Dischi Che Escono – 20/05/2018

Nove dischi e un singolo per incoraggiarvi a firmare contratti di governo (13/05/2018 – 19/05/2018)


Calcutta
Paracetamolo (Singolo)

Pop, Bomba Dischi

L’highlight
Il cuore a mille

Per chi apprezza
Chiedere quanto fa 15+18

“Opinione di Sua Signoria?”, “Solita canzone alla Calcutta, che però questa volta vuole fare colpo su una tipa”. Sì, è così. Le mie giovini informatrici infiltrate full time nel mondo indie mi riportano anche questa volta l’interpretazione più corretta del fenomeno in atto: Edoardo è tornato cotto di passione con chitarra e pianoforte in spalla, con un singolo apripista che non replica sicuramente la sostanza universale di Frosinone o Gaetano, ma che ha l’indubbia qualità di crescere di ascolto in ascolto (oltre al coraggioso ardire di uscire lo stesso giorno della Danza dell’Ambulanza del “messia” Signorino), sospinta dalla sua base più elettrica che ben accarezza i mezzitoni. Bene così, siamo contenti e speranzosi. Peccato soltanto per il testo farsesco ed oggettivamente insensato, divenuto inevitabilmente meme cancerogeno nel giro di trenta secondi nel webbe: una preoccupante caratteristica da Gabbani ubriachello che sembra divenire prerogativa sempre più costante nelle liriche del cantautore di Latina e che, sinceramente, riesco a digerire sempre meno ogni giorno che passa. Ma sono certo che in molti già l’avranno scambiata per poesia. Sicché. – Giulio Beneventi


James Bay
Electric Light

Pop, Republic

L’highlight
Us

Per chi apprezza
I suicidi scenografici

Che cazzo è successo, Giacomo Spiaggia? Mi vedo quasi costretto a togliere Hold Back The River dalla lista di papabili canzoni da fare suonare al mio matrimonio, dopo questo tuo allucinante secondo album. Ho capito che hai ascoltato per bene Shape of You e tutto il primo lavoro di Harry Styles, che hai pensato che la diversità dentro un disco sia sempre un valore aggiunto. Ma sorry, non avevi né la enorme legacy del finto Ron Howard che ti rende praticamente intoccabile, né un background in una teen band vomitevole che ti permette di far sembrare qualsiasi cosa un incredibile passo avanti. E con Electric Light pisci troppo lungo sembrando uno sprovveduto qualsiasi, che ora scimmiotta Timberlake, ora Charlie Puth, ora gli Strokes, ora i 21 Pilots ora ancora il James Bay quello bravo. Quella porcheria di Wild Love è incredibilmente meglio di quasi tutto il resto. Fatti crescere i capelli Giacomo, rimettiti il cappello ma non sulla testa, bensì davanti alla faccia che hai perso. E vergognati. – Riccardo Coppola


Pier Parti
Hotel Califano

Indie Pop, Foolica

L’highlight
Freshdance, Dirty Ti Amo

Per chi apprezza
Il sole di Riccione (e quasi quasi pentirsi)

I thegiornalisti non hanno tracciato la strada, bensì hanno messo la segnaletica che prima non c’era. Che sia un bene o un male, non possiamo deciderlo con certezza assoluta (anche perché in redazione nominare Tommaso Paradiso equivale a scatenare l’inferno – battuta scontata, I know). Fatto sta che torna Pier Parti con questo Hotel Califano, albergo che nel nostro immaginario è collocato vicino la spiaggia di Riccione e dove puoi gustare uno dei numerosi gelati che Sammontana ha messo a disposizione. Ed è proprio qui che il nostro Es si scinde, è proprio qui che il nostro Io inizia a turbarsi: stroncare perché stilisticamente fin troppo simile ai thegiornalisti, o apprezzarlo proprio per tal motivo? Certamente il sapore d’estate c’è, certamente è molto, molto, molto meno urticante di tutta la saturata scena trap attuale che infesta l’Italia (non me ne vogliate trappisti, ma c’è un overburning impressionante). Certamente, l’influenza synth pop anni ’80 e quella “sh” (“e che mi piasciono tutte”) che ricorda sempre la romanità dell’interprete sono un plus di genuinità che non possono che generare gaudio e quella giusta quantità di rispetto da non far volare bestemmie. Ci vorrebbe più Ostia e meno Riccione, ma va bene così. – Andrea Mariano


Five Finger Death Punch
And Justice For None

Metal, Prospect Part

L’highlight
It Doesn’t Matter

Per chi apprezza
Essere tamarri peggio dei tamarri

Tornano i metallari più tamarri del mondo, coloro che fanno sembrare chiunque degli scolaretti modello, coloro che fanno un casino immane ma che alla fine se li guardi male ti chiedono scusa e mettono tutto in ordine. Dotta semi citazione di uno dei dischi culto dei Metallica (con la differenza che qui il basso si sente), And Justice For None non è un disco malvagio come alcuni l’hanno descritto. Non è il migliore della loro discografica, ma certi episodi sono il fulgido esempio di come costoro ci sanno ancora fare e di come hanno ancora un po’ di frecce a portata di mano. La mira è quella che è, ma quando centrano il bersaglio, fanno male. Anche quando “When The Seasons Change” parte come una ballad degli Incubus. E ci piace così. – Andrea Mariano


Mala
Totocaos

Indie Pop, Costello’s

L’highlight
Carla

Per chi apprezza
Le indiecisioni

Parlano della quotidianità i Mala (anagrafe: Federico Molisina e Dario Messina, da Torino) nel loro esordio, parlano di vacanze che annoiano e di relazioni che non convincono, di fiori appassiti, di quanto fa schifo la domenica. È un cantautorato che ricorda la poetica sbilenca quanto spontanea di un Calcutta (“Francesca, io penso a te, quando le banane sono tristi” un buon esempio) ma che viene sparso su basi elettroniche decisamente saltellanti, che da un lato ne esorcizzano la disillusione, dall’altro paiono incrementarne il cinismo. Un album breve e interessante (e con un titolo stupendo), che riesce coi suoi otto pezzi nella difficile impresa di coinvolgere, di far immedesimare. – Riccardo Coppola


Amorphis
Queen of Time

Folk Metal, Nuclear Blast

L’highlight
Wrong direction

Per chi apprezza
L’efferata maestria di Tomi Joutsen

I dischi degli Amorphis (ma in realtà quelli di molte band di metal discretamente pesante) tendono ad assomigliare ai gol di Arjen Robben: sempre uguali, da destra, di sinistro a giro, sul palo lontano. A fare o meno la differenza possono essere semmai i dettagli: come l’ormai vecchia ala olandese può impreziosire il tutto con una finta di corpo o un dribbling sulla linea di bordo campo, il collettivo finlandese ha sempre sperimentato piccole aggiunzioni (sarebbe estremamente esagerato usare la parola “sperimentazioni”) nei propri full length. In Queen of Time sono sempre i chiaroscuri del mostruoso Joutsen a farla da padrone e a guidare tutta l’emotività del disco, ma sbucano qua e là inserti che nobilitano un prog death altrimenti fin troppo tradizionale: flauti, violini, cori femminili, un’inedita sezione spoken word e addirittura un sax. Menzione di demerito per i testi: la opening track, per esempio, è una filastrocchina che tra un growl e l’altro celebra la laboriosità delle api. Che forza. – Riccardo Coppola


A.A.V.V.
13 Reasons Why Season 2 OST

Teen Pop, Paramount

L’highlight
The Night We Met

Per chi apprezza
Le depressioni

Da una settimana a questa parte il web continua a pullulare di meme e opinioni su 13 Reasons Why 2, seconda stagione non evidentemente all altezza delle aspettative del clamore generato dalla -pur controversa- prima. In questa sede si parlerà di musica, quindi non mi interrogherò sulla credibilità di selena Gomez regista ma su quella di selezionatrice (anche se sono sicuro che entrambe le cose sono fatte da qualcun altro). E, per ovvio campanilismo verso il suo genere e altrettanto ovvio targeting verso adolescenti con gli occhi bagnati, la venticinquenne compila nella prima metà dell album una top horror di teen pop dalle sfaccettature multiple (c’è qualche deriva allegrotta, sul suo contributo e su quello di Leon Else, per esempio) ma parecchie delle quali tendenti al depressino andante. E non va bene, perché il suicidio può essere anche conseguenza e non solo causa di musica scarsa e triste, e meno fatalisticamente è un attimo perché il romanticismo di The Night We Met si trasformi nelle spicce soluzioni di The Night We Meth. Meglio la seconda metà, dove si ripesca roba di qualità dei New Order, degli Echo & The Bunnymen, dei Tears For Fears. – Riccardo Coppola


Parquet Courts
Wide Awake! (2018)

Indie Rock, Rough Trade Records

L’highlight
Almost Had To Start A Fight/In And Out Of Patiencce

Per chi apprezza
Incontrare famosi produttori mentre si spaccia rosmarino

Sesto album per una band di perdenti, in perfetto stile punk. Ma non il punk caciarone americano degli Offspring, quanto piuttosto l’essenza stessa del punk: un incrocio tra grigia periferia inglese e quella linea di confine che separa la New York dell’upperclass con i bassifondi Sono rancidi, insomma. Primo prodotto da Dead-Mouse, il quale si è proposto di sua sponte per la produzione del nuovo materiale di questa band di scappati da casa. La non-produzione rende tutto molto amatoriale, grezzo, reale, ruvido. Talmente mal fatto da renderlo perfetto per rispecchiarne l’essenza profonda: i Parquet Courts sono degli sfigati ed è proprio questo il loro punto di forza. L’indie rock prima che iniziassimo a intendere indie ciò che indie non è. Piacevole scoperta, con alcuni picchi di tutto rispetto (Almost Had To Start A Fight/In And Out Of Patiencce, Mardi Gras Beads, Normalization, Total Football), pur non essendoci nulla di nuovo sotto il sole. Anche perché il sole non c’è. Non siamo mica a Riccione (e quasi quasi non ce ne pentiamo). – Andrea Mariano


John Maus
Addendum

New Wave /Synth pop, Ribbon Music

L’highlight
Episode

Per chi apprezza
Non uscire vivi dagli Anni ‘80

Non si esce vivi dagli Anni ’80. John Maus probabilmente non esce di casa dal 1983, perché questo Addendum è un crogiuolo di new wave come non la si ascoltava… dal 1983, appunto. Solo leggerissimamente più fruibile, forse sto solo dicendo una stronzata. Fatto sta che io sono estasiato, il signor John Maus ha premuto i tasti giusti dei miei gusti, con quella copertina già di per sé sgranata, con questi suoni talmente artefatti da sembrare avanguardia sorpassata già nel 1985. Che bello, quanta bellezza in tutta questa naftalina. È meglio di un trip sotto acido, con il plus non indifferente che si può tornare indietro senza (eccessivi) problemi. Che bello. L’ho già scritto che è bello? – Andrea Mariano


At The Gates
To Drink From The Night Itself

Death Metal, Century Media

L’highlight
To Drink From The Night Itself

Per chi apprezza
I gargarismi con Listerine

Tornano gli At The Gates, ed è una figata pazzesca. Continuano a essere abrasivi, vaghissimamente meno ispirati ma sorpassano con una certa agilità la soglia della decenza. Ovvio, dopo un po’ diventano ripetitivi, ma To Drink From The Night Itself non si avvicina mai troppo al limite che ti impone di brandire il lettore mp3 e buttarlo dal balcone, o di prendere il CD e usarlo come specchietto anti piccioni da posizionare sempre sullo stesso balcone da cui il tuo amico ha da poco gettato un lettore mp3. Non male ragazzi. Ragazzi… Oramai avete 40 anni per gamba, ma va bene lo stesso. – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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