Dischi che Escono – 28/05/2019

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Consigli musicali per placare l’incazzatura per il finale di Game of Thrones. O aumentarla ulteriormente (01/05/2019 – 27/05/2019)(


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J-Ax
Ostia Lido (Singolo)

Napoli, Liberato

L’highlight
La rivelazione

Per chi apprezza
Il cazzo che gliene frega

Tum-tatum-tacatum-ta. Porca troia, che granchio che ho preso. Per tutto questo tempo ho pensato che quella merda poppara estiva che ci siamo sucati per il tempo immemore del sodalizio fosse colpa di quel mona di Fedez e che Ax fosse un complice corrotto. Una sorta di palo, uno scagnozzo ben prezzolato. E invece no, plot twist, porca l’oca, oggi con la pubblicazione di questa nuova oscenità in solitaria si rivela la verità dietro il Crimine: era proprio il pelato tatuato il Padrino, lo sciagurato mandante, l’Imperatore dello schifo musicale e Fedez un povero Darth Vader innamorato dei soldi e della fregna. Incredibile. E sapete la cosa ancor più stupefacente? Che non me ne fotte comunque ‘na beata cippa.Tum-tatum-tucatum-ta. De-spa-cito. – Giulio Beneventi


Sting
My Songs

Pop, A&M Records

L’highlight
Fragile

Per chi apprezza
Rimanere saldamente ancorati alle cose belle… tutto

… Sì, ma quelli ancorati alle cose belle dovete essere voi, perché è probabile che gli effluvi del mosto toscano abbiano posseduto a più riprese Sting. Passi Fragile, che rimane un capolavoro che nessuno è in grado di distruggere, “Message in a Bottle” rimane con un bel tiro e ha la sincerità di un cantato attuale (e dunque diverso dall’originale), ma quell’esaltazione del basso di “Desert Rose” tanto da farla diventare quasi una canzone da acchiappo e struscio-di-presenza è straniante. Non capisco se sia un figata o un oltraggio. Nel dubbio, allento la cinta. “My Songs” ha dalla sua l'(h)onestà: sono grandi cavalli di battaglia reinterpretati al gusto (e alle necessità) di oggi. Alcuni risultati eccellenti perché la base di partenza non permette idiozie, altri risultati un po’ dubbiosi. Nel dubbio, ribadisco: allento la cinta. Zzzzzzzzzzippp. – Andrea Mariano


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Interpol
A Fine Mess [EP]

Post-Punk, Matador Records

L’highlight
Real Life

Per chi apprezza
La circolarità del post-punk

Giusto qualche giorno fa vedevo una manica di imbecilli di un forum sugli U2 che discutevano su quale fosse la peggiore band di apertura che avessero mai visto: in pochi avevano dubbi nel fare vincere agli Interpol questo prestigioso premio. Gli Interpol, effettivamente, sono – specialmente oggi che il movimento post-punk è tanto fuori moda da far diventare gli Editors una band mezza dance – qualcosa che si ama o si odia. E la cosa viene violentemente enfatizzata nella dimensione di un EP, dove non c’è lo spazio di un full length per smussare gli angoli di un sound, specialmente chitarristico, sempre brutalmente essenziale, tagliente, ostico. Cinque tracce semplici, essenzialmente materiale da live forse, per riconoscimento della band stessa, insufficiente per meritare un impacchettamento in una vera release. Ma gli Interpol con un EP avevano cominciato a farsi vedere, prima di Turn On The Bright Lights, e quindi, se la qualità è ben lontana dall’essere eccelsa, resta in ogni caso il piacevole sapore di un mezzo ritorno alle origini. – Riccardo Coppola


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Irama
Arrogante (Singolo)

Pop, Warner Music Italy

L’highlight
Arrogante

Per chi apprezza
il calippo sciolto in spiaggia

La Ragazza con il Cuore di Latta è ormai storia. Irama si è trasformato in Luis Fonsi per la sorpresa mia e probabilmente anche vostra. Arrogante è il titolo di questo vero capolavoro musicale, un brano di cui veramente si sentiva il bisogno in questo maggio ancora così freddo che cerca di tenere lontana l’estate. Beh, se Arrogante è il manifesto della stagione estiva 2019, tifo con tutto me stesso per maggio, per la pioggia e per il tempo da trascorrere sotto le coperte. Già mi immagino il silenzio in spiaggia post panino con la cotoletta rotto solo dalla musica generata dalle casse del bar del lido: “Bala lentamente, oh, boh / Senza dire niente oh, eoh / Con la faccia al Sole / La tua pelle che sa di sale, oh, eoh”. Irama lo preferivo per quel suo essere timido ed intimorito in terra ligure, tra un Mahmood che quasi poi avrebbe sbancato l’Eurovision ed un Ultimo col fegato tutt’ora in ricostruzione. – Giulio Beneventi


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Fleshgod Apocalypse
Veleno

Death Metal, Nuclear Blast

L’highlight
Monnalisa

Per chi apprezza
Death Metal con Musica Sinfonica

Risultato di una svolta drastica dopo il cambio di frontman, Veleno si presenta come un album oscuro, molto più dei precedenti lavori del gruppo made in Italy. Il disco gira appunto intorno al concetto di “veleno”, ogni volta rappresentato da un qualcosa di diverso come l’eroina in “Sugar”, oppure la falsa apparenza in “Carnivorous Lamb”. Come si nota da subito, a livello di tematiche nei testi l’album è cupo e la componente musicale non è da meno. La differenza grossa la fa il songwriting incentrato sulle chitarre e non più solamente sull’orchestra che comunque è parte presente e fondamentale del gruppo. Francesco Paoli ha preso in mano la sua band in un momento molto fragile e gli ha dato un’impronta molto seria, che sta dando i suoi frutti. – Michele Luca ritrovato


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Acid Muffin
Fast Radio Burst

Rock, Autoprodotto

L’highlight
Paper wall

Per chi apprezza
le (ri)scoperte

Mio dio, gli Acid Muffin. Musicalmente li incontrai in qualche CD promozionale o streaming di presentazione nell’ormai lontano 2013 (sono 6 anni, perdianacacciatrice). Un EP con una manciata di canzoni ben curate e ben registrate, con quella verve grunge che mi entrò nelle vene e proprio per questo li apprezzai. Di acqua sotto i ponti ne è passata, di chilometri anche: io non sono più a Teramo, non sono più a L’Aquila; gli Acid Muffin sono cresciuti un pochetto più cupi ma anche più sicuri delle proprie capacità. Buona produzione (molto migliore per certi versi a quella di “Blood”, loro album del 2016) e la sensazione che mi fa ribollire il sangue di flanella è per me cosa rara, oramai. Bene così ragazzi, bene così. Chapeau. – Andrea Mariano


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VelvetNegroni
Confetti

Alternative, 4AD

L’highlight
Confetti

Per chi apprezza
Il negroni sbagliato

Ho 25 anni, vado per i 26, ma probabilmente sono ben di più. Perché? Beh perché mi sembra di non riuscire più ad essere aggiornato su niente, la musica stessa continua ad evolvere ed espandersi in mille sfaccettature, mille volti. Ogni settimana scopro nomi nuovi: questa volta tocca a VelvetNegroni. Solo il nome mi genera sconforto, ma non rende onore a Confetti, un brano inaspettatamente interessante dai toni cupi. Dadaismo puro. VelvetNegroni sarà discutibile per la “carta d’identità”, per il suo taglio di capelli, per i suoi tatuaggi tutt’altro che sensati, ma può rivelarsi ugualmente una bella sorpresa per molti. Se dovessi dare un nome per descriverlo stilisticamente, direi senza troppi pensieri Lorde. Tralaltro che fine ha fatto quel gran bel pezzo di voce? – Francesco Benvenuto


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Backstreet Boys
Backstreet Boys, I Want It That Way – Reimagined (Singolo)

Merda, Sony

L’highlight
oh, carina pure così

Per chi apprezza
Backstreet’s back, allright! (e mimare il balletto)

Outing: non ho mai odiato i Backstreet Boys. No, non ho la loro discografia a casa e no, non ho mai comprato nulla di mia sponte. Però non ho mai lanciato contro di loro anatemi o bestemmie, né la mia pelle si è mai “accapponata” se in radio passava un loro brano. Semplicemente, erano un prodotto costruito a tavolino, ma costruito bene. Orecchiabili? Sì. Melensi? Forse, ma nemmeno da raggiungere i livelli di vomito verde e ininterrotto. Nemmeno l’ultimo album, “DNA”, è così aberrante. Semplicemente, è di un noioso sconcertante. Ma questa reinterpretazione di I Want It That Way – pubblicata come singolo a se stante -è fatta bene, scevra di ampollosità, ma solo piano e poi, solo alla fine, un po’ di pomposità, ma sempre con grazia. A dimostrazione che i brani pop, anche quelli da ragazzine (negli anni ’90), hanno una struttura solida e anche bella, se concetipiti con criterio. Ora scusate, vado a sculettare. – Andrea Mariano


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Russian Circles
Arluck (Singolo)

Post-metal, Sargent House

L’highlight
il rumore

Per chi apprezza
un post rock carico di steroidi

Annuncio imprevisto ed improvviso, nuovo disco nuovo tour e nuovo singolo già caricato sui social, da parte dei Russian Circles.
Torna quindi l’inossidabile terzetto di Chicago, la band dalle sonorità più estreme di tutta la scena post rock, a tal punto da essere identificate sotto un’etichetta quasi ad hoc, quel “post-metal” che li contraddistingue da un genere musicale ormai bistrattato ed inflazionato.
Rigorosamente strumentali, distorti al massimo senza scadere nel puro noise. Anzi, ordinati e compatti, i brani dei Russian Circles sono dotati di strutture organizzate al meglio, basate su passaggi convincenti e mai forzati o banali.
“Arluck” – il nuovo singolo – inizia nel più classico dei modi del trio, con più battute in 4/4 del percussionista Dave Turncrantz al quale si aggiungono progressivamente il basso in overdrive di Brian Cook ed i riff in tapping di Mike Sullivan. Un continuo riempirsi e svuotarsi di suoni, per un saliscendi di emozioni tra atmosfera e pathos, che tocca il suo apice quando i Russian Circles decidono di pestare sul serio, verso la conclusione del brano.
“Arluck” convince, crea alte aspettative riguardo al nuovo disco in uscita quest’estate. Probabilmente sarà la colonna sonora perfetta per contrastare l’ondata – più che di caldo – dei tormentoni estivi. – Matteo Galdi


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Sabaton
Fields Of Verdun (Singolo)

Power Metal, Nuclear Blast

L’highlight
L’highlight: l’alito di guerra grezza

Per chi apprezza
I Sabaton

Punto. Se apprezzate i Sabaton, cominciate anche a scapocciare in maniera casuale per casa, per strada, sui mezzi pubblici, contro lo schermo del computer, in faccia al vostro capo. Per tutti gli altri: sono i Sabaton, che cazzo vi aspettate? – Andrea Mariano


Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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