Dischi Che Escono – 18/03/2019

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Dieci tra dischi e singoli da ascoltare in Ucraina al posto di Albano (05/03/2019 – 17/03/2019)


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Coma-Cose
Hype Aura

Hip-hop, Asian Fake

L’highlight
Granata

Per chi apprezza
Il post concerto

È arrivato sugli scaffali, ma al giorno d’oggi soprattutto nelle piattaforme di streaming il nuovo album dei Coma-Cose, Hype Aura. Il duo tutto milanese riesce a congiungere efficacemente le strade dell’hip-hop e del cantautorato indie che tanto va’ in questo periodo, rilasciando un album che riesce ad abbracciare entrambi i generi senza farne il verso. Caratterizzati da un sound immediatamente riconoscibile, i Coma-Cose sfruttano le proprie abilità di scrittura in testi plurisenso: “Dammi una lametta che mi taglio le venerdì” mi manda letteralmente fuori di testa. Semplici, ma allo stesso tempo originali. Dopo la bomba Post Concerto rilasciata nel 2018, si replica quindi con un album di tutto rispetto che chiude come invece dovrebbe iniziare: con un’Intro, che subito mi ha portato a mente Stranger Things. Da ascoltare. E visto che si è arrivati a parlare di inizio, c’è da dire che la prima strofa fa tanto Califano, perché “non sottovalutare mai il ritorno” non può non far pensare all’indimenticabile Franco. – Francesco Benvenuto


Giorgio Poi
Smog

Itpop, Puro SRLS

L’highlight
I Fridays for future

Per chi apprezza
Il kitsch a tutti i costi

Ha tre caratteristiche uniche all’interno della scena romana, Giorgio Poi: 1) il fatto di fare tutto da solo ed essere un valido polistrumentista, e di avere messo chitarre sui dischi di n colleghi dalla schiena certamente meno dritta; 2) il suono più internazionale, nella sovrabbondanza di elementi sintetici e nella minore prevedibilità degli andazzi dei pezzi, che non cercano ossessivamente il candidato inno generazionale / ritornello di tre parole da ripetere 100 volte; 3) la voce più ignobilmente stridula e effettata in modo più imbecille, questo probabilmente un primato che può uscire dal GRA ed essere esteso all’intera penisola italiana se non anche all’Unione Europea. I tre elementi trovano una combinazione perfetta su questo suo secondo album, in cui Poi appare sì consapevole e valido compositore, ma si avvicina drammaticamente ad essere una variante in lingua italiana dei Phoenix, con tutto ciò che ne consegue. Specialmente il fatto di poter capire per davvero le inestinguibili trafile di cazzate con cui sono costruiti i suoi testi: sull’inizio di “Stella”, per la prima volta nella vita, ho amaramente constatato che avrei preferito essere madrelingua francese. – Riccardo Coppola


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The National
You Had Your Soul With You (Singolo)

Indie, 4AD

L’highlight
I violini

Per chi apprezza
Il proverbiale blaterare di Berninger

Un commento su Sputnik music paragonava l’ascolto dei the national allo state per cinque mesi nel circolo polare, ovviamente nel periodo in cui ovviamente il sole non sorge. La descrizione è una delle più calzanti che abbia mai letto, ed è sempre valida nonostante questo singolo a sorpresa provi (con quelle sonorità da sirena rotta, con i violini e con il controcanto femminile) ad allontanare la band dal grigiore depresso ed alcolico del capolavoro Sleep Well Beast. Perché alla fine chi ascolta i The National lo fa per farsi male consapevolmente, per rabbuiarsi ed emozionarsi sotto i biascicati, incessanti colpi della vocalità quasi monocorde di Berninger. E You had your soul with you emoziona solo in parte, a metà tra i vecchi fasti di Boxer e i nuovi corsi più atmosferici, e ricoperta com’è per tutti i suoi tre brevi minuti da una patina di incompiutezza, di insolita frettolosita. Sleep Well Beast ebbe come primo singolo The System Only Dream In Total Darkness: speriamo bene. – Riccardo Coppola


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The Black Keys
Lo/Hi (Singolo)

Garage, Nonesuch Records

L’highlight
Venire a sapere che sono tornati

Per chi apprezza
Rivivere i ricordi

Breve storia a lieto fine. Google Photos proprio stamattina ha deciso di farmi un bello scherzetto. “Ti va di rivivere questo ricordo?” e sbam, sotto agli occhi la mia faccia da minchia più giovane di cinque anni, sorridente, con in mano i biglietti di Assago per i Black Keys. Madonnina mia che coglione. Non vi dico quanto brucia ancora quel rimborso forzoso per l’infortunio da pesce lesso di Carney. L’orticaria mi riprese soave e passai la restante mattinata a nominare invano il nome di Auerbach. Quasi a volersi farsi perdonare, il fato decise di guidarmi in un bar di centro Torino in cui la radio spara sempre altina le nuove hit. Caaptazione odierna: niente Baky K; chitarra che gioca a fare Keith Scott; effetti a bestia; quattro quarti a tutta birra; riffoni heavy blues. Sant’Iddio, rieccoli. E pure onesti, nel loro pieno stile. La faccia da minchia sorride di nuovo. Here we go again. – Giulio Beneventi


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James Morrison
You’re stronger than you know

Pop, Stanley Park

L’highlight
La cover di Skinny Love Glorious

Per chi apprezza
L’antico Egitto

Il buon Jimmy era troppo stucchevole per la seconda metà degli anni 00, probabilmente. Dopo You Give Me Something e qualche duetto da miliardi di copie con l’altrettanto scomparsa Nelly Furtado, infatti, sullo stucchevolissimo cantautore si era decisamente spento l’interesse del pubblico, di quello grosso. La beffa per il buon James è che in un mondo che oggi è dominato dagli Sheeran e dagli Ezra lui si trova, a 35 anni, ad essere già parte attiva della guardia vecchia e irrecuperabile, a far suonare la sua voce arrochita da un decennio e mezzo come dalla bocca bendata di una mummia. Un po’ né carne né pesce anche per la sua speciale categoria di vecchi: troppo poco elegante per essere Savoretti, troppo poco venduto per essere Blunt. – Riccardo Coppola


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Fabrizio Moro
Ho bisogno di credere

Pop, Sony

L’highlight
Ho bisogno di credere

Per chi apprezza
La Fede Pellegrini

Il Moro Fabrizio dopo gli ultimi anni passati di fianco ad Ermal Meta decide di tornare single, rilasciando un singolo molto nel suo stile che preannuncia l’uscita del nuovo album. Ho Bisogno di Credere vuole far ricercare una fede, una qualunque, quella che ti dà un senso per andare avanti: “Credo nelle buche dove sono inciampato, e credo nei giorni in cui ho sbagliato perché ogni mio errore, nel bene e nel male, mi ha reso quello che sono oggi…”. Credere nelle buche un po’ mi stona, soprattutto per me che sono romano e tendo piuttosto a maledirle, però il pensiero di Moro Fabrizio esprime un concetto vero. Tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, che sia Dio o una buca: abbiamo bisogno di credere perché soli proprio non ci sappiamo stare. Dopo la comparsata a Sanremo 2018 era ora di tornare a farsi sentire, rilasciando un pezzo su cui ricade un giudizio sicuramente positivo. – Francesco Benvenuto


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Whitesnake
Trouble Is Your Middle Name

Hard Rock, Frontiers

L’highlight
I chitarroni coatti à la Kirk Cuddy

Per chi apprezza
Le pilloline blu

Infine, l’ora è giunta. Coverdale Il Bianco è tornato alla carica a tutta birra, potente e sanguigno come ai tempi degli incantesimi A.O.R. dello storico e maialissimo lapsus linguae, più cattivo degli Europe dei giorni della società segreta, per curare anche la più disperata delle disfunzioni erettili. Scherzi a parte, diciamolo veloci come un assolo di Joel Hoekstra, che è meglio: questo è il pezzo migliore della compagnia del serpentello bianco da un bel po’ di anni a questa parte, forse addirittura da quel bistrattato Restless Heart degli anni più bui. Orsù gente alle barche, non perdete tempo a leggere le mie parole e andate dritti di headbangin’ ad ascoltarlo. – Giulio Beneventi


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Karen O & Danger Mouse
Lux Prima

Pop, BMG

L’highlight
Turn The Light

Per chi apprezza
La funk-dance patinata

Con gli Yeah Yeah Yeahs fermi dal 2013 e i Broken Bells che hanno rotto il silenzio da brevissimo, Karen O e Danger Mouse si incrociano in uno strano full length che fa da commistione e sintesi del lato più dance del topo e del lato più morbido della vocalist sudcoreana. Niente urla belluine, dunque: Lux Prima si mantiene placido tra pezzi ingiustificabilmente interminabili, potenziali b-sides di Charlotte Gainsbourg, e singoloni dal vibe ottantiano che potrebbero essere partoriti dai Daft Punk. Inconsistente ma indiscutibilmente cool. – Riccardo Coppola


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Tesla
Shock

Hard Rock, Universal

L’highlight
You won’t take me alive

Per chi apprezza
aver arredato la propria cella di isolamento dal 1987 al 1991

I Tesla. Dio mio, I Tesla. Grande gruppo Hard Rock che, come molti altri colleghi, hanno subito non poco il contraccolpo dell’era Grunge. Zitti zitti, però, sono sempre rimasti in attività, nel bene o nel male. Negli ultimi dieci, quindici anni, complice anche un piccolo revival dell’Hard Rock anni ’80, i Tesla di tanto in tanto spuntano con qualche nuovo album. E il 2019 per loro suona esattamente come il 1989. Forse qualcuno li ha avvertiti che in trent’anni qualcosa è un poco cambiato, ma loro applicano imperterriti il teorema del calabrone: non hanno la conformazione musicale adatta a questi nuovi tempi da almeno vent’anni, ma loro se ne catafottono e continuano a (soprav)vivere. Onore a voi che continuate a credere nella lacca, nelle power ballad con cori pomposamente melensi e nella batteria con riverbero pazzesco. – Andrea Mariano


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Glen Hansard
Fool’s Game (Singolo)

Cantautorale / Folk, Plateau Records

L’highlight
l’atmosfera eterea che fa sognare (per non dire addormentare)

Per chi apprezza
I deja-vu

2017: Eddie Vedder e Glen Hansard mattatori principali di una delle giornate del Firenze Rocks. 2019: Eddie Vedder e Glen Hansard salvatori principali di una delle giornate del Firenze Rocks. Fa sempre un certo effetto constatare che il buon Glen sia più giovane del buon Vedder, con la differenza che uno dei due è un vino d’annata ben conservato, l’altro un brandy invecchiato troppo velocemente. Il buon Glenn torna dopo un anno scarso con questa Fool’s Game, canzone che deve anticipare l’imminente nuovo album. Belle le atmosfere eteree e sognanti, bello il riposino che quasi concilia, da infarto e smadonnamento l’intermezzo in cui all’improvviso i toni si fanno più da fanfara. Così, senza avvertire. Bell’effetto. Poi si torna a sonnecchiare. Ma va bene così: ognuno, d’altronde, ha i propri talenti. – Andrea Mariano


Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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