Dischi Che Escono – 25/03/2018

Nove dischi e due singoloni per enfatizzare i sorpassi del campionato F1 (18/03/2018 – 24/03/2018)


Thegiornalisti
Questa nostra stupida canzone d’amore (Singolo)

Indie (‘na volta), Carosello Records

L’highlight
Tutti quei congiuntivi azzeccati all’inizio

Per chi apprezza
I nostri maglioni vostri

Tommaso Paradiso & band. Sì, siamo cattivi, sì siamo stronzi. Perché sta canzone incamera in sé Cosmo (non inteso in accezione astronomica), Motta (non inteso come panettone), Calcutta (non inteso come la fan degli ippodromi Madre Teresa) Coez (non inteso come imprecazione), ergo tutto l’indie che infesta lo stivale. E ci mette pure un po’ di Baglioni (Claudio) se fosse nato 30 o 40 anni fa. Già li vedo, gli stabilimenti balneari che mi smatrano le gonadi mettendo in loop questa stupida canzone d’amore, con le ragazze in bichini che ancheggiano e fanno ondeggiare la testolina (non) a tempo. E io che canticchierò in automatico ‘sta melodia. Grazie Tommaso, eh. – Andrea Mariano


Maneskin
Morirò da Re (Singolo)

Rock, Sony

L’highlight
Oh, ce sta solo questa, che volete

Per chi apprezza
Bruciare in fretta

“Hi, this is Maneskin, yeah”. Basta, porca di una miseria. Tre inediti, tre “Hi, this is Maneskin”, porco mondo. Al di là del fastidio di questa diamine di intro, come se non capissimo chi diavolo stiamo ascoltando, il quartetto che voleva pijarse Roma e l’Itaja già sta mostrando il fianco. E non è esattamente quello scolpito di Damiano che fa inumidire il gentil sesso dai 15 ai 70 anni. Orecchiabile, ma fin troppo sulla scia di quanto già proposto, oltre a furti direttamente dalle loro rielaborazioni di “Chosen” e “Beggin'”. Hanno ancora tanto potenziale, ma quello che temevo per loro si sta avverando: se volevano pijà Roma, stanno a brucià più velocemente de la Roma de Nerone. Che ve possino, regà. Fatevi na lavata de testa, smontate qualche palo da pole dance de troppo e ricominciate a ragionà. Eddaje. – Andrea Mariano


George Ezra
Staying at Tamara’s

Indie Folk, Columbia

L’highlight
Hold My Girl

Per chi apprezza
I sei politici

Immaginate di dover mangiare un hamburger di carne, magari anche buona, ma tritata una, dieci, cento volte; la qualità della materia prima inevitabilmente si riduce. Questa è quanto accade con lo spopolare di così numerosi cantautori indie-folk, tra i quali il buon George Ezra è sicuramente uno dei più talentuosi nonché uno dei precursori del genere: tutti ormai finiscono per dare vita alla stessa identica musica. Staying at Tamara’s non aggiunge nulla di nuovo al già ricco settore dei cantanti con chitarra, pregno di canzoni alla Budapest, facili facili da ricordare, anche carine, ma fini a se stesse. Di certo quaranta minuti di spensieratezza saranno garantiti, ma non vi aspettate altro. Lavoro da sei politico. – Francesco Benvenuto


Mina
Maeba

Pop, PDU Music&Production

L’highlight
Ti meriti l’inferno

Per chi apprezza
I fulmini a ciel sereno

Siamo nel bel mezzo di una riunione redazionale quando Giulio mi bisbiglia che è uscito un nuovo disco di Mina. Non una raccolta, ma un album nuovo. Sgrano gli occhi, mi alzo dallo sgabello, mi dirigo verso la porta a passo svelto e deciso. Riccardo urla imprecazioni e minacce di licenziamento verso la mia persona. “Riccardo, è uscito il nuovo disco di Mina, porca di una puttana, taci”. Il direttore comprende, si rasserena e si scusa. Almeno, mi piace pensare così. Mi chiudo nel mio mondo fatto di cuffie hi-fi, pigio play e parto. E così, tra tango e chitarre elettriche docili, tra manierismo e gran classe, tiro un sospiro di sollievo: un bel disco, che non aggiunge nulla se non rimarcare la classe demodè che male mai non fa. Un sospiro di sollievo per l’assenza di orrorifici episodi come la canzone per l’Italia durante gli Europei. Godo, mi rassereno. Noto che sulla mia scrivania compare un foglio. La firma è di Riccardo. Forse mi ha licenziato. Vabbè, capita. – Andrea Mariano


Monster Magnet
Mindfucker

Stoner, Napalm Records

L’highlight
I’m God

Per chi apprezza
Le retro-cafonate

L’iconografia dei Monster Magnet è come una decontestualizzata visitina in un negozio di vecchi fumetti, dove i colori pastello non esistevano e le tematiche sci-fi venivano gaudentemente declinate in esplorazioni di formosissime tette extraterrestri. Mindfucker, che già dal titolo rivela la sua essenza di anacronistica elegia al cattivo gusto, ha però ancora dalla sua ogni grammo di quello stile che ha reso la band di Dave Wyndorf un oggetto cult e non soltanto un megafono per maschilisti schiamazzi di attempati ex-nerd: senza neanche gli orpelli da concept del precedente Last Patrol, è infatti una sequela di pezzi da molesto headbanging, shot di granitico hard rock dalle tinte Stoner su cui urlare “Baby” fuori tempo alzando al cielo birre in lattina. E sentitelo, il caro vecchio Dave, quando sale dal suo sbilenco graffiato a quelle piene urla disumane che – almeno su disco – riesce ancora a tirar fuori per invocare Dio o il suo figliolo. Sta parlando con voi. Vi sta dicendo di smetterla di fare i fighetti del cazzo. – Riccardo Coppola


Sidi Touré
Toubalbero

World Music, Thrill Jockey

L’highlight
BK

Per chi apprezza
L’etnico

Metto in play Toubalbero, il nuovo album di Sidì Tourè e FERMI tutti potrei aver trovato il mio top album personale del 2018 già a marzo. Chi fosse per me Sidì Tourè prima di oggi? Un perfetto sconosciuto, non però come quelli del film di Paolo Genovese (anche perché probabilmente Sidì nemmeno lo possiede un cellulare – battuta razzista), ma da intendersi come una persona qualunque, una di quelle alla quale passi di fianco e non dai attenzione. Bastano però un paio di canzoni e qualche giro di chitarra per farmi innamorare, musicalmente parlando, di un malese tutto blues e dashiki, una tipica tunica africana. Un groove ritmico ed energico crea fin da subito un’atmosfera festosa, peculiarità africana, ed una forte empatia con l’ascoltatore. – Francesco Benvenuto


Miriam
Questo è Pop

Pop, EGEA

L’highlight
Da Domenica a Sabato

Per chi apprezza
La bella musica… e Belen

Leggendo il titolo, ammetto che il Tommà Paradiso dei Thegiornalai con i suoi “Ora siamo Pop”, i ciccioni e i barconi sotto il sole estivo mi è inesorabilmente venuto in mente. Ma è solo un parto della mia mente traviata, questo è più che chiaro. Perché non vi è nulla di più lontano: il secondo disco dei Miriam -complesso del mio amato capoluogo dei gianduiotti- è in effetti pop… ma non è pop. Nel senso che parliamo di una sofisticata musica leggera condita da mille ingredienti differenti, tanto da essere difficilmente inquadrabile nei soliti standard: c’è la nobile voce di Alice (“Plutone”), il portamento rock più eretto (“Affonda”, “Milano”), la sensibilità simil-Subsonica (“Macchine Romantiche”), il tocco di magia al sapor di sax che capita una sola volta nella vita (“Da Domenica a Sabato”) e una dose onesta di pura e semplice genialità (“Videobelen”). Tanto, insomma. Troppo, sicuramente, per una semplice etichettatura. Ma tutto comunque di buona fattura. In breve: consigliato. Specie per chi ama farfalline e i video fatti in casa. – Giulio Beneventi


Lisa Kant
Trinus

Goth (?), Elastica Records

L’highlight
Kyrie Eleison

Per chi apprezza
La lucentezza del chiaroscuro dell’anima

Tra le influenze cita i Dead Can Dance, e a ben donde, dato che i richiami palesi spuntano più di una volta (il che, va detto, non è una nota di demerito). Atmosfere ancestrali, un po’ gotiche, un po’ eteree, che si snodano sempre su quel sottile filo dell’affascinanbte, dell’invito ad ascoltare qualcosa di impegnato e che lo è non solo all’apparenza. Certo, è una musica ostica, non per tutti i palati, soprattutto non da rispolverare per i selvaggi festini del week end, ma la caratura è alta, adatta invero per quelle sere nel chiaroscuro dell’ombra ora di una chiesa, ora di un vicolo, ora del vostro locus hamoenus dove vi rifugiate per ascoltare musica. Ostico, ma affascinante. Ed è la quinta volta che il tasto “play” parte in automatico, senza che io faccia nulla. – Andrea Mariano


Vanarin
Overnight

Woodworm, Indie Rock

L’highlight
Holding

Per chi apprezza
Le copertine rebus

Il sottoscritto ha sempre avuto un rapporto di merda coi rebus. Non un brutto rapporto, ma proprio un rapporto di merda. Capite bene che non posso dunque nascondere una certa repulsione per la copertina che, sia chiaro, ha un che di geniale, ma mi ricorda traumi-da-rebus ancora irrisolti. A parte ciò, costoro sfornano un disco rock arioso, 100% british, un po’ della serie “la giornata è meno uggiosa del solito, ci sono ben 10 gradi e dunque dobbiamo festeggiare con moderato entusiasmo”. Tutto molto bello, la band ci sa fare, pur essendo originale come una banconota da 1000 lire che va in giro da una cassa all’altra da 20 anni. L’importante, in questo caso, è fare le cose per bene, con gusto e senza stropicciare troppo il genere col solo rischio di realizzare una porcata. I Vanarin compongono invece un piatto gustoso, che conosciamo tutti ma che ci soddisfa perché non stravolge e quel poco che aggiunge nel già conosciuto, lo aggiunge con criterio. Come una spolverata delicata di parmigiano sulla pasta al forno, giusto per fare quella crosticina gustosissima che a me piace. Ecco, non stravolge, grossomodo sono gusti che conosco ed è quel tocco in più che arricchisce in maniera estremamente delicata. Non il colpo di genio, ma il colpo di delicatezza. Ben fatto. Bon apetit. – Andrea Mariano


Gost
Possessor

Synthwave, Blood Music

L’highlight
Beliar

Per chi apprezza
Neo-Tokyo 2045, rottami volanti, scanner oscuri scrutatori, cyber impianti sotto cutanei, occhi bionici etc. etc.

La Synthwave è un sottogenere della musica elettronica, futuristica e d’avanguardia, si ispira alla cultura cyberpunk sorta a fine millennio. Nasce e si sviluppa in Francia nel corso del primo decennio degli anni 2000, molti brani potrebbero essere utilizzati come colonne sonore per film tratti dai romanzi di William Gibson o Bruce Sterling. Gost è piuttosto recente, utilizza un parco di suoni decisamente taglienti, ritmi furenti, demoni e teschi come artworks. “Possessor” non delude le aspettative, sebbene sia abbastanza in linea con quanto già prodotto dall’incappucciato dj. Certamente un lavoro più maturo, traspare una maggior consapevolezza di sè in brani più coesi, dove i passaggi sono meno forzati rispetto che nello scorso “Behemoth”. Le ispirazioni black metal sono evidenti nell’intro di “Beliar” e si, quello è un blast beat. E senza chiedere il permesso a Gahan si appropria della voce del leader dei Depeche Mode nella insolita “Sigil”. Comunque “Possessor” è ben prodotto, intelligentemente variegato: dance quanto basta, lascia inspirare ambient per espirare violenza. – Matteo Galdi


Paul Draper
EP Three [EP]

Finto prog, InsideOut

L’highlight
Jealousy is a Powerful Emotion (Acoustic)

Per chi apprezza
Britpop venduto bene

Ci sono etichette e generi che in indefiniti momenti cominciano a correre a braccetto una volta e per sempre: tipo la statunitense Sub Pop e il grunge, l’italiana Frontiers e l’AOR, l’altra italiana Garrincha e le scemenze. InsideOut ha accolto tanta di quella roba prog nerdissima ai suoi esordi che pare naturale aspettarsi tale genere da ogni sua uscita (cosa che fanno anche i giudici dei Prog Awards assegnando il premio di best newcomer alla pur bravissima The Anchoress, che suona un po’ come i Judas Priest che vincono un contest di neomelodica ad Amalfi). Tutto questo inutile papello introduttivo per dire che l’EP tre di Draper è essenzialmente una rarefazione acustica ancora più evidentemente britpop di un disco che già di britpop ne aveva a pacchi: tutto stavolta ruota attorno alla splendida Jealousy Is a Powerful Emotion, pezzone che, oltre che in versione accorciata, trova una quadra incredibile nel sublimato arrangiamento di sole sei corde d’acciaio, con la voce del buon Paolo Tappezziere sapientemente spesa a fare gallagheriani gorgheggi fra un’ottava e l’altra. In coda intervento anche dei Public Service Broadcasting a impreziosire il tutto con eteree spolverate di post. – Riccardo Coppola

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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