Dischi Che Escono – 03/12/2017

Dieci album per riempire il silenzio dei tifosi del Napoli. (19/11/2017 – 02/12/2017)


Jovanotti
Oh, Vita!

Pop Rap, Universal

L’highlight
Sbagliato

Per chi apprezza
I monoliti italiani

La crisi di mezza età di Jovanotti – che intanto sulla copertina ha una forma che vorrei avere a trent’anni, ma va bè – si concretizza in svariate leggere modifiche al suo usuale flow di rap slavato, amichevole e politicamente corretto. A questo giro c’è qualche “merde” dedicato ai politici e in genere svariate explicit lyrics tirate fuori dai denti, oltre a serrate critiche al bel paese in autotune che pare fare il verso a Fedez (“campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo”: basterebbe arrivarci). Bene, ma non benissimo, come la titletrack che pare un adattamento di serenata rap al 2017, a partire dal video in bianco e nero. Molto meglio una manciata di ballate su sola chitarra che ricordano che Lorenzo il sentimentale sa farlo bene, specialmente oggi che tutta la merda indie-acustica in circolazione ha abbassato parecchio gli standard e lo fa sembrare un vocalist fenomenale. Menzione d’onore per la rottura della metrica per “Gioia è andata a Londra con una laurea in chimica, per ora fa reagire le molecole di pasta con quelle di aglio e olio”, candidato principe al titolo di verso più ridicolo della storia delle scimmie bipedi. – Riccardo Coppola


Cesare Cremonini
Poetica

Pop, Trecuori srl

L’highlight
La Macchina Del Tempo

Per chi apprezza
I degni dischi di sconfinato tricolore

Tutto mi sarei aspettato dalla vita, tranne il fatto di ritrovarmi a dover dire che Cremonini ha tirato fuori un album immenso. Invece, eccomi qui, come stordito da quella sorta di magia che mi piace definire vera sensibilità artistica, ad ammirare incantato la scintilla multicolore di puro pop (nel senso più positivo del termine) racchiusa nei solchi del sesto disco solista del frontman bolognese, nelle sue infinite e ricercate sfaccettature di volta in volta differenti. Due sono le alternative, a questo critico punto: restare fermo e stoico sui pregiudizi itali(di)oti -nonostante la loro manifesta erroneità (la cd. posizione salviniana)- o lasciarsi guidare mansueto dal fiume di guizzi frizzanti di “Kashmir-Kashmir” e “Silent Hill” e dall’eleganza d’altri tempi di “Poetica” e “Nessuno Vuole Essere Robin”, fino a scoprire quanto è profonda questa sfavillante tana di mille riferimenti, citazioni e sperimentalismi.
Scelta kierkegaardiana, eh? Ma mi faccia il piacere! Dammi quella maledetta pillola rossa, Cesare. Mi cadessero i coglioni se non ti seguo immediatamente dopo aver sentito la Perla finale, “La macchina Del Tempo”, titolo fortunato che, come nel caso battistiano, battezza una signor composizione. Ah, per chi resta, poca roba, tranquilli… vi state perdendo soltanto uno dei migliori dischi italiani di (almeno) quest’anno. Vi saluto quella porcona di Alice. Ed Angelina, se la vedo. – Giulio Beneventi


Steven Wilson
Last Day of June Ost

soundtrack, Caroline

L’highlight
Time For A New Start

Per chi apprezza
I crepuscoli

Ovosonico è una software house che fa bella roba e soprattutto è italiana: Last Day of June è un emozionantissimo esponente di quel filone di videogiochi narrativi che per ora tanto vanno, e che tanto fanno brillare gli occhi di chi dal media non pretende solo la possibilità di tirare mazzate o di fare gol. Colpisce parecchio, dunque, che a offrire al gioco la soundtrack sia niente meno che sua maestà del prog steven Wilson: allo scopo vengono ripescati e riarrangiati quindici pezzi della sua lunga discografia solista (e anche del progetto Bass Communion), privati delle vocals e resi, se possibile, ancora più imbevuti di nerissima inquietudine. Una esperienza sonora assolutamente deliziosa e azzeccata in-game, che però -a differenza di quanto offerto dai Daughter per il secondo capitolo di Life is strange- non riesce ad avere la forza di stare in piedi anche come full album: una buona percentuale della tracklist nasce e muore, in fin dei conti, come semplice intermezzo. – Riccardo Coppola


Minacelentano
Tutte le migliori

Musica per intenditori, CLAN Celentano / PDU Music&Production SA

L’highlight
Davvero pensate che possa esserci UN SOLO higlight?!

Per chi apprezza
La classe che non è acqua (né sale)

Un best di due best. Ma che t’aggia dì. Che t’aggia fà. Mina e Celentano. In due qualitativamente possono radere al suolo buona parte degli ultimi trent’anni di musica pop e popolare (c’è differenza, mio dio se c’è differenza tra pop e popolare) italiana. Due ciddì, il primo dedicato ai lavori che li hanno visti cantare insieme, il secondo è una accurata successione tra Mina e Celentano nelle loro singole prove canore rimaste nei decenni. Che t’aggia dì, combà: qui si parla di classe. I best, le compilation, le raccolte lasciano il tempo che trovano, è vero, verissimo. Ma qui c’è qualità, tanta. Anche perché è stato tralasciato il non-proprio-bel-brano che Mina realizzò per l’Italia in occasione degli Europei del 2016. E anche per questo c’è tanta classe. Una raccolta di classe, ma non parliamo di scuola. Ok, questa era pessima. – Andrea Mariano


Fabrizio De André
Tu Che M’Ascolti Insegnami

Cantautorato, Sony

L’highlight
De André

Per chi apprezza
Annegare in operazioni senza senso

Non fatelo, non prendetelo. Sì, è vero, per Minacelentano ho consigliato l’acquisto, ma per una semplice ragione: qualità e un certo senso di esistere per come è stato concepito il prodotto. Qui ci troviamo dinanzi all’immensità di De André, anche troppo. Della serie: buttiamo in più cd il meglio di ciò che ha fatto in tutta la sua carriera e bona lì, per dirla a la bolognese. Sì, Dori Ghezzi si è sforzata di creare un tema per ogni supporto ottico, il che è ottimo, ma è erroneo pensare che possa essere utile e fruibile per chi vuol iniziare a scoprire e comprendere De André. E la rimasterazione in alta definizione dai master originali lascia il tempo che trova, perché sarebbe stato più logico rieditare in questa maniera tutti i dischi e reimmetterli sul mercato uno per uno. Detto questo, comprate i suoi album, non m’interessa in che formato, ma comperateli, acquistateli singolarmente. Se proprio volete una raccolta, quella con copertina blu edita ormai quindici anni fa va benissimo. Altrimenti, vi prego, vi scongiuro, De André deve essere assaporato disco-per-disco, al massimo disco-live-per-disco-live. Fatevi un favore: spendete i vostri soldi per accrescere la vostra personale cultura musicale passo-dopo-passo, non immergendovi in questo oceano di roba. Finireste per annegare e non apprezzare. Del mare ci si innamora osservandolo prima da lontano, poi guardandolo da vicino, toccarlo un po’, bagnarsi poco a poco di lui e solo dopo averlo compreso è bello tuffarsi, immergersi, bagnarsi completamente sapendo di essere al sicuro. Per De André è lo stesso. – Andrea Mariano


J-Ax e Fedez
Comunisti col Rolex (Multiplatinum Edition)

Pop Rap, Sony

L’highlight
Assenzio (live)

Per chi apprezza
spendere soldi a cazzo

PARENTAL ADVISORY: EXPLICIT CONTENT. Scazzare i 4/4 di Spirale Ovale ce ne vuole, ma Axl lo amo anche per questo. Non ho amato però la versione originale di Comunisti col Rolex, né apprezzo questa MULTIPLATINUM EDITION. Multiplatinumm il cazzo. Giuda ballerino, Fedez e Axl, avreste fatto più bella figura se al posto di ‘sta MULTIPLATINUM EDITION aveste deciso di pubblicare un live album. Perché siete stucchevoli, non riesco a capire tutta ‘sta ovazione del pubblico, ma apprezzo tanto la resa live di molti pezzi. Sarò onesto e diretto, quindi leggete le prossime righe con forte accento francese: perché cazzo ripubblicare un cazzo di album con la dicitura MULTIPLATINUM EDITION e aggiungerci prepotentemente due ciddì live che avrebbero senso di esistere da soli? Perché vi piaceva scrivere MULTIPLATINUM EDITION, ecco perché. Puttana ladra, il live è registrato anche piuttosto bene, avete aggiustato con autotune tutto il possibile e PUO’ ANCHE AVERE SENSO, ma non ha senso buttarci dentro anche il cazzo di album che non ha manco un fottutissimo cazzo di anno di vita. Bah, i comunisti avranno pure il Rolex, voi non so che orologi portate… Io ho un Fossil di 15 anni fa, ma non me la meno così tanto, scusate. – Andrea Mariano


Pitbull
Greatest Hits

Pop, RCA Records

L’highlight
I ricavi delle vendite

Per chi apprezza
Carlo Lucarelli pieno di figa

Ditemi quello che volete, ma un greatest hits del pelato più inutile (ma ricco, quindi più sexy) del mondo è l’epic win più colossale degli ultimi dieci anni. Sì, è amorale e perverso. È una pura celebrazione di reato, una sua apologia, certamente. È come se la giornata della memoria fosse stata dedicata a Himmler. Come se zio Michele col suo trattore fosse stato eletto sindaco di Avetrana. O dottore ad honorem in lettere moderne. Pitbull stupra la musica, si pulisce il battacchio con il più basilare ideale di sistema meritocratico, butta gli umidi fazzoletti usati in faccia a coloro che si spacciano per musicisti, si fa i soldi e modelle a palate e ora viene pure glorificato per le sue ignobili azioni, ispirando altri giovani sognatori-rifiuti della società senza uno straccio talento. Ma ha anche dei difetti. Ma dai, cosa state a fare lì fermi a piangere e rosicare? Venite su Apple Music assieme a me con carta di credito ed ignoranza. Sarà festaccia. Batti le mani, schiocca le dita, andiamo con Pitbull che porta la figa. – Giulio Beneventi


The Dear Hunter
All is as all should be [EP]

Prog Rock, Cave and Canary

L’highlight
Beyond The Pale

Per chi apprezza
Le belle idee

Ci sono talmente bei dischi nella carriera del progetto The Dear Hunter che può ormai ci si può permettere di fare il grandi e di realizzare idee all’apparenza senza senso con risultati comunque più che buoni. La particolarità di questo EP: tutte le tracce sono state scritte da gente conosciuta negli anni di attività della band, e in seguito registrate in presa diretta nelle loro abitazioni. C’è qualcosa di poco ispirato (“Blame Paradise”) e qualcosa di estremamente intimo e lo-fi (“Beyond The Pale”) ma in generale quello che permea tutto All is as all has to be è quell’estrema freschezza che ha sempre caratterizzato l’allegro progghino del barbuto Crescenzo. Leggerino, forse, ma inattaccabile. – Riccardo Coppola


Danielle Bredbury
Country Pop, Big Machine

Goth (?), earMUSIC

L’highlight
Sway

Per chi apprezza
L’amore a prima vista

Ciao Danielle, questa più che una recensione del tuo nuovo album, è una lettera d’amore. Mi hai fatto innamorare al primo play, mi hai colpito al tuo primo Hey cantato in Sway, mi hai stregato con la tua folta chioma bionda. Sposiamoci ora, Danielle, sposiamoci e coroniamo il nostro sogno d’amore. Sono disposto a darti tutto ciò che ho, partendo dalla più banale minchia, fino alla più romantica anima: non ho molto da offrire, ma quel che ho te lo darei tutto. Cara Danielle, mi sei tanto lontana geograficamente quanto musicalmente, ma ti sento ugualmente vicina con il cuore perché l’amore fa venir meno ogni distanza, oltre che venire e basta. Cara Danielle, fammi tuo, fammi tuo per sempre e recensirò ogni tuo lavoro con dolci parole al miele, come di miele sarà la nostra Luna una volta uniti per sempre con il sacro vincolo del matrimonio. Fammi tuo, Danielle!
Ah, giusto, l’album. Da vincitrice del The Voice US nel 2013 ad artista affermata nel giro di pochi anni: non è da tutti. I don’t believe we’ve met è un country-pop particolarmente armonioso nel quale tutto fa da contorno alla delicata voce della Bradbery, unica reale protagonista della produzione, che nei dieci brani presenti racconta un lungo percorso introspettivo. Ciò che si dice delle bionde quindi non è sempre vero. Da ascoltare! – Francesco Benvenuto


Moonshine Booze
Desert Road

Rock, Autoproduzione

L’highlight
Il disco

Per chi apprezza
Genziana e cactus nel deserto

Sono ubriaco, pure loro, pure la luna. L’allineamento è perfetto. Come quello dei pianeti che accade una volta ogni boh. E anche loro, i Moonshine sono ubriachi. Ebbri di buona musica, tra stoner e psichedelia e quel fare fancazzista che però genera solo bontà musicale. Un disco al luppolo, contornato da un deserto aspro in cui ci sono solo echi di Alice in catene, regine dell’età della pietra e tanta voglia di realizzare qualcosa per il solo piacere di farlo. Ecco, Desert Road è un’ebbra pittura di musicisti innamorati. Di luppolo, malto, arte, musica o di tutto ciò non spetta a me deciderlo. L’hanno deciso loro, e il risultato è più che soddisfacente, fila liscio come una Moretti Baffo D’Oro durante un’arrosticinata a Campo Imperatore il 15 d’agosto, mentre sei sicuro di aver visto in lontananza Terence Hill che discute con Layne Staley e Bud Spencer guarda afflitto e senza speranze la scena. Il tutto mentre Johsh Homme allunga al barbuto ex campione di nuoto un bicchiere di centerba. Se non è bellezza questa, non so in che cazzo di mondo voi viviate. – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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