Speroni: l’indipendenza romana al di fuori del GRA

In Media RexSara Peroni, in arte Speroni, racconta ad In Media Rex di lei, degli altri e di ciò che fa per presentare il suo album
“La Rivoluzione, ma prima il disco”

“La Rivoluzione, ma prima il disco” è il tuo primo album, quindi perché non partiamo dalle presentazioni? Chi è Speroni?

Speroni è un’entità e non può essere sempre identificata in modo univoco. Il testo delle canzoni è stato scritto da me, Sara, mentre invece gli arrangiamenti sono stati scritti da persone che sono entrate a far del progetto solo in un secondo momento. Al disco hanno partecipato infatti anche Marco Corradi, Stefano, nonché Samuele, il proprietario dello studio di registrazione. Quindi non si sa bene chi è Speroni, tanto che lo definisco “Me, Marco, Stefano, Samuele e chi si vuole aggiungere”. Se qualcuno un giorno mi dicesse “Ti suono i synth”, a me fa solo che piacere perché qui non abbiamo abbastanza mani per fare tutto. Inoltre Speroni ha “I ragazzi di Speroni”, perché alla fine siamo una specie di collettivo con persone vicine al progetto perché gli piace la roba. C’è Gigi, quello che chiamo quando succede qualcosa, nonché altri che semplicemente supportano il progetto, coloro che ti vengono a vedere quando suoni ed infine c’è Silvia “Tunonna”, cantautrice favolosa che mi sostiene moltissimo.

Tu nel tuo lavoro parli di “fare la Rivoluzione”: a quale rivoluzione ti riferisci in particolar modo?

Beh allora si tratta di una rivoluzione sicuramente politica, ma non nel senso che si intende normalmente, tipo la Rivoluzione d’ottobre. Io, che ho scritto i testi, la ritengo una rivoluzione in termini di solidarietà, quindi la vera rivoluzione è considerarsi parte di un tutto ed iniziare a capire che gli altri vanno aiutati. C’è un principio per il quale “l’altro sono io” e fondamentalmente è questa la rivoluzione che vorrei portare avanti. Non è una rivoluzione musicale quindi anzi non mi sento per niente una rivoluzionaria da quel punto di vista. Non sono una brava musicista, non sono una brava cantante: è solo il mio modo di raccontare qualcosa.

Nel tuo lavoro si ritrovano molte metafore sulla città di Roma: cosa rappresenta questa città per Speroni?

Roma è casa. Mi piace pensarla come una casa di tutti e quindi anche una casa delle pecore. C’è un alto tasso di ovini in giro per la città. Roma è un posto che odi ed ami, ma di dà anche tantissimi spunti. Se sei una persona che ha una tendenza al miglioramento continuo, Roma ti dà opportunità incredibili, perché Roma sta peggiorando e quindi tu, di fatto, puoi trarne delle lezioni per te stesso. Roma è una cosa relativamente distante, perché abito nel comune di Roma, ma fuori dal Raccordo Anulare e mi tacciano di essere burina. Quindi Roma è qualcosa che sta sì dentro al Raccordo, ma che esce anche fuori da questo confine naturalmente artificiale che è il Raccordo Anulare. È qualcosa che deve essere raggiunta ed è come una fortuna perché mentre chi ci vive dentro ne ha una percezione diversa, per me che ci vivo “vicino” è come avere la fortuna di abitare vicino una grande città. Ma poi inevitabilmente ho iniziato a ragionare su quello che è il mio quartiere, dove non ci sono marciapiedi e le strade sembrano strade di paese.

In Media Rex

Tu in questo album esordisci con molti ricordi del liceo, quindi quando ti è realmente venuta l’idea di produrlo e perché?

In realtà il brano “Le pecore” l’ho scritto quando già ero all’università ed era la prima volta che scrivevo una canzone. Ho sempre avuto un pessimo rapporto con la musica perché fino ad un certo punto della mia vita ho pensato di voler fare la musicista, suonavo il flauto traverso e volevo entrare in conservatorio. Poi ho preso giurisprudenza perché ho sentito che dovevo farla, era come una vocazione. Questo però mii ha reso difficile trovare una collocazione personale, perché io volevo raccontarmi con la musica, ma facevo tutt’altro nella vita. “Le pecore” è nata quindi per gioco. Poi dopo una lunga pausa, un lungo intervallo, ho scritto “Vista” assieme a due miei collaboratori, Alessandro Bonanni e Marco Corradi. Nel marzo scorso poi nel giro di poche settimane sono usciti fuori tutti gli altri pezzi. Nel giro di tre mesi mi sono successe talmente tante cose che ho scritto tutto di getto.

Cosa apprezzi e cosa ti lascia perplessa del panorama musicale cittadino ed italiano?

Non apprezzare che si sia strumentalizzato il disagio, perché il disagio è un problema e non deve in alcun modo essere reso come qualcosa che fa figo. È un rischio per le persone. Mettere gente che soffre su un palcoscenico non è figo manco per il cazzo, perché sono problemi che le persone non sanno come affrontare e la musica fatta in quel modo non è uno strumento per affrontarli. Io sono pigra musicalmente con gli ascolti, si può dire che ascolto la stessa roba da quindici anni e mi è bastato poco per tenermi lontana da quella musica. Le capacità oggigiorno vengono messe in secondo piano, visto il numero di talent che c’è in giro, quindi posso dirti che un problema del mercato musicale romano è proprio questo: non si riesce a dare spazio a tutti. Ciò che è invece apprezzabile è che a qualcuno questa cosa non va giù. I Ministri recentemente hanno detto “com’è possibile che in un contesto tragico come quello di oggi a livello sociale ed economico ancora si parli del nulla?”. Alla fine tutti abbiamo i nostri problemi ed evadi con il nulla, ma è necessario esorcizzarli in altro modo. Mi dà fastidio che ciò che parla di problemi sociali debba essere mascherata come un qualcosa di indie. Non è più una logica che frutta.

C’è qualcosa che apprezzi tra le possibilità per un musicista di oggi e c’è qualcosa che invece ritieni malevolo?

Sicuramente avere la possibilità di poter registrare dentro casa è un grande punto a favore di chiunque voglia dare concretezza alle proprie idee musicali. Avere dei software per registrare ad esempio ti permette di migliorare te stesso. Anche internet offre tante nuove opportunità d’apprendimento, ma sta sempre a te capire cosa realmente vuoi. Il punto di svolta principale credo sia potersi registrare. Uno svantaggio invece è il non poter arrivare ad esibirsi sempre, il dover presentare garanzie per esibirsi, ma soprattutto il non poter arrivare a tutti. Il mercato ormai è già spartito ed è difficile arrivare a tutti, anche a colo che potrebbero apprezzarti, perché quel dato mercato è già stato preso. Non mi fa rodere il culo più di tanto perché la trovo una naturale conseguenza del progresso tecnologico ed è normale non poter controllare il pubblico. Posso capire che ci rimanga male chi con la musica punti a viverci, ma per me non è così. Odio per esempio la promozione sui social, quella che spesso viene imposta dalle etichette. A me non importa dei Likes. Non credo nemmeno metterò il disco su Spotify e probabilmente uscirà con Creative Commons e non SIAE o Sounreef perché non mi piace che la mia musica possa essere sfruttata al 100%.

In Media RexCosa rimpiangi della musica e qualcosa che invece è scomparso e non dovrebbe mai ripresentarsi?

Per la seconda ti dico subito di no. Perché se ricomparisse, è perché ce n’è esigenza. Dietro all’arte ci sono delle esigenze e se esistono, perché non dar loro voce? Mentre qualcosa che rimpiango sono Le Luci della Centrale Elettrica, che stanno per sparire. Capisco che fosse collegata ad una sua esperienza personale, quindi credo che se dovesse tornare, dovrebbe farlo sotto altro nome. Per me Le Luci hanno rappresentato una svolta, perché avevano tanto a che fare con ciò che vedevo io nel mondo. Ci sono persone che non riescono a vedere solo alcune cose, persone che non riescono a vedere e persone che vedono troppo. Io sono una persone che vede troppo.

Se la tua musica dovesse essere qualcosa, cosa sarebbe esattamente?

Credo che la mia musica probabilmente sarebbe uno spazzolino da denti, perché è qualcosa che devi fare per forza, che non è perfetta e che dopo un po’ si sciupa.

Domanda promozionale: dove possiamo sentirti e quando?

Domenica 18 sarò in un locale di Morena, al Quattro de Spade, assieme a Tunonna. Il 30 novembre sarò al Big Star di Trastevere per una serata tutta mia. Il primo singolo uscirà il 15 dicembre con tante sorprese sulla pagina Facebook ed il disco uscirà ad inizio 2019.

Francesco Benvenuto

Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.
Francesco Benvenuto

About Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.

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