Dischi Che Escono – 11/09/2018

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Dieci dischi (dei freni) per salutare Fenati (03/09/2018 – 10/09/2018)


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Silk City, Dua Lipa ft. Diplo, Mark Ronson
Electricity (Singolo)

Pop, Silk City

L’highlight
Il video

Per chi apprezza
Disattivare l’audio

Uno dei pochi vantaggi del curare (parte di) una rubrica settimanale che parla di cose musicali è avere la scusa buona per riguardarsi i video di Dua Lipa in full screen, senza la necessità di avere una scheda sicura di Wikipedia aperta accanto se si viene sgamati. Al terzo rewatch (perché non c’è Dua senza tre) per concentrarmi sulla canzone e non sul crop top della momentaneamente bionda starlette, posso asserirlo: Electricity è veramente una gran buffonata di pezzo. Manca il pompaggio cafone ma accattivante che avevano Calvin Harris o Martin Garrix, e che questo surreale conciliabolo di ft. prestigiosi non è evidentemente riuscito a instillare in fase di (iper)produzione. Manca anche quella vaga alternativa raffinatezza che l’esordio della britannica offriva, seppur con parsimonia. L’esito è una manciata di strofe telefonatissime che conducono a un ritornello per nulla incisivo, con voci malamente (ma davvero malamente) spinte un’ottava sotto. Male, male male. – Riccardo Coppola


Alice Merton
Why So Serious (Singolo)

Pop, Paper Plane

L’highlight
La Merton

Per chi apprezza
Julia Roberts e le commedie rosa a lieto fine

Ordinario esempio di come l’amore (o l’ossessione, dipende dai punti di vista psichiatrici) alla fine prevalga sempre. Premo play e ascolto la nuova della mia Alice. Sarà che di tutte le canzoni inedite che ho apprezzato dal vivo (Make You Mine, ciaone), questa era forse la meno intensa, ma mi pare a dir poco scialba. Vuota. “Riavvolgo”. (Ri)Play. Tiepidamente meglio. Ma è scarica. Mannaggia. Al diavolo lei e il Joker. Vado a fare colazione. Tipo la terza, come gli hobbit. Tanto è domenica. E io sono sempre e comunque bello, anche con qualche chilo in più. Salotto. Sono in vena di dare una seconda chance. Play. Beh cazzo, onesta. Anche la Merton è sempre bella, dio santo. Macchina. Play, again. Batto il piedino sinistro a tempo. Torno. Play. Beh ma sai che non è per niente male? Doccia. Play. La canto. Phonata. La so a memoria. Birra in centro. Radio con la Merton nel locale. Sono incandescente. Forse ubriaco. Casa. Tre di notte. Play. Sveglio il condominio. Capolavoro. Fine della giornata e della recensione accurata. – Giulio Beneventi


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Thegiornalisti
New York (Singolo)

Pop, Carosello

L’highlight
Tommaso Paradiso

Per chi apprezza
Le poesie auliche

Manuel Agnelli ebbe a dire che le canzoni di Paradiso fossero “il peggior Venditti, cantato male e suonato peggio”. Ascoltando New York, questo nuovo giochetto mid tempo a là Calcutta di Del Verde feat. Povia e Baglioni, sinceramente non voglio immaginare cosa aggiungerebbe il wannabe vate di X-Factor. E forse dovrei addizionare mie parole dure, dolorose, a riguardo, in questo spazio. Ero pronto a farlo, sappiatelo, con la morte nel cuore, quasi dovessi insultare il De Sica di Vacanze di Natale ’83. Il loop del singolo però mi ha cambiato, mi ha aperto gli occhi. Mi ha salvato, ancora una volta. Riascoltandola, con la malinconia di fine estate impressa nelle sue rime e l’amore infinito per il vintage italiano nella sua atmosfera, le sentenze dure sono diventate infatti gemiti di stupore e i 3 minuti abbondanti di musica sono stati seguiti da altri 92 di applausi, a conferma del detto che tira più un pelo di Tommaso che un carro di buoi.
E dunque per descrivere anche New York sarò più che breve: G. Buffon, G. Zambrotta, F. Cannavaro, M. Materazzi, F. Grosso, A. Pirlo, M. Camoranesi, G. Gattuso, S. Perrotta, L. Toni, F. Totti (scialalalalalaaa, F. Totti). Sei la Nazionale del 2006, Tomma’. – Giulio Beneventi


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Metallica
Dyers Eve (Singolo)

Thrash, Blackened Recordings

L’highlight
Le buone intenzioni

Per chi apprezza
I collezionisti della seconda band thrash metal della storia

No, risolviamo il quesito, “…And justice for all” non è stato remixato. Solamente rimasterizzato, migliorata la qualità del suono ed “asciugate” le chitarre. La batteria si sente decisamente meglio però. E si, stiamo analizzando il singolo estratto “Dyers eve” tratto dal quarto disco dei Metallica, il primo da dopo la scomparsa del compianto Cliff Burton al basso. Ora, attorno a questo terribile fatto di cronaca nera è stata costruita una vera e propria leggenda, che da chiacchiera da bar si è presto rivelata veritiera in parte. Lars, il crudele ed odiato batterista decise di far passare in secondissimo piano l’ottimo lavoro al basso di Jason Newsted. Il nuovo bassista era davvero promettente, aveva l’attitudine che serviva alla band, quello spirito da thrasher necessario all’alchimia della band. Metallica che si morsero la cosa negli anni ’90, ma questa è storia… Ebbene, il grande quesito: il basso si sente o no? Diciamo che si distinguono meglio, data la qualità migliore del suono, tutti i vari strumenti. Ma se cercate la vera giustizia, “And justice for jason” è stato mixato e caricato sul tubo da un fan. – Matteo Galdi


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Caparezza
Prisoner 709 live

Hip Hop, Universal

L’highlight
L’uomo che premette

Per chi apprezza
Non esserci

Premetto di avere perso da tempo il conto della quantità di uscite italiane di spicco che vengono ristampate dopo poco tempo con l’aggiunta di cd live. E premetto anche di non essere mai stato un grande sostenitore del live su supporto fisico. Eppure il “rapper” pugliese un’opportunità live – anche tristemente su uno schermo – la merita, non foss’altro che per scoprire la quantità incredibile di scenografie per le quali si barcamena, tra hoverboard e palloni giganti alla Peter Gabriel. Certo che spendere 40+€ per non avere un Blu-Ray ma un DVD ha un acre retrogusto per veri appassionati dell’archeologia. – Riccardo Coppola


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Spiritualized
And Nothing Hurt

Alternative/Psychedelic rock, Bella Union

L’highlight
A Perfect Miracle, The Morning after

Per chi apprezza
I viaggi cosmici con sottofondo gospel

Dopo un lungo vociferare e vari singoli, ecco il ritorno di Jason Pierce, quello che chiamerei un “visionario” di questa generazione (e, in parte, anche della precedente). Raccolti tutti gli strumenti possibili, lo J. Spaceman si è cimentato nel suonarli ad uno ad uno, dando alla vita un disco che – come già accennato a proposito di “Here It Comes” – suona come l’LP di un vecchio cantautore, probabilmente di ritorno da un viaggio nello spazio. In mezzo a melodie tanto soavi e dal tocco blues, vi immergerete in questa dimensione spaziale, che lui conosce al meglio: tra pesanti emozioni e la semplicità di alcuni brani, ho sorriso di fronte un album in grado di tenere compagnia con la sua spensierata psichedelica e i suoi momenti simil-Velvet Underground.
Nonostante non sia un lavoro così audace e che, per alcuni, suonerà come il solito connubio tra spazio e amore, è un disco fresco e armonioso. E non sia mai che possa avvicinare qualche curioso alla carriera di Pierce. – Jacopo Morosini


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Lenny Kravitz
Raise Vibration

Rock, Roxie

L’highlight
Johnny Cash

Per chi apprezza
Ammettere l’invidia penis di freudiana memoria

Nella title track c’è persino qualche vaghissimo eco western, o comunque polveroso quanto la piana di Campo Imperatore negli Spaghetti Western, salvo poi essere spediti in Africa (per la gioia di Salvini). Raise Vibration, il nuovo album di Lenny Kravitz, l’uomo che fa vacillare anche il più etero degli eteri scatenando un sentimento a metà strada tra l’ammirazione edonistica e il disprezzo generato dall’invidia, è un album vario, seppur pacato, seppur senza guizzi testosteronici. Eppure quella fascinazione da eterno latin lover è più presente che mai. Una grande lezione di stile impartita con un indefesso esercizio di stile. Ascoltate il tributo personalissimo a Johnny Cash per credere. – Andrea Mariano


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Suicidal Tendencies
Stll cyco punk after all these years

Punk, Suicidal Records

L’highlight
Sippin’ from the Insanitea

Per chi apprezza
Il punk, il cappellino da baseball personalizzato, la canotta e uno skate. E via a farsi sgridare dal preside perché non si può andare in giro in skate nel cortile. (Ed essere tredicenni)

I Suicidal Tendencies. Ancora esistono? Uno dei primi gruppi punk made in Usa, quella band che tutti, chi prima o chi poi ascolta tra la quinta elementare e la terza media. Ma poi si dovrebbe dire basta, in un dato certo momento della propria formazione musicale, assimilati gli orecchiabili ritornelli ed i veloci e divertenti brani. Senza nulla togliere al buon Mike che da oltre trent’anni porta avanti il progetto, l’unico membro fondatore, scrive i testi e compone i brani. “Still cyco punk after all these years” è un disco divertente ma, come anche annunciato nel titolo, è probabilmente un ennesimo ammasso di brani punk, perdipiù ri-registrazioni di un vecchio lavoro di Mike Miur, il debut album solista “Lost my brain! (Once again). Suonati da chi sicuramente sa il fatto suo, ma forse questo è quanto. Almeno negli anni le prestazioni live sono state supportate da vere e proprie leggende come Rob Trujillo, che ancora doveva entrare nei four horseman e già alterava la natura delle band con riff funkettoni, sicuramente interessanti ma decisamente fuori luogo. E probabilmente rapito dal fascino del punk old school si è ultimamente aggiunto Dave Lombardo. Non uno qualsiasi. Unico motivo forse per riavvicinarsi, solo per una noiosa domenica pomeriggio, al buon vecchio punk dei Suicidal Tendencies. O forse è un attacco di nostalgia. – Matteo Galdi


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Waxahatchee
Great Thunder

Indie Folk, Merge Records

L’highlight
You’re Welcome

Per chi apprezza
L’essenziale, ma non di Mengoni

La presenza nello stesso progetto musicale di due sorelle gemelle mi ricorda una storia simile della nostra penisola: quella dei due Filippini, Antonio ed Emanuele, calciatori di Serie A degli anni ’90 – ’00 più noti per la loro parentela che per le gesta sportive. Waxahatchee è il nome, non troppo semplice né da scrivere né da pronunciare, di un complesso indie-folk dell’Alabama con alle spalle già diverse produzioni discografiche: ma il fatto che il gruppo tutto al femminile non sia molto noto alle orecchie italiane, non implica la poca qualità della loro musica. Un po’ come il buon Tiziano Ferro, perfetto sconosciuto ai frequentatori di un un bar portoghese, ma idolatrato dall’italiano medio, dove medio è tutt’altro che un insulto. L’EP Great Thunder punta all’essenziale con pochi strumenti per ogni traccia ad accompagnare la vera protagonista del lavoro: la voce flebile e delicata di Katie Crutchfield. Addirittura in You Left Me with an Ocean trovano spazio quasi esclusivamente un paio di note di pianoforte. Basta davvero poco per fare “tanta roba”. Quando non è lo strumento dai tasti – purtroppo – bianco e neri, tocca alla chitarra, come accade in Slow You Down, prendersi tutte le attenzioni del caso. Se si vuole far passare un buon quarto d’ora a qualcuno, l’ascolto di Great Thunder è il consiglio migliore che si possa dare. – Francesco Benvenuto


The Blaze
Dancehall

Elettronica, Animal 63

L’highlight
She

Per chi apprezza
I calli alle mano

Quando si parla di duo elettronico francese il primo nome che viene alla mente è quello dei Daft Punk, senza nemmeno discuterci troppo sopra. Ma con l’album di debutto dei The Blaze, Dancehall, da oggi ci sarà un’alternativa a “quelli di Get Lucky”. Da buon album elettronico qual è questa produzione, la voce è poco utilizzata e quelle poche volte che c’è, è distorta ed in loop. Nulla di nuovo insomma. L’utilizzo da genovese delle parole si mescola a mo’ di pesto senz’aglio in un barattolo di beats non troppo pesanti, fino ad avere un exploit in Queens, dove un mimetizzato “so long” entra nel cervello per poi non uscirne più. Un elettronico poco da ballare e tanto da ascoltare, che finirà per essere messo in play così tante volte da far venire i calli: finalmente un’innocente giustificazione a quelle orrende imperfezioni che caratterizzano le mani di innumerevoli lavoratori di mano. – Francesco Benvenuto

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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