Dischi Che Escono – 15/10/2018

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Dieci album da mettere in macchina mentre si attraversa il tunnel del Brennero (08/10/2018 – 15/10/2018)


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David Bowie
Loving The Alien (1983 – 1988)

Classica, Jones/Tintoretto Entertainment Company LLC

L’highlight
OTTO CIDDÌ

Per chi apprezza
La tecnica della trasformazione del corpo

OTTO CIDDÌ. In un’unica soluzione. Credo siano umanamente ingestibili persino per il più malato dei collezionisti. Quanta roba. Quanto ben di Dio. Quanto ben di Bowie. Otto supporti ottici, tuttavia, sono anche l’innegabile testimonianza della prolificità e poliedricità del genio, rappresentato in copertina con fare pensieroso, dubitante eppure appagato. Perché David Bowie, negli anni ’80, era un po’ tutto questo. Dopo la rinascita berlinese, la scoperta di sonorità più democratiche, più accessibili a un pubblico più vasto, non per questo la qualità ne ha risentito. Mix, registrazioni particolari, live, remastered: un’immersione complessa, agile solo all’apparenza, ma una goduria appagante, in cui trovare ulteriore conferma del genio bowieano, colui che ha sempre estratto il meglio da qualsiasi stile, da qualsiasi intuizione stuzzicasse la sua fervida mente. Non una mente di questo mondo, di certo. Ziggy è lontano, il dancefloor più vicino, l’intuizione geniale e originale costantemente presente. IN OTTO CIDDÌ. In un’unica soluzione. – Andrea Mariano


Primal Scream
Give Out But Don’t Give Up: The Original Memphis Recordings

Alternative Rock, La Tempesta Dischi

L’highlight
Emilia Parallela

Per chi apprezza
La pioggia che filtra dentro di sé

Primal Scream, mio Dio. Non leggo questo nome da secoli. Leggo il titolo di questo disco, “Give Out But Don’t Give Up: The Original Memphis Recordings”, e penso: “Non ha senso… Non è nemmeno una ricorrenza particolare”. Ventiquattro anni uscì fa il quarto album della band, dall’enorme potenziale e soffocato da una post produzione impressionante, talmente pomposa e plasticosa che in confronto Nevermind dei Nirvana vi sembrerà un demo. Ventiquattro anni dopo, migliaia di dollari in meno sul conto, i Primal Scream buttano sul mercato le registrazioni originali di quel capolavoro-non-capolavoro, ovvero “Give Out But Don’t Give Up” come è stato pensato all’origine e come avrebbe dovuto suonare all’uscita, nel 1994. Sono presenti due CD, il secondo dei quali infarcito di roba più o meno interessante (varie jam provenienti dalle recording session del 1994) e più o meno inutile (Jesus, Call On Me e Cry Myself Blind con il mixaggio delle casse monitor). È consigliato l’acquisto per prendere consapevolezza di come all’epoca venne massacrato un capolavoro dai suoi stessi autori e per pagare il metadone a Bobby Gillespie. Meglio tardi che mai, come si suol dire. – Andrea Mariano


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Emis Killa
Supereroe

Rap, Carosello

L’highlight
Fuoco e benzina

Per chi apprezza
Chi conosce ancora l’italiano basilare

“Per chi apprezza: chi conosce ancora l’italiano basilare” non è una presa per il culo. Emis Killa, almeno, scrive in un italiano (più o meno) corretto, limita lo slang gggiovane che in realtà non significa un cazzo di niente e usa gli “ah-ah”, “oh, yeah” il giusto. Certo, questo dannato vocoder persiste, ma chi l’avrebbe mai detto che si amalgama discretamente bene con le melodie dei vari brani. Soprattutto: chi l’avrebbe mai detto che il qui presente scribacchino, sarebbe riuscito a non bestemmiare per lo schifo sin dal primo brano. Invece ce n’è voluto, anzi: il calendario è salvo, per questa volta. Oramai Emis Killa è da considerarsi uno della vecchia guardia, uno che ha capito come gestire e gestirsi. Una strizzata d’occhio agli sbarbati sedicenti sedicenni in fissa per la trap, una strizzata a chi è più per il sound classico (Quella Foto di Noi Due sprizza fine II Millennio da tutti i pori). Però, ancora non ho tirato giù un santo dal calendario. Incredibile. – Andrea Mariano


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Jess Glynne
Always in Between

Pop, R&B, Atlantic Records

L’highlight
Rolling

Per chi NON apprezza
Le rosse di capello

Jess Glynne torna sulle scene nel tentativo di affermarsi nuovamente dopo il successo ottenuto con il disco d’esordio I Cry When I Laugh. La ragazza inglese dai capelli rossi sembra però girare con il freno a mano tirato, senza osare nulla e limitandosi ad un pop semplice e monotono. C’è perfino un vano tentativo di replicare i “Uooh oh oh oh uooh oh oh oh” che tanto le hanno portato fortuna in Hold My Hand: Il brano All I Am può essere facilmente impiegato per un mash-up senza troppe pretese. Always in Between ha l’aria di essere il classico album da pubblicare quando non si hanno grandi idee, ma a quattro anni di distanza dall’ultimo lavoro era auspicabile tirar fuori qualcosa di decente. Probabilmente anziché dedicarsi ai nuovi brani, la buona Jess si sarà prodigata per non far estinguere le persone affette da rutilismo. Tra i sedici brani dell’edizione deluxe, quattro in più rispetto all’edizione standard, spicca sicuramente Rollin, una canzonetta tutta allegra che smorza il pietoso piattume della mezz’ora precedente. – Francesco Benvenuto


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Young The Giant
Mirror Master

Pop, Elektra

L’highlight
Forse Heat of the Summer

Per chi apprezza
L’indie inutile dell’ultimo decennio

L’indianello Sameer Gadhia, la sua selva di microfoni e i suoi Giovani il Gigante assursero alla ribalta della propria corrente quasi una decina di anni fa, con un esordio che ai tempi riusciva ad essere addirittura fresco, interessante, quasi piacevole nel suo intrecciarsi di chitarre leggere e voci acute. Poi sono arrivati gli anni Dieci, e come l’eroina per il punk decenni addietro è arrivato quel virus pop-elettronico, che ha fatto ecatombe di tutte quelle band indie che fino a poco prima potevano vivacchiare onestamente della propria innocuità. Gli Young The Giant hanno battuto l’ultimo timido colpo con il mediocre Mind Over Matters, poi eccoli anche loro, sprofondati in selve di percussioni finte, bassi inesistenti, ubiqui falsetti e ritmi leeeeeenti. Questa roba fa schifo, ma per fortuna ci dimenticheremo di tutto questo molto, molto presto. – Riccardo Coppola


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Django Django
Winter’s Beach [EP]

Indie, Because Music

L’highlight
Sand Dunes

Per chi apprezza
L’indie che resiste

E poi ci sono poveracci come gli Django Django, costretti ad essere etichettati con lo stesso genere dei pagliacci di cui abbiamo appena finito di parlare, ad essere inseriti da Spotify nelle stesse playlist, malgrado metterli accanto ha lo stesso effetto – in termini di distanza stilistica e soprattutto qualitativa – dell’affiancare In The Court Of The Crimson King a Mi si ferma il cuore di Mario Tessuto. I britannici resistono, catchy come una band che è finita pure nei menu di FIFA deve essere per forza, ma con il coraggio di tuffarsi nello strumentale, di effettare le voci e di inserire tastiere in maniera mai stucchevole, di sperimentare con moderazione. Avanti così. Bravi Bravi. (edited) – Riccardo Coppola


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The Helio Sequence
Keep Your Eyes Ahead (Deluxe Edition)

Indie Rock, Sub Pop

L’highlight
le mille No Regrets

Per chi apprezza
L’indie innocente dello scorso decennio

Come tutti gli esseri umani tranne gli studenti universitari e i disoccupati cronici, io il lunedì mattina mi alzo presto e sono rincoglionito. Molto rincoglionito. Nella mia fattispecie poi c’è anche da chiudere le recensioncine degli album, e avevo questi The Helio Sequence da fare. Ma non è uscito niente di nuovo, mi sono detto mentre con la sinistra giravo l’acqua al gusto caffè della macchinetta e con la destra scorrevo Spotify, l’ultimo loro album risale al 2015, si saranno sbagliati. E invece no: Sub Pop pare aver appena tirato fuori una riedizione del loro quarto album, in occasione del decennale dalla sua pubblicazione. Non lo conoscevo Keep Your Eyes Ahead, ed è un disco caruccio. Agli sgoccioli di questo decennio è una buona testimonianza di cosa era l’indie quando era ancora adolescente e non aveva capito cosa fare della propria vita, prima di finire malissimo nelle mani di gente come gli Young The Giant citati qui sopra, come un Macaulay Caulkin trasformatosi in genere musicale. È un disco privo di una qualsiasi direzione o identità stilistica, piacevolmente confuso nel passare dall’arena rock alla wave a quella sorta di country di No Regrets, che nella confusione addizionale del disco bonus viene riproposta anche in versione post-rock e in versione Ed Sheeran. Un disco allegro, quantomeno, perfetto per sottolineare per contrapposizione come questo sarà un altro lunedì di merda. – Riccardo Coppola


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Biagio Antonacci
Mi Fai Stare Bene (20th Anniversary Edition)

Pop italiano, Universal

L’highlight
Per quanto tempo e ancora

Per chi apprezza
Perdere tempo, anche vent’anni dopo

Biagio che gioca a fare il Vendittone con qualche accenno di Vasco (shabada, title track); Biagione che gioca a fare il piccolo Battisti derubato a Napuli (nararana, Quanto Tempo E Ancora, un minimo onesta); Biagetto che gioca a fare il frontman dei Finley in gita a Londra (I love you, Che Cattiva che sei); Biagino che prova a plagiare i Guns come il Lucianone (Non Cambiare Tu). Madonna mia, che pena. Ehi, comunque questa l’ho già sentita. Ah ma cazzo è un remaster! Porco mondo, potevate dirmelo prima che staccavo alla prima traccia. Vabbè, cià. – Giulio Beneventi


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Eli Keszler
Stadium

Sperimentale, Shelter Press

L’highlight
Flying Floor For U.S. Airways

Per chi apprezza
Un caos calmo

Comporre un intero album ricorrendo quasi esclusivamente a delle percussioni, non deve essere stato per niente cosa facile. Ma Eli Keszler sembra abbia voluto dare prova delle sue innate doti attraverso questo ultimo lavoro dal titolo Stadium, all’interno del quale la continua voglia di sperimentare per ricercare quel suono nuovo e attraente porta ad incamminarsi su mille mila strade diverse: ma laddove il traguardo raggiunto sembra essere frutto del caso e del caos, ecco che invece lì si nasconde il genio. Stadium è tutto ciò: un caos calmo, sperimentato e testato. Non bisogna di certo aspettarsi l’usuale dal Eli Keszler, ma l’approccio con un orecchio scevro da condizionamenti può essere la chiave per apprezzare questo suo nuovo lavoro. L’elemento noir è del tutto caratterizzante, permettendo di rievocare con brani dal ritmo pulsante e spettrale diverse sensazioni uditive. Un lavoro da ascoltare per conoscere ciò che troppo poco viene fatto ascoltare, completamente fuori da schemi già scritti. Ora però torno ad i miei Tenacious D. – Francesco Benvenuto


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Cage
Images

Rock, autoproduzione

L’highlight
Cage

Per chi apprezza
La buona volontà altrui

Rock con voci femminili, personalità acerba ma gusto musicale soddisfacente. Peccato per il lack di incisività, perché l’elettronica stile Forsaken (il videogame del 1998) e la produzione stile 1998 (pulita e scevra di particolari sbavature da rendere, ma con quel tocco che fa suonare tutto come una specie di Thorn di Natalie Imbruglia un po’ più incazzato) sono pregi assai graditi per uno, come il sottoscritto, che fatica a capacitarsi di vivere nel III millennio da quasi vent’anni oramai. – Andrea Mariano


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Weezer
Can’t Knock the Hustle (singolo)

Power Pop (?), BMG

L’highlight
hahahahah… ha… ha… ha…

Per chi apprezza
Le montagne russe

No, non è così male come pensavo. Probabilmente siete stati ingannati dall’highlight, ma dopo l’ultimo – catastrofico – album “Pacific Daydream”, sembra che i Weezer si siano fatti perdonare prima con le cover dei Toto – fantastiche – e poi con questo nuovo singolo davvero molto carino. “Perdonare”, più o meno, diciamo che ci hanno provato. Strumentalmente molto simpatica e colorata, testo e vocals un po’ meno interessanti, ma tutto sommato vi resterà in testa con piacere. Anche il video è buffo. Ma allora qual è il problema? La risposta è più semplice del previsto. Un appello ai Weezer, e a noi che più di tutti li amiamo: siate più regolari nel vostro lavoro. Per carità, siete riusciti a tirar fuori tanto materiale più che ottimo, senza vivere come l’imitazione di voi stessi negli anni ‘90, ma al contempo la vostra carriera è un sali e scendi così drastico da far invidia alle montagne russe o agli ascensori. Un album buono, poi uno brutto, poi uno bellissimo e poi uno da tapparsi le orecchie. Non so cosa mai verrà fuori da questo “Black Album”, ripongo tutte le speranze del mondo, per carità… Ma una volta uscito fate un bel respiro e prendetevi qualche annetto di pausa come avete fatto nel 2010. Anche perché la crisi di mezz’età è brutta. Molto brutta. – Jacopo Morosini

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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