Dischi che Escono – 08/10/2017

Dieci album con cui fronteggiare l’incedere dell’autunno. (01/10/2017 – 07/10/2017)


The Rasmus
Dark Matters

Pop rock, Playground Music

L’highlight
Black Days, il peggio del peggio

Per chi apprezza
I cinquantenni che si fanno i selfie col duckface

Ditelo a Lauri Ylonen, procuratevi un elenco telefonico finlandese, rintracciatelo. Ditegli una cosa del genere: “Hai quasi quaranta cazzo di anni. Guarda con che consapevolezza e che gusto i Poets of The Fall sono consapevoli della loro età, e mantengono da dieci anni la loro poco-più-che-mediocrità senza produrre cose indispensabili ma nemmeno orrendi disastri. Guarda cosa ha fatto Ville Valo con i suoi HIM, quando si è reso conto che erano diventati delle inutili carcasse nordiche che portavano ancora avanti un genere musicale apprezzabile solo da parte di inveterati necrofili. Hanno chiuso bottega, se non te lo ricordi, caro Lauri, cazzo. Ok, ti mancherà il coraggio per emularlo, comprensibile: ma avresti potuto anche continuare a fare quello che facevi fin dal 1994, riffoni a due chitarre di finto-metal con voci acutissime, come se non fossi mai invecchiato, come se voi Rasmus foste i Green Day o i Nickleback scandinavi. E invece no, ti fai produrre da quello che ha produtto Iggy Azalea, fai il ggiovane. E a noi ascoltatori tocca ascoltarci anche i Rasmus 3.0 -manco i Kaiser Chiefs, che uno se lo poteva anche aspettare, ma i Rasmus- che chiamano un disco Dark Matter manco fosse un’elegia al gothic rock e lo riempiono di inni di assurdo poppettino elettronico”. Chiamatelo. Chiamateglielo e diteglielo, santissimo Cristo. – Riccardo Coppola


Marilyn Manson
Heaven Upside Down

Rock, Loma Vista/Caroline Records

L’highlight
SAY10

Per chi apprezza
Le scenografie di cartapesta

Il Reverendo è tornato, ma non ha fatto in tempo a iniziare il tour, che subito le cose hanno iniziato a girare storte. Tutto sottosopra. Tutto sopra di lui, come parte dell’impianto scenico durante il concerto di New York. Detto ciò, questo Heaven Upside Down è un leggerissimo passo indietro rispetto al sorprendente Pale Emperor di cui è successore. Intendiamoci: non è una catastrofe, anzi, pezzi come “Blood Honey” e “SAY10” sono di caratura pregevole, ma altri non scuotono né percuotono (JE$U$ CRI$I$). Qualche giro a vuoto di troppo arresta il crescendo qualitativo che il buon Manson stava intraprendendo da qualche anno. Vuole fare il cattivo ancora, nonostante quella foto in copertina tra Vogue e Pubblicità Progresso non aiuti particolarmente. Ce la fa, ma ogni tanto inciampa goffamente. L’età avanza, caro Mariolino, fare il giovincello non ti giova, non c’è scenografia che tenga. Pensaci un attimo, perché puoi progredire ancora. – Andrea Mariano


Liam Gallagher
As You Were

Rock, Warner

L’highlight
You Better Run

Per chi apprezza
Gli stronzi che risalgono la corrente

Attenzione: turpiloquio a livello immane per livellarsi con l’artista in questione.
Liam Gallagher è un fottuto stronzo. Ha fatto 3 cose buone nella vita: sciogliere quei cazzo di Beady Eye, vomitare quel boiler che aveva per pancia e tornare a fare le cose semplici con meno spocchia. Meno spocchia… un parolone. Diciamo che lo stronzo ha capito di dover abbassare un minimo la cresta e mettersi sotto a scrivere robe decenti. E c’è riuscito, finalmente. Cazzo, Liam, non ti avevamo chiesto di smettere di mandare a fare in culo chiunque, da tuo fratello alla regina al pachistano da cui vai a comprare il latte, ma solo di tacere un attimo e scrivere un disco decente. L’hai fatto, cazzo. E mi incazzo perché se non dico che “As You Were” è un buon disco, direi una stronzata. E mi sentirei ridicolo. Hai fatto un bel disco, non il capolavoro del secolo, ma un qualcosa che non ti fa sbadigliare alla seconda canzone, un qualcosa che anzi ti invoglia a capire dove e quanto riesci a spingerti. Bravo. Rimani comunque stronzo perché hai dovuto sbattere violentemente il muso contro un muro per renderti conto che potevi fare qualcosa di buono senza scimmiottare troppo gli Oasis dei tempi d’oro. – Andrea Mariano


Gwen Stefani
You Make It Feel Like Christmas

Pop, Interscope Records

L’highlight
Il silenzio tra una traccia e l’altra

Per chi apprezza
Il Natale fuori stagione e in saldo

È ottobre, porca puttana. Non mi potete ammorbare con ste ca… Ah, ma è Gwen Stefani. Bionda. Io ho un serio problema con le bionde. Ho la biondite. Sbarello, soprattutto se sei carina come Gwen Stefani, soprattutto se hai una voce come Gwen Stefani, nasale da perenne raffreddore da coca ma non so come dannatamente affascinante. Quindi, evviva Natale, anche se dobbiamo ancora commemorare i morti di Ognissanti e i redivivi morti di Halloween. Ma You Make It Feel Like Christmas è una compilation meravigliosa, inebriante, l’ideale per un’arrostata di Ferragosto fuori stagione, l’ideale per correre verso il balcone e urlare a squarciagola “MACHECAZZOSTODICENDOESENTENDO”. Gwen, io ti amo, segretamente provo qualcosa di particolare anche per il tuo ex Gavin Rossdale. Ma davvero, sta roba delle compilation natalizie zuccherose quanto una carie allo scroto no. C’ho provato, giuro. Halloween è vicino, ma uno scherzetto così è troppo anche per me. Però ti amo ancora, nonostante questo. – Andrea Mariano


The Weather Station
The Weather Station

Folk, Paradise of Bachelors

L’highlight
You and I (On the Other Side of the World)

Per chi apprezza
Le previsioni di Andrea Giuliacci

La stazione meteo è quel particolare strumento tecnologico con il quale tutti i meteorologici portano a casa la pagnotta, lanciando previsioni spesso non veritiere, altre volte fin troppo azzeccate. La stazione meteo è però anche il nome di una band canadese, dove per canadese s’intende la nazionalità e non la tenda. Un folk leggermente accennato, che ha la parvenza della sottile e tagliente brezza che sfiora la pelle in una soleggiata giornata d’autunno, è l’attore protagonista dell’ultimo self-titled album della band; un lavoro in grado di esprimere musicalmente i molteplici stati d’animo umani che fanno da contorno alle lunghe giornate di ognuno di noi, che alterna la percezione di un forte senso di malinconia ad una, seppur contenuta, gioia. The Weather Station: l’apoteosi della lounge music. – Francesco Benvenuto


Wolf Parade
Cry Cry Cry

Indie rock, Sub Pop Records

L’highlight
Baby Blue

Per chi apprezza
Le cose brutte, ma buone

Dai, Cry Cry Cry è un album Bello. Non è un lagna, come potrebbe erroneamente desumersi dal titolo, forse tuttalpiù una lasagna, che di domenica non può di certo mancare. Il nuovo lavoro dei Wolf Parade può dunque descriversi con un semplice paragone culinario: ragù, mozzarella e besciamella stanno bene insieme, ma se a questa combinazione si aggiunge la scamorza affumicata stanno meglio. Ecco Cry Cry Cry è proprio questo: un mix perfetto di indie, noise e alternative avvolto un velo di mai banale new wave. Una produzione alla quale non daresti un soldo a prima vista, si rivela essere una gradita sorpresa: come il più brutto tortino che al suo interno nasconde la più deliziosa crema al cioccolato mai provata. Mai quanto oggi quindi il detto “Non bisogna giudicare un libro dalla sua copertina” è azzeccato: perchè in tutta onestà quella di Cry Cry Cry è proprio brutta. – Francesco Benvenuto


JP Cooper
Raised Under Grey Skies

Pop/Soul, Island

L’highlight
All This Love

Per chi apprezza
L’inesauribile freschezza del blue eyed soul

Con la frizzante “September Song”, JP Cooper ha iniziato a farsi conoscere anche nel nostro paese. Il rischio che le radio di casa la trasformassero nell’ennesimo tormentone stagionale è stato fortunatamente evitato. Sarà che, il cantautore inglese, oltre a una voce splendidamente soul e una ruffianeria un po’ chic che ricorda il James Blunt dei tempi d’oro, ha molto più di qualche ritornello orecchiabile da offrire al proprio pubblico. E’ un pop ibrido e curato, quello che domina le tredici canzoni del debut “Raised Under Grey Skies”, in cui convivono i trend che nel Regno Unito spopolano ormai da qualche anno e che già hanno fatto la fortuna di artisti quali Hozier, Rag’n’Bone Man e James Bay. I brani efficaci non mancano (“All This Love”, “Wait”, “Beneath the Streetlights and the Moon”, “In the Silence”), la personalità è ancora da definire ma siamo sulla buona strada. La sfida, per il buon JP Cooper, consisterà nel ritagliarsi uno spazio a sé stante in uno scenario di songwriters sempre più affollato – e speriamo lo faccia senza scazzottare troppo, perché il margine di crescita dimostrato su questo disco non è cosa da poco. – Marco Belafatti


Lil Pump
Lil Pump

Hip Hop, Autoproduzione

L’highlight
Ehm…

Per chi apprezza
Ripetere senza sosta, ripetere, ripetere…

Sì, se volete la solita solfa hip hop, gansta e tutto il resto unito però di una simpatica copertina tra anni Ottanta e Novanta uscita chissà da quale easter egg di Gta, Lil Pump ha realizzato un album adatto per voi. Due palle immani ascoltare sempre le stesse robe, cose da duri della strada, cocaina, troie e money, ma se siete irriducibili della scena, ci può stare, qualcosa di interessante potrete captarla. Io no. Avrò il radar rotto. – Andrea Mariano


Cristiano De Andrè
De Andrè canta De Andrè Vol.3

Cantautorale, Real Srl

L’highlight
Khorakhané (A Forza Di Essere Vento)

Per chi apprezza
Le fotocopie a colori

Cristiano, figlio di Fabrizio, ha una caratteristica ambivalente: avere una voce simile in tutto e per tutto a quella del padre. Abbiamo detto “ambivalente” in quanto pregio (gli omaggi fino ad ora da lui cantati sono sempre pregevoli anche a livello di intensità emotiva), ma anche in quanto difetto, o meglio, macigno da portare avanti (i suoi album di materiale inedito e originale non hanno mai colpito il grande pubblico, in certe occasioni a torto). E così arriviamo alla terza raccolta-omaggio al padre. Bello bellissimo, che si salva grazie alla riesumazione di alcune gemme nascoste e non scontate come Khorakhané, Il Bombarolo, Coda Di Lupo, Canzone Per L’Estate. Non imprescindibile, sia chiaro, anche perché il tour prosegue. Ma non dispiace. Un omaggio del figlio al padre, forse anche costretto per tirare avanti, se vogliamo pensarla in maniera cinica e cattiva, ma la qualità c’è. Va bene così. – Andrea Mariano


Ultimo
Pianeti

Pop Rap, Honiro

L’highlight
Stasera

Per chi apprezza
Le nuove proposte di Spotify

Nel 1996 il sottoscritto aveva 9 anni. Guardavo distrattamente gli Europei che si svolgevano in Inghilterra e chiedevo alle mie sorelle cos’era “l’orgia sul balcone” che Pelù cantava in “Santiago” nella cassettina gracchiante di “Lacio Drom”. In quel momento Ultimo, all’anagrafe Niccolò Moriconi, nasceva, compiva i suoi primi vagiti. Crescendo ha preso forma, ora ha 21 anni, ha scoperto il pop un po’ fedezzato e arriva sulla scena musicale con questo “Pianeti”. Una copertina dove fa il duro intellettuale, credibile quanto Depardieu con una bottiglia di Ferrarelle in mano, ma non è questo il punto. Farà sfaceli di ragazzine che capiranno per la prima volta cosa significa “bagnarsi” senza entrare in doccia, scoprendo che oltre ad Amici di Maria De Filippi c’è un altro mondo musicale. Praticamente uguale. Forse qualitativamente leggerissimamente più elevato, ma siamo lì. Sgrillettamenti ovunque, però intanto ripenso quando capivo il dolore di Gianfranco Zola per il rigore sbagliato. Per sintetizzare: se avete quattordici anni e siete emotivamente facilmente turbabili, questo Pianeti si accatasterà in cima alla catasta di mp3 che scaricate illegalmente o che ascolterete tramite Spotify per le prossime 4 ore. Per il resto, una birra è meglio. – Andrea Mariano

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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