Dischi Che Escono – Speciale Sanremo 2018

Dieci lavori discografici dell’aftermath di Sanremo 2018.


Ermal Meta
Non Abbiamo Armi

Cantautorato, Mescal

L’highlight
Il vento della vita

Per chi apprezza
I dischi di battiti (non di Battiato)

Ebbene lo si può dire: nelle desolate lande di Sanremo per la seconda volta di seguito è emersa prepotente una sorta di sensata meritocrazia. Come il brioso Gabbani lo scorso anno, oggi il cantautore di origini albanesi assieme a Moro (non moru) era chiaramente la forza in gara con più da dire, poco importano le critiche e le sospensioni per la base non inedita (ma il rap, allora?). Le principali motivazioni della bontà della sentenza sanremese erano già state depositate in anticipo (come succede sempre nelle aule giudiziarie, no?) questo venerdì, con la diffusione del suo terzo album in carriera che corona un triennio discografico decisamente produttivo. “Un cuore che pulsa”, ho sentito definirlo. Mai esplicitazione fu più adatta. Si tratta in effetti di un lavoro elegante e arioso, sia nella musicalità che nei testi, che cambia ad ogni battito. Dapprima, un disco di immagini, nitide e fresche, grazie al coraggio di raccontare sinceramente la paura e il dolore di questi tempi bui. Poi, un disco di ricordi, dolci e brucianti. Ancora, un disco di amori finiti, che vanno avanti nell’impossibilità di non volersi bene. Infine, un disco di viaggio, di vita. Sicuramente, nel totale, un disco di qualità, completo e più che dignitoso. Ben fatto, Ermal. Complimenti per la scelta, Claudio, Michelle e Pierfrancesco. Cioè Fru. Cioè Pippo. Ok, basta pippare per quest’anno. – Giulio Beneventi


Lo Stato Sociale
Primati

Indie, Garrincha Dischi

L’highlight
Io Sono Indie 2018

Per chi apprezza
Farsi una birra al TPO

Non ho alcun rimorso e lo continuo a dire: l’ultimo album de Lo Stato Sociale fa cagare. È così e non ci posso fare nulla. “Primati” è una raccolta, ma “Sono Così Indie 2018 + Guests” è una figata pazzesca, lo ammetto e non ho rimorsi a dirlo. È così e lo è da almeno dieci anni: Lo Stato Sociale o li ami, o li odi profondamente. Io, nel dubbio, mi faccio una birretta al TPO prima, dopo e durante la trasmissione su Radio Kairos. Da alticci tutti quanti siamo un po’ più simpatici (più o meno… credo). E quindi ‘sto “Primati” ci può stare, alla fine dei conti 10 anni sono tanti ed è un buon traguardo per fare un bilancio, soprattutto capire cosa è andato storto e cosa c’è da salvare. O si amano, o si odiano. Io nel dubbio sui (non più tanto) giovani non ci scatarro su, ma ci bevo su. Meno economico, ma più divertente. – Andrea Mariano


Le Vibrazioni
V

Rock, L’Equilibrista

L’highlight
Niente Di Speciale

Per chi apprezza
Pagare le bollette dell’elettricità

Vi ricordate Le Vibrazioni? Non di quella psicopatica di Giulia, non quelli che vogliono per forza che tu vada da loro. Vi ricordate Le Vibrazioni di “Officine Meccaniche”? Quelli che erano riusciti a scoprire un po’ più le carte, a coniugare decentemente la voglia (necessità) di pop spurio con alcuni pezzi di pura goduria (“Seppur non mi si tocchi”). Ecco, quelle Vibrazioni sono tornate. Un po’ più placide, con qualche watt in meno, ma con quacosa ancora da poter dire. Sarcina ha provato la strada solista, ha appurato che era solo un vicolo cieco imboccato a 130 km/h (peccato, perché certe tamarrate erano pregevolissime), ha richiamato alle armi i vecchi compagni e ha arrabattato questo “V”. Che è come “Vibrazioni” o quinto. O entrambi. Il difetto principale è che non c’è un brano tirato che possa definirsi d’impatto. “Niente Di Speciale” potrebbe essere stata recuperata dal repertorio del Pelù solista se quest’ultimo avesser riacquistato l’uso proprio della scrittura di testi decenti, “Voglio Una Macchina Del Tempo” è divertente, ma non può essere definita “veloce”. Ad ogni modo, un buon album. E proprio per questo non venderà un cazzo. Proprio come “Officine Meccaniche”. Nostradamus ha parlato. – Andrea Mariano


Noemi
La Luna

Pop, Red Sap Music

L’highlight
Tutto in confronto a “Autunno” è un highlight

Per chi apprezza
Tutte le stagioni, tranne l’Autunno

Posso dirlo? “Autunno” mi ha fatto prepotentemente schifo. Il concetto di fastidio fatto canzone. “La Luna” per fortuna fa tornare in me un barlume di speranza verso Noemi. Ottima interprete, flagellata dall’inettitudine di chi è con lei in studio dietro il mixer che imperterrito mi insinua il fastidio/presentimento di un eccessivo uso dell’autotune. Detto questo, Noemi dimostra di nuovo di avere un buon talento e di saperlo sfruttare discretamente, al netto di quanto detto. E quel vestito generoso sul decoltè ha messo in tribolazione insospettabili soggetti in redazione. – Andrea Mariano


Luca Barbarossa
Boundless

Cantautorale, Margutta 86

L’highlight
La dieta

Per chi apprezza
La potenza della semplicità

Naturale. Ecco cosa è questo disco di Luca Barbarossa. Spontaneo, naturale, genuino, fluido. Bello. Punto. Non serve dire altro. Barbarossa rientra nella cerchia di quegl’artisti che non fa troppo rumore, non disturba. E invece dovrebbe andare in giro in Vespetta, mandare a fare in culo tutti e urlare “C’ho l’arte ner sangue, a morti de fame!”. Magari rivolgendosi a Baglioni, così, per sfregio. Quest’album è fantastico, non vi dovete interrogare se possa incontrare o meno i vostri gusti musicali. È bello, e la bellezza trascende le classificazioni. E pure le classifiche. A Luca, te possino… M’hai fatto emozionà. – Andrea Mariano


Giovanni Caccamo
Eterno

Pop, Sugar

L’highlight
Puoi fidarti di me

Per chi apprezza
Il conservatorismo

“Ritornerò da te”, diceva, con quell’affermazione che in ambito musicale sono abituato a prendere come una minaccia. Ed eccolo di nuovo a Sanremo, il giovane pupillo di Battiato, onesto e cordiale, con sul groppone un secondo album, meno pop e più introverso. La struttura è quella canonica: piano, voce ed archi, e buonanotte a tutti. Alla lunga può forse risultare pesantuccio, ma prese in singolo ogni traccia funziona (oltre la sanremese “Eterno”, soprattutto “Quanto ti ho desiderato” e l’opener “Puoi fidarti di me”), tanto che in principio avevo puntato su di lui al festival dei conservatori. Non è andata, amen. Comunque, promosso. – Giulio Beneventi


Max Gazzè
Alchemaya

Pop, Universal

L’highlight
Il Diluvio Di Tutti

Per chi apprezza
Gli eterni quesiti

Lo splendido “Maximilian” si chiudeva con una canzone particolare, “Verso un altro immenso cielo”. Le coordinate erano evidentemente quelle, se oggi sto davvero osservando Max Gazzè presentare la sua nuova “opera sintonica” su doppio album. “Musica sinfonica unita ai sintetizzatori”, aggiunge dinnanzi ai punti interrogativi. La Bohemian Symphony Orchestra di Praga da una parte, il Maestro elettronico Roberto Procaccini dall’altra. Parla sorridendo, come se avesse inventato una nuova formula à la Police da brevettare e Wendy Carlos e Jeff Mills fossero degli sconosciuti con niente all’attivo. E io mi chiedo, avendolo già ascoltato: ma quel cazzo di sogghigno è dovuto alla fierezza di aver dato alle stampe un primo cd inedito e prestigioso o dalla consapevolezza di farsi i soldi nonostante aver mandato poi tutto in vacca nel secondo con l’aggiunta di rivisitazioni lirico-trash dei suoi successi? Mah. Di certo, non mi sembra per nulla normale. – Giulio Beneventi


Nina Zilli
MoDern Art

Pop, Universal

L’highlight
1xUnAttimo

Per chi apprezza
Le copertine di merda

Una copertina uscita da una bozza di un progetto Photoshop mentre si ascolta discomusic romena. La faccenda sembra precipitare con la prima terzina di brani, uno peggio dell’altro. A salvare tutto e cominciare la risalita dal baratro ci pensa il titolo dal lettering più bimbominchioso degli ultimi tempi, “1xUnAttimo”. E quel cavolo di Reaggaton uscito male di “Mi Hai Fatto Fare Tardi” si mette di mezzo, ma “Il Punto In Cui Tornare” ci mette una pezza. Il problema sostanziale è che Nina Zilli è in un periodo di transizione artistica, volente o nolente, cosciente o meno. Per questo enormi punti interrogativi si alternano a sospiri di sollievo con troppa frequenza. Oltre quella finestra appannata e un po’ incrostata dall’eccessivo fumare, oltre quella finestra la classe continua a esserci. Serve solo un po’ di olio di gomito perché torni a risplendere e non solo a emettere luce soffusa. – Andrea Mariano


Enzo Avitabile
Pelle Differente

World, This Product / Sony Music

L’highlight
Black Out

Per chi apprezza
Classi differenti

Enzo Avitabile non è classificabile. World, Etnica, Partenopea, Mediterranea. La sua musica è sanguigna, questo è l’unico aggettivo che permette di evitare gaffes e ridicoli confinamenti. È, a suo modo, anche sperimentale, incapace di tenere a freno curiosità che interconnette culture e tradizioni musicali differenti eppure affini. Ma che ve lo dico a fare. Parlare di Avitabile e della sua arte è arduo. Non ci resta che premere “play”, chiudere gli occhi e godere. – Andrea Mariano


Ornella Vanoni
Un pugno di Stelle

Old School, Sony Music

L’highlight
Su 50 canzoni come si fa a scegliere?!

Per chi apprezza
La classe diluita in whisky

Ornella Vanoni si presenta a Sanremo con la tenerezza della parente anziana a cui vuoi bene perché capisci che è contenta di essere lì, ma non capisce dove effettivamente sia e perché sia effettivamente lì. Un pesce fuor d’acqua, insomma. Ma con la classe si supera anche questo, e “Un pugno di Stelle” ci rimembra come Ornella è stata ed è ancor oggi un’artista di classe pura. Anche quando si cimenta in robe “da gggggiovani” (“Basta poco”) è plausibile, dignitosa, rispettabile. Io Mi Fermo qui, vado a casa vagabondando come ogni volta dal 4 marzo 1943. La musica è finita. La classe no. La plastica forse. – Andrea Mariano

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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