Dischi Che Escono – 18/03/2018

Dieci dischi per riprendersi dalla botta di San Patrizio (11/03/2018 – 17/03/2018)


The Fratellis
In Your Own Sweet Time

Alternative Rock, Cooking Vinyl

L’highlight
Laughing Gas

Per chi apprezza
C’era un cinese in coma

Avete presente il caciarone della compagnia che con il suo fedele gin tonic in mano racconta ad ogni serata le solite barzellette da una decina di anni a questa parte degnandosi di cambiare solo i nomi delle macchiette principali, e che in qualche modo riesce a strappare sempre e comunque una tiepida risata generale? Bene, il quinto album dei Fratellis è esattamente la stessa cosa: siamo per l’ennesima volta al cospetto della solita accozzaglia di canzoncine indie rock, con quel tipico senso di familiare già sentito e l’altrettanto tipico spirito anfetaminico condito di fuzz che ha contraddistinto gli sbarbati scozzesi sin dal principio, quando furono inchiappettati dai Goonies e finirono per darsi alla musica. Davvero nulla di nuovo, giusto qualche tocco “diversamente” coinvolgente (“The Next Time We Wed”, “Laughing Gas”), comunque non ai livelli esagitati di Halloween Blues. Eppure si ride. Come sempre. E si balla pure. Vai a capire. Naranarananarana. – Giulio Beneventi


Stone Temple Pilots
Stone Temple Pilots

Rock, Play Pen Music / Rhino Entertainment

L’highlight
Roll Me Under

Per chi apprezza
Il motto “never give up” (ctrl+c, ctrl+v), “never give up”

Gli Stone Temple Pilots. Ah, gli Stone Temple Pilots. Una band con un potenziale pazzesco, una band con una sventura pazzesca. Alla ribalta con Scott Weiland, poi cacciato via (e lui che non se ne accorge), rimpiazzato da Chester Bennington, poi silenzio. Lutti. Poi arriva tale Jeff Gutt da un talent. Giusto per rimarcare l’antico adagio che i Talent non servono a nulla. Se non sai giocarti le tue carte, grazie al piffero che non servono a nulla. A 40 anni, dopo anni con una band nu metal (e continuare a fare nu metal negli anni 2010 è coraggioso quanto inutile), puoi giocarti l’ultima chance. A 50 anni, dopo anni con una band reduce dagli splendori dei Nineties, non ti rimane che giocarti l’ultima chance. E non va male, proprio per nulla. I fratelli De Leo confezionano un album a la Stone Temple Pilots onesto, godibile, non una mazzata sonora eppure trascinante. L’unico dannato difetto che potrebbe affossarli sono le linee vocali: impossibile non pensare più volte che la voce del buon Jeff (il quale realizza un lavoro più che convincente) possa essere tranquillamente sovrapposta al modus cantandi del compianto Scott. Chester era riuscito a dare quel minimo di personalità in più nel poco tempo in cui ha militato negli STP, Jeff fa il suo dovere, con un lack di carisma che spero non distrugga neé lui, né la band. Che sfiga. – Andrea Mariano


CRLN
Precipitazioni

Electronic Soul, Macro Beats Records

L’highlight
Previsioni / Fragile

Per chi apprezza
Un pizzico d’eleganza, in un mare d’ignoranza

Precipitazioni è il nuovo lavoro firmato CRLN, leggasi Caroline, una giovane voce romana, di quelle così affascinanti da emozionare. CRLN riesce ad essere trasgressiva, ad uscire dagli schemi, ricorrendo a ciò che nessuno si aspetterebbe: la normalità. Non serve infatti essere estrosi o far bordello per farsi notare, alle volte è sufficiente saper dire ciò che si vuole in maniera efficace. Previsioni, traccia d’apertura del lavoro, riesce nel suo minuto e mezzo scarso a colpire nel segno, ponendosi come manifesto di eleganza, quella cosa ormai difficile da trovare quando si tratta di musica. Prima la bella scoperta musicali avveniva nei negozi di dischi, spulciando tra gli scaffali impolverati; oggi invece basta poggiare un dito sul mouse. Ciò che il tempo non potrà mai cambiare però è l’emozione, quella che si prova all’ascolto della musica bella, semplicemente bella. – Francesco Benvenuto


Laura Pausini
Fatti sentire

Pop, Warner

L’highlight
Non è detto (mah, insomma)

Per chi apprezza
Non dover vedere il 2019

Va bene, la Laurona nazionale mi ha sempre fatto (a dir poco) ribrezzo, salvo quei brevi intermezzi in cui ammise di avercela come todas, con annessa dimostrazione pratica. E sì, certo, ho sempre tenuto in grande considerazione la sua capacità di tirare fuori musica oscena come pochi altri in circolazione. Ma non avrei mai neanche lontanamente pensato che un giorno mi sarei ritrovato per le mani proprio un suo album (il tredicesimo, Dio santo) e avrei dovuto ammettere in modo schifosamente imparziale che la ricerca sarebbe finita proprio con lei: che proprio lei avrebbe inciso l’album più ridicolo e svilente della storia italiana. Eccolo, invece, il colpo di grazia, con quel dannatissimo reggaeton (REGGAETON!) che si rifiuterebbe di cantare pure Luis Fonsi (“Nuevo”), quella splendida cacofonia di suoni à la Thegiornalisti in evidente stato di disagio ed imbarazzo (“E.STA.A.TE”) e il solito nubifragio di pallosissime ballate da donna fragile ma coraggiosa (tutto il resto). Finisce dunque così, con la Laurona che imbocca una volta per tutte il viale del tramonto. Io, il raccordo autostradale contromano. – Giulio Beneventi


Decibel
Lettera Dal Duca EP

Pop Rock, Sony

L’highlight
Londra

Per chi apprezza
Gli zii punk d’Italia

Ad appena un mese dall’uscita de L’Anticristo, album che avevamo felicemente e senza alcun dubbio definito una buona prova di rock provocatorio e nichilista (oltre che un deciso passo in avanti dal timido Noblesse Oblige), i Decibel tornano subito sul mercato con un Ep in cui sono piazzate centralmente due splendide tracce rimaste tagliate dal formato standard e relegate fino ad ora nella sola forma di doppio LP per ricchi (“Elephant Man”, “Londra”) e la ormai celebre -dopo Sanremo- ma ancora assente titletrack in versione internescional assieme a Midge Ure. Nulla di nuovo per gli scafati, quindi. Consigliato sicuramente ordunque soprattutto per gli estranei in cerca di rock d’autore e canzoni fuori dagli schemi consolidati del pop italiano: venite a gioire del miglior periodo di Ruggeri da molti, molti, molti, molti anni e di un rinnovato triumvirato che Cesare, Pompeo e Crasso levatevi proprio. – Giulio Beneventi


Banfi
The Jack Powell EP

Indie, Communion Group

L’highlight
Never Really Cared

Per chi apprezza
Le colonie pugliesi in terra d’Albione

“Porca putténa, io ti spezzo la noce del capocollo, mi fai ingazzére proprio”. Poi parte un rock etereo, un po’ indie, con un accento che si sposta con agilità tra Trani, Otranto, Lecce e Bari, con punte tarantine che ti mandano in visibilio. E invece no. Madonna incoronéta benedetta. I miei sogni si sfaldano come i pomodorini su una frisella di grano duro. ‘Sti Banfi sono di Londra, che con Lecce ha in comune solo la lettera iniziale, anche se in “Future” qualcosa di pugliese nell’accento, se vi sforzate, c’è. I miei sogni di gloria sono tuttavia oramai irrimediabilmente perduti. Come l’uso di vocali aperte nel tarantino. L’atmosfera è plumbea, eterea, io invece già ero pronto con la pepata di cozze a festeggiare il cielo azzurro e i 45 gradi percepiti all’ombra del San Nicola, birra Raffo in mano e gioia di vivere nel rutto fulmineo successivo. I Banfi, quelli londinesi, sono un po’ come una pioggerellina estiva: ti aspetti il sole, arriva lei, bestemmi, ma alla fine non è poi così male. Però… E che chézzo. – Andrea Mariano


Rivers of Nihil
Where Owls Know My Name

Death Metal, Metal Blade Records

L’highlight
Hollow

Per chi apprezza
Il death metal più raffinato, quello che stringe oscuri patti con il progressive più elegante

Molti stanno gridando al capolavoro, un masterpiece che entrerà di diritto nella storia del metal estremo. Potrebbe essere. Ciò che invece è certa è l’assoluta originalità dell’ultimo disco dei Rivers of nihil, “Where owls know my name”. Terzo capitolo della band originaria della Pennsylvania prosegue l’idea di affiancare ad ogni nuovo album una stagione di riferimento, siamo giunti all’autunno ed – effettivamente – le atmosfere sono assolutamente autunnali. Un disco death metal non puro, dalle molteplici sfaccettature, dai mille volti ed influenze: se abbondano i riff aggressivi ed ultra tecnici, velocissimi blast beat, cambi di tempo, intermezzi ed elementi progressive è costantemente presente un elemento originale che contraddistinguerà ogni singolo brano del disco. Può essere il solo di sax nell’evocativo outro di “The silent life” o le linee vocali sussurrate sopra le ariose tastiere nel brano di apertura “Cancer/Moonspeak”. Linee vocali che in generale ricordano però il profondo growl di Nergal, evidente ispirazione – i Behemoth, appunto – per la band statunitense. Peccato che a volte i Rivers of nihil si facciano prendere un po’ troppo la mano, andando a complicare un po’ troppo la struttura dei brani e rendendo il tutto un po’ troppo barocco e pacchiano: assolutamente fuori luogo ad esempio l’attacco iniziale di “Terrestria III” un po’ elettronica un po’ industrial. Peccato perché con meno tastierone, effetti e futili sassofoni il disco sarebbe a quel punto stato – senza alcun dubbio – un “masterpiece”. – Matteo Galdi


INVSN
Forever Rejected

Post-punk, Caroline Records

L’highlight
Valentine’s Day

Per chi apprezza
Le svedesi

Il nome è di quelli impronunciabili, quasi da supercazzola, ma gli INVSN vanno ben oltre la cacofonia del proprio appellativo grazie all’EP Forever Rejected, un lavoro energico e freddo, come le solite temperature svedesi che hanno dato i natali al quintetto. Una manifestazione di post-punk molto vicina a quella dei ben più noti Killing Joke, pregna di sentimento. Si passa dalla classica ballatona Love alla più graffiante Valentine’s Day, in una vera e propria climax di vigore. Forever Rejected non è nulla di speciale, ma sicuramente merita un ascolto, spassionato. – Francesco Benvenuto


Rome In Monochrome
Away From Light

Melodic Doom, Solitude Productions

L’highlight
A Solitary King

Per chi apprezza
La melodia, il doom, il conforto nella malinconia

La malinconia di una piovosa domenica di un autunno romano. Il disco di debutto dei Rome in monochrome è grigio, oscuro, triste e romantico. Doom e melodia si incontrano in Away from light, un sound compatto ed un cantato pulito ed in growl trascinante, supportato da intrecci armonici di chitarra che sembrano duettare costantemente con la voce. Un po’ Katatonia un po’ Dark tranquillity, quando l’ispirazione non sono le umide e ventose vallate dei paesi scandinavi bensì il desolante grigiore urbano. Rome in monochrome, appunto. – Matteo Galdi


Fickle Friends
You Are Someone Else

Pop, Interscope Records

L’highlight
Swim

Per chi apprezza
Crederci

Non so bene come prenderla. Non è certo musica che apprezzi o che comunque stimi in generale, questo groviglio di indie-pop confezionato da cinque ragazzi di Brighton con la fissa per i synth pompati e l’auto-tune. Eppure il mio dannatissimo piedino non smette di battere e tenere il tempo. E io mi fido del mio piedino. Mi ha tradito solo in un’occasione (Jake Bugg; che svista, ragazzi), ma poco importa. Dannazione. C’è di tutto: la disco maialona anni ’70 (“Glue”), il poppaccio ottantiano (“Wake Me Up”, “Midnight”), l’elettronica trasparente dei Duemila da seratona ad Ibiza (“Swim”). Al diavolo, per quanto possa contare, ecco il mio beneplacito. Che fra dieci anni possa stringermi la mano da solo per averci visto bene.  – Giulio Beneventi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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