Dischi che escono – 18/12/2016

Rubrica che vi consiglia cosa ascoltare mentre spendete in regali tutti i vostri soldi (11/12/2016 – 17/12/2016)

 


Bon Jovi - Live London Palladium

Bon Jovi

This House Is Not for Sale – Live from the London Palladium
Rock, Island

L’highlight
Scars on this Guitar

Per chi apprezza
Rimpiangere i bei tempi andati

L’esclusiva serata londinese di presentazione dell’ultimo (in scala sia cronologica che qualitativa) lavoro in studio degli eterni ragazzi del Jersey tenutasi lo scorso ottobre diviene dischetto live da mettere sotto l’albero di natale. Dunque non resta che chiedersi se le nuove 15 tracce (riproposte integralmente) almeno dal vivo suonino decentemente. Ebbene, la risposta è sicuramente affermativa. Tutto gira onestamente in modo molto più carico e spontaneo. Non fraintendiamo però: io ne ho visti di concerti del quartetto allargato e non posso non ammettere che il confronto con l’attualità sia imbarazzante. Dimenticatevi l’energia e l’adrenalina dei vecchi tempi magicamente mantenute fino a qualche anno fa. È già qualcosa se riuscirete ad emozionarvi sul serio coi migliori momenti (“Scars On This Guitar” e, stranamente, “God Bless This Mess”) e a non alterarvi per l’esecuzione à la Tom Petty di “We Don’t Run”. Che dire, temo che Tommy e Gina stiano per mollare. Spero di sbagliarmi. Ma davvero… questi non sono i Bon Jovi. – Giulio Beneventi


Free Salamander Exhibit

Free Salamander Exhibit
Undestroyed

Experimental Rock, Web of Mimicry

L’highlight
Undestroyed

Per chi apprezza
Le persone arrabbiate e la musica fin troppo complessa

Ci sono dischi armoniosi, eleganti, che invogliano a un ascolto completo proprio grazie al puro piacere che riescono a suscitare nelle orecchie dei fruitori. Ci sono al contrario dischi (e, in senso più lato, interi generi musicali) che fanno dell’assenza di grazia il proprio credo, e che riescono anche loro a farsi ascoltare fino in fondo… ma in maniera più contorta, quasi come perché l’ascoltatore vuol vedere fin quanto volutamente “male” un disco possa suonare. L’esordio dei californiani Free Salamander Exhibit è un degno esemplare di questa categoria: le sette tracce di cui è composto sono una folle fanfara di flauti e chitarrone, falsetti e urlacci, ghirigori prog e bestialità black. Un disco impossibile da descrivere, al confronto del quale anche i primi, allucinatissimi Leprous sembrano di facilissima comprensione. Solo per coraggiosi, ma capace di dare qualche soddisfazione. – Riccardo Coppola


De Mysteriis Dom Sathanas Alive

Mayhem
De Mysteriis Dom Sathanas Alive

Black Metal, Autoproduzione

L’highlight
Funeral Fog

Per chi apprezza
De Mysteriis Dom Sathanas

Ennesimo live album della band norvegese che questa volta propone la registrazione dell’esibizione tenutasi a Norrköping il 18 dicembre 2015 e che, come indicato dal titolo, presenta in scaletta l’intero De Mysteriis Dom Sathanas. La formazione vede Hellhammer alla batteria, Teloch e Ghul alle chitarre e Necrobutcher al basso. Alla voce troviamo Attila, il quale fornisce un’interpretazione che in parte si discosta dallla versione in-studio con l’abbandono del recitato pulito in favore del cantato sporco, soluzione che non sempre risulta convincente. Per quanto riguarda l’esecuzione strumentale rimane invece abbastanza fedele all’originale con lievi cambiamenti di tempo qua e là. La qualità della registrazione è buona e il sound abbastanza pulito anche se in alcuni punti risulta un po’ impastato per via della batteria che tende a sovrastare gli altri strumenti. Ovviamente non ci si può aspettare di ritrovare qui l’anima dei vecchi Mayhem o qualcosa di leggendario come il Live in Leipzig, tutto sommato però si tratta di un buon album, consigliato a chi volesse sentire una nuova interpretazione di questa pietra miliare del genere.
(A tal proposito sarà possibile assistere live ad una medesima esibizione in occasione del prossimo De Mysteriis Dom Sathanas Tour che avrà anche una data in Italia, il prossimo 6 aprile a Trezzo sull’Adda.) – Antonino Lena


Passioni Maledette 2.0

Modà
Passione Maledetta 2.0

Pop Rock, Ultrasuoni

L’highlight
Dai, su, non scherziamo

Per chi apprezza
Le strappa storia lacrime zuccherose

Loro l’attitudine rock ce l’hanno, basta vedere il live a San Siro contenuto in questo box set, dove i chitarristi in un paio di occasioni tirano fuori due numeri da ottimi musicisti così, come se nulla fosse. Però il 99% del tempo sono sommersi da zucchero da carie da far spavento. Poi in quell’1% ti tirano fuori anche un pezzo come “Mamma dice sempre” che è più tosto di quel che sembra, o “L’Ultima Mano”, che parla di uno che ha perso tutto per star dietro al gioco d’azzardo; “Passione Maledetta” ha una strofa la cui parte strumentale è davvero forte, ma poi va tutto in vacca per canzoni d’un melenso imbarazzante come “Stella Cadente” e riescono a farti odiare il Natale con “Mentre Piove Neve”. La conquista del grande pubblico e di orde di ragazzine da strappastorialacrime passa anche da queste scelte, ma che nervi pensare a quanto potenziale buttato via nella macchina dello zucchero filato. – Andrea Mariano


Vehicle of Spirit

Nightwish
Vehicle of Spirit

Symphonic Metal, Nuclear Blast

L’highlight
Shudder Before The Beautiful

Per chi apprezza
I bicipiti canterini e le sinfonie di fuochi d’artificio

Con Floor sempre più patatona e dal bicipite che alla prima parola fuori posto potrebbe tirarti via i connotati, i Nightwish sono una band che oggettivamente sta vivendo una seconda giovinezza, di certo in termini di performance live e fuochi pirotecnici. “Vehicle Of Spirit” li immortala trionfanti dinanzi a Wembley (tecnicamente perfetto) e Tampere (a livello audio si poteva fare di più) col pubblico completamente ai loro piedi. Le edizioni DVD e Blu-Ray sono ottimamente prodotte, solo i due concerti non differiscono moltissimo per scalette proposte, ma le platee e gli scenari sono così diversi che sorprendentemente mettono in secondo piano proprio questo difetto. Oltre ai due live citati, ci sono altri estratti dell’ultimo world tour, altrettanto gustosi. E poi, anche il sottoscritto deve ammetterlo: Floor se la cava su tutto il repertorio, anche il più vetusto (“Stargazers” è esemplare). È un buon regalo di natale per la vostra nerboruta e romantica ragazza o per il vostro nerboruto e cuccioloso ragazzo metallaro. – Andrea Mariano


Through The Storm

Of Truth
Through The Storm

Metalcore, Indipendente

L’highlight
Surrender, Oblivious (by Frak)

Per chi apprezza
L’adrenalina e l’immediatezza

Gli Of Truth, con l’uscita di “Trough the storm”, sembra vogliano puntare sull’impatto adrenalinico e folgorante di un EP ben prodotto, breve e diretto. Le tinte blu della splendida cover, il cielo cupo ed il fulmine che lo squarcia ricordano la ben più celebre copertina di “Ride The Lightning”: ed effettivamente molte delle metal band contemporanee, inclusi gli Of Truth, sono un prodotto della filosofia dettata negli anni dai Metallica. Una non canonica concezione della musica, che mette incisività e violenza come precetti preponderanti della stessa. “Trough the storm” è un disco melodico, con influenze metalcore in primis, dotato di numerosi stop and go, harsh vocals in growl, stacchi thrash e richiami Djent. Cinque brani efficaci che danno prova di maturità e ricercatezza sonora, che senza sfociare in inutili tecnicismi sono eleganti, ben calibrati e strutturati. Materiale certo non sufficiente per giudicare una band nascente, ma che intrattiene ed esalta a dovere. – Matteo Galdi


Some Need It Lonely

Omar Rodriguez-Lopez
Some Need It Lonely

Alternative Rock, Indipendente

L’highlight
Ariel

Per chi apprezza
Chi sopravvaluta le proprie composizioni

Ex chitarrista e leader dei Mars Volta, Omar Rodriguez-Lopez si è fatto apprezzare dal momento dello scioglimento della band per aver scoperchiato un flusso apparentemente infinito (da far rivalità a Buckethead) di pubblicazioni di materiale d’archivio: “Some Need It Lonely”, per intenderci, è il dodicesimo album di una serie pubblicata dall’artista nel solo 2016 (!), volta alla catalogazione di brani non rilasciati del periodo 1999-2012. Affidate alle vocals inquiete di Teri Gender Bender. le tracce sono però quasi tutte completamente dimenticabili, e talvolta non sono molto di più che abbozzate improvvisazioni di elettronica tintinnante e batteria sclerotica. Un’uscita da saltare a pié pari in attesa di news (attese per l’anno venturo) dai pur non eccelsi Antemasque. – Riccardo Coppola


Rosie Crow

Rosie Crow
Rosie Crow

Pop, Crow’s Nest Recordings

L’highlight
Underground

Per chi apprezza
Le babushka della vecchia e della nuova generazione

Dunque, prendete di forza Kate Bush, bendatela, imbottitela di crack e di siringate pop, schiaffeggiatela moderatamente e fatele perdere l’orientamento, aspettate una ventina di secondi perché faccia effetto e cercate di non approfittarne ulteriormente anche se ormai siete nei casini con la legge. Fatto? Bene, se avete seguito correttamente le istruzioni avrete la vera sostanza del disco di debutto di Rosie Crow: un concentrato multicolore e luccicante di composizioni di degna originalità (con una lieve deroga nella forte vena commerciale di “Don’t Wait”, non a caso il singolo apripista di punta) in cui il divertimento e il coinvolgimento sono gli obbiettivi per primi raggiunti. Tra il ritmo coattivo della iniziale “Broken Branches” e i synth di “Stop Believing” vi sarete già persi nello sballo più proibito nella tana del bianco coniglio. Buon viaggio. Alla prossima.
P.s.: se non dovesse funzionare, provate con Cyndi Lauper. Sebbene non testato, il risultato sperimentale dovrebbe essere lo stesso. – Giulio Beneventi


Rogue One OST

Michael Giacchino
Rogue One – A Star Wars Story (OST)

Soundtrack, LucasFilm

L’highlight
Jedha Arrival

Per chi apprezza
L’emozione di emozionarsi ancora, senza vergogna

Ti emozioni, ti esalti, ti commuovi, ti affezioni, senti freddo, senti un calore avvolgente. Senti vita e passione. Ma “sentire” non rende appieno l’idea. Percepisci tutto ciò col significato più profondo del verbo inglese “to feel”, un qualcosa che senti dentro, sin nelle più profonde viscere, qualcosa che provi, senti, percepisci come quasi un tutt’uno con te stesso. Perché Michael Gioacchino ha fatto un lavoro superbo, fondendo ottimamente le atmosfere create da John Williams per l’universo Star Wars e sue intuizioni personali. Il tutto senza snaturare alcunché, ma aggiungendo, fondendo, ampliando il già esistente. Esattamente come Rogue One ci ha trasmesso anche visivamente. Emozionante, esaltante, appassionante. La Forza scorre potente in queste note. – Andrea Mariano


Tisso Lake

Tissø Lake
Paths To The Foss

Folk, Itlan

L’highlight
The Mist On The Lake

Per chi apprezza
I viaggi low cost verso l’infinito

Avete presente i viaggioni, quelli belli? Quelli non puramente psichedelici ma di semplice riappacificazione con ciò che ci circonda? Ecco, quello proposto da Ian Humberstone – l’anima compositrice del progetto Tissø Lake – è sicuramente uno dei più intriganti. Trattasi nello specifico di una sorta di concept album intriso di folk poetico dalle venature celtiche che suona come una lunga e placida traversata divisa in undici uggiosi percorsi. Il timone è affidato alla profonda e melanconica voce che porta pacatamente a conoscere la bellezza in musica delle cascate della Norvegia occidentale, lungo un raro e felice esempio di musicalità che diviene vera e propria visione. Di certo non un prodotto indirizzato alle masse ma solo a pochi eletti nietzschiani che ricercano nella musica più del mero divertimento. – Giulio Beneventi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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Siamo senz’altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.

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