Beatrice, la mamma di Bojack, è una grandissima cavalla

bojack mamma beatrice

Storie di ordinari fallimenti familiari in technicolor

Bojack è una serie animata Netflix su un cavallo con problemi di depressione, alcolismo, sfiga, fighe, droga, morte, amicizie, amore, vita. Estrema sintesi di quello che potete leggere su un vecchio pezzo sull’equino. Caution: quel pezzo era spoiler free, questo non lo sarà.

Qui non parleremo di Bojack, o almeno non direttamente, parleremo infatti di un personaggio che malediciamo da molto: sua madre, Beatrice.

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La malediciamo da molto, sì, ma dalla seconda puntata della quarta stagione, The Old Sugarman Place, qualcosa inizia a cambiare. Un lungo flashback buttato lì, fuori contesto, stridente, che solo pochi episodi dopo inizia a trovare parzialmente il suo significato. Un flashback lungo un intero episodio, sui nonni materni di Bojack, su una giovanissima Beatrice che paradossalmente non è nemmeno la protagonista di tale disarticolato tuffo nel passato. Si inizia da qui, si inizia dalla famiglia Sugarman, da Crackerjack, un fratello affettuoso, Joseph, un padre sorridentemente maschilista, Honey, una madre dolce e pericolosamente legata emotivamente al figlio. Si inizia da un quadro familiare da mulino bianco versione equina, un quadro che va in frantumi con la morte in guerra di Crackerjack, frantumi che diventano schegge quando Honey va in depressione, schegge che feriscono con la fine dell’episodio: la lobotomia della madre di Beatrice, nonna di Bojack quindi, e una frase da madre a figlia:

Beatrice, promettimi che non amerai mai nessuno come io ho amato Crackerjack.

La morte di un fratello e una madre mentalmente disabile non bastano a rendere Beatrice più amabile, nemmeno lontanamente, ma permettono allo spettatore di iniziare a intravedere qualcosa.

Immedesimarsi in un Bojack depresso e asociale è fin troppo facile per un abbonato Netflix nel 2017. Arrivare alla quarta stagione senza un legame empatico con il cavallo è praticamente impossibile. Ecco perché, quando Bojack continuerà a urlare parole di odio esplosivo verso una Beatrice affetta da demenza senile, è quasi naturale rimanere ancora dalla sua parte, nonostante la brutalità, nonostante tutto. Bojack ha tutti i motivi per trattarla male, finalmente ha sotto mano la persona che non gli ha mai dato l’affetto che meritava, che non è mai stata orgogliosa della sua carriera, che l’ha reso socialmente ed emotivamente difettoso. Quindi sì, è Bojack, è sincero, che le urli pure addosso, lei se lo merita.

Beatrice rimane un soprammobile della quarta stagione per molti episodi, rimane lì a non riconoscere Bojack, a chiamarlo Henrietta, a infastidire con la sua inopportuna demenza senile, tra i veri drammi della vita di un Bojack che cerca la madre di sua figlia con cui non riesce a relazionarsi.

Beatrice rimane sullo sfondo fino a un magistrale penultimo episodio. Scritto da Kate Purdy, produttore di Bojack e scrittore di quel funesto secondo episodio. Il penultimo episodio, Time’s Arrow, è tra i più geniali, esaltanti e dolorosi episodi di tutta la serie: un insieme di flashback e ricordi sfocati, che per qualche motivo ha il sapore di Mr. Robot e Fight Club, morboso, epifanico, terribilmente memorabile.

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In Time’s Arrow si scopre che Beatrice è stata affetta da Scarlattina, che ha avuto un padre bigotto e calcolatore, che ha conosciuto il padre di Bojack, Butterscotch, al posto sbagliato, al momento sbagliato, che è rimasta incinta e ha voluto tenere il bambino a tutti i costi. Beatrice e Butterscotch si trasferiscono a San Francisco dove rimangono felici per poco, frustrati e intrappolati in una vita troppo stretta e troppo prematura, amara, a rincorrere i propri sogni di gloria con un piccolo Bojack urlante a distruggerli notte dopo notte. È in questo momento che lo spettatore smette di essere dalla parte della star di Hollywoo, dimenticandosene, anestetizzato e trascinato dalla vita melanconica di Beatrice, finisce per cambiare silenziosamente punto di vista e iniziare a guardare Bojack per quello che è: l’ennesimo ostacolo di una vita difficile, creatura impossibile da amare già per definizione perché vicino a Crackerjack e deludente perché nessun bambino in quelle condizioni potrebbe mai essere all’altezza delle aspettative di una madre così frustrata.

Verso la fine dell’episodio, un climax ascendente conduce alle disturbanti scene dei parti. E così, l’intera quarta stagione si chiude in un cerchio perfetto, come nessuna stagione prima. La rivelazione sulla figlia di Bojack che è in realtà sua sorella è il macro plot twist che fortunatamente riesce comunque a lasciare spazio agli altri tocchi di genio: Henrietta non è un nome casuale, Bojack per tutta la stagione ha ascoltato dalle labbra di sua madre il nome che stava cercando così disperatamente. E l’eterno ritorno del figlio rubato è altrettanto gestito in modo magistrale, assume un senso solo in questo episodio il volto deformato dal dolore dell’anziana Beatrice quando Bojack lancia la bambola di cavallo dalla finestra. Quel finto cucciolo di cavallo che rappresentava lo stesso giocattolo bruciato brutalmente da Joseph Sugarman, che rappresentava la stessa figlia di Henrietta rubata dalle mani della giovane e che è il motivo per cui Beatrice ha voluto tenere Bojack, nonostante tutto.

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Tenendo il bambino, Beatrice condanna il dolore di sua madre a passare da generazione in generazione, è un atto inconsapevole e fin troppo ben giustificato dagli eventi, ma rimane un atto fatale che come una freccia passa da nonna a nipote, lasciando in quest’ultimo un buco, una ferita, un difetto generazionale che è presente dalla prima stagione di questa serie e solo ora trova la sua piena giustificazione.

La quarta stagione trascende ogni standard di serie televisiva animata regalando allo spettatore dei momenti di partecipazione emotiva inimmaginabili; stagione a tema familiare per molti aspetti e sottotrame, ma, soprattutto per quanto riguarda la famiglia del protagonista, si conclude stranamente con una speranza, da una parte una sorella a cui Bojack si è sinceramente affezionato, dall’altra una madre demente a cui Bojack sussurra parole dolci quando viene finalmente riconosciuto, non riuscendole a dare il colpo di grazia, nonostante l’odio, nonostante tutto.

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Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

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