Dischi Che Escono – 21/01/2019

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Dieci consigli musicali meno disturbanti dello spot di Celentano. O quasi. (14/01/2019 – 20/01/2019)


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Franco 126 feat. Tommaso Paradiso
Stanza Singola (Singolo)

Pop, Puro/Pellaria

L’highlight
l’arrangiamento, e non me l’aspettavo

Per chi apprezza
sentirsi sporchi di peccato

Padre, perdonami, ho peccato. No, non ho ucciso. No, non mi sono mast… Vabbè, quello sì, ma non sono qui per questo. Ho peccato, padre. Mi è piaciuto però. Però so che è peccato. So che è peccato ammettere di apprezzare il nuovo singolo di Franco 126. Sarà quel numero che rievoca in mente i bei ricordi della 126 di mia zia con delle casse stereo dietro semplicemente appoggiate sul piano dietro il divanetto posteriore, roba che bastava una frenata leggermente brusca per ammazzarti schiacciato. Ma non voglio trovare giustificazioni, padre. Lo dico: Stanza Singola è una bella canzone, secondo me. E Tommaso Paradiso non è neppure fastidioso. Giuro, padre, non sono drogato. Non più, per lo meno. Mi assolva in qualche modo. O sono irrimediabilmente condannato all’Inferno per apprezzare qualcosa in cui sia invischiato il Paradiso? – Andrea Mariano


Coez
È sempre bello (Singolo)

Pop, Carosello

L’highlight
Nope

Per chi apprezza
Farsi male

Fosse sempre bello. Invece fa proprio cagare. – Giulio Beneventi


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Tre Allegri Ragazzi Morti
Calamita (Singolo)

Indie, La Tempesta

L’highlight
lo sfogo adolescenziale che non cede

Per chi apprezza
rimanere adolescenti, ma con cognizione di causa

Continua l’avvicinamento verso il nuovo album dei TARM. E questa Calamita è una calamità, in senso buono: scioglie i dubbi che il sottoscritto aveva avuto col precedente ascolto di Caramelle e ritrova un po’ di fiducia. Un bel singolo, forse troppo monocorde, ma chi se ne frega. È bello, si lascia canticchiare e non è stupido. Certo, non abbiamo più quindici, sedici anni. Né noi, né il buon Toffolo. Ma ce ne catafottiamo, perché rimaniamo eterni Peter Pan, anche se guardiamo sempre quello che accade attorno a noi. – Andrea Mariano


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Sharon Van Etten
Remind Me Tomorrow

Pop, Jagjawuar

L’highlight
No One’s Easy to Love

Per chi apprezza
Le donne che evolvono

Comeback Kid è un poco la Slow Disco di Sharon Van Etten: un sonico “suca” da parte di una cantautrice a chi vuole la seriosa malinconia che l’ha consacrata illibata da danzerecci divertimenti. Tutto Remind me Tomorrow è una scoperta delle elettroniche e una sistematica aggiunta di strati di qualità al folkino elegante ma vagamente formulaico delle uscite precedenti: un disco divertentissimo, che sa essere ancora struggente sulle note di piano dell’apertura, poi oscuro e pesantissimo sul denso industrial di Jupiter 4. Mai, in ogni caso, un momento fuori fuoco. Uno spettacolo. – Riccardo Coppola


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Papa Roach
Who do you trust?

Metal, Eleven Seven Music

L’highlight
Not The Only One

Per chi apprezza
Il metal da aperitivo

I Papa Roach, ovvero quelli che nel marasma Nu Metal da ragazzini ce l’hanno fatta. Grazie a una sonora botta di culo, ma ce l’hanno fatta. Siamo nel 2019 e parliamo ancora di loro. Siamo nel 2019 e pubblicano l’ennesimo album utile giusto a riempire quel vuoto della teca insito tra il pavimento e la struttura della teca stessa. L’importante è tirarlo fuori per cercare di fare bella figura con la giovine squinzia da circuire col fascino del “Sai, ascolto musica alternativa e potente, se vuoi ti consiglio qualcosa”. Saltate a piè pari Elevate, altrimenti vi sfuma la serata e vai di 5 a 1. – Andrea Mariano


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Ainé
Niente di me

Pop funk, Universal

L’highlight
Cosa vuoi

Per chi apprezza
il rap che fluttua in arrangiamenti pop ’70

Ainé, classe 1991. Al di là della difficoltà del sottoscritto di comprendere che oramai chi è del 1991 non è più propriamente di primo pelo, costui arrica dall’hip hop / rap. Ma in Niente Di Me si mette in discussione: esce, così, un disco vario, interessante, con arrangiamenti di vero gusto che strizzano al pop, quello bello, quello strutturato anche nella sua semplicità. Infonde speranza, anche quando vorresti martellarti le gonadi con quella roba melensa di “Io Sono Qui”. Peccato veniale, basta cliccare su “skip”. Per il resto, non male. – Andrea Mariano


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Deerhunter
Why Hasn’t Everything Disappeared?

Indie, 4AD

L’highlight
Element

Per chi apprezza
Il fatto che la vita sia in fondo un trailer della morte

Dopo averci stressato con la tristezza insita del loro indie per quasi vent’anni, i Deerhunter fanno il trick magico: prendono il loro concept più angosciatamente desolato e lo ammantano di un’allegria impensabile. Sembra quasi di sentirlo ridacchiare, il frontman Bradford Cox, che narra essenzialmente della marcescenza costitutiva dell’essere umano e delle sue opere sopra linee musicali degne dei più dolci zuccherini di quei cazzoni dei Phoenix. Ed è un album che di questo paradosso vive, perché l’indie pop di cui si veste (per il quale, stilisticamente parlando, potrebbe anche declinarsi il titolo dell’album) non ha alcun elemento di sorpresa che possa altrimenti reggerlo in piedi. – Riccardo Coppola


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Miho Arai
Piano Reductions Vol. 2

Classica, Light Without Heat

L’highlight
Whispering a Prayer

Per chi apprezza
L’ampollosità stevevaiana

Prendi un piano, trattalo male, buttalo giù dalle scale. Poi vai da Steve Vai, che ti dice “Ma dove vai, ma dove vai, tanto oramai sei mia”. Capisci che hai svagliato casa d fuggi da Vasco Rossi e finalmente vai da Vai. Che ti dice “Vai dice: vai. Torna dal tuo piano, prendilo forte e vai a suonare Vai”. Perché Miho Arai è una sua vecchia conoscenza, e si sente: cambia lo strumento, ma la miriade di note al secondo ci sono tutte. Il solo piano dà un’aura di classicità maggiore, il fatto che non possa usare i guaiti cari al nostro Steve va(i) bene, è funzionale, persino. Potreste darlo in pasto a qualche saccente classicista e vi risponderà “Vai che questa non è male. Troppe note, ma non se la cava male”. E voi, altrettanto classicisticamente, potrete rispondere “Grazie al cazzo, è Vai”. Alché il classicista vi chiederà, perplesso: “Perché queste ingiurie? E dove dovrei andare?”. Sipario. – Andrea Mariano


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Rome
Le ceneri di Heliodoro

Folk, Trisol Music

L’highlight
One Lion’s Roar

Per chi apprezza
I libri di storia

Quello di Jerome Reuter è il folk più folk che si possa immaginare: dal 2005, nella cinquantina di album che ha pubblicato, il cantautore belga ha esplorato ogni angolo di Europa e delle civiltà che l’hanno popolata, facendone risuonare le parole e la storia. In quest’ultimo LP, nella fattispecie, torna l’impero romano e le sue battaglie navali. Vero è che il risultato, di chiunque si parli, finisce invariabilmente per suonare decisamente piratesco; vero anche che tutte le digressioni spoken word e il materiale audio incastonato nei brani suonano sempre quantomeno bruttarelli. Tuttavia il crooning di Reuter rimane caldissimo, monocorde a tratti ma decisamente espressivo: Le Ceneri di Heliodoro, nonostante un titolo imbarazzante e un’ispirazione decisamente minore rispetto ai tempi di Flowers From Exile, merita comunque un ascolto. Soltanto per sentirlo blaterare un po’. – Riccardo Coppola


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Ea Kaya
Fragile but strong as hell (EP)

Pop, Virgin

L’highlight
Una qualsiasi

Per chi apprezza
La giovine gioia

Spotify mi ha girato questa qui in playlist mentre ero in coda all’ASL (fun fact: a Torino si trova in via MEDICI) dopo aver preso il numerino 47 all’orario di apertura, 8.10. Età media me incluso: 65 anni. Ho passato tutta la durata dell’ EP a chiedermi che cazzo ci facesse nella mia discover weekly. Forse perché qualche tempo ho ascoltato svagatamente Alice Merton e questa è praticamente sovrapponibile. Forse era un messaggio di redenzione dalla mia stessa vecchiaia, una terapia d’urto con due tonnellate di gioventù danzante sparate nelle orecchie, con synthoni bestiali e solite vocine negre simil-ruttate sparse a caso nel mix (qualcuno un giorno mi spiegherà questo diffuso abominio). Forse era per dirmi che anche se qua la temperatura è -1° da qualche parte ci sono 35 gradi e si può andare in giro ad ascoltare questa roba in discoteche in spiaggia. Qualunque sia la ragione, Spotify: vaffanculo. – Riccardo Coppola

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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