Dischi Che Escono – 23/04/2017

Ascolti digestivi nei giorni delle grigliate (09/04/2017 – 22/04/2017)


Hexis
Tando Ashanti

Black Metal, Halo of Flies

L’highlight
Ritualis

Per chi apprezza
TG2 Motori

Il Fiat 127 scarburato di Burzum viene sostituito da un più recente motore da 1500 centimetri cubici del Fiat 131 Supermirafiori, sempre scarburato, e dal simpatico ronzio causato dai finestrini che non si chiudono bene, facendo passare quel filo d’aria che in confronto il rumore bianco è una gioa di sinfonie. E per questo devo inchinarmi poderosamente agli Hexis, perché danno un senso al mio acufene col loro Black Metal crudo, primitivo, fedele ai canoni fissati con chiodo e martello dai Mayhem ormai eoni fa. Peccato per il blastbeat non eccezionale e per l’unica corda vocale fin troppo udibile, ma c’è cattiveria, si sente lo sporco, la misantropia, e quel motore che chiede pietà, bruciando olio al posto di benzina super. A suo modo, imperdibile. – Andrea Mariano


Isotopes
1994 World Series Champions

Punk, Stomp Records

L’highlight
D.O.A.

Per chi apprezza
I bei momenti della masturbazione adolescenziale

Go Isotopes, go! Mi immagino Homer Simpson che bevendo birra Duff incita la squadra di baseball di Springfield, e invece sono qui ad ascoltare i praticamente omonimi-ma-reali, qui al loro terzo album punk pop, tra Ramones e Green Day, con un gusto retrò di chi non ha minimamente voglia di sentir parlare di evoluzione. Per certi versi, i creazionisti del pop punk hanno anche ragione, perché così si va sul sicuro. Certo, questo “1994 world series champions” sa esattamente di punk 1994 imbastardito da spirito adolescenziale da prima pippa fatta da mani altrui, quindi può andar bene a piccole dosi. Disco onestissimo, che fila veloce tanto quanto suona. Grezzo, ignorante e semplice, e vaffanculo mondo. – Andrea Mariano


Les Discrets
Prédateurs

Post-Rock, Prophecy

L’highlight
Fleurs des Murailles

Per chi apprezza
La scena blackgaze francese e il lato oscuro del rock

Come il loro monicker suggerisce, vengono dalla Francia e, oltre a vincere a mani basse il premio per la copertina più cool di questa prima metà del 2017, propongono un disco a dir poco interessante. Già nome di culto presso le corti del blackgaze (una corrente musicale nata nello scorso decennio proprio nelle terre d’Oltralpe, che unisce l’asprezza malefica del black metal al mood sognante e ai riverberi dello shoegaze), il progetto di Fursy Teyssier sceglie oggi una veste più soft ed elettronica. Abbandonate in parte le atmosfere fiabesche e le ispirazioni poetico-letterarie dei primi due album, Les Discrets sorprendono in virtù di una versatilità finora inedita e di una gamma di influenze (dai Portishead ai Depeche Mode, fino ai più affini Katatonia e Klimt 1918) che si fondono elegantemente al background metal del progetto, dando vita a quadri sonori estremamente oscuri e suggestivi. Istruzioni per l’uso: ascoltate “Prédateurs” rigorosamente in cuffia, possibilmente mentre viaggiate in treno durante le prime ore del mattino. – Marco Belafatti


Little Dragon
Season High

Elettronica, Because Music

L’highlight
High

Per chi apprezza
Un bel sottofondo ad un “wake and bake” come si deve

A metà strada tra tanti generi e sottogeneri gli Svedesi Little dragon, hanno ormai una buona quantità di materiale da essere considerati un punto di riferimento della scena che rappresentano. Si, ma che rappresentano? Rappresentano l’eleganza della musica elettronica d’autore, con sfumature pop ed alternative rock simili a quelle dei più moderni Gorillaz, con i quali collaborano. La frontman Yukimi Nagano, orientale, ha una voce soave ed eterea, assaporata di recente in “Plastic Beach” in un paio di bei duetti con l’elettrico Damon Albarn. Il singolo “high” tratto da appunto il nuovissimo “Season high” prometteva di trascinare in una improvvisa meditazione interiore chiunque, consenziente e non. Il video mostra vestiti etnici, luci soffuse e poco altro, volutamente alienante e sfocato. Il disco segue decisamente il trend, a cavallo tra pezzi delicati ed interiori, trip da allucinogeni e momenti decisamente più dance (qualcuno ci sente i Jamiroquai?). Al quinto disco in esattamente dieci anni si può affermare che “Little Dragon can do no wrong”. – Matteo Galdi


Maximo Park
Risk to Exist

Indie Rock, Daylighting

L’highlight
What Equals Love?

Per chi apprezza
I rivoluzionari da pub

E’ sempre stato un indie rock piacione, uno “per le masse”, quello dei Maximo Park: non ci aspettavamo che le cose al loro settimo studio album cambiassero e infatti non lo fanno, eccezion fatta forse per l’incorporazione di qualche elemento synthpop e di qualche leccata di basso dalle tinte soul che li fa sembrare a tratti una cover band di Prince. Niente comunque che non sia già stato abbondantemente sperimentato, già anni fa, per esempio, con l’omonimo in acronimo degli Arctic Monkeys. Ma comunque, in qualche modo, musicalmente funziona. A stupire più che altro le tematiche: “Risk To Exist” è dall’inizio alla fine un disco di protesta, che si accanisce contro la gestione della crisi dei rifugiati, la Brexit, Farage. Certo, il contesto è quello che è: i Maximo Park non sono certo i Rage Against The Machine, e tanto livore anti-establishment finisce per suonare abbastanza fuori luogo (se non totalmente inutile) su un disco tanto dancy. – Riccardo Coppola


John Mayer
The Search For Everything

Contemporary R&B, Columbia

L’highlight
Still Feel Like Your Man

Per chi apprezza
La raffinatezza di sei oneste corde

Mi ero già espresso in precedenza sulla bontà delle prime otto composizioni pubblicate a “tornate” negli scorsi mesi dal chitarrista sventrapapere, auspicando l’arrivo di un ragguardevole disco di prima qualità. Ebbene, il giorno di pubblicazione è giunto e con essa la conferma. Ad onor del vero, la musica in aggiunta nel formato definitivo non è tantissima (giusto quattro tracce per poco più di dieci minuti) ma è il degno plusvalore che scolpisce The Search For Everything come un lavoro rilassato ed elegante ad ogni nota, vero concept album del cuore spezzato e della vita dopo l’amore, come direbbe Cher. Uno dei migliori episodi in carriera, nonchè uno dei più interessanti di questo 2017, poco ma sicuro. Chapeau. – Giulio Beneventi


Prince
Deliverance

Funk, RMA

L’highlight
Deliverance

Per chi apprezza
Le uscite fantasma

Il Principe manca da un anno ormai e la cassaforte zeppa di composizioni di casa Nelson inizia inesorabilmente a spalancarsi. Gli eredi non sono però d’accordo, cosicchè il primo Ep postumo programmato per questa settimana è stato ritirato a pochi giorni dalla sua uscita. Il sottoscritto, nonostante il blocco sovietico, lo ha ascoltato in un modo che per etica lavorativa è meglio non dichiarare e vi può confermare che al suo interno sono racchiusi nobili esempi di ottima musica che viaggiano dal gospel più moderno (title-track con un solo da brividi) al rock più ancestrale (“I Am”), approdando infine ad una suite di sognante eleganza (“Touch Me”, “Sunset Sunrise”, “No One Else”). Non è dato sapere ai più cosa ne volesse fare Prince di questo materiale, nè quale fosse la sua volontà. Data la somma qualità, con fare quasi egoistico, spero non coincida con quella degli eredi e che in qualche modo venga loro comunicato il beneplacito divino. Chi vivrà, vedrà. – Giulio Beneventi


Slowtide
Slowtide

Trip Hop, Prismopaco

L’highlight
Leeway

Per chi apprezza
Liquidità elettroniche e sinuosità a due voci

A veder la copertina e a sentirne i suoni -rotondissimi, rarefatti, talvolta glaciali- questo debutto parrebbe un parto di spicco da quelle latitudini (l’Islanda, tipo) tipicamente inclini alla produzione di indie particolarmente riflessivo e di indiscutibile qualità. Eppure i cinque che insieme si fan chiamare Slowtide sono italianissimi (della provincia di Novara) e soprattutto giovanissimi, malgrado mescolino con sapienza da veterani doppi canti in stile OMAM con una sinuosità da XX o Massive Attack, e financo con qualche pulsazione elettronica più dark da scuola berlinese. Percussioni guerresche su Knights, love affaire fra synthoni e pizzichi al piano su Anchorites, spoken word e suoni strani sul sound più urban di Caves: c’è davvero di tutto ed è pure tutto ben studiato, ben mixato, ben prodotto. Da seguire. – Riccardo Coppola


Talos
Wild Alee

Elettronica, Feel Good Lost

L’highlight
Un po’ tutto

Per chi apprezza
Emozionarsi al di là del genere musicale

Etereo, impalpabile, talmente essenziale che quasi non lo senti. Ma lo percepisci. Un po’ come una carezza durante il sonno. “Wild Alee” di Talos è opera raffinata, non per tutti, sia chiaro, ma è uno di quei lavori in cui percepisci un certo studio, una certa ricerca dell’armonia intesa non necessariamente ené unicamente come musicale. Se fosse stata congegnata da qualcun altro, “Odissey” risulterebbe quasi sicuramente come l’ennesimo, banale tentativo rompicoglioni di musica evocativa ma vuota. Qui invece lascia qualcosa. Non posso spiegare cosa di preciso, ma colpisce, o quantomeno scalfisce. Io, burbero rockettaro e finto metallaro, sono stato scalfito, perché l’impegno puro e sincero, al di là dei meri confini ambiental-musicali, devono essere riconosciuti e incoraggiati. Non per tutti, ma tanto di cappello. – Andrea Mariano


Toby Driver
Madonnawhore

Singer-Songwriter, The Flenser

L’highlight
Avignon

Per chi apprezza
Le adorazioni atipiche

Il titolo potreste giocarvelo per darvi un tono filo-intellettuale e poliglotta alle vostre gare di bestemmia creativa; l’album potreste (e dovreste) invece procurarvelo e gustarvelo ogniqualvolta abbiate il legittimo bisogno di perdervi in un’oretta di cantautorato contemplativo di squisita fattura. Nel suo quarto effort da solista, il leader dei Kayo Dot (ma in realtà anche di tante altre cose) costruisce un meraviglioso, malinconico canzoniere profano, spargendo su chitarre in perenne riverbero e orchestrazioni parecchio atmosferiche la sua caratteristica voce, sembre a mezza via tra il lamento, la preghiera, l’orgasmo. Atipico e suggestivo. – Riccardo Coppola

Il Branco

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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Siamo senz’altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.

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