Dischi Che Escono – 25/02/2018

Nove album e un singolo per affrontare Burian al meglio. (18/02/2018 – 24/02/2018)


Claudio Baglioni
Al Centro

Legacy, pop/cantautorale

L’highlight
W l’Inghilterra

Per chi apprezza
I diktat di mein führer

Immaginate la scena: io che sto ascoltando “Festa Mesta” dei Marlene Kuntz mentre indosso pantaloni a quadri rossi e neri e felpa dei Nirvana, il mio collega che mi dice “Ehi, c’è una roba di Baglioni”, io che fermo Godano e mi butto a capofitto verso mein führer… Capitan Baglioni. Follia, follia pura. D’altronde scrivo su In Media Rex, tanto normale non potevo mica esserlo. “Al Centro” festeggia i 50 anni di carriera, e se li avesse festeggiati al Madame Tussaud sarebbe stato lo stesso. Claudio ci tiene a ricordare quanto la sua poetica fosse impegnata e frantumacoglioni (nel senso buono del termine), allegra quanto la pioggia il 2 novembre, lui che ha una preparazione prog di tutto rispetto (“W L’Inghilterra”). Poi però ascolti “Porta Portese” e ricordi che c’è dell’allegria nel vendere e comprare merce rubata e strappata a forza dal legittimo proprietario. Poi ricordi anche che a furia di guardare quella maglietta fina il buon Claudio ha preservato fino ad ora degli invidiabili bicipiti. Poi ricordi che tu hai trent’anni, anzi trentuno, che stavi ascoltando musica “underground” anni ’90 e che hai mollato tutto per der führer Claudio Baglioni. Bene non stai. Soprattutto perché scrivi di te stesso medesimo in terza persona. Viva Claudio. Viva Baglioni. – Andrea Mariano


Siberia
Si Vuole Scappare

Indie, Sony/Maciste Dischi

L’highlight
Strangers In The Field Of Love

Per chi apprezza
Nascere con 30 anni, 6 mesi e 12 giorni di ritardo

La copertina richiama prepotentemente dischi anni ’80, e loro li chiamano a gran voce. Prendete i Baustelle, scaraventateli giù dalle scale e fateli risvegliare in una cantina umida del 1983. Un cantato che richiama – senza fortunatamente scimmiottarlo – un certo Pietro, ma che non è santo ma più Pelù (ma non quello degli “Hua”, piuttosto quello più darkwave), una linea vocale che richiama – e anche qui senza fortunatamente scimmiottarlo – un certo gruppo con cui ha in comune il nome di un album. Tutto molto bello, tutto molto underground, tutto molto indipendente (come un consorzio di suonatori), differente dal concetto “indie” odierno. Tutto molto sentito, tutto molto piacevole da riascoltare. Fossero nati nel 1989 ora sarebbero un punto di riferimento invidiabile dell’underground. L’importante è cominciare. Con 30 anni di ritardo, ma va ugualmente bene. – Andrea Mariano


The Low Anthem
The Salt Doll Went To Measure The Depths of The Sea

Dream Pop, Joyful Noise

L’highlight
The krill whistle their fight song

Per chi apprezza
I ritardi

Ho ascoltato questo disco dal titolo chilometrico ancora dal letto, con -3° gradi tattici e con quella voglia di fare cosucce -tipo portare avanti la propria vita- in invidiabile diretta proporzionalità con la crollante temperatura esterna. Ho perso dunque un’altra ora a non fare un cazzo, nel torpore del piumino e grazie anche all’incoraggiamento, un po’ sognante, un po’ ipnotico, delle 12 nuove proposte dei Low Anthem. Un album dolcissimo, che si muove tra le varie fasi di una sottomarina epopea di un personaggino improbabile, e che ricrea i mondi che racconta con le meraviglie di un elegantissimo minimalismo folktronico: tonnellate di glitch che fanno sembrare di essere all’ascolto di un carillon emulato su un Commodore 64, falsetti taglientissimi ed acustiche impalpabili, pause, tante pause. Belle pause. Grazie, The Low Anthem, per avere attentato alla mia produttività. Adesso metto un po’ di musica di merda e vado a lavorare. – Riccardo Coppola


Loma
Loma

Indie/Elettronica, SubPop

L’highlight
Joy

Per chi apprezza
La catarsi attraverso l’inquieto

Suoni minimali, elettronica essenziale, voce splendida, un tumulto di ombre. La luce? solo scintille provocate dallo stridere di corpi meccanici. Eppur qualcosa pulsa. Una sensazione di rispetto, di curiosità, di comprendere come qualcosa di intimo e scarno possa emozionare tanto. E inquietare, anche. Loma è al suo primo album, e mio Dio se ha classe, mio Dio se ha capacità per diventare un punto di riferimento. Una luce oscura in un’anima che proferisce parola. La speranza in qualcosa di bello, seppur inquieto, c’è. – Andrea Mariano


Crookers
Quello Dopo, Quello Prima

Rap, Pluggers/Ciao Records

L’highlight
1000 pezzi

Per chi apprezza
Pescare Rap in un mare di Trap

Oddio. Ommioddio. O mio Dio. C’è ancora del (quasi) vero rap. Quel “quasi” tra parentesi è dovuto al fatto che il signor Crookers (ai tempi duo, ora uno) nasce nella scena house, ma ha sempre avuto contaminazioni con la scena rap. Almeno, questo è quello che ho capito. Nel 2007 uscì un mixtape in forma di bootleg, dieci anni dopo c’è questo “Mixtape: Quello Dopo, Quello Prima” che ripercorre a grandi spanne l’originale. È bello ascoltare qualcosa che non sia Trap. Anche il loop del camion della nettezza urbana che passa sotto casa ogni notte sarebbe più piacevole della Trap oramai. Lavoro d’altri tempi, forse anche questo è un valore aggiunto. Dove aggiungerlo, pensateci voi. Io la mia parte l’ho fatta. Boom chica boom boom. – Andrea Mariano


Astol
Astol

Rap, Musicast

L’highlight
Il silenzio prima di premere “play”

Per chi apprezza
Fare del male alle proprie orecchie

Ho voglia di citofonare a Fedez e chiedergli scusa. Ho voglia di ritrattare e di dirgli in faccia che il suo “Comunisti col Rolex” è un capolavoro. Ok, sto esagerando, sto vaneggiando. Ma questo Astol è un rap con autotune imbarazzante e con testi da dodicenne. Capite bene, nemmeno da adolescente. “Dammi un minuto e scendo”, ma che scendi a fare. Rimani in casa a guardare Paw Patrol. Amici ha sfornato merda e inaspettate speranze (Annalisa). Non costringetemi a essere lapalissiano e arrivate voi alla conclusione di quanta e che tipo di qualità sforna questo album. Irritante quanto il commento tecnico della partita di calcio San Marino – Lussemburgo. Francesco Marcozzi e Pugnitopo, aiutateci voi. – Andrea Mariano


En?gma
Shardana

Rap, Francesco Marcello Scano

L’highlight
Cerbero

Per chi apprezza
L’uso del termine “epistassi”

Io ci rinuncio. Troppo rap. Troppa trap. Io ci ho provato, ma non ce la faccio. Basta. La finisco qui. Prendo un CD degli Opeth a caso e mi sciacquo le orecchie. A essere completamente onesti, tuttavia, devo ammettere che En?gma per lo meno si erge su livelli di tutto rispetto. Insomma, non genera in me quel fastidio che si tramuta in una repentina e atroce corsa verso la toilette. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. E scusate lo smodato uso di punti fermi, ma oggi va così. Ah, onore a En?gma anche per l’uso del termine “epistassi” in “Sobborghi”, a rimarcare un uso dell’italiano decisasmente più consapevole rispetto alla concorrenza. Non sto scherzando. – Andrea Mariano


Rhys Lewis
Bad Timing

Pop, Decca

L’highlight
Reason To Hate You

Per chi apprezza
Il solito pop strappamutande

Ragazzi, tiratevi una pippa e sorridete al mondo. Una delusione d’amore capita a tutti, ma non dovete buttarvi giù così. E lo dico anche a te, caro Rhys, amico fraterno dei più ligi alla legge RIS. La musica è catarsi, e va bene, se per te è d’aiuto sono contento. Hai anche un buon gusto per uno stile a tratti elegante, una bella voce che tuttavia devi ancora imparare a controllare al 100%. Ma guarda lì fuori: nevica, è bellissimo. Sorridi, dai! Smettila di guardare il camino e crucciarti ancora sul fatto se sia stato giusto utilizzare la mano sinistra piuttosto che la destra. Sei bravo, qualcuna lì fuori sicuramente vorrebbe darti una mano. Sei bravo, su. Pacca sulla spalla e vai avanti. Hai ancora tante diottrie da preservare. L’EP è bello, se qualcuno non l’avesse capito. – Andrea Mariano


Ant Orange
Right There

Tecno/Elettronica, Karaoke Kalk

L’highlight
Muscle Beach

Per chi apprezza
Il Currywurst

Non c’è modo di ascoltare neppure una sola parola in tutto l’ultimo lavoro del tedesco Ant Orange, Right There. Zero parole, massima resa. Questo serve a far capire come un buon prodotto musicale non debba necessariamente “parlare”, ma possa limitarsi ad essere ascoltato. Atipicamente tecno, massicciamente elettronico. È un continuo nuotare in loop infiniti di suoni poco naturali e tanto computerizzati, che si sovrappongono fino a dar vita a composizioni molto berlinesi, molto d’avanguardia, molto minimaliste, ma molto ricche. Ant Orange infatti con pochi semplici suoni combinati, crea tanto, crea infinite melodie. Un po’ come in cucina, quando con gli ingredienti più semplici, si dà vita ai piatti migliori. – Francesco Benvenuto


Jake La Furia
MMMH [Singolo]

Pop, Grönland/RTD

L’highlight
Mmmh

Per chi apprezza
Il mmmh

Bella zii, Troy McClure è malato, con questo fottuto freddo. Ma ci sono qui io ad esporvi il breve manuale per farsi i soldi nell’industria musicale ed avere almeno un milione di ascolti in 61 Paesi (tra cui Liechtenstein e Nicaragua). Accendetevi una paglia e mettetevi comodi. Dunque. In primis, studiatevi quello che c’è da sapere per diventare degli aspiranti rapper (l’università della strada e i master con Fabio Volo fanno molto) e poi sceglietevi un nome serio (se siete bianchi una cosa tipo Donald Trap, se neri uno come Black Bambù o Gucci-qualcosa, se siete donna Fede Friendlyhand). Fatto? Bene, adesso la parte difficile: dovete tirar fuori un tormentone cazzaro per farvi notare e seguire sin da ora che avete un mento solo. Da qui, tutto in discesa: ora che la vostra faccia cicciotta è conosciuta, vi dovete (ancor di più) rincoglionire e dimenticare tutto (ho detto tutto, non barate), seguire Fedez e fare su suo esempio della simpaticissima musica commerciale a cazzo. Nel mentre, potete pure menarvi il pisello su Instagram o fare orgioni con La Profunda. Last but non least, mettete tanti mmmh nei video promozionali e sulle copertine. Vagonate di mmmh, tonnellate di mmmh. Ricordate la formula aurea: 90% porn, 5,8% shit music, 4,2% latino vámono coño. La gente così sopporterà pure uno schifosissimo reggaeton con un testo da “mi piace il mmmh, mi faccio un mmmh, ma vattene a mmmh”. E non preoccupatevi se i vostri vecchi follower inizieranno ad intasare i vostri social di commenti disprezzanti, tanto nell’era cibernetica chi fa tanto schifo, fa tanto clamore ed è automaticamente un big da invitare al Coachella. E tutti ve lo mmmharanno. Ciao, alla prossima (yo). – Giulio Beneventi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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