Dischi Che Escono – 21/04/2018

Dieci album su cui far tenere il tempo a Berlusconi (08/04/2018 – 20/04/2018)

The Longshot
Love is For Losers

Pop Punk, Autoproduzione

L’highlight
Cult Hero

Per chi apprezza
Il giorno verde anche se non è giorno verde

Billie Joe Amstrong deve essersi stufato di fare in continuazione Pop Punk con i Green Day, ecco perché ha creato un side project che suona come i Green Day, andando solo leggermente più piano e senza un batterista che ti martelli i timpani anche quando cerchi di comporre una ballad. Ma sono i Green Day con sprazzi di avrillavignagine, con tutto ciò che ne consegue, nel bene e nel male. Un po’ come se Iggy Pop si stufasse di fare Iggy Pop e iniziasse un progetto parallelo ispirandosi a Iggy Pop. Non è un male, anche se così facendo si mette in mostra tutta la non ecletticità del personaggio. Contento lui… – Andrea Mariano


Shaggy & Sting
44/876

Raggae, A&M

L’highlight
Dreaming in The U.S.A.

Per chi apprezza
Surfare sulla barca che affonda (nel mar dei Caraibi)

Che Sting si fosse rincoglionito di brutto, non è di certo una novità. In virtù di ciò, la “notiziona” di un album assieme a Shaggy -per me almeno- non è andata a tangere nanche lontanamente la soglia dello stupore, sideralmente spostata in là dopo la loro oscena performance in coppia a sorpresa in quel di Sanremo. Ebbene, ora vi dirò però la verità: sarà complice l’attuale meteo magicamente da Miami Beach nella città dei gianduiotti, sarà che col professore di Wallsend io ci ho scritto la mia tesi di vita, ma con nelle orecchie queste (ben) sedici tracce di reggae rilassato e di un morbido pop che ti si spalma addosso come crema solare, il lungo Po di Torino m’è parso un paradiso caraibico in cui il naufragar (lo spiaggiarsi, più che altro) è più che dolce. Ho apprezzato. Mi sono divertito, in poche parole. Ma si sa, di nuovo non c’è da stupirsi: tutto è più bello d’estate. Anche le cafonate gordoniane. – Giulio Beneventi


Manic Street Preachers
Resistance is Futile

Alternative Rock, Sony

L’highlight
Hold me like a heaven

Per chi apprezza
Le maturazioni

Il britpop quando invecchia scientemente: la travagliata storia dei Manic Street Preachers, tra esordi di punk incendiario, socialismo militante e membri scomparsi, approda a trentennale ampiamente compiuto in un opera-pop arioso, allegro, energico (vedasi singolone “Distant Colors”, con quel riffone a chiusura di ritornello che ricorda pericolosamente “Gloria” di Umberto Tozzi). Interessante, a tratti, la curiosa giustapposizione tra leggerezze da Chris Martin e testi che sanno tingersi di nero: ci sono versi come “I hate the world more than I hate myself” in mezzo a coretti di lunghi ooooh. – Riccardo Coppola


Tesseract
Sonder

Prog Metal, InsideOut

L’highlight
King

Per chi apprezza
Non-virtuosismi e pathos

Con i singoli fighissimi che da perfetto fanboy avevo stramangiato da secoli, ho ascoltato Sonder (in versione con toni binaurali) e alla fine l’ho trovato forse un po’ troppo corto, forse alla fine un po’ troppo moscio. Ancora con Daniel Tompkins alla voce, dopo l’acuta parentesi Ashe O’Hara, i Tesseract si allontanano dal taglio pop di Polaris, trovando una sorta di via di mezzo col primo album e sparando dosi massicce di cattiveria e anche di scream (vedere “King”) pronti per essere riprodotti orrendamente dal vivo dallo scalzo bassista. Strumentalmente, sono sempre gli stessi: zero assoli, zero cose strane, solita cura per gli accenti, le atmosfere, le linee vocali. Menzione meritata anche da Smile, riarrangiata in una variante molto più violenta del già vecchio spoiler. Che poi, non vorrei esagerare a dire che dovrebbe far sorridere, ma una canzone che si chiama Smile potrebbe quantomeno non mettere angoscia. – Michele Luca Ritrovato


Breaking Benjamin
Ember

Alternative Rock, Hollywood Records

L’highlight
The Dark of You

Per chi apprezza
I remake celebrativi

La risposta al perché i Breaking Benjamin siano ancora in giro me l’ha data Spyro The Dragon la settimana scorsa: se c’è chi è disposto a spendere 40 sacchi per un remake di un obsoleto platform soltanto perché gli ricorda la fanciullezza, sono facilmente inquadrabili come nostalgici delle paturnie adolescenziali quelli che nel 2018 ancora ascoltano i Breaking Benjamin. Perché nella band sono cambiati tutti gli strumentisti e da Phobia sono passati 12 anni pieni, ma tutto è sempre al suo posto: nonostante gli Imagine Dragons abbiano abbondantemente ridefinito l’alternative rock chitarrone riuscendo a farlo diventare allegro e tamarro, qui ci si continua a piangere addosso parlando di lacrime e morte; nonostante (o grazie a) l’autotune massiccio, Ben Burnley canta ancora – sia in clean che in harsh – come se avesse il microfono affondato dentro la gola e qualcuno stesse contestualmente tentando di strangolarlo. Niente di significativo, niente di orribile; un paio di episodi, a dire il vero, sono anche abbastanza emozionanti, se si fa lo sforzo immaginativo di essere più pateticamente giovani e arrabbiati. – Riccardo Coppola


Tess Roby
Beacon

Synth-pop, Italians Do it Better

L’highlight
Air Above Mirage

Per chi apprezza
La fiacca primaverile

Ultimamente sto trovando piacere nello scegliere attentamente gli artisti da proporvi in questa rubrica ogni settimana. Vado costantemente alla ricerca della novità, una ricerca ovviamente compiuta senza coscienza di ciò che ne verrà fuori. Tess Roby è la mia scoperta in questo fine settimana d’aprile: una giovane voce, dolce e delicata, che accentua la fiacca primaverile. “Aprile dolce dormire”, si è soliti dire. Mai detto è stato più azzeccato. Probabilmente due muti intenti a dialogare nella loro lingua dei segni riuscirebbero a far più caciara: Beacon è un album piatto e noioso, con picchi di alta qualità, attorniati però da fin troppa monotonia. Il debutto synth-pop di Tess Roby è un alternarsi di alti e bassi, con una fin troppa ricercata cura alle virgole, ai dettagli. Sarebbe bello lasciar andare l’istinto ogni tanto, piuttosto che essere frenati dalle millemila attenzioni. L’errore può essere anche interessante. – Francesco Benvenuto


Kimbra
Primal Heart

Pop, Sony

L’highlight
Tutto tranne Top of The world

Per chi apprezza
Il pop dei non colpevoli

Ci sono individui che talvolta tormentano i miei sogni, togliendo al caffè la mia priorità mattutina e assegnandola a una convulsa ricerca su Wikipedia riguardo che cazzo di fine abbiano fatto. Per lo più la cosa spetta a Mauricio Pinilla, ma altri protagonisti sono Giovanni Muciaccia, oppure Gotye e Kimbra, quelli che anni fa ammorbarono l’etere con Somebody That I Used to Know. Se Gotye è effettivamente un Desaparecido, la vocalist neozelandese è appena riapparsa con il suo terzo studio album, un bombardone pop iperprodotto (dallo stesso dietro St Vincent: sticazzi) e oggettivamente, onestamente cool. Kimbra ha una voce che balza con grazia dal corposissimo al glaciale, e lo fa – sia quando fa la melodrammatica, sia quando ci dà di semi-rap, sia quando sta tono su tono sui synthoni – senza ricorrere al forzosamente sexy di tante, troppe sue colleghe. Il risultato sono 12 pezzi di pop elegante, di pop da mettere in macchina senza vergognarsi e passare per schifosi papponi. Anzi, 11: Top of The World è una cafonata, e ha già rotto abbondantemente i coglioni nai prepartita di FIFA 18. Dove paradossalmente, però, non c’è Mauricio Pinilla, che è tristemente finito a svernare all’Universidad de Chile. – Riccardo Coppola

Carmen Consoli
Eco di Sirene

Pop, Narciso

L’highlight
Fiori D’Arancio

Per chi apprezza
Non farselo rizzare più (cit.)

“Quando penso a Berlusconi mi si sgonfiano i coglioni, mi si ammoscia la brioches”, diceva un (ex-)sommo poeta di sinistra. Ebbene, il mio Berlusca personal-musicale è donna e fa di cognome Consoli. Non me ne voglia la bella Carmen (che porta i suoi anni divinamente, lasciatemelo dire) ma, inevitabilmente, ogni santa volta, ciò che sembrava una locomotiva quando la vedo, diventa un nocciolo d’oliva quando la sento. Mi fece quell’effetto a Collisioni questa estate, con sbadigli e obbligatoria tappa al bar in attesa di Silvestri a svegliarmi; me lo fa ancora oggi con un doppio (!) album di polverosi classiconi registrati dal vivo in chiave scarnissima e coi soli tocchi di chitarra acustica ad accompagnarla. Non capisco la scelta di scaricare così il tutto, sinceramente. Spero comunque sia una moda passeggera. Altrimenti tocca spendermi una fortuna in pillole blu. – Giulio Beneventi


Diana Tejera
Mi fingo distratta

Pop, Filibusta Records

L’highlight
Parentesi di Delirio

Per chi apprezza
Sognare Molfetta capitale dello stato di Washington

Accostare New York, Binghamton a Latina e Molfetta è quantomeno curioso. Ancor più curioso lo è se sono città scelte per promuovere un proprio disco, 100% pop italiano, 100% in lingua italiana. Una volta tanto, il termine “pop” non è da considerarsi dispregiativo. Diana Tejera ha le capacità per catturare l’attenzione, tra arrangiamenti ricchi claustrofobici (Dritto Negli Occhi) e sonorità più leggiadre ma non per questo meno attraenti (Attraversatemi). Nel momento in cui ormai stavo gettando la spugna fissando con fastidio siderale la copertina di Gue Pequeno e l’ormai manifesta incapacità di capire la Trap, “Mi Fingo Distratta” mi ha rasserenato grazie all’eleganza e a una freschezza vestita di tradizione. Per una volta, lo ribadisco, il termine “pop” non è da considerarsi dispregiativo, ma anzi un punto a favore. Chapeau. – Andrea Mariano


Tita
Andare Oltre

Indie (quello interessante), Prismopaco Records

L’highlight
Andare Oltre

Per chi apprezza
C
hi va avanti, pur non andando molto oltre il percorso tracciato

È brava, anche se in tutta onestà faccio fatica a perdonarle la sua personalissima rivisitazione di “Ho In Mente Te”: un brano che che ha il fuoco in sé, qui ha ricevuto una secchiata di acqua gelida. Ottimo pathos in climax, ma non è la canzone giusta per questo. Al di là di ciò, Tita si presenta piuttosto bene con il suo “Andare Oltre”. Intendiamoci, non va oltre a certi stilemi di quell’indie sporcato di chitarre leggermente distorte ed elettronica di molti altri artisti che hanno cercato fortuna negli ultimi anni, ma fa un piccolo passo nel suo percorso verso una direzione comunque giusta, idonea per quelle che sembrano le sue ispirazioni e le sue aspirazioni. Merita di certo un ascolto intenso e accurato, se non altro perché la title track ha un gran bel tiro. Buone idee, buone capacità realizzative. Più che un centravanti, un rifinitore dalle buone prospettive. – Andrea Mariano


Babbutzki Orkestar
5

Balkan Ska, Autoproduzione

L’highlight
Tony Makkeroni

Per chi apprezza
I bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo

Io li amo. Non li conoscevo e per questo ho fustigato la mia persona con cilicio e tappi di Peroni 66cl. Babbutzi Orkestar, onore a voi. Onore a voi che mi avete fatto lacrimare dalla gioia. Gran tiro, testi fenomenali e una capacità di metter su un teatro sonoro coinvolgente e pazzesco come pochissimi oramai. Io vi amo. E amo anche Tony Makkeroni. Già sono in canotta da bisticcio e catenone con crocefisso d’oro in bella vista. E via per il lungomare di Tortoreto a bordo di una Fiat 127 dell’81. Katiusha e Maruska, mie amiche originarie del Trentino Alto Adige, ballano sul tettuccio. Poesia e gioia, gioia e poesia. Poesia tzigana. Grazie, Babbutzi Orkestar. – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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