Dischi Che Escono – 27/08/2018

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Musica per rendere meno triste il triste ritorno a lavoro (13/08/2018 – 26/08/2018)


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Paul McCartney
Fuh You (Singolo)

Pop, Capital

L’highlight
Il titolo da settantenne caldissimo

Per chi apprezza
Non mollare mai

Haters gonna hate, si diceva, sempre e comunque. Specie tra le fila dei beatlesiani, quelli snob vecchiardi che si toccano ancora con le mani sporche di sale e pepe e che non sprecano mai un secondo per criticare il Sopravvissuto della Storia, qualunque cosa faccia al di fuori di carpool strappalacrime. “Se ci fosse ancora Johnny”, “Eh, ma Chaos and Creation è ormai irripetibile”, “Non dovrebbe inseguire le mode”, eccetera, eccetera. Ebbene, sono felice di appurare che il buon vecchio Macca ha il buon vecchio buon senso di sbattersene altamente di queste mille cazzate e di continuare per la sua strada, superando l'”esperimento fallito” di New con un buon singolo di squisita fattura pop che segue gli stessi modernissimi binari e che non fa altro che aumentare l’hype per il nuovo album egiziano in arrivo. Come ormai sanno gli accoliti della parabola Beatles che mi seguono su questa rubrica, quando si tocca questa materia non mi permetto mai sbilanciarmi prima del tempo. Ma siamo ormai al terzo pezzo rilasciato ben fatto, di ottima produzione, godibilissimo, con un titolo maliziosetto alla “Hi, Hi, Hi” (“I just want to Fuh You”) e io sono ormai più che gasato. Un “Daje solo, zio Paul” lo devo concedere già da ora. – Giulio Beneventi


Ariana Grande
Sweetener

Pop, Republic

L’highlight
God is a woman

Per chi apprezza
Il ritorno della dangerous woman, un po’ meno dangerous del solito

Sensuale in modo pericoloso, Ariana Grande ha costruito il proprio successo grazie a ottime prestazioni live, talento e Disney Channel. Bisogna ammettere che la cantante dalle origini italiane deve molto alla propria immagine, figura costruita negli anni: incarna l’innocenza, ma in modo estremamente sexy.
L’ultimo “Sweetener” però non esalta in particolar modo, stavolta Ariana non è nemmeno abbastanza carismatica con quella copertina rosa e quel biondo platino.
Molto meglio in bianco e nero con le orecchie da coniglietta pin up. Un disco pop, che alterna momenti sensuali a brani più R&B. La voce resta ottima, ma per una volta non basta, non è abbastanza. Perché un personaggio/brand come Ariana Grande ha bisogno di spiccare in estetica, in potenza mediatica dei brani prima ancora in esclusivo talento canoro. Disney Channel e l’industria commerciale danno, Disney Channel e l’industria commerciale tolgono… – Matteo Galdi


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Interpol
Marauder

Indie Rock, Matador Records

L’highlight
Complications

Per chi apprezza
L’eleganza senza tempo

Devo chiedere costantemente scusa agli Interpol. Penso sempre che siano inglesi, invece sono di New York, la Grande Mela. Sarà da sempre il loro stile un po’ British che mi frega, I don’t know. Fatto sta che sono tornati con Marauder. Fatto sta che sono tornati con un signor disco, cari lettori di In Media Rex. Fatto sta che Marauder sarà forse leggermente prolisso (13 brani), ma arrivi all’ultima canzone, It Probably Matters, che ne vuoi ancora. E allora pigiare “play” è un automatismo necessario. Io, che con loro mi scuserò sempre e sempre chinerò il capo per ammenda, io, che di loro sono estimatore pur non fan accanito, devo complimentarmi con i newyorkesi, perché sono gli unici, nei giorni in cui ho costantemente in testa e nel petto un acronimo di tre lettere umide quanto una nebbia che pare quasi pioggia, che ho davvero ascoltato e riscoperto con grande, sincero piacere. La classe non è acqua, signori miei. E difatti qui è presente dell’eccelso Long Island. – Andrea Mariano


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Alice in chains
Rainier Fog

Grunge, BMG

L’highlight
All I Am / Drone

Per chi apprezza
Tornare nel grigiore di una confortante e turba Seattle

Su tre singoli precedentemente ascoltati, due sono entrati nella testa del sottoscritto come una iniezione di conforto e annientamento al tempo stesso. Il concerto di Padova è stato emozionalmente devastante, ed è un bene se una band ancora suscita in te emozioni e sentimenti così forti. Gli Alice In Chains stavano tornando. Gli Alice In Chains sono tornati. Rainier Fog, che disco. Meno, molto meno claustrofobico del precedente The Devil Put Dinosaurs Here, ma non per questo meno disincantato e “malato”. DuVall, qualora ce ne fosse ancora bisogno, si conferma pedina fondamentale, oltre che ottimo interprete e compositore. Cantrell non sarà mai sereno fino in fondo, altrimenti non si spiega come diavolo faccia a turbarmi con quelle dissonanze e il caratteristico doppio canto degli Alice In Chains. Sono passati più di 5 lustri dagli Anni ’90, qualcuno se ne è andato, qualcuno è rimasto, qualcuno è entrato. Tutto, tutti, tuttavia, necessitano di catalizzare i propri demoni verso delle note. Ed è un meccanismo sadomasochista, che fa male eppure anche bene. Soprattutto, è un meccanismo che ha in sé ancora quella purezza così spuria, così sporca, che cerca ancora qualcosa di vagamente limpido, e lo percepisci. Grazie AiC, grazie Cantrell. La sincerità nella musica paga. Parecchio. – Andrea Mariano


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Death Cab For Cutie
Thank You For Today

Pop Rock, Atlantic

L’highlight
Your Hurricane

Per chi apprezza
La rassegnazione

Ancora più soft di Kintsugi: i Death Cab For Cutie dimostrano di non conoscere nessun limite fisico alla morbidezza e, metabolizzato definitivamente l’abbandono di Chris Walla (non più creditato in nessun pezzo dell’album), pubblicano probabilmente il loro miglior lavoro dai tempi di Transatlanticism. Thank You For Today è un disco da quarantenni consapevoli nei toni, ed estremamente al passo coi tempi nello stile e nelle tematiche, che a partire dalla copertina molto Tumblr raccontano, con amara delicatezza, dell’odierna triste quanto inesorabile rarefazione dei rapporti umani. Una raccolta perfetta di love songs rassegnate: sperate di avere qualcuno a cui poterle dedicare, sperate di non dovergliele dedicare mai. – Riccardo Coppola


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Animal Collective
Tangerine Reef

Elettronica Sperimentale – Domino Recording

L’highlight
Inspector Gadget

Per chi apprezza
Avere trip mentali con la testa dentro il cesso

Capite bene che passare dagli Alice In Chains, piangere perché una band dopo trent’anni ancora riesce a inebriarti col suo genuino malessere, agli Animal Collective sia straniante. Troppo strano. Eccessivamente strano. Elettronica minimal, atmosferica, eterea, con una voce che pare provenire dal tubo di scarico del bidet. Non è scritto con cattiveria, dato che in un certo qual modo è un punto a loro favore. Solo un consiglio: non drogatevi quando ascoltate Tangerine Reef. Potreste avere un trip bruttissimo. E i trip angoscianti sono brutti, tanto brutti. Come quel drago con le braccia lunghe tipo Slanderman che mi continua a fissare dall’altra stanza. E Maga Magò che sghignazza e mi sussurra “Tanto non ti aiuto”. – Andrea Mariano


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Mark Lanegan, Duke Garwood
Animals

Sperimentale, Heavenly Recordings

L’highlight
Feast To Famine / My Shadow Life

Per chi apprezza
Il lato onirico dell’inquietudine

Mark Lanegan, una garanzia. Duke Garwood, un’altra garanzia. Attenti però: se la vostra geniale mente processa l’idea di ascoltare questo With Animals con Sleep Well Beast dei The National, vi offriamo una consulenza psicologica per almeno tre mesi. Di per sé l’artwork principale, a metà strada tra Goja e Doré, mette in guardia l’ascoltatore. Già la prima traccia, Save Me, è il perfetto manifesto di ciò che seguirà fino alla dodicesima traccia Desert Song: un viaggio onirico, tutt’altro che confortante. Non pauroso, ma dai tratti angoscianti, eppure ammalianti. Malati, insomma. Atmosfere talmente eteree che potrebbero essere in parte utilizzate per una trasposizione animata delle xilografie doreiane riguardanti le vicende dantesche. Se non siete minimamente, neppure lontanamente avvezzi a un genere musical-sonoro del genere, With Animal potrebbe addormentarmi già al nono minuto, un po’ come accade per le partite di poker giocate da chi al massimo ha sempre bestemmiato a Ramino. Tuttavia, le carte, qui, sono giocate egregiamente da mister Lanegan e mister Garwood. Semplicemente, è una partita apprezzabile solo da pochi. – Andrea Mariano


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Ozuna
Aura

Reggaeton, VP Records

L’highlight
Me Dijeron

Per chi apprezza
Ricordarsi a fine agosto di doverci provare con la ragazza vista a fine giugno

Ultimi vagiti di agosto. Ultimi barlumi di un’estate che, nel momento in cui il sottoscritto scrive, sono costituiti da tuoni, lampi, pioggia e sole all’orizzonte (Estate, torna a casa, sei ubriaca). Come un ritardatario cronico arriva Ozuna, col suo Aura carico de Reggaeton e ritmi da spiaggia, quelli da occhiolino lanciato e schiaffo ricevuto. Un po’ tardi, a meno che noi dall’età ormai sempre più tarda non decidiamo che la vera estate inizia a settembre. Movimento adelante, Campari Spritz in una mano e vai di anca. Verso il bancone però. Rimorchiare in mezzo alla pista è roba da regazzini. E mentre parte “Ibiza” parte anche la frase “Beh, ai miei tempi…”. Ed è subito autunno. – Andrea Mariano


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Mitski
Be The cowboy

Synth-pop, Dead Oceans

L’highlight
Lonesome Love

Per chi apprezza
Gli occhi a mandorla

Finisce agosto, finiscono le vacanze, ricomincia la solita solfa. A Roma si va avanti con gli ultimi strascichi di afa, ci si gode le strade ancora poco trafficate e si inizia a pensare al da farsi: settembre ormai è alle porte. Fortunatamente in questa fase di stasi, in cui nulla è definito, si può ricorrere alla musica per dare un senso a questi giorni di nulla cosmico. L’ultima produzione di Mitski, giovane artista nippo-americana, racconta di un’intensa malinconia, un senso di solitudine impregnato all’interno delle parole “ Why am I lonely for lonesome love?”. All’ottima componente di scrittura, si affianca un’interessante uso del synth ed il tutto finisce per ricordare nelle sonorità la tanto più giovane quanto più nota Lorde: non a caso quest’ultima ha voluto proprio Mitski come opening act in uno dei suoi ultimi tour. Se l’estate vi ha riservato qualche brutta sorpresa, questo album può essere la gradita sorpresa che tanto aspettavate. – Francesco Benvenuto


Laurel
Dogviolet

Indie Pop, Counter Records

L’highlight
Same Mistakes

Per chi apprezza
Le giovani donne in carriera

Il primo album per un artista è sempre qualcosa di speciale, segna l’ingresso sulla grande scena, ma soprattutto è manifesto della sua personalissima interpretazione della musica. È speciale anche perché non deve lottare contro alcun giudizio precedente, è un che di nuovo per tutti. Laurel con Dogviolet ha compiuto il battesimo del fuoco: la 24enne inglese arriva senza farsi notare troppo, con un timbro simile a quello splendido ed inarrivabile di Florence Welch. La spina dorsale del lavoro è composta da concatenati sentimenti d’amore, gelosia e passione, che finiscono per il manifestare un intenso bisogno di attenzioni: “I don’t wanna think anymore of her living with you”, ripete Laurel nel brano “Same mistakes”. Un esordio più che sufficiente per chi deve ancora buttarne giù di infamate per dirsi donna vissuta. Brava Laurel: ecco l’ulteriore conferma di come bellezza e bravura spesso vadano di pari passo nel mondo della musica. – Francesco Benvenuto


Nosound
Shelter (Singolo)

Prog Rock, Season of Mist

L’highlight
Mi duole dirlo, ma non riesco a trovarlo

Per chi apprezza
I cambiamenti un tantino drastici

Sono leggermente scosso. I Nosound per me, e per molti altri, sono un vero e proprio orgoglio nazionale: prodotti da casa Kscope (per gli appassionati dubito servano presentazioni), il gruppo capitanato da Giancarlo Erra ha dato prova di come anche in terra natale, in mezzo a tanto materiale scontato, sia rimasto ancora un briciolo di talento. Tra meno di un mese avremo tra le mani la loro prossima fatica, e purtroppo le premesse non mi sembrano troppo lodevoli. Questo secondo singolo “Shelter”, per quanto orecchiabile e per quanto cresca con gli ascolti, è quanto di più lontano dai Nosound che io abbia ascoltato finora. C’è poco spazio per gli strumenti – decisamente più minimal del solito – e prevale su tutto la componente elettronica, dal tocco leggero e delicato. Le vocals sono degne del miglior Thom Yorke, infatti sembra di stare ascoltando i Radiohead; paragone più che pregevole, ma il brano è un po’ piatto. – Jacopo Morosini

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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