Dischi Che Escono – 28/05/2018

Nove dischi e un singolo da ascoltare nell’attesa che esca Young Signorino (20/05/2018 – 27/05/2018)


Ghali
Zingarello (Singolo)

Trap, Sto Records

L’highlight
Non pervenuto

Per chi apprezza
Tornare felicemente tra le fila degli hater

Manco fosse l’ultimo degli Hobbit emigrati dalla Terra di Mezzo, Ghali decide di festeggiare il suo primo quarto di secolo in grande stile secondo l’antica tradizione, non levandosi dal cazzo come Bilbo, ma bensì “regalando” a tutta la contea italiana già orfana della Terza Repubblica un nuovo singolo a sorpresa assieme allo stimato beatmaker (disoccupato che gioca con le manopole dei suoni, in gergo) della Dark Polo Gang, tale Sick Luke. E -attenzione, attenzione- è un signor regalo. Giuro, lo è. Bella storia, bro. Ti ringrazio davvero di cuore: dopo la tua ultima “Peace & Love” assieme a quei pingoni in pelliccia il mio pugno di ferro aveva vacillato, facendomi iniziare a pensare che avessi anche io finito gli anticorpi contro l’abominio della trap. Invece, grazie a questa insulsa canzoncina di merda dal flow da sbadigli -e da schiaffi- (“Non farmi il lavaggio del cervello, son Baggio zingarello” l’unica rima degna di nota… e ho detto tutto) abbiamo ristabilito l’ordinario status quo di pena e svilimento. Tutto è bene quel che finisce bene. Alla prossima cafonata. – Giulio Beneventi


Shawn Mendes
Shawn Mendes

Pop, Island Records

L’highlight
L’acchiappo sicuro

Per chi apprezza
L’acchiappo sicuro

L’estate è arrivata. Con un mese di anticipo, ma tanto non ci sono più le mezze stagioni, quindi va benone così. Se tra i lettori c’è qualche esponente della corrente dei mezzastagionali e si dovesse sentire ferito e indispettito per le affermazioni riguardanti l’inesistenza delle mezze stagioni, facciamo così: è iniziata la stagione calda. Con la stagione calda sbocciano i fiori, gli alberi ci donano eccezionali frutti, la discografia ci riempie di album da acchiappo sicuro. Dalle mie parti si dice da pellaro, laddove “pella” significa “il raggiungimento dell’idillio dell’amore con una dolce donzella”. Shawn Mendes è perfetto per tutto ciò: strappalacrime da commozione sul tramonto marittimo, danzereccio con allegria da birra Corona alla mano, introspettivo quanto una cartolina di San Nicolò a Tordino. Voce calda, sound trito e ritrito. Perfetto. – Andrea Mariano


CHVRCHES
Love is Dead

Dance Pop, CHVRCHES

L’highlight
Never Say Die

Per chi apprezza
Tornare ai tempi di Marissa Cooper e Ryan Atwood

Partono i primi beat e dico “O mio Dio, no, ti prego, un’altra tamarrata da recensire no, non ce la faccio”. Stoico proseguo con l’ascolto, e (quasi) per fortuna. Un Dance Pop pregevole mi avvolge, torno con i capelli un po’ più lunghi, spunta una canottiera da bisticcio al posto della t-shirt dell’Arsenal e fuori ci sono ricchezza, ragazze complessate e risse dietro l’angolo. Sono di nuovo a Orange County, con quello sfigato del mio migliore amico / fratellastro Seth Cohen e con quello sguardo da triglia di Marissa Cooper che mi fissa. Il mio lato tamarro esulta, anche perché è pop di una certa qualità. Ai miei tempi si poteva definire quasi “commerciale”, inteso come genere musicale da discoteca non troppo pesante. Bello, ora scusate, c’è Sandy “Dio incontrastato del mondo di Orange County” Cohen che mi avverte che il pranzo è in tavola. Marissa, io ti salverò. – Andrea Mariano


Graveyard
Peace

Hard Rock, Nuclear Blast

L’highlight
Del Manic

Per chi apprezza
The Walking Dead

Dei Graveyard avevo amato alla follia i primi due album, capaci di tirar fuori nel 21o secolo un blues rock psichedelico capace incredibilmente di avere qualcosa da dire; poi da Lights Out si erano per davvero spente tutte le luci, facendo piombare l’allora quintetto (adesso terzetto) svedese in una spirale senza fine di auto-plagi e autentica noia. Peace, arrivato in gran pompa dopo uno scioglimento durato un paio d anni, è un ritorno posticcio e inutile, privo di energia, di mordente e in definitiva di senso: una svogliata riproposizione di un campionario di riff da sempre limitato, strillata da una voce diventata drammaticamente monocorde. Riprendere prego Hisingen Blues ed emozionarsi ancora una volta: Peace può tranquillamente riposare quieto nell’affollato cimitero di zombi nostalgici da cui emerge. – Riccardo Coppola


Lunatic Soul
Under The Fragmented Sky

Elettronica, KScope

L’highlight
Trials

Per chi apprezza
Temporanee (?) metamorfosi

Mariusz Duda è in pieno berserk creativo e aggiunge una nuova gemma nel suo progetto solista dal nickname molto Tumblr, con una raccolta di pezzi che – pur incastrandosi perfettamente con Fractured, cui fanno da prequel – ricalcano le più elettroniche divagazioni della maxi raccolta strumentale del main act Riverside. È un disco breve ma lento a crescere, dove la voce (una delle migliori dell’intero universo prog) fa spesso a meno delle parole diventa a tutti gli effetti uno strumento addizionale: viene vivisezionata a colpi di vocoder per costruire onirici viaggi sopra le nuvole, sparsa a larghe mani su suggestivi intermezzi di sola chitarra acustica, loopata ad libitum su un inedito trip hop da XX dell’Apocalisse. Un’esperienza notevole e avvolgente, puntellata con sapienza da due sole canzoni tradizionali. “It s going to be the best story of your life” recita Untamed, ballata insolitamente allegra posta a chiusura di un disco dai toni completamente opposti: sicuramente quella di Lunatic soul, arrivata a sei album e ancora a due dalla conclusione, è una che val la pena di essere ascoltata e raccontata. – Riccardo Coppola


Uada
Cult of a dying sun

Folk Metal, Nuclear Blast

L’highlight
Snakes & Vultures

Per chi apprezza
Il black metal più raffinato, elegante e non canonico, le soluzioni post-rock

Black metal, atmosferico. Una perfetta unione tra lo stile più classico e l’innovazione. Gli Uada non sono Norvegesi, nemmeno Svedesi e non sono cresciuti in un paesino innevato dei paesi scandinavi. Niente foreste, nubi e buio perenne e perenne ispiratore del più puro black metal. Sono americani, di Portland, e sono eccezionali. Nel vero senso del termine, una eccezione in un mercato sempre più inflazionato da band che nascono e muoiono con lo stampo. Pubblicano sotto l’etichetta tedesca Eisenwald, che ha decisamente un occhio in grado di scovare quell’uno percento di innovativo ed originale in un mare magnum di piattume creativo. Ed il nuovo Cult of a dying sun degli Uada (trad. dal latino “infestati”) riesce a sorprendere senza arrovellarsi su sé stesso, riesce proprio nella sua semplicità a mostrare la propria concretezza. È ciò che viene maggiormente apprezzato: un approccio diretto, senza fronzoli. Sentire per credere “Snakes & Vultures”, singolo non ufficiale, brano compatto con blast beats e riff ben struttarati e definiti, di matrice death metal. I sette brani sono lunghissimi, impreziositi da intermezzi acustici e strumentali davvero variegati, che non stancano in un ascolto che risulterebbe altrimenti ostico. “The wanderer” è una strumentale post-rock, ad esempio. E ancora il solo, le almeno cinque soluzioni melodiche della title track e le urla lancinanti che si ergono su una perfetta base sonora. Cult of a dying sun, disco meraviglioso… che paura, dormite con la luce accesa. – Matteo Galdi


Sudan Archives
Sink

Fiddle funk, Stones Throw Records

L’highlight
Mind Control

Per chi apprezza
Le sviolinate elettroniche

Prendete un pizzico di R&B, una porzione abbondante di elettronica e legate il tutto con del “quanto basta” di African-music: ecco una ricetta semplice semplice per un’ottima Sudan Archives. La 23enne di Cincinnati, Ohio, con questo nuovo EP dal titolo “Sink” arriva alla sua seconda produzione nel giro di due anni. Delle sei tracce presenti “Mind Control” è di certo quella più d’impatto: una base sincopata ed una voce da Grande della musica creano un’atmosfera pregna di etnico pop.
Un EP più simile ad un crogiolo in cui si mescolano sonorità lontanissime tra loro, che però trovano un’amalgama tanto perfetta, quanto inaspettata. L’affondo delle crini di quel legnoso archetto del violino di Sudan Archives poi… Da lasciare senza parole. Stra-consigliato. – Francesco Benvenuto


Bonsai Bonsai
Bonsai Bonsai EP

Indie Rock, Audioglobe

L’highlight
Question

Per chi (non) apprezza
Young Signorino

Esordio di qualità per gli italianissimi Bonsai Bonsai con l’omonimo EP, produzione densa di spunti e riferimenti a chi di strada già ne ha percorsa. Questo mix di elettronica/psichedelia che tanto piace ai Tame Impala e di riffs stile Death Cab for Cutie ci permette di apprezzare della buona musica, che ad un primo ascolto difficilmente verrebbe localizzata sulla nostra penisola. Nel periodo in cui spopolano personaggi come Young Signorino e Bello Figo è davvero apprezzabile un ritorno su sonorità più spinte e ricercate, senza troppi Mmh ha ha ha o WI-FI di mezzo. E visto che di giri in Europa già ne hanno fatti, spero vivamente in qualche tappa romana, così da poter regalare loro qualche ora del mio tempo. – Francesco Benvenuto


GDG Modern Trio
Spazio 1918

Sperimentale, Sidecar

L’highlight
Retropuhuturo

Per chi apprezza
L’anacronismo d’avanguardia

Strani, semplici, eppure ricercati. Elementi d’elettronica elementale e strumenti tradizionali inssestati per un risultato straniante e sorprendente. Non male questo 1918, epoca che non ho vissuto minimamente (vecchio sì, ma non esageriamo), epoca che con i GDG immagino in preda a lisergici fumi d’avanguardia sonora mista a troll che ti rubano il cappello e inneggiano all’assenzio. È bello essere sorpresi quando hai curiosità di ascoltare senza avere la minima idea di cosa hai davanti. Bravi GDG Modern Trio, bravi. Anche nelle dissonanze avete creato in me quel sano brivido dietro la schiena che fa sempre bene. – Andrea Mariano


Inner Tongue
Flavours

Indie pop, Karakter

L’highlight
Wallbreaker

Per chi apprezza
Le oniriche visioni

Ho fatto un sogno bellissimo. Era bel tempo, il cielo sereno, nuvole d’ovatta e la città vuota. I palazzi di varie tonalità di giallo, arancio, e il cielo azzurro, un azzurro incredibile. Vedevo tutto dall’alto, sraiato su una nuvola soffice, una pace e una musica indistinta che proveniva da lontano, lontanissimo. Poi mi sono svegliato. Il cielo è azzurrissimo, un azzurro incredibile. Nuvole simili a batuffoli d’ovatta. I palazzi di varie tonalità di giallo, la città quasi completamente vuota. E Flavours che era partito dalle casse dello stereo da un po’. Non so dire, dunque, se sia noiosissimo o sognante. Ma genera pacifiche sensazioni, il che lo vedo come un fatto positivo. Non è un disco da ascoltare in auto mentre si è in autostrada, ma per domeniche piacevoli e pacate, forse, sì. – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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