Dischi che escono – 27/11/2016

dischicheescono3_header_corretto2

Nuove pillole musicali per curare il reo tempo (20/11/2016 – 26/11/2016)

 

btd-rgb1

Kate Bush – Before The Dawn [Singer-Songwriter, Fish People]

26 agosto 2014. Sul palco dell’Hammersmith Apollo di Londra appare una Signora della musica chiamata Kate Bush. Una che non si vedeva in giro da almeno 35 anni. Una che già verso la fine degli anni 70 aveva capito come dare un tocco “art” e smaccatamente femminile al rock più progressivo e sperimentale tanto in voga in quel periodo. Assistere di persona ad una delle 22 date del tour, impreziosite da un mastodontico cast di ballerini, pupazzi, maschere, animazioni 3D e ologrammi vari, dev’essere stata un’esperienza indimenticabile. Per tutti coloro che non hanno potuto godere della magia di “Before The Dawn”, la cantautrice pubblica oggi un lussuoso cofanetto di tre dischi che ripercorre non solo il suo trionfale ritorno sui palchi, ma anche una carriera che è notoriamente priva di capitomboli. “Running Up That Hill”, “Cloudbusting” e “Hello Earth” (come il resto della scaletta) non hanno bisogno di presentazioni: ascoltate e sognate. – Marco Belafatti


busted_-_night_driver_album_artwork

Busted – Night Driver [Pop Rock, EastWest]

Il nome Busted è probabilmente sparito dall’immaginario collettivo da un bel po’ di tempo. Chi, come il sottoscritto, vanta una buona memoria e innumerevoli pomeriggi della sua adolescenza passati a sciropparsi tutto ciò che Total Request Live (versione italiana) e la dea Mtv avevano da offrire conserverà tuttavia il vago ricordo dell’ennesimo trio di sbarbatelli pop punk che facevano strillare le ragazzine nei primi anni 2000. Fa quasi piacere ritrovarli a undici anni dallo scioglimento, dopo alcuni fallimentari tentativi di reunion, con la line-up originale, un po’ di barba sul viso e una nuova veste tutta synth e ritornelli da cantare a squarciagola. Certo, non fosse per il citazionismo palese – che spazia tra Bastille e Imagine Dragons senza troppa vergogna – potremmo dire che la strada della maturità è stata finalmente imboccata. A parte questo, i ragazzi sono tornati e questa volta sembrano fare sul serio. Parola di Mtv-Boy. – Marco Belafatti


maxcooperemergencedischicheescono3

Max Cooper – Emergence [Elettronica, Mesh]

Oltre l’improvvisazione e la destrutturazione dell’elettronica classica, Max Cooper sceglie la via del concept album e costruisce in Emergence uno scenario di sonorità ancora ovviamente glitchy, ma fuse, coese e minuziosamente organizzate in un quadro che fa dell’armonia la caratteristica fondamentale. Dottore in Computational Biology (essenzialmente numeri, tanti numeri per descrivere ciò che sta alla base delle forme di vita che conosciamo), Cooper -come già fatto con successo dal sempre sottovalutato Flashbulb- utilizza un alfabeto che sembra fatto di bit che si scontrano per raccontare le forze della natura, per raccontare (come da titolo) l’emergenza e l’ineluttabilità delle leggi fisiche, delle onde sonore, dell’oscillazione luminosa. E nonostante l’album sia inteso per camminare di pari passo con una controparte video, basta chiudere gli occhi durante l’ascolto per essere efficacemente trasportati in un modo lucido, simmetrico, ma non del tutto virtuale. – Riccardo Coppola


dischicheescono3iconforhire

Icon For Hire – You Can’t Kill Us [Alternative Rock, Autoproduzione]

“This is the song I’m too scared to write, but some of you may need it tonight.” Biglietti da visita con sbilenche rime baciate di questo tipo, sparati come primo verso di un singolo (Under The Knife) potrebbero essere già abbastanza per sbilanciarsi sull’opera. Gli Icon For Hire, che pubblicano il loro nuovo album come frutto di una fruttuosa campagna su Kickstarter, sono un blending sorprendentemente equilibrato di tutti i peggiori luoghi comuni dell’alternative rock teen-oriented: c’è l’emula con i capelli rosa di Hayley Williams (che si chiama carinissimamente Ariel) che si produce in un rapping spesso miagolato (qualcuno ha la sfortuna di ricordarsi Ke$ha?) e a volte in stile ridicolmente gangsta, ci sono i synthoni lunghissimi e le chitarre approssimative, ci sono infine le strofe strappalacrime urlate a pienissima voce. Skippate. Scappate. – Riccardo Coppola


dischicheescono3leprous

Leprous – Live at the Rockefeller Music Hall (DVD) [Prog Rock, InsideOut]

Quindici anni di innovazioni, di album sempre over-the-top nell’ambito del progressive, di agitatissime live performance. I Leprous arrivano al loro primo live DVD in piena maturità, sia compositiva che nel presentare la propria musica al pubblico: gli esordi con le facce sbarbate pitturate alla guisa del black metal fanno sorridere se confrontati ai sample audiovisivi e ai trionfi di luci fredde odierni. La performance è praticamente impeccabile, con un Einar Solberg che riesce a gestire con una naturalezza non così scontata i salti da gorgheggi operistici a scream gutturali, e la doppia batteria a spargere metal sullo sfondo – malgrado le onnipresenti atmosfere caratterizzino il concerto come ideale per un pubblico seduto. Ihsahn e il tripudio di violino finale le ciliegine su una torta già incantevole. – Riccardo Coppola


Moderat – Live [IDM, Monkeytown Records]

Dopo ben 14 anni di attività, i Moderat, progetto berlinese nato dall’unione di Apparat (Sascha Ring) e dei Modeselektor (Gernot Bronsert e Sebastian Szary), hanno deciso di pubblicare il loro primo live album. Se di certo non si vede traccia d’originalità nell’intitolare questo album e i precedenti (I, II, III e Live, appunto) non si può dire lo stesso del contenuto degli stessi. Alternando tracce dalla melodia dolce e sensuale a quelle dal ritmo più sincopato, “Live” raccoglie tutti i brani più belli della loro carriera, eseguiti in modo perfetto e registrati principalmente durante il concerto del 5 giugno 2016 al Velodromo di Berlino, senza sostanziali variazioni rispetto alle tracce registrate in studio se non per l’entusiasmo del pubblico e la presenza di una traccia introduttiva. Unica pecca? Forse sarebbe stato meglio pubblicare un DVD, dato che così ci si perde le splendide grafiche realizzate da Pfadfinderei per i loro concerti. – Simona Catalfo


motley-crue-the-end-live-in-los-angeles

Mötley Crüe – The End: Live in Los Angeles Dvd – BluRay – CD [Hard Rock, Ward Records]

I Crüe possono non piacere, possono essere considerati dei caproni di periferia o degli inutili tossici macina-riff in carenza affettiva ma è innegabile la loro maestria nella signorile arte di far festa. E la regola numero uno di siffatta patrizia disciplina, chiudere col botto, dopo 35 anni di drogata carriera, è ampiamente rispettata: in questo cofanetto è infatti racchiusa l’ultima incandescente data del Final Tour allo Staples Center, un’ultima urlata al diavolo che, tra bassi lanciafiamme, batterie rotanti e ballerine stranamente troppo vestite, nei suoi 153 minuti diverte e fa quasi commuovere nel suo mostrarsi vero e proprio emblema delle decadi di decadenza che ormai appartengono al geloso passato. Nella scaletta da greatest hits non c’è spazio per vecchie chicche (“Dancing On Glass” e “She Goes Down” rimangono sogni proibiti per il sottoscritto), ma lo spettacolo è garantito. Persino in DVD e Blu-Ray. – Giulio Beneventi


4evercover

Prince – 4Ever [Funk, NPG – Warner Bros]

Accoliti del Love Symbol a raccolta. È uscita una nuova raccolta. E non è la solita raccolta. È la prima raccolta pubblicata dalla morte del Maestro, con 39 classici spalmati su due cd (tra cui “Batdance”, finalmente) e un inedito che circolava da tempo in bassa qualità, “Moonbeam Levels”. Ebbene sì, uno solo. Prince ha lasciato in eredità una pioggia (viola) di musica mai rilasciata da far uscire almeno un album all’anno per il prossimo secolo e la Warner ne sgancia uno e uno soltanto. Che dire, in attesa di tempi e nostalgiche raccolte migliori, il best of commemorativo in questione (perché è questa la sua natura, no? Commemorare, mica strappare soldi) è esclusivamente consigliato ai fans più devoti, ai prodighi intolleranti allo shuffle fatto in casa o ai non conoscitori che dalla fine degli anni ’70 hanno vissuto sulla Luna. – Giulio Beneventi


refused

Refused – EP Servants of Death [Alternative Rock, Epitaph]

A livello musicale questo nuovo EP dei Refused, “Servants of Death”, non mi dice molto di più di quanto già non si sappia. Mi piacciono. Quando li ascolto mi immagino sempre delle distese di vetrate che cadono come in una coreografia di nuoto sincronizzato. “Servants of death” e “Stolen Voices” (i singoli presenti nell’EP oltre ad alcuni live) non escono dal seminato se non per quelle influenze molli date dall’età e dall’esperienza che ti insegnano che un ritornello cantabile è più facile da ricordare di un urlo proveniente da una gola stracciata. Con l’età ti ammorbidisci. È inutile. Vale per tutti. Non diventi più cattivo. Non diventi più arrabbiato. Cinico, forse. Calcolatore. Machiavellico. Più esperto se hai fatto tesoro del presente. Se avete dei soldi da spendere e non conoscete i Refused, investiteli nei primi album. – Davide Fadani


the-weeknd-starboy

The Weeknd – Starboy [Contemporary R&B, XO, Republic]

Questa volta non si scherza: in campo, al terzo appuntamento discografico, è schierata ogni possibile arma per elevare di forza il giovane canadese Abel Tesfaye (in arte The Weeknd) ai livelli siderali del successo planetario, dalla solita cascata di nobili produttori alle ospitate di pezzi da novanta quali Daft Punk, Lana Del Rey, Kendrick Lamar e Future. Il risultato è un camaleontico connubio di scintillanti sonorità trap-hip hop e rigido portamento pop anni ’80, che nelle sue (eccessive) 18 tracce non riesce inaspettatamente a fare il salto di qualità pronosticato, risultando fin troppo meccanicamente piatto e uguale nelle sue (non) evoluzioni. Peccato, perché le vere perle ci sono, quelle di adrenalina (“False Alarm”), quelle di eleganza (“A Lonely Night” e “Attention”, in stile Jackson-Mars) e quella di degna conclusione (“I Feel It Coming”) con il magico “gruppetto di stupidi teppisti” parigini. Nulla, per il momento tocca continuare ad aspettare al solito livello-stallo di superstar in progress. – Giulio Beneventi

Il Branco

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
Il Branco

About Il Branco

Siamo senz’altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *