Dischi che escono – 08/01/2017

Rubrica che vi consiglia come distrarvi mentre siete a dieta e morite di fame (18/12/2016 – 07/01/2017)

 


La La Land OST

AAVV
La La Land (Original Motion Picture Soundtrack)

Musical, Interscope

L’highlight
Someone In The Crowd

Per chi apprezza
I musical più eccentrici e variopinti

C’è un film che ancora prima di uscire nelle sale italiane ha già fatto un gran parlare di sé. Il titolo? “La La Land”. Basta pronunciarlo un paio di volte per capire che la componente musicale è parte integrante, se non addirittura protagonista, della pellicola. La colonna sonora composta da Justin Hurwitz (“Whiplash”) ribadisce il concetto: un po’ musical iper-pop alla Baz Luhrmann, un po’ “Singin’ in the Rain” in versione modern jazz, “La La Land” ci regala le inaspettate performance canore di Ryan Gosling ed Emma Stone, più una bella comparsata di John Legend. Il 26 di questo mese incamminiamoci tutti insieme verso il cinema più vicino. A passo di danza, mi raccomando. – Marco Belafatti


Dropkick Murphys

Dropkick Murphys
11 Short Stories of Pain & Glory

Celtic Punk, Born and Bred Records

L’highlight
Sandlot

Per chi apprezza
Le stout irlandesi e l’aria di festa del sabato sera

Dropkick Murphys: dagli Stati Uniti con furore ma con l’Irlanda nel cuore. Vent’anni di onorata carriera che si concretizzano in “11 Short Stories of Pain & Glory”, il nono studio album per i più celebri portavoce del verbo celtic punk. Undici storie brevi, per l’appunto, che riprendono i temi più cari alla band di Boston: la lotta sociale, l’identità nazionale, la nostalgia di casa, la passione per la birra. Ecco, ovunque vi troverete nel momento in cui le chitarre di “Rebels With a Cause” attaccheranno, vi verrà voglia di fare tappa al pub irlandese più vicino e scolarvi una bella Guinness in compagnia. Magari lanciando qualche allegro coretto al cielo sulle frizzanti note di “Sandlot”. Che la festa abbia inizio! – Marco Belafatti


ReAniMate 3.0

Halestorm
ReAniMate 3.0 – The CoVeRs EP

Hard Rock, Atlantic Recordings

L’highlight
Still of The Night

Per chi apprezza
I bagordi da ventenni

Tra un album di inediti, un tour e una sana bevuta, gli Halestorm hanno anche il tempo per divertirsi a riprendere alcuni brani a loro cari e rivisitarli nella loro maniera. Già in sede live trovava spazio “Still Of The Night” dei Whitesnake, incredilmente perfetta per il lori stile, un po’ meno quando si imbattono in Ronnie James Dio, ma il divertimento e l’ebbrezza molesta sono assicurati. Perfetto per una serata di bagordi. – Andrea Mariano


Prelapsarian

Krallice
Prelapsarian

Post/Black Metal, Gilead Media

L’highlight
Transformation Chronicles

Per chi apprezza
La raffinatezza consapevolmente disintegrata

A meno di un anno di distanza dall’ultima release “Hyperion”, l’avant-garde (nel senso più estremo possibile del termine) di Mick Barr torna ancora a colpire, con le sue chitarre che partono velocissime per poi piegarsi in pause di sofferente riflessione, che poi si sovrappongono nello shredding come a voler scappare disordinatamente dal blast beat e dalle sempre belluine lyrics. Pubblicato in occasione del solstizio d’inverno, Prelapsarian è caotico e violentissimo ma intimamente (in realtà molto, molto intimamente, tanto che quasi non ce ne si accorge) progressive, e in costruzioni tipicamente black riesce sempre a trovare lo spazio per stupefacenti chicche atmosferiche, come uno stacchetto di danza classica durante un match di Mixed Martial Arts. – Riccardo Coppola


Dunno

Owane
Dunno

Progressive Rock, Indipendente

L’highlight
Defenestration

Per chi apprezza
La generazione di chitarristi-YouTubers

Abile mestierante norvegese delle sei corde, Owane costruisce nel suo nuovo EP un territorio suggestivo ed elegante, progressivo ma non fino al punto da essere stucchevolmente virtuoso (anche se gli avvitamenti su brani come “Summer Jam” sono d’assoluto pregio), variegato e mai noioso. Simile nel fluire ai lavori di ben più blasonati colleghi come l’australiano Plini, Dunno ha quel po’ di personalità necessario per non essere un’emulazione o una sterile dimostrazione di tecnica. Qua e là qualche gradita contaminazione, sotto forma di vocals, violini o elettroniche EDM. – Riccardo Coppola


Tokyo Tapes Revisited

Uli John Roth
Tokyo Tapes Revisited

Hard Rock, Nuclear Blast

L’highlight
Little Wing (Hendrix cover)

Per chi apprezza
Rimanere incastrati nel passato, ma con classe

Sì, è uscito nei primi di dicembre, ma anche lui è un po’ fuori dal tempo, dunque anche noi ci accodiamo al suo essere “atemporale”. E poi, diciamo la verità: “Tokyo Tapes Revisited” è un gran bell’album. Uli Jon Roth che suona i suoi Scorpions con il gusto ora neoclassico, ora arabeggiante e senza le limitazioni che una band dalle forti personalità può darti. In fin dei conti è una versione live di “Scorpions Revisited” uscito un paio di anni addietro, ma come era ottimo il risultato all’epoca, lo è altrettanto oggi. E poi quel fricchettone di Roth è sempre uno spettacolo. – Andrea Mariano


Where wandering shadows and mists collide

Sletchvalk
Where Wandering Shadows and Mists Collide

Viking Metal, Indipendente

L’highlight
We Are

Per chi apprezza
Il metallo forgiato nelle terre del nord

Anche se sconosciuti ai più, “Where Wandering Shadows and Mists Collide” è il quinto disco di inediti degli olandesi Slechtvalk, che nascono esattamente dieci anni fa nella ridente città portuale L’Aia. La band vanta un discreto successo in terra madre, dove è considerata una delle più importanti band di metal estremo. La proposta è un viking metal serratissimo, la doppia cassa è onnipresente come le taglienti scream vocals del frontman Shamgar. Peculiarità è che i falchi pellegrini (il nome tradotto dall’olandese) suonano christian metal, anche conosciuto come unblack metal: il comparto suoni è lo stesso ma cambiano radicalmente le tematiche, che parlano di terre promesse, di redenzione e – appunto – di pellegrinaggio. Per una triste coincidenza su Facebook vantano 6606 likes. Dato che non aggiungono nulla alla storia del genere – restando comunque piacevoli all’ascolto e divertendo – ci chiediamo: abbiamo ancora bisogno di vikinghi furiosi, che siano pagani o meno? Si. – Matteo Galdi


Morning Sounds

Static Animal
Morning Sounds

Dream Pop, Spirit Goth Records

L’highlight
Spring Cassette

Per chi apprezza
Il freddo e l’inverno (quindi, ora come ora, nessuno)

Il lo-fi all’ennesima potenza: chitarre meditabonde, drum machines impalpabili, mugugni quasi inintellegibili dietro il microfono. Per gli Static Animal l’obiettivo manifesto è quello di ricreare un mattino d’inverno, di tener compagnia per quei momenti di dolce nullafacenza in cui si vorrebbe che la propria simbiosi col piumone non finisse mai. E l’EP “Morning Sounds” funziona bene, con il suo sound che si mantiene sempre a metà strada tra il post-rock (quando le voci tacciono) e un etereo dream pop. A voler essere severi -dato il modo fin troppo riverberato e metallico in cui le voci suonano- il risultato sarebbe stato ben diverso se l’album fosse stato del tutto strumentale. – Riccardo Coppola


Rogue One OST

Twenty One Pilots
TOPxMM

Alternative, Fueled by Ramen

L’highlight
Heatens

Per chi apprezza
Sonorità fresche, e la bellezza nella semplicità

Apprezzati per la freschezza della proposta e per l’energia – adolescenziale nel senso più positivo del termine – i Twenty One Pilots sanno come muoversi, a livello commerciale e non. Forti di una schiera di fan stabilissima e dopo aver convinto con l’ottimo “Blurryface”, ecco un Ep: “TOPxMM” contiene cinque dei più recenti brani riarrangiati, in una veste completamente nuova. Al centro dell’opera vi è la collaborazione tra il dinamico duo statunitense e la band Psichedelic/post-rock Mutemath: un avvicinamento naturale, visto il percorso che i Twenty One Pilots stanno seguendo, lasciandosi alle spalle il mero pop ed arricchendo le strutture dei brani. Vengono dunque re-immaginati i pezzi più “freschi” (temporalmente e concettualmente) degli stessi, dando vita ad uno speciale show live registrato. “TOPxMM” è un progetto che riesce, dona ulteriore mordente ai brani, la reinterpretazione è intelligente e l’atmosfera non ne risulta alterata. “Heathens” e “Ride” spiccano: arricchite di bassi acquistano potenza e corpo, con eleganza. I numerosi effetti ellettronici aggiunti sono ben curati e calibrati. Progetti del genere possono solo far bene: la qualità è sempre bene accetta. Sapersi confrontare con altri artisti – seppur simili – poi, è segno di grande maturità. C’è bisogno assolutamente di un album del genere, di inediti per giunta. – Matteo Galdi


Rogue One OST

Dale Watson
Dale & Ray

Ameripolitan, Home Records

L’highlight
Bus Breakdown

Per chi apprezza
Rispolverare la propria anima vintage

Dale Watson sembra esistere esclusivamente per far sognare ancora chi è cresciuto o avrebbe voluto crescere con Johnny Cash e John Denver, per quei irriducibili Terminator con la sciatica fisica o mentale che irrimediabilmente ogni volta gridano al dj di turno alle sagre di paese di levare Alvaro Soler e mettere su a palla “Twenty-Flight Rock” di Cochran. E anche le sue nuove composizioni – intrise di quel goliardico Ameripolitan fatto di pezzi veloci di circa due minuti in media, scorrerie o ballate che siano – con le svisate del buon Ray Benson, tra western swing e hony-tonk texano, riescono nel solito intento: impedire alla polvere di posarsi su un genere ancora vivo e scalciante, aggiungendo sempre qualcosa di fresco. Questa è musica che cambia la giornata, che sprizza ancora tanta energia. Ballate, gente. Ballate. Anche col catetere. Fisico o mentale. – Giulio Beneventi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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