Dischi Che Escono – 11/06/2018

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Dieci dischi da ascoltare come sottofondo per i consigli contro il caldo di Studio Aperto (04/06/2018 – 10/06/2018)


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The Dark Polo Gang
British (Singolo)

Trap, Universal

L’highlight
A 3:08

Per chi apprezza
I nuovi neologismi

Il termine “Bufu” è entrato ufficialmente nel vocabolario Treccani. E allora lascio proprio ai portatori del sapere e della cultura tricolore l’onore di recensire il nuovo singolo della Gang: Immondìzia s. f. [dal lat. immunditia, der. di immundus «immondo»]. – In senso astratto e fig., lo stesso che immondezza. Nell’uso com., soltanto con valore concr., sporcizia, roba sudicia: quella sorta d’i. che le arpie sgorgarono per invidia sulle mense troiane (Leopardi). In partic., la spazzatura, che, raccolta in appositi recipienti, è poi asportata, con varî sistemi, dagli addetti al servizio di nettezza urbana (e anche i rifiuti di varia provenienza che si raccolgono sulle strade e che vengono rimossi dagli operatori dello stesso servizio): spazzare, ammassare l’i.; marciapiedi pieni d’i.; spesso al plur.: il secchio, il cassonetto dell’i. (o delle i.); il camion, l’autocarro delle i.; gettare tra le immondizie. – Giulio Beneventi


Immanuel Casto
Piromane (singolo)

Porn Grove, Freak & Chic

L’highlight
La perla finale, ovviamente

Per chi apprezza
La papaya, quella gaia

Un vecchio amico, poeta fino al midollo e modesto visionario, un giorno mi disse una sacrosanta verità del nostro mondo: siamo tutti froci per qualcosa. C’è chi lo è per la samba (cit.), chi per il calcio, chi per il ragù. Io lo sono per Immanuel Casto. Mi conquistò quando lo conobbi, come un fulmine a eterosessualità serena, mi conquista ancora ogni giorno. Specie oggi che è tornato con un singolo letteralmente incendiario, già mio tormentone dell’estate col suo mantra caldissimo (“Io vado a fuoco, pompo un pompiere, pompo un pompiere”): in rima è allocata una onesta lista di cose da bruciare col cherosene, dal populismo ai giudizi altrui, montate come scintille su un ritmo meravigliosamente pederasta che giunge alla sublimazione con la conclusione dal sapore quasi ascetico-filosofico “si nasce incendiari, si muore pompinari”. Poesia purissima. Ma che ve lo dico a fare. – Giulio Beneventi


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The Charlatans
Totally Eclipsing

Indie Rock, BGM

L’highlight
Totally Eclipsing

Per chi apprezza
Totally Eclipsing

Affermo che chi apprezzava i singoli di una volta sarà tanto contento. Perché i The Charlatans ti danno in pasto quello che loro chiamano singolo, ma che per il mondo odierno è a tutti gli effetti un EP di 4 tracce. Tutte molto della serie “Uh che bellina”, salvo poi terminare e passare all’altra senza ricordarsi esattamente cosa diamine è stato ascoltato prima. Forse è la vecchiaia che avanza e la memoria fa brutti scherzi, forse sono loro che sono piacevoli, piacevolissimi come una giornata di sole in un maggio rinfrescante mentre immaginiamo come sarebbero stati i The Smiths se Morrissey fosse stato un simpatico bricconcello piuttosto che un borioso, grandissimo stronzo (ma di classe, lo ammettiamo). Da ascoltare a finestrini abbassati mentre si percorrono i viali bolognesi alla folle velocità di 45 chilometri orari. – Andrea Mariano


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Megadeth
Killing Is My Business… And Business Is Good! – The Final Kill

Thrash Metal, Sony BGM

L’highlight
Il manifesto del thrash: “The mechanix”

Per chi apprezza
Un tuffo nella storia del metal

No, Dave Mustaine non è tornato a drogarsi. Il suono acido e tagliente delle chitarre che esce dalle casse non è materiale inedito. È invece un bel balzo a ritroso negli anni, “Killing Is My Business… And Business Is Good!” è tirato a lucido in una nuova edizione remaster, celebrativa del 33esimo anniversario dei Megadeth. Il disco di debutto della band più amata di tutta la bay area, un piccolo pezzo di storia del thrash. Il disco simbolo dell’ascesa del mastermind Dave, cacciato e scomunicato senza seconde possibilità dai Metallica – dopo aver contribuito alla stesura dei principali riff dei four horseman (“The Four Horsemen” compresa, che nell’esordio dei Megadeth sarà convertita in “Mechanix”). Incontro fondamentale tra i due storici Dave della band statunitense, dal giorno in cui la leggenda vuole un giovane Ellefson suonare al campanello della fatiscente casa Mustaine per un po’ droga. Trattasi della terza remaster del disco in questione, ma questo “The Final Kill” sembra davvero essere l’edizione definitiva. Per completezza e qualità: i suoni sono calibrati perfettamente, in particolar modo il basso, con le ben note frequenze medie di Ellefson che tagliano alla perfezione il mix. Del disco in sé è superfluo parlarne, caposaldo del thrash metal, una piccola acerba perla, un’opera nata da gioventù, energia e rabbia. “No second chance? You guys (i Metallica) said …NO, GO.” recita Mustaine in una celebre intervista in cui affronta per la prima volta in pubblico l’ex collega ed acerrimo nemico Lars Ulrich, faccia a faccia. Menomale che hai perseverato Dave, hai dato vita ai Megadeth. – Matteo Galdi


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Lykke Li
So Sad So Sexy

Pop, RCA

L’highlight
Last Piece

Per chi apprezza
Le ragazze col grilletto facile

Lykke Li era la mia idea di pop femminile svedese prima che il porno-meteorite Tove Lo piombasse sulla terra. A quel punto tutto è cambiato, per noi ascoltatori e probabilmente anche per chi vive l’ambiente dall’interno: difficilmente si può spiegare infatti la sterzata dalla poesia simil-folk di I Follow Rivers o dalla potente e madonniana eleganza di Gunshot a questo canzoniere di cafonate bitchy, dove si parla esclusivamente di sesso triste con una vocina da Spice Girl in crisi premestruale e dove si cede alla terribile tentazione di farsi accompagnare da negrate hip-hop. Una delle ennesime dimostrazioni di come uscire dalla comfortzone non sia sempre una buona scelta. Evidentemente in pochi, veramente pochi, ricordano Cesare Prandelli che andò a giocare all’attacco contro la Spagna. So sad so sad. – Riccardo Coppola


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Zeal & Ardor
Stranger Fruit

Soul Black Metal, Manuel Gagneux

L’highlight
Fire Of Motion

Per chi apprezza
La poesia, le Fiat 127 e il Black Metal del Bronx

“Andrea, riusciresti a occuparti di Zeal & Ardor?”
“Uh, ok. Ma che roba è?”
“Tipo Rap e Black Metal”
Capite bene la mia confusione mentale immediata. Che diavolo hanno in testa le persone? Genialità, ecco cosa. Io alzo anche di più il tiro: è Soul Black Metal. Ascoltare per credere. Solo uno svizzero-americano poteva inventarsi una roba del genere e riuscire a creare una roba del genere CONVINCENTE. Immaginate un ragazzone nero, voce potente ed emozionale. Immaginate lo stesso ragazzone nero, voce potente ed emozionale, che a un certo punto inizia a strillare, con chitarre stile Fiat 127 Abarth scarburata (ma che ha passato comunque la revisione, a differenza di quella di Burzum), poi continua a cantare incarognito come la morte e poi torna un po’ calmo. Ecco, per me la poesia nel 2018 è rappresentata da Zeal & Ardor. – Andrea Mariano


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Claptone
Fanast

House, Different Recordings

L’highlight
Stronger

Per chi apprezza
I viaggioni

Capito nelle fauci di questo spettacolo itinerante con la mia solita tecnica random nello scegliere la colonna sonora per i tragitti di lunghezza non indifferente in auto, questa volta verso la lontana dimora di una donzella da conquistare. Sospinto in modo a dir poco ignorante dall’assonanza con il vate Clapton, mi trovo in presenza di quello che si rivela essere un onesto dj crucco e di 13 tracce da lui prodotte di indiscutibile qualità, 13 reasons why approfondire appena possibile questa materia per me ancora abbastanza sconosciuta: la coldplayana Birdsong, la funkeggiante In The Night e l’ancheggiante Stronger dalle venature futuristiche guidano l’ondata di adrenalina composta e sempre elegante che mi ha accompagnato in maniera perfetta, caricandomi a mille, pronto a far faville. Poi la serata è andata clamorosamente in bianco. Ma che cavalcata è stata. – Giulio Beneventi


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The Beach Boys
The Beach Boys With The Royal Philharmonic Orchestra

Classical Pop, UMG Recordings

L’highlight
Kokomo

Per chi apprezza
La classica nel classico

*Dlin Dlon* Il campanello di casa suona. A casa di un musicista, è ovvio che il campanello suoni. Bruce Johnston interrompe il suo consueto hobby (bruciare materiale dei The Beach Boys ripensando alla maestosità del White Album dei The Beatles) e guarda attraverso lo spioncino. Una pletora di persone. “Dannazione, la Finanza!”. Per poco il povero Bruce non viene colto da un infarto, quando pacatamente dal pianerottolo lo rassicurano dicendo di essere i membri della Royal Philharmonic Orchestra. Gli chiedono di smetterla di bruciare dischi e registrazioni a caso, solo per passare il tempo. Gli chiedono altresì il permesso di prendere alcuni brani originali dei The Beach Boys per sovraincidere delle orchestrazioni. Occhi a cuoricino, grandi più di quelli di un manga giapponese si palesano sul volto di Bruce. Ed eccolo qui il risultato, che non fa altro che confermare quanto geniali, ottimi, eccelsi fossero, anzi, siano le composizioni del complesso americano. Dai Bruce, sentiti orgoglioso. Il fuoco è buono per aizzare la brace per gli arrosticini, non per bruciare dischi. – Andrea Mariano


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Luca Carboni
Sputnik

Pop, Sony Music

L’highlight
2

Per chi apprezza
I redivivi e la seconda giovinezza

Carboni sparito, Carboni finito. Carboni che torna, Carboni che spopola (o almeno, viene canticchiato da tutti). Negli ultimi anni il bolognese sta vivendo una sorta di rivincita, dopo un periodo non di oblio, ma di penombra sì. L’ultimo lustro gli ha donato un po’ di soddisfazioni, e anche questo Sputnik non si discosta qualitativamente dai precedenti. Anche stilisticamente siamo sul pop spinto da synth e qualcosa che si avvicina alla nuova scena pop, ma realizzata con più classe. La copertina, poi, è talmente cacofonica e anni ’90 da essere apprezzata dal sottoscritto talmente tanto da sentirsi un po’ barzotti. Praticamente il buon Carboni sta realizzando la bella copia di quello che Nina Zilli e i thegiornalisti stanno facendo da un po’ di tempo. Una buona crasi che si tiene in equilibrio senza cadere nel baratro del fastidio imbarazzante. Giusto qualche spavento, ma nulla di che. Bravo Luca. Se incroceremo i nostri sguardi tra le vie di Bologna, hai un bicchiere di Sangiovese offerto. – Andrea Mariano


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Davide Petrella
Litigare

Trap, Warner

L’highlight
Litigare

Per chi apprezza
Litigare

Ho conosciuto molti Petrella nella mia vita. Il mio allenatore di nuoto, una cara amica di amici, un caro amico custode di immensa cultura metal e sapienza birraia. Non rientra tale Davide Petrella. Nulla di personale, ma ne ho le tasche piene di Trap. Ci potrei pagare il 730 con quanta Trap ho nelle tasche. “E perché diavolo ti ostini a recensire album del genere se non ti piace il genere?” Perché sono della scuola “C’è del buono anche nel peggiore” e “Conosci il tuo nemico”. Quindi con sovrumano sforzo dico, ammetto che Davide non è il peggiore dei trappisti astemi, ha anche un gusto non disdicevole nella scelta delle basi, non è così orribile nei testi. E pare pure belloccio nella foto di copertina. Non voglio litigare, ergo dico che ho fatto lo sforzo di ascoltare Litigare e alla fine della fiera non c’è bisogno di litigare. Fosse per me non ci sarebbe bisogno neppure di Litigare per una mera questione di overburning trappista, ma non voglio litigare, quindi viva Litigare. – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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