Dischi Che Escono – 10/12/2018

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Dieci dischi da ascoltare nello stereo della Panda 1000 (03/12/2018 – 09/12/2018)


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LP
Heart To Mouth

Pop, X-Energy

L’highlight
Recovery

Per chi apprezza
Katy Perry e altre criniere Disney

Laura è brava. Anzi, bravissima, lo dissi già ai tempi. In quei giorni però – temo- sbagliai il pronostico sul suo prosieguo : mi sbilanciai infatti verso un cantautorato nobile, abbagliato dai diversi fari di bellezza stilistica del precedente lavoro. Quel che apprendo oggi è che la Pergolizzi ha voluto invece imboccare la strada della sberluccicante pop queen con l’ukulele (la gommosa “When I’m over you”, le pompatissime “Girls Go Wild” e “Shaken”) e della curatrice di ost stile Re Leone con voce acuta (“Die For Your Love”). E, per carità di Dio, non c’è nulla di male, tutte le composizioni sono ben curate, ben prodotte. E chi sono io, del resto, per dire che una scelta stilistica sia più o meno buona di altre. Peccato però per quella piccola gemma di “Recovery”, che pare quasi piazzata lì soltanto per far vedere come stato seguendo la “mia” opzione. E vabbè, amen. Chissà che non giunga al prossimo giro l’occasione di ricoverarsi su quei lidi da me auspicati e (sempre per me) a lei più consoni. Non mi stancherò di aspettarti, Laura. – Giulio Beneventi


Coldplay
Live In Buenos Aires

Pop, Parlophone

L’highlight
Fix You

Per chi apprezza
Il calore dei tangueri

Le cronache dell’ultima settimana hanno riportato sotto i riflettori un importante dato di fatto: a Buenos Aires sono tantissimi e sono caldissimi, tanto che per motivi d’ordine pubblico e per evitare una carneficina hanno dovuto giocare il superclasico Boca – River Plate un pochino fuori dalla Bombonera: in Spagna. Quando sono arrivati i Coldplay, a quanto pare, i tifosi di entrambe le fazioni sono riusciti a incanalare i loro spiriti bollentissimi in qualcosa di più positivo, e questo live insidia ogni possibile record di sing along del pubblico sulle tracce chiave: i brani storici, da Yellow a Clocks, sono un meraviglioso macello di cori da stadio. E i Coldplay poi oggi saranno violentemente e giustamente vituperati da chiunque, ma live ogni tanto sembrano ricordarsi cosa sono quelle cose di legno con sei corde e un manico, e sanno come attingere a un catalogo sconfinato e con picchi di qualità che non possono essere ignorati. TEARS STREAMING DOWN YOUR FACE. – Riccardo Coppola


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Bastille
Other People’s Heartache (Pt. 4)

Indie Pop, Virgin Records

L’highlight
Wild Word, ma giusto perché è di Cat Stevens

Per chi apprezza
I regali originali

Ognuno di noi ha sicuramente qualche band che proprio non sopporta. Per me i Bastille potrebbero tirar fuori persino il personalissimo lavoro alla Black Album dei Metallica: ugualmente mi farebbero salire il vomito. Ecco, ora mi sono imbattuto nel quarto volume della loro serie di mixtapes, Other People’s Heartache, e sono qui alle Poste per chiedere al magnanimo Babbo Natale un regalo atipico: lo scioglimento dei Bastille. Tra le tante cover presenti nel discutibile lavoro è presente anche quella di Wild World, storico brano che Cat Stevens decise di regalarci in un momento di particolare ispirazione. Se è comunque apprezzabile il tentativo di rivisitare la canzone, rendendola molto personale ed “alla Bastille”, rimane a mio modesto parere un piccolo peccato di presunzione nel voler metter mano su cose già belle così come sono. Arrivando ad ascoltare il brano The Descent, giusto per mantenere un basso livello di originalità, sembra di avere in cuffia gli Imagine Dragons ed a questo punto penso: se proprio volete copiare da qualcuno, perlomeno copiate da qualcuno bravo.
E sono stato buono perché è Natale anche per voi. Tanti auguri. – Francesco Benvenuto


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Cesare Cremonini
Possibili Scenari (Per Pianoforte e Voce)

Pop, BMG

L’highlight
Un uomo nuovo

Per chi apprezza
Sorprendersi della semplicità

Sorprendersi della semplicità. Proprio così. Pianoforte e voce. Nessuna orchestra che spunta maledettamente all’improvviso per enfatizzare determinati passaggi. Ci sono solo Cesare e Cremonini. La voce e le mani che si posano sui tasti del pianoforte. L’incredibile si avvera: i brani, già di per sé dei buoni esempi di pop come dovrebbe essere realizzato, confermano la robustezza e l’alta caratura. Solo voce e pianoforte non puoi nasconderti dietro alcun effetto speciale. E l’album scorre così, catturando l’interesse e lo stupore. Chi l’avrebbe mai detto che avrei parlato in maniera entusiasta di Cesare senza fare il cretino. Felice di ricredermi. – Andrea Mariano


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Giardini di Mirò
Different Times

Post Rock, 42

L’highlight
Failed To Chart feat. Glen Johnson (non l’ex terzino del Chelsea)

Per chi apprezza
Prolungare le agonie

Una volta, e parliamo di un tempo indefinito tra i dieci e i vent’anni fa, i Giardini di Mirò erano una validissima alternativa tutta nostra all’alternative e al post-rock che stava germogliando a latitudini d’Europa più alte e fredde. Oggi quando ascolto post-rock, o ci penso soltanto, mi vengono in mente i video strappalacrime di Greenpeace con i gabbiani ricoperti di petrolio: è un genere che non fa altro che mostrare il suo lato più trito e ritrito, più spacciato, che sembra bearsi del fatto che stia affogando in una nerissima, totale assenza di idee. E i Giardini di Mirò ancora oggi, per quanto i tempi siano differenti, sono perfetto specchio delle tendenze internazionali del genere cui – almeno parzialmente – appartengono: Different Times è un disco spento, vittima di una mollezza e di una apatia ormai cronicizzata, per la quale i barocchismi delle ospitate sono nient’altro che una cura palliativa. – Riccardo Coppola


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AFI
The Missing Man

Emo-core, Ex Noctem Nacimur

L’highlight
Trash Bat

Per chi apprezza
Guitar Hero 3

Tra le uscite della settimana leggo il nome degli AFI e torno con la mente ai tempi di Miss Murder, pezzaccio presente nella tracklist del mitico Guitar Hero 3. A distanza di quasi 11 anni dall’uscita di quel titolo, ritrovo quindi una band che nel frattempo si era data decisamente da fare: tanti sono stati infatti gli album rilasciati dagli AFI nel periodo in cui sono stati da me dimenticati: forse colpevolmente, forse no. Li ritrovo in forma con questo ultimo EP dal titolo The Missing Man: l’opening track, Trash Bat, ricorda quasi un manifesto della band che fino a 15 anni fa poteva definirsi pioniera della scena emo-core. Viene dato spazio anche al lato più delicato degli AFI, quello fatto da ballate come Back Into the Sun e The Missing Man. Un lavoro che arriva inaspettatamente alla luce, seguendo la scia dell’ancora recente The Blood Album. Ci risentiamo tra dieci anni, a presto. – Francesco Benvenuto


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Myrkur
Juniper

Atm/Black metal, Relapse Records

L’highlight
Juniper

Per chi apprezza
una dark lady che sta lentamente conquistando tutti

Il nuovo singolo di Myrkur, nome sotto il quale si cela Amalie Brunn è pura beatitudine sonora black metal. La polistrumentista danese si sta facendo largo tra i nomi caldi (forse gelidi) del metal più oscuro. È la strega di Copenhagen, e dopo un insipido debutto nel 2014 ha convinto con l’ultimo “Mareridt”, un disco solido ma sopratutto originale, fresco. Il singolo “Juniper” convince per lo stesso motivo. Un unione di paganesimo e folk tradizionale, un crudo black metal al quale si unisce atmosfera. E ci ci immerge facilmente nei boschi innevati e silenziosi, nella natura morta scandinava. Nel side B del 7 pollici una voce soave e dolce intona “Bonden og kragen”, canto popolare rivisitato, cantato in lingua nativa. Si viaggia nelle terre del nord. Che sia un piccolo compendio introduttivo all’ultimo disco, un singolo a sé stante o una preparazione ad un nuovo full lenght, ogni uscita di Myrkur dovrà essere tenuta d’occhio. Sorpresa dell’ultimo anno. – Matteo Galdi


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Dream Theater
Untethered Angel (Singolo)

Progressive metal, SME Insideout Music

L’highlight
se siete particolarmente segaioli è a 3:25. Per tutti gli altri è da 0:00 fino a 6:14

Per chi apprezza
John Petrucci

Come al solito, i fan dei DT si lamentano. Che il gruppo non si è mai evoluto. Che sono prolissi e troppo tecnici. Si lamentano di Mangini, del sound della batteria. Si lamentano SOPRATTUTTO di Labrie, che ha una brutta voce, che non sa cantare. A volte di Rudess. Mai di Myung (grazie a dio, ci vorrebbe soltanto il coraggio loro). Poi qualcuno implora John Petrucci di tagliarsi la barba – ed io mi unisco all’appello -, ma di certo nessuno può dire nulla su come suoni. Sappiate che io non ho proprio nulla di cui lamentarmi: per me i DT sono un’istituzione. Nonostante li ascolti molto meno che in passato, sono uno di quei gruppi che difenderei anche se publicassero una roba tipo the Astonishing… oddio, insomma. Ma va be’, stavolta siamo decisamente in buone mani, miei cari. Untethered Angel mi è piaciuta veramente tanto. C’è tutto quello che serve in un loro brano: la intro stile On the Back of Angels per poi darci dentro con le sfuriate metallare. C’è un Labrie particolarmente ispirato, pure nel ritornello. Poi, perviene l’immancabile cavalcata strumentale poco dopo la metà della canzone, sì insomma, quella dove Rudess e Petrucci fanno a gara a chi ce l’ha più lungo… lo strumento, eh! Sono loro, questo mi basta per essere felice ed aspettare l’album che, per grazia ricevuta, non avrà 34 tracce. – Jacopo Morosini


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Broken Bells
Shelter (Singolo)

Indie Pop, 30th Century Records

L’highlight
La batteria secca e minimale di Pericolo Topo

Per chi apprezza
Non credere agli addii

I Broken Bells erano apparsi come un’epifania non pronosticata nelle mie playlist, una manciata di anni fa. Avevano fatto un video con Rooney Mara che mi suggerì che loro non erano proprio gli ultimi arrivati e che ero io l’ignorante: ed era vero, perché i due uomini che pubblicano sotto questo nome sono Danger Mouse (Gnarls Barkley, tra le altre cose) e James Mercer (The Shins). Dopo un live album che suonava come un addio e progetti solisti altrui che sembravano confermare l’ipotesi, emerge oggi dal nulla un nuovo singolo che riprende le fila esattamente dove erano state lasciate e crea almeno nel sottoscritto un doveroso hype per una full release: il cugino di Mickey a spargere le sue solite spazzolate pseudo-funk, Mercer a metterci sopra vocals di una dolcezza che galleggia sul confine tra romanticissimo e stucchevole senza mai attraversarlo. Nessuna porcata sintetica, nessuna chitarra inutile, nessuna brama di finire nella Billboard Hot 100: se tutto l’indie fosse così il mondo sarebbe davvero un posto migliore. – Riccardo Coppola


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Children of Bodom
Under grass and clover

Metal, Nuclear Blast

L’highlight
La leggerezza

Per chi apprezza
fischiettare e canticchiare le tastiere

“Se non si prende troppo sul serio, “Under grass and clover” ci può stare. Tanto ormai sono decenni ed i Children of Bodom sono andati avanti, chiunque vuole può ascoltare la trilogia dei primi tre fantastici album… e Hatecrew non era male”. Sfida: qualsiasi fan dei bimbi di Bodom ha formulato almeno una volta tale pensiero, ma non con malizia, bensì rimanendo propositivo nei confronti del gruppo. Dopo il tour celebrativo dei vent’anni di carriera ecco il primo singolo che anticipa l’attesissimo ritorno del più famoso gruppo melodic death finlandese. Tre minuti di canzone, idee carine, scopiazzata da Downfall (sembra quasi la sua versione allegra), ma diverte.
“Hexes”, il nuovo disco, esce a Gennaio, e l’artwork della cover è molto gradevole, stile black metal. “Under grass and clover” è un singolo che diverte ma che non vuole dire nulla nei confronti dell’album. Nessun indizio ma molta curiosità al riguardo. – Matteo Galdi

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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