Black Mirror – San Junipero: Il lato amaro della felicità

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“Happy Ending”… ma non troppo.

 

Parlare in maniera approfondita di un episodio di Black Mirror senza incappare in uno spoiler è un’operazione ai limiti dell’impossibile. Questo è dovuto principalmente all’abile maestria dello sceneggiatore Charlie Brooker, dotato di un indiscutibile talento nella stesura di trame ricche di colpi di scena non sempre facili da intuire. In questa sede vogliamo parlare, senza freni sulla lingua, dei motivi che ci hanno portato a provare angoscia e tristezza al termine del quarto episodio della serie sopracitata. Non ci resta dunque che lasciarvi questo avviso: proseguite nella lettura solo dopo aver visto il prodotto mediale in questione.

Heaven Is a Place on Earth

San Junipero è un episodio davvero particolare di Black Mirror. La serie di Charlie Brooker presenta, in ogni puntata, storie diverse tra loro, ma accomunate dalla tematica di fondo: il rapporto tra gli uomini (come specie) alla luce delle possibilità offerte da tecnologia e media.  Brooker sceneggia dei veri e propri trattati di sociologia, nascondendoli sotto trame intelligenti e ben narrate. Spesso ci troviamo di fronte a dei veri e propri thriller, altre volte dei simil-horror: in due sole occasioni ci sono state offerte drammatiche love stories.

La prima occasione in cui Black Mirror ci ha presentato un episodio con il più dolce dei sentimenti a tessere i fili della narrazione è stata nella seconda stagione, con Be Right Back (Torna da me). Hailey Atwell e Domhnall Gleeson hanno portato su schermo il dolore e la disperazione che si provano nel momento in cui si perde una persona cara, illustrando la tragedia che improvvisamente la giovane Martha si trova a dover affrontare. Il secondo episodio romantico della neo-produzione Netflix è proprio San Junipero. In entrambi i casi la regia è stata affidata a Owen Harris, abilissimo nel dirigere entrambi gli episodi, valorizzando il sentimento umano in essi trattato.

La 3×04 di Black Mirror, come dicevamo in apertura, è unica nello show. A differenza di Be Right Back, dove la morte veniva vista come nemesi dell’amore, in San Junipero troviamo il paradosso opposto: la fine della vita come occasione per scoprire un sentimento perduto o mai provato prima. Eros e Thanatos discutono e giocano con la nostra felicità: se a nostre spese o per il nostro bene non è ben chiaro (e probabilmente mai lo sarà).

Inaspettatamente, in San Junipero, è la tecnologia a venire in supporto. L’imprevedibilità di questa rivelazione è dovuta al fatto che Black Mirror non tende mai a dare un chiaro parere sul gadget digitale (fantascientifico o meno) che funge da perno per lo sviluppo dei rapporti tra i protagonisti della storia. In questo episodio, invece, traspare un ottimismo generale verso la tecnologia TCKR Systems. Brooker stesso, intervistato sulle teorie dei fan riguardo la “falsità” dell’“happy ending” dell’episodio, si è espresso argomentando con un semplice “È una stronzata! Entrambe hanno il finale più felice possibile!”.

Il punto sta esattamente qui: a cosa si riferisce lo sceneggiatore con “finale”? Alla puntata in sé o alla vita delle due donne? Nel secondo caso, ci troveremmo più che d’accordo con il buon Charlie. Yorkie ha avuto modo di conoscere il significato dell’amore quando ha deciso di porre termine ad un’esistenza confinata su un lettino di ospedale. Solo “visitando” San Junipero ha potuto riscoprire il senso del sentimento su cui si basa la nostra umanità, negato fino a quel momento dalla paralisi di cui ha sofferto. Kelly, di contro, dopo aver perso il marito e la figlia, riscopre l’amore nella piena maturità della malattia che presto la stroncherà.

Non c’è alcun dubbio su questo: San Junipero è un mezzo che ha donato la felicità a due donne la cui vita terrena non sembrava avere più molto da offrire. Alla luce di queste considerazioni, la tecnologia si presenta come un barlume di speranza in mezzo al futuro poco luminoso che solitamente Black Mirror illustra, una boccata d’aria dopo il cattivissimo terzo episodio della terza stagione…eppure, non siamo pienamente convinti che sia tutto oro quel che luccica.

Don’t You…Forget About Me

Per spiegare il motivo delle nostre ansie e paure nei confronti dell’episodio, occorre fare un piccolo passettino indietro e tornare alla domanda che ci eravamo posti riguardo a chi si riferiva Brooker parlando di “happiest ending imaginable”. L’episodio in sé, infatti, è tutto meno che allegro. Yorkie e Kelly concludono la loro vita terrena con dei pensieri sì positivi, ma, alla fine dei conti, muoiono. Nella scena conclusiva di San Junipero vediamo le due donne avviarsi sorridenti verso il tramonto con Belinda Carslie ad accompagnare musicalmente il loro viaggio…ma siamo sicuri che le due figure in auto siano davvero le protagoniste di questa storia?

In un certo senso, sì, ma non nel modo in cui è immediato e lecito immaginarlo. Per spiegare bene il ragionamento, occorre prendere in considerazione un elemento di White Christmas, speciale natalizio di Black Mirror con protagonista Jon Hamm e, nel caso in cui abbiate avuto la fortuna di giocarlo, SOMA, videogame horror sviluppato da Frictional Games. Stiamo parlando dell’autocoscienza digitale. Con autocoscienza si intende quando un individuo diventa cosciente di sé, capace dunque di poter effettuare ragionamenti e pensieri riguardo il suo io interiore. In parole molto povere, è ciò che la notte vi tiene svegli a riflettere sulla vostra esistenza o di riconoscere un vostro arto come tale.

In White Christmas veniva presentata una particolare tecnologia, chiamata Cookie. Attraverso un immaginario processo, i personaggi che popolavano il mondo di questo speciale episodio erano capaci di creare un’intelligenza artificiale autocosciente partendo da un essere umano, dando così letteralmente “vita” a un doppio digitale di una persona realmente esistente. Questa nuova entità è convinta, almeno nei suoi primi momenti, di essere l’individuo originale. A questo punto, fare 2+2 non sarà difficile: chi vediamo nelle ultime scene di San Junipero non sono altro che doppi digitali di Yorkie e Kelly.

Adesso non mi resta che aprire anche a voi la porta dell’angoscia ponendovi le due domande che mi tormentano da quando ho visto la 3×04 di Black Mirror: Cosa significa morire? E cosa significa invece vivere? Nel mondo di San Junipero, c’è una sorta di banalizzazione della morte, un’accettazione fin troppo semplice di ciò che tormenta l’esistenza dell’uomo da quando ha messo piede su questo pianeta. Yorkie non ne ha affatto paura (dopo aver visitato il paradiso terrestre digitale), mentre Kelly ne sembra ben più terrorizzata, intenta a vedere nel software soltanto una sorta di opportunità per godersi le ultime possibilità che la vita ha da offrirle.

Ciò ricorda, in maniera ancor più cupa, la filosofia di vita di coloro che hanno una forte fede religiosa e vedono nella vita dopo la morte lo scopo di quella terrena. La differenza con San Junipero consiste nel fatto che gli abitanti di questo universo narrativo siano probabilmente consapevoli del fatto che chi continuerà a vivere nel mondo virtuale sarà nient’altro che un alter ego digitale ricostruito da programmatori che si sono basati sulla “coscienza” dell’utente. La vita reale perde completamente significato nei confronti di quella eterna che vivrà il Cookie al posto loro. Tutto ad un tratto, l’episodio più positivo di Black Mirror mostra un volto ben più cupo e beffardo…

Vivere per morire o morire per vivere?

In San Junipero viene presupposta una decisa semplicità del modo in cui viene considerata sostituibile la vita reale a quella virtuale. È curioso esaminare il caso della stessa Yorkie: se da un lato possiamo immaginare comprensibile la sua scelta (entra in gioco il difficile tema dell’eutanasia), dall’altro riflettiamo sul fatto che abbia avuto il coraggio di lasciarsi andare solo dopo aver conosciuto le opportunità offerte dai server di TCKR Systems. Il “passaggio” è reso ancora più ironico dal fatto che per poter procedere nella realizzazione di questo desiderio, è servito il “simbolico” matrimonio con Kelly. L’amore permette a Yorkie di morire, questa, a sua volte, azione necessaria affinché possa “vivere”: ancora una volta Eros e Thanatos ritrovano il proprio ruolo modificato e ribaltato a causa della tecnologia.

È come se venisse annientato il senso del lutto, lasciando intendere che la morte in realtà non sia mai stato un problema serio da affrontare. L’ultima scena è così composta: facce felici alternate a lapidi, con le note di Heaven Is a Place on Earth a sancire una sorta di allegria generale che però risulta difficile percepire effettivamente come tale. In questo, mi è tornato in mente anche il precedente episodio di Black Mirror diretto da Harris, Be Right Back. Anche lì, come detto in apertura, si cercava un modo per raggirare la morte, ma la morale finale risultava molto più netta e delineata.

Ed eccoci dunque alla chiave di volta del nostro articolo, il vero motivo per cui San Junipero è una puntata diversa rispetto a tutte le altre sceneggiate da Charlie Brooker: la natura filosofica della riflessione è molto più forte di quella sociologica. Accettare la propria mortalità o abbandonarsi completamente alla vita digitale? Non è una cosa per cui può interessarti come la pensi la società, è una questione assolutamente personale. A questo punto, pare lecito chiedervi: una felicità immaginata e virtuale la si può definire concreta e valida se ci permette di vivere in maniera più leggera? O, piuttosto, è preferibile vivere con l’ansia reale provocata dal terrore che tutto ciò che esiste di noi terminerà un giorno con la nostra morte? Offriamo anche a voi il piacere di interrogarvi su tale quesito.

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Andrea Zabbia

Andrea Zabbia

Studente (e appassionato) di comunicazione. Sono solito dilettarmi con i giochini elettronici, altresì chiamati videogames, ma adoro anche guardare film e leggere libri e fumetti. Nel tempo libero cerco il tempo libero.
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About Andrea Zabbia

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