Dischi Che Escono – 19/03/2017

Dieci album per dare ritmo ai vostri starnuti primaverili (12/03/2017 – 18/03/2017)

 


2Cellos
Score

Classica, Sony

L’highlight
Sono tutti brani meravigliosi, ma a questo punto mi ascolto le versioni originali

Per chi apprezza
Fingersi ascoltatori colti

Ho sempre visto i 2Cellos come la copia sfigata e spudoratamente radio-friendly degli Apocalyptica, un gruppo finlandese diventato famoso per aver suonato i Metallica con quattro violoncelli ed aver dimostrato a tutti i benpensanti là fuori quanto sottile potesse essere il confine tra heavy metal e musica classica. Luka Šulić e Stjepan Hauser, che sono sì violoncellisti, ma croati (e quindi il gelo della Scandinavia non ce l’hanno nel sangue), hanno preferito proporsi ad un pubblico più “borghese”, coverizzando hit radiofoniche e classici senza tempo della musica pop e rock. Resta da capire perché le loro riletture siano molto più banali rispetto a quelle dei cugini “vichinghi” dai lunghi capelli biondi, ma il loro successo sia stato di gran lunga più trionfale. La risposta è ovvia. Si gioca sul sicuro, come in questo “Score”, in cui troviamo brani tratti da Titanic, Schindler’s List, Il Signore degli Anelli, Game of Thrones e chi più ne ha, più ne metta. Ora: c’era bisogno dell’ennesimo cover album di evergreen cinematografici? Non chiedetelo a me, sto facendo headbanging pesante sugli Apocalyptica. – Marco Belafatti


Anohni
Paradise [EP]

Elettronica, Rough Trade

L’highlight
Paradise

Per chi apprezza
Le prese di coscienza

Continua la trasfigurazione di Antony Hegarty in ANOHNI. Dal chamber pop cantautorale di Antony and the Johnsons all’elettronica politicamente impegnata del nuovo progetto. Ciò che lega le due incarnazioni di questa figura completamente al di fuori degli schemi è la fiducia riposta nelle forze femminili che proteggono la Terra; a loro soltanto è affidata la speranza per la salvezza del nostro pianeta. Un sonoro schiaffo in faccia alla idee sessiste e anti-ecologistiche di Donald Trump, “Paradise” riesce a farsi apprezzare più sul piano comunicativo che su quello prettamente artistico, confermato le impressioni del full-length d’esordio dello scorso anno. In ANOHNI la musica – un bizzarra fanfara elettronica vicina a certe sperimentazioni di Björk – non è il fine ma semplicemente un mezzo. Se tanto vi basta, giustificherete ogni stravaganza sul pentagramma per ritrovarvi a rifletterete su quanto sta accadendo attorno a noi in questo delicato momento storico. – Marco Belafatti


Drake
More Life

Hip Hop, Young Money

L’highlight
La copertina

Per chi apprezza
Drake

Drake. Ammetto la sconfitta. Per il sottoscritto (e sottolineo per il sottoscritto) troppo yo yo maddafacka, troppo gangsta rap, troppo distante il suo faccione da finto duro, un po’ quello che il bullo della classe ha tentando di mascherare il terrore che ha nei confronti della madre e dell’imminente ciabatta volante quando tornerà a casa con l’ennesimo 4 in educazione tecnica. Tuttavia, la copertina di questo More Life è da applausi. Per il resto, yo yo maddafakka. – Andrea Mariano


Frances
Things I’ve Never Said

Pop, Capitol

L’highlight
Love Me Again

Per chi apprezza
La voce delle donne innamorate

Tempo per l’album d’esordio per la buona Sophia Frances Cooke, Frances per le emittenti, uno di quei rari nuovi volti del mondo pop (specialmente britannico) che non emerga grazie ai talent ma piuttosto grazie a lunghi anni di seri studi musicali e un po’ di sacrosanta fortuna. Tra le tracce del disco si respira quella stupenda freschezza che solo ballate e piano-songs, completamente prive di orpelli postproduttivi e totalmente centrate sulla voce di una protagonista, possono regalare: Frances ha la fragilità innocente di una Birdy o di una Gabrielle Aplin, e riesce anche a impreziosirla con un tocco più secco sulle note alte che, se toglie in limpidezza, aggiunge sicuramente in personalità. Ed è tutto così elegante e ben cantato (a parte un paio di inutili scemenze dancy) che si può agevolmente soprassedere sul fatto che l’originalità non sia sicuramente la caratteristica saliente della proposta. Nota personale: ti rendi conto di essere veramente entrato nel club dei vecchi quando permettono a una classe ’93 di pubblicare un disco di sedici tracce chiamato Things I’ve Never Said. – Riccardo Coppola


Milky Chance
Blossom

Pop/Folktronica, Muggelig/Universal

L’highlight
Firebird

Per chi apprezza
Ballare su ritmi modaioli

Ci vuole una bella faccia tosta a trasformare le sonorità indie folk tanto apprezzate nei circuiti alternativi in basi musicali da sparare a palla nelle casse dei dancefloor di Ibiza. Eppure la tendenza è questa: trovata una formula di successo, chi ci vieta di farla diventare truzza e darla in pasto ad un pubblico completamente disinteressato ai contenuti della musica che ascolta? Due fighetti alla perenne ricerca del tormentone estivo: i Milky Chance sono esattamente questo. Certo, la chitarra e la voce di Clemens Rehbein rappresentano un interessante ed “artigianale” diversivo pop rock ma è un’inevitabile superficialità quella con cui ritmi reggaeton e dance del dj Philipp Dausch prendono il soppravvento sui vari pezzi. Ad essere onesti, il songwriting del duo tedesco è abbastanza originale per essere un prodotto puramente commerciale, ma l’estate prima o poi finisce per tutti, la gente smette di ballare e torna a cercare della musica che possa riempire l’anima, non solo le serate in discoteca. O almeno spero. – Marco Belafatti


The Obsessives
The Obsessives

Indie, Balley Records

L’highlight
A Shady Place

Per chi apprezza
Il lo-fi estremo e le ninne lagne

C’è un gusto che si è cominciato a diffondere nel mondo dell’indie dai tempi dei Kings of Convenience, da quando qualcuno cominciò a pensare che il cantare sdraiati per terra con la stessa energia di una marmotta appena uscita dal letargo, e intonando al massimo un paio di note, potesse essere considerato in qualche modo emozionante, addirittura in alcuni casi anche solare e ottimista. Gli Obsessives seguono la disastrosa corrente del depressive-indie abbracciandone le caratteristiche più grezze e homemade: il loro eponimo album (che è in realtà già il loro quarto) suona così come una singola registrazione in presa diretta, nel loro garage, di mezz’ora di sdegnosi lamenti e chitarre passanti per amplificatori scarsi. Facile trovare un paio di passaggi anche orecchiabili, difficile trovare però empatia per musica tanto monocorde e unidimensionale. E dire che il centro dell’album dovrebbero essere i feelings. – Riccardo Coppola


Pitbull
The Order Of Time

Rap, RCA Records / Polo Grounds Music

L’highlight
Che?

Per chi apprezza
Sventolar bandiera bianca

Capisci che la guerra è persa quando vedi il nome di Joe Perry su un album di Pitbull. Joe Perry, ragazzi. Con Pitbull. Roba da far sanguinare a fiotti perpetui i bulbi oculari. Passino il figlioletto di Bob Marley e quella milf di Jennifer Lopez. Passi persino quel tossico di Travis Barker, che può essere capitato da quelle parti in botta di chissà che. Ma non Joe Perry. Non la leggenda degli Aerosmith, che tanto criticava le contaminazioni del rock di molti altri commilitoni. Non uno dei nostri simboli. E’ finita, cazzo. Deponiamo le armi e che Bonham ci perdoni. Ci aspetta un radioso futuro di Dj Franceschi e canzonette da giochi aperitivo. Magari la figa ci sarà ancora. Ma di certo non la vera musica e la dignità. Siamo vinti. E quando si è vinti – qualcuno diceva – si diventa cristiani. E’ stato bello. Ciaone. – Giulio Beneventi


Davide Ravera
Ramingo

Cantautorato, Hazy Music

L’highlight
Dedalo

Per chi apprezza
Le strade del domani senza alcuna direzione

Uno stile caustico. Una voce, oserei dire, erosiva. Un cantautorato di vero cuore rock emiliano e una poetica dylaniana che si insinua ululando. Questo e tanto altro è il nuovo disco di Ravera: un lavoro intriso di malinconica solitudine e riflessione, che mostra tra le sue tredici lacerazioni degli isolati scenari autobiografici, quasi fossero diapositive del passato che ancora tormentano la strada indefinita che porta al domani. Il nubiloso e metaforico portamento si traduce in un sound grezzo che fa della sua essenzialità il punto forte, registrato com’è in presa diretta, riuscendo a far percepire in modo più intimo il limbo della “sofferta e nuova maturità” di un musico che sente di aver perso tutto, vittima e carnefice di sè, ma che non si arresta perchè in qualche modo cosciente del proprio destino. Quasi fosse un One-Eye in cerca di redenzione. Quasi fosse quel testardo boxer della Seventh Avenue di molti inverni fa. Consigliato. – Giulio Beneventi


Smino
Blkswn

Rap, Downtown Records

L’highlight
Anita

Per chi apprezza
I nigga contro la polizia sin dai tempi di San Andreas

Creatività e tradizione nera, queste sono le caratteristiche del nuovo rap secondo Smino. E la solita massiccia presenza di rappresentanti del gentilsesso, quello ovvio. Per far sentire sempre la presenza. Via Rosa, Akenya, Drea Smith, Jean Deaux sono solo pochi nomi dell’harem di coriste e featuring. Questo è il fresco rap della nuova generazione di St. Louis svezzata da Netflix, dei fratelli nigga che fottono i porci (i poliziotti, per chi non conosce lo slang del ghetto), dei fighetti vestiti di Gucci dai dreads ai piedi che si fanno fino a vedere Edgar Allan Poe seduto sulla panchina accanto a loro. Non c’è un vero valore sensato tra le righe. Eppure la musica fila liscia in un modo impressionante, con metriche convincenti e ritmo coinvolgente. Quando il non capire il testo è una benedizione. – Giulio Beneventi


Wicked Expectation
Folding Parasite

Alternative Rock, Sub Pop Records/Audioglobe

L’highlight
Seriously Laughing, Parallel Collapse

Per chi apprezza
Essere sorpreso ogni volta dall’ampio ventaglio musicale

Eterei (Careless of Doubts), elettronica stile 8 bit (Parallel Collapses) e una certezza: se vi piace l’elettronica, quella minimal, quella di classe, quella di coloro che non cercano di farsi i fighi facendo finta di premere bottoni alla membro di segugio, infilate le mani nel portafoglio (vostro, possibilmente) e fate vostro Folding Parasite dei Wicked Expectation. Per i profani del genere, immaginate spolverate di Radiohead dell’era KidA/Amnesiac, vaghi richiami ai Portishead e la delicatezza con cui spesso i Massive Attack hanno spesso sorpreso. Ma la loro carica carismatica è notevole, davvero notevole, personalità e classe a iosa. Siete delle cattive persone se non correte a comperarlo. – Andrea MAriano

Il Branco

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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