per questo motivo i musicisti di quelle latitudini vogliono assicurarsi di suscitare nei propri ascoltatori quei sorrisi forzati, a metà strada tra la fascinazione, il disgusto e la paresi facciali. Negli ultimi vent’anni da quelle parti sono arrivate alcune tra le peggiori bombe glicemiche del mondo dell’alternative rock, tra i Rasmus, gli HIM (inventori del love metal) e questi Poets Of The Fall, che dopo esseri fatti conoscere per le colonne sonore – ottime – dei videogiochi della Remedy hanno cominciato a tirar fuori robe arena rock pietosamente generiche e palesemente calibrate per spot di compagnie telefoniche. Ci sono gli snare da video-curriculum di dirigente d’azienda, patacche coi tasti che dovrebbero suonare come autentici violini, la voce di Marko Saaresto che si mantiene giudiziosamente dentro la stessa ottava per regalare ritornelli da Guinness World Record in quanto a dimenticabilità. Fatevi Iliad. – Riccardo Coppola


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Mono
After you comes the flood (Singolo)

Post Rock, Temporary Residence LTD

L’highlight
4:18

Per chi apprezza
Le tinte scure

Mi piacerebbe spendere qualche parola sui Mono. In primis perché vengono da terre lontane, nipponiche per la precisione, e poi perché io stesso li ho conosciuti solo di recente. Anzi, rettifico: me ne sono innamorato, di recente. Quindi si potrebbe dire che sono ancora sotto effetto dell’amore a prima vista, o a primo ascolto che dir si voglia. Oltre a vantare già 9 album (niente male per un gruppo semi-sconosciuto) ed un decimo in uscita, possono anche sfoggiare – e anche vanitosamente – un catalogo di composizioni dalle tinte infinitamente varie e vivide. Oddio, vivide non troppo; diciamo più tendenti ai colori scuri, ecco. Concettualmente simili agli Alcest, ma molto meglio, a parer mio. Signori e signori, questi sono i Mono, che assieme all’annuncio di ‘Nowhere Now Here’ previsto per gennaio, ci hanno regalato anche un “leggero” assaggio di questo regalo post-Epifania. Una canzone solenne, tetra che si appoggia su pochissime note di un riff minaccioso che cresce ed esplode con violenza in un muro del suono talmente casinista da fare invidia ad un terremoto. Ancora non ti ho incuriosito abbastanza? Sì, dico a te, faccia da ebete dall’altra parte dello schermo! Non sai cosa ti perdi, sappilo. – Jacopo Morosini


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Alessandra Amoroso
10

Pop, Sony

L’highlight
Il mio acufene

Per chi apprezza
Apprezzare la propria deficitazione uditiva

Non voglio insultare nessuno, anche perché Alessandra Amoroso è una delle pochissime cantanti italiane che, a pelle, mi ha sempre dato la sensazione di essere consapevole di avere avuto una autentica botta di fortuna nel mondo della musica. Non se la tira troppo, ogni volta che piange vedendo i fan che la acclamano dà quasi fastidio, ma proprio questo denota una certa sincerità che ho personalmente sempre apprezzato. Musicalmente, però, non ne posso più. Perdonami Alessandra, ma 10 è stucchevole. Inoltre, vorrei sapere se Sony ha comprato in offerta il software per sistemare le tracce vocali: tu e Noemi avete voci diversissime, ma su disco spunta la sensazione di ascoltare qualcosa di molto simile, un senso di artificiosità che non mi so spiegare (cit. Tiziano Ferro). Mi dispiace, ma è discretamen… parecchio difficoltoso arrivare fino alla fine del disco. Senza offesa, eh. – Andrea Mariano


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Valerio Scanu
DIECI

Pop, Natyloveyou

L’highlight
L’ultima traccia, non mi ricordo come si chiami

Per chi apprezza
Dieci colpi di spazzola prima di andare a vomitare

Ho portato la mia Fiat Panda a riparare dal meccanico. Blackout, non andava più avanti. Proprio morta, stecchita, fusa. Ma ora è tutto completamente risolto. Pare che, chissà come Santissimo Iddio, sia finito nella radio il nuovo cd dello Scanu Nazionale. Dieci. Secondo me c’entra il weekend che ho passato in camporella al lago. Comunque, mi hanno preso solo dieci euro per la riparazione. DIECI. Te credo, mi hanno sboccato ovunque negli interni per riuscire nell’impresa. – Giulio Beneventi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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