Dischi Che Escono – 19/11/2018

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Dieci dischi per fare qualcosa durante le pause per la Nazionale (12/11/2018 – 18/11/2018)


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Vasco Rossi
La verità (Singolo)

Rock Italiano, Sony

L’highlight
La chitaronna che suona

Per chi apprezza
Vasco

La verità, la fottuta verità, quella che fa male, in Vasco veritas, è che dobbiamo accettare la decadenza e la vecchiaia. L’avremmo dovuta accettare già da tempo, dopo quello che seguì Buoni o Cattivi. Forse anche prima. Questi spari non sono più per noi. Sono per un generale che va avanti, per delle ragioni forse anche nobili, come può. E, questa volta, lo devo ammettere, non è manco vomitevole. Non è manco malaccio. Sì, sarà per quel (solito) gran lavoro di Burns alla sei corde, sarà che ho appena comprato i biglietti per San Siro e sono bello pompato, sarà che mi sono sturato le orecchie come Sturaro con Liberi, Liberi, ma ho trovato questa Verità decente. Discretamente rock. Vagamente Vasco. Prendiamo e portiamo a casa. – Davide Bragagna


Mumford & Sons
Delta

Folk, Island

L’highlight
42

Per chi apprezza
Le cose sempre uguali

Ho perculato i Mumford & Sons svariate volte nella mia vita, aggregandomi alle schiere di detrattori in numero almeno pari (e parliamo di milioni) agli acquirenti dei loro album. Mi sono approcciato a Delta, però, con la buona volontà di ricredermi. In fondo i Mumford hanno avuto almeno il merito di fare da testa di ponte per la popolarità di quell’enorme movimento di popstar che suonano pezzi acustici con l’energia e l’abbigliamento di un barbone che si sta giocando la propria stessa vita; e in questo quarto album Delta tornano a spron battuto a seppellire banjo sotto altri banjo, abbandonando le velleità arena rock infuse nel predecessore. La cosa non è di per sé un male, considerato quanta poca ispirazione albergasse in Wilder Mind; lo diventa, però, quando bastano i quattro minuti dell’opener (bellissima) per esaurire tutte le idee che la band sembra aver racimolato in tre anni abbondanti. Delta è materiale strasentito ed è al tempo stesso una noia mortale: inutile, se consideriamo che c’è Ben Howard se vogliamo fare gli intellettuali, Ed Sheeran se vogliamo fare i fighetti, e che presto dovrebbero tornare i Lumineers se vorremo fare i medi. – Riccardo Coppola


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Smashing Pumpkins
Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun

Alternative rock, Shangri Las Studios

L’highlight
Knights of Malta, Alienation

Per chi apprezza
La via di mezzo

Avevo già parlato di uno dei singoli, antecedenti all’album, qualche mese fa. Ne ero rimasto piacevolmente soddisfatto, nella sua semplicità mi aveva dato l’impressione che le Zucche, tornate assieme con ¾ della formazione originale, fossero pronte a ricominciare -seppure senza spingere troppo sull’acceleratore- a regalarci qualcosa degno del loro nome. E così è stato, infatti. Con quest’album dal titolo improponibile ci hanno fatto capire che ci sono, sono tornati e anche con una manciata di nuove idee niente male e qualche piccolo richiamo al passato e agli anni ‘90, in particolare all’immenso Mellon Collie. La durata è inversamente proporzionale alla lunghezza del nome del lavoro, estremamente conciso, ma che con sole 8 tracce dice tutto quel che un buon album dovrebbe dire, alternando la “pesantezza” di certi pezzi (come l’ottima “Solara”, e le incredibili “Marchin’ On” e “Seek and You Shall Destroy”) a momenti più delicati e che segnano anche una certa maturazione, tra tutte “Alienation”. Nella sua brevità è, dunque, un album estremamente godibile e privo di momenti riempitivi, che in appena mezz’ora racconta ciò che richiesto. Non farà gridare al miracolo ai non-fan, ma soddisferà le aspettative di quasi tutti gli estimatori di Corgan e soci. – Jacopo Morosini


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Chris Cornell
Chris Cornell

Voce di Dio, Universal Music

L’highlight
When Bad Does Good

Per chi apprezza
Piangere

Sì, piangere. Perché io, a quasi due anni di distanza, ancora non riesco a crederci. L’accettazione della morte non è cosa semplice. “Ma mica era un tuo familiare”. Certo, assolutamente. Ma avete presente quando crollano le proprie certezze, quando improvvisamente sentite, percepite, provate un vuoto lì, da qualche parte nella cassa toracica? Ecco, il 18 Maggio 2017 è avveunto tutto ciò, non solo in me. Ecco, per me sembrano già passati due anni, invece abbiamo giusto oltrepassato di poco l’anno e mezzo. Ecco, è dal 18 maggio 2017 che continua questa percezione ogni volta che parte un brano di Chris Cornell, dei SoundGarden, dei Temple Of The Dog, degli Audioslave, di qualsiasi cosa le corde vocali di quell’uomo abbiano dato voce. Siamo sinceri, continuiamo a esserlo: “When Bad Does Good” non riesco ad ascoltarla in radio, se non con estrema fatica e grandi, grandissimi e lenti respiri. Nothing Compares 2 You… Davvero, Chris… Nothing… – Andrea Mariano


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Colle der Fomento
Adversus

Hip Hop, CDF/TAK Prod./Tuff Kong

L’highlight
Noodles

Per chi apprezza
I ritorni col botto

Bastano 30 secondi di Adversus per rendersi conto di essere di fronte ad una vera mina. Una cazzo di bomba, ragazzi. Il Colle Der Fomento torna letteralmente col botto a distanza di quasi dieci anni: un album atteso quasi come il nuovo dei Tool, con la sola differenza che Adversus esiste. Brani che raccontano tante, troppe verità di una realtà musicale e sociale fin troppo acclamata. Se in Nulla Virtus si dà contro chi faccia musica senza neppure andare a tempo, in Noodles ecco un’ode al “non mollare mai”; Noodles invita a tirare avanti nonostante le avversità, invita a fare tesoro di tutte le esperienze, positive o negative, della vita. Io che scrivo difficilmente rimango impressionato da generi così lontani dai miei più personali gusti, ma Adverus è trasversale, riuscendo ad acchiappare inevitabili consensi da ogni frangia di ascoltatori. Penso diverso è un’altra killer-track di un album già pieno di qualità. Penso diverso contesta le prese di posizione che lasciano indietro qualcuno, con la perversione che la moltitudine di nemici sia manifestazione di tanto onore. Il pensare diverso è ammissibile, ma non su Adversus: Adversus è oggettivamente un cazzo di album della madonna. – Francesco Benvenuto


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Mariah Carey
Caution

Pop, Epic Records

L’highlight
One Mo’ Gen

Per chi apprezza
L’essere puntuali

Metto in play Mariah Carrey col suo nuovo album, Caution. Leggo come prima traccia GTFO e subito, immediatamente, mi torna in testa un video virale di qualche anno fa: bambino dai capelli rossi che cantava “Tits of GTFO”. Niente, ho condizionato l’ascolto. Fatto sta che la Mariah nazional-popolare sembra invecchiare talmente bene, da diventare ogni anno più… brava. Caution va ascoltato con attenzione, senza lasciarsi trasportare dall’angelica voce di chi ormai è entrata nel cuore di tutti. Anche lei, puntuale come un insulto sotto un qualunque post di Burioni Roberto, torna sotto natale con un nuovo album; e con la pubblicazione del buon Bublè, ecco che si ricomincia a dar voce a chi campa ancora con “All I Want for Christmas is You” e “White Christmas”. Sto cercando qualche critica da lanciare a Caution, ma non riesco: come si può pensare di andare contro a Mariah? Non si può, è un’istituzione. Avanti tutta, mettete in play che c’è solo da ascoltare, senza troppe storie. – Francesco Benvenuto


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Giorgia
Pop Heart

Pop, Sony

L’highlight
La voce di Giorgia

Per chi apprezza
La voce di Giorgia

Sarò breve, brevissimo: Giorgia continua ad avere una gran voce, anche se i vocalizzi iniziano a essere fastidiosi, di tanto in tanto. Fatto sta che codesto album di cover di “hit” italiane è utile quanto girare in Ferrari a Castellalto durante il Festival della Birra. Però ha il merito di rendere meno orrende determinate canzoni altrui. Ora scusate, torno a sbronzarmi – Andrea Mariano


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Baby K
Icona

Pop, Sony

L’highlight
La copertina

Per chi apprezza
l’eterna tamarreide estiva

Quanto ha frantumato gli apparati genitali di uomini, donne, cani, fatti, procioni, elefanti e parameci Baby K questa estate? Non quanto gli operatori Vodafone che dopo 4 anni continuano a chiedermi di tornare con loro offrendomi “offerte” incredibili, tipo ben 4 giga di Internet a soli 10 euro ogni 30 giorni (salvo prossima, imminente e improvvisa modifica delle condizioni di piano tariffario). ma siamo lì. La differenza sostanziale è che Icona fa venire una voglia matta di Mojito, infradito e abbronzatura da muratore che fa finta di farsi piacere la Corona con il limone. Per il resto, ricordatevi che lì fuori ci sono 4 gradi e vi viene una broncopolmonite se non state attenti. Altro che ballare sotto il sole. – Andrea Mariano


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Thomas Giles
Don’t Touch The Outside

Prog Rock, Sumerian Records

L’highlight
Milan

Per chi apprezza
Svariare e svarionare

Urlare come un disperato su due album pubblicati a distanza di brevissimo tempo deve lasciarti stanco, fiacco. Deve oggettivamente farti venire voglia di qualcos’altro. Così Thomas Giles, leader dei Between The Buried And Me (per gli sbrigativi i BTBAM, letto rigorosamente Bitibàm) torna alla sua carriera solista e pubblica il disco più morbido e rarefatto della sua carriera. Tra strane lambade rock (Sway), inviti a tutta la nazionale cantanti della Norvegia (Kristoffer Rygg degli Ulver, Einar Solberg dei Leprous), e trionfali manifestazioni di talentuosa mollezza (Awake From Death), Don’t Touch The Outside è un disco bellissimo e estremamente vario (c’è pure un pezzo rap metal nel mezzo), qualcosa di cui il prog rock ha bisogno tanto quanto le svolte poppone di SW, sicuramente di più di tante menate strumentali per puristi partorite da discutibili evoluzioni di YouTuber. Qui c’è del progresso. Simpatici anche i cromatismi rossoneri per un album il cui primo singolo si intitola “Milan”. – Riccardo Coppola


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Architects
Holy Hell

Metalcore, Epitaph

L’highlight
Mortal after all

Per chi apprezza
la ridondanza del metalcore

Il metalcore o si ama o si odia, è probabilmente il genere più amato ed odiato contemporaneamente del mondo musicale in ogni sua sfaccettatura. Quando mi è arrivato il messaggio con l’incarico di recensire il nuovo disco degli Architects sapevo già che sarebbe stato ostico scriverne. Ma molto più ascoltare. E si, gli Architects sono uno dei gruppi principali nel metalcore, ormai veterani ed ormai maggiori esponenti del genere, ma restano e saranno sempre i cinque metalcorini inglesi scappati di casa che ebbi il dispiacere di conoscere durante il primo festival della mia vita, il sonisphere del 2011. “Holy hell” non è malvagio, è solo metalcore. Prodotto bene, un buon disco con ottimi suoni, nitidi e bilanciati. Ottimi breakdown, peccato per la voce, così esageratanente metalcore non tanto nelle harsh vocals quanto nelle clean…
E sono anche vegani.- Matteo Galdi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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